Psicologia delle Organizzazioni: processi decisionali e sviluppo

Documento di Appunti sulla Psicologia delle Organizzazioni. Il Pdf, adatto a studenti universitari di Psicologia, esplora i processi decisionali individuali e di gruppo, le disfunzioni come il conformismo e il pensiero di gruppo, e il cambiamento organizzativo.

See more

63 Pages

PSICOLOGIA DELLE ORGANIZZAZIONI
CAPITOLO 1 PSICOLOGIA DELLE ORGANIZZAZIONI
Questa disciplina, come la psicologia del lavoro, ha subito una serie di cambiamenti nel corso
del tempo ma ciò che la differenzia e la rende più complessa è il focus sul gruppo e sulle sue
dinamiche allinterno dell’organizzazione piuttosto che sul singolo, dal momento che i gruppi
sono l’elemento fondamentale nella costruzione delle organizzazioni. Nel passaggio dai
vecchi ai nuovi scenari organizzativi, la contingenza non ha modificato l’esigenza di
rafforzare la conoscenza di tali dinamiche: lo scenario contemporaneo ha subito cambiamenti
sociali come la globalizzazione, con conseguente apertura dei mercati e scambi con il mondo
orientale. Questi cambiamenti hanno delle conseguenze: cambia il mercato del lavoro che è
più dinamico, stimolante e riconosce l'innovatività, il mettersi in discussione, come elementi
essenziali per la sopravvivenza dell'organizzazione. Ciò porta ad aver bisogno di rivalutare il
potenziale delle risorse umane e quindi di ripensare a quelle che sono le esigenze psicologiche
di quel fattore umano per migliorare il funzionamento delle organizzazioni. Stiglitz,
considerato il padre dell’economia, ha sostenuto l’importanza di studiare limpatto di tali
cambiamenti sulle organizzazioni e sul loro funzionamento ma anche su tutta la popolazione,
va nella direzione di superare la definizione di mercato del lavoro che fino a qualche anno
prima era misurato unicamente da indicatori socioeconomici; è cambiata la concezione del
lavoro contratti di lavoro atipici (a breve o medio termine) che hanno una ricaduta sulla
precarietà di vita, portano lindividuo a vivere in una continua incertezza, a non integrarsi
nell’organizzazione (conseguenze sulla stessa). Nasce la necessità di sviluppare una
prospettiva che integri nello studio della vita organizzativa dimensioni macro e micro, cioè
sociali e individuali, oggettive e soggettive. In questo scenario in cui viene messo tutto in
discussione, gli attori sociali si trovano davanti a sfide sempre nuove da affrontare adattando
le proprie skills. Partendo da questi elementi proviamo a definire un'organizzazione, fatta di
persone. Un'organizzazione non si riferisce solo alla struttura, bensì a cosa contiene in termini
di fattore umano, regole, processi e modi di essere e fare. Gli studiosi, in particolare Romano
e Vecchio hanno provato a definire le organizzazioni e ci dicono che a questo termine si
associano almeno 3 definizioni: lorganizzazione1 è uno stato di fatto generato dalla
disposizione delle parti nell’insieme che la comprende questa prima definizione riguarda
la possibilidi disporre delle parti in un contenitore pgrande in maniera ordinata e secondo
una disposizione specifica (es. L’organizzazione dei libri negli scaffali non è molto
funzionale); con organizzazione2 si intende una sequenza di azioni, attivi eseguita da
persone che producono un risultato (es. L’organizzazione del meeting è stata faticosa); nella
definizione organizzazione3 ritroviamo entrambe le precedenti, due significati che si
intrecciano, confondono e contrappongono (es. L’università Federico II è un’organizzazione).
Romano e Vecchio ci stanno dicendo che organizzazione vuol dire tante cose, ma abbiamo
comunque un filo che le collega, vuol dire pensare a come sistematizzare, muoversi in maniera
imprevedibile. Orientare e allo stesso tempo provare a raggiungere un obiettivo fa che
queste prime due terminologie confluiscano nella definizione di organizzazione. Ecco che
un'organizzazione diviene colei che ci accoglie, di cui facciamo parte. L’organizzazione è un
insieme di individui che interagiscono per raggiungere degli obiettivi comuni e competitivi
che hanno come finalità ultima il guadagno, non solo in termini economici; dal punto di vista
psicologico un’organizzazione è formata da due elementi che nascono dalle ultime due
definizioni di organizzazioni:
- corso di decisioni e azioni rimanda al fatto che la vita di un’organizzazione è un divenire
continuo e le persone che vi lavorano lo fanno in maniera sempre nuova e diversa perché è
presente il fattore umano. L’organizzazione attraversa situazioni e azioni sempre diverse e
uniche, messe in atto da persone che agiscono insieme per raggiungere uno scopo comune,
ma lo fanno in maniera non del tutto prevedibile, e questo perché le organizzazioni non sono
strutture ma elementi costruiti grazie all'interazione del fattore umano;
- processo l’organizzazione è caratterizzata da un insieme di processi, di tratti ripetitivi,
ricorrenti e norme stabili che gli individui hanno costruito relazionandosi nell'organizzazione
e che fa sì che riescano a sapere cosa fare e come muoversi relativamente stabili. Sono le
regole che orientano il comportamento.
In una cornice processuale un’organizzazione è fatta di decisioni e azioni sempre uniche e
diverse: essa da una parte è costituita da regole, elementi di ripetitività che danno certezza a
chi ne fa parte su come muoversi, ma dall’altra è caratterizzata da alta imprevedibilità, in
quanto nel contenitore del processo vi è linterazione tra le persone, lincontro tra soggettività
che è sempre diverso. Partendo da queste 3 definizioni possiamo dire che ogni organizzazione
è composta non dalle mura, dagli artefatti, ma dalle persone che la compongono e quando
analizziamo cos’è noi lo possiamo fare da 2 prospettive diverse: fotografiamo il momento o
cerchiamo di evincere quali sono le regole che stanno muovendo le azioni degli individui
all'interno delle organizzazioni. Per aiutarci a capire come guardare alle organizzazioni
Luhmann ci parla di metafora del campo di calcio: un osservatore che non conosce le regole
del gioco, ovvero non è a conoscenza del processo, vedrà soltanto “persone che rincorrono un
pallone”, mentre un osservatore che conosce le regole riuscirà ad arrivare a una lettura delle
dinamiche incomprensibili ad altri. Se si guarda solo lo stato di fatto senza il processo,
l’organizzazione non viene capita (es. lezioni universitarie online, se non sai che sto seguendo
allora non capisci che cosa sto facendo davanti al pc). Non si può davvero dire quando
un’organizzazione è corso di decisioni e azioni e quando è processo perché sono strettamente
legate, ma come ricercatori è necessario decidere su cosa focalizzarsi per analizzare le
organizzazioni; la distinzione tra i due termini riguarda i livelli di analisi da cui si considerano,
ci se si sta guardando o luna o l’altra o entrambe dipende dalle osservazioni in terza
persona entrambe designano un medesimo insieme di eventi, ma segnalano le diverse
prospettive da cui è letto (l’osservatore fa la differenza). La lettura del processo presuppone
che allinterno degli eventi ci sia una forma di regolarità e si manifesti intenzionalità da parte
dei singoli attori e ciò significa assumere che il risultato del corso di azioni e di decisioni sia
generato dalle intenzioni dei singoli, cioè dalle interpretazioni in prima persona di quanto
accade. Questo vuol dire che il processo è in divenire e subisce un'interpretazione di chi
contribuisce a crearlo, che viene portata nel corso di decisioni e azioni del singolo. Con il

Unlock the full PDF for free

Sign up to get full access to the document and start transforming it with AI.

Preview

Psicologia delle Organizzazioni: Concetti Introduttivi

Questa disciplina, come la psicologia del lavoro, ha subito una serie di cambiamenti nel corso del tempo ma ciò che la differenzia e la rende più complessa è il focus sul gruppo e sulle sue dinamiche all'interno dell'organizzazione piuttosto che sul singolo, dal momento che i gruppi sono l'elemento fondamentale nella costruzione delle organizzazioni. Nel passaggio dai vecchi ai nuovi scenari organizzativi, la contingenza non ha modificato l'esigenza di rafforzare la conoscenza di tali dinamiche: lo scenario contemporaneo ha subito cambiamenti sociali come la globalizzazione, con conseguente apertura dei mercati e scambi con il mondo orientale. Questi cambiamenti hanno delle conseguenze: cambia il mercato del lavoro che è più dinamico, stimolante e riconosce l'innovatività, il mettersi in discussione, come elementi essenziali per la sopravvivenza dell'organizzazione. Ciò porta ad aver bisogno di rivalutare il potenziale delle risorse umane e quindi di ripensare a quelle che sono le esigenze psicologiche di quel fattore umano per migliorare il funzionamento delle organizzazioni. Stiglitz, considerato il padre dell'economia, ha sostenuto l'importanza di studiare l'impatto di tali cambiamenti sulle organizzazioni e sul loro funzionamento ma anche su tutta la popolazione, va nella direzione di superare la definizione di mercato del lavoro che fino a qualche anno prima era misurato unicamente da indicatori socioeconomici; è cambiata la concezione del lavoro > contratti di lavoro atipici (a breve o medio termine) che hanno una ricaduta sulla precarietà di vita, portano l'individuo a vivere in una continua incertezza, a non integrarsi nell'organizzazione (conseguenze sulla stessa). Nasce la necessità di sviluppare una prospettiva che integri nello studio della vita organizzativa dimensioni macro e micro, cioè sociali e individuali, oggettive e soggettive. In questo scenario in cui viene messo tutto in discussione, gli attori sociali si trovano davanti a sfide sempre nuove da affrontare adattando le proprie skills. Partendo da questi elementi proviamo a definire un'organizzazione, fatta di persone. Un'organizzazione non si riferisce solo alla struttura, bensì a cosa contiene in termini di fattore umano, regole, processi e modi di essere e fare. Gli studiosi, in particolare Romano e Vecchio hanno provato a definire le organizzazioni e ci dicono che a questo termine si associano almeno 3 definizioni: l'organizzazione1 è uno stato di fatto generato dalla disposizione delle parti nell'insieme che la comprende > questa prima definizione riguarda la possibilità di disporre delle parti in un contenitore più grande in maniera ordinata e secondo una disposizione specifica (es. L'organizzazione dei libri negli scaffali non è molto funzionale); con organizzazione2 si intende una sequenza di azioni, attività eseguita da persone che producono un risultato (es. L'organizzazione del meeting è stata faticosa); nella definizione organizzazione3 ritroviamo entrambe le precedenti, due significati che si intrecciano, confondono e contrappongono (es. L'università Federico II è un'organizzazione). Romano e Vecchio ci stanno dicendo che organizzazione vuol dire tante cose, ma abbiamo comunque un filo che le collega, vuol dire pensare a come sistematizzare, muoversi in maniera imprevedibile. Orientare e allo stesso tempo provare a raggiungere un obiettivo fa sì che queste prime due terminologie confluiscano nella definizione di organizzazione. Ecco cheun'organizzazione diviene colei che ci accoglie, di cui facciamo parte. L'organizzazione è un insieme di individui che interagiscono per raggiungere degli obiettivi comuni e competitivi che hanno come finalità ultima il guadagno, non solo in termini economici; dal punto di vista psicologico un'organizzazione è formata da due elementi che nascono dalle ultime due definizioni di organizzazioni:

  • corso di decisioni e azioni -> rimanda al fatto che la vita di un'organizzazione è un divenire continuo e le persone che vi lavorano lo fanno in maniera sempre nuova e diversa perché è presente il fattore umano. L'organizzazione attraversa situazioni e azioni sempre diverse e uniche, messe in atto da persone che agiscono insieme per raggiungere uno scopo comune, ma lo fanno in maniera non del tutto prevedibile, e questo perché le organizzazioni non sono strutture ma elementi costruiti grazie all'interazione del fattore umano;
  • processo > l'organizzazione è caratterizzata da un insieme di processi, di tratti ripetitivi, ricorrenti e norme stabili che gli individui hanno costruito relazionandosi nell'organizzazione e che fa sì che riescano a sapere cosa fare e come muoversi relativamente stabili. Sono le regole che orientano il comportamento.

Dinamiche Organizzative e Interazione Umana

In una cornice processuale un'organizzazione è fatta di decisioni e azioni sempre uniche e diverse: essa da una parte è costituita da regole, elementi di ripetitività che danno certezza a chi ne fa parte su come muoversi, ma dall'altra è caratterizzata da alta imprevedibilità, in quanto nel contenitore del processo vi è l'interazione tra le persone, l'incontro tra soggettività che è sempre diverso. Partendo da queste 3 definizioni possiamo dire che ogni organizzazione è composta non dalle mura, dagli artefatti, ma dalle persone che la compongono e quando analizziamo cos'è noi lo possiamo fare da 2 prospettive diverse: fotografiamo il momento o cerchiamo di evincere quali sono le regole che stanno muovendo le azioni degli individui all'interno delle organizzazioni. Per aiutarci a capire come guardare alle organizzazioni Luhmann ci parla di metafora del campo di calcio: un osservatore che non conosce le regole del gioco, ovvero non è a conoscenza del processo, vedrà soltanto "persone che rincorrono un pallone", mentre un osservatore che conosce le regole riuscirà ad arrivare a una lettura delle dinamiche incomprensibili ad altri. Se si guarda solo lo stato di fatto senza il processo, l'organizzazione non viene capita (es. lezioni universitarie online, se non sai che sto seguendo allora non capisci che cosa sto facendo davanti al pc). Non si può davvero dire quando un'organizzazione è corso di decisioni e azioni e quando è processo perché sono strettamente legate, ma come ricercatori è necessario decidere su cosa focalizzarsi per analizzare le organizzazioni; la distinzione tra i due termini riguarda i livelli di analisi da cui si considerano, cioè se si sta guardando o l'una o l'altra o entrambe dipende dalle osservazioni in terza persona > entrambe designano un medesimo insieme di eventi, ma segnalano le diverse prospettive da cui è letto (l'osservatore fa la differenza). La lettura del processo presuppone che all'interno degli eventi ci sia una forma di regolarità e si manifesti intenzionalità da parte dei singoli attori e ciò significa assumere che il risultato del corso di azioni e di decisioni sia generato dalle intenzioni dei singoli, cioè dalle interpretazioni in prima persona di quanto accade. Questo vuol dire che il processo è in divenire e subisce un'interpretazione di chi contribuisce a crearlo, che viene portata nel corso di decisioni e azioni del singolo. Con iltermine comunicazione si intende il passaggio di significati tra due o più attori o aggregati collettivi coinvolti nel processo, il quale è un insieme di regole scritte e non costruite dagli individui che fanno parte di un'organizzazione nel corso del tempo che vengono interiorizzate e tramandate (cultura organizzativa).

[Il processo determina le azioni anche quelle imprevedibili.]

Attori, Processi e Struttura Organizzativa

Per studiare corso di decisioni e azioni e processo bisogna partire dagli attori che compongono l'organizzazione: essi non sono da soli, sanno che ogni singola decisione/azione è per conto dell'organizzazione, mediante interdipendenza e coordinamento con gli altri. Sono dotati di intenzionalità e portano avanti un obiettivo uno scopo, per cui sono orientati da un assunto di razionalità. l'assunto di razionalità prevede che ogni attore sociale entri all'interno dell'organizzazione sapendo quali sono gli obiettivi da perseguire. Il processo è un corso di azioni ordinato che necessita di essere riconosciuto dai membri e dal management dell'organizzazione; ogni processo organizzativo confluisce nella struttura dell'organizzazione, ovvero l'insieme dei modelli comportamentali (processi) esistenti nell'organizzazione che sono relativamente stabili e che cambiano solo lentamente > sono elementi/norme entrati a far parte della routine dell'organizzazione che essa stessa ha riconosciuto e interiorizzato quale proprio modo di funzionare. La struttura esiste se esistono dei limiti della razionalità: ciascun membro di un'organizzazione non può pretendere di conoscere tutti i processi poiché essi sono tanti quanti i gruppi che ne fanno parte, e nemmeno la struttura organizzativa nel totale ma soltanto quella parte della stessa che li riguarda > gli attori entrano nel processo ed entrano a far parte dell'organizzazione accettando di avere dei limiti e il fatto che il loro funzionamento non necessita la conoscenza di tutti gli elementi della situazione, ce ne sono alcuni che sono considerati come dati, come pre-esistenti, senza volerli per forza conoscere o interpretare, perché ciò non rientra nella loro sfera di comprensione (per cui devono riporre fiducia nell'altra parte dell'organizzazione che se ne occupa). A generare processo e stabilità non sono solo le norme e i regolamenti che vengono dati, ma anche altri elementi che contribuiscono a far sì che il lavoratore sappia di essere in un posto che conosce, in cui può muoversi in maniera corretta.

Elementi di Permanenza nella Struttura Organizzativa

Per conoscere la struttura di un'organizzazione si fa così riferimento agli elementi che generano permanenza: la routine è quella più interessante perché significa che il processo è stato interiorizzato, che molti problemi sono già stati risolti mettendosi alla prova e facendo interazione, per cui consente un'esecuzione più rapida di alcuni compiti, riduce le esigenze di coordinamento; la gerarchia, perché sapere chi ha il controllo su cosa, sapere come è fatta l'organizzazione permette la definizione degli obiettivi, delle persone a cui devo rivolgermi; la scomposizione dei compiti, sapere come le competenze umane di ciascun membro sono circoscritte a determinati compiti (frazionamento per semplificare o specializzare, creazione di coerenza fra capacità e compiti). Gli assunti di permanenza caratterizzano il processo, permettono all'attore di orientarsi, sapere come muoversi, ma allo stesso tempo fanno sì che egli sappia che ha dei vincoli, cosa gli compete e cosa no e quindi in generale gli consentono di muoversi all'interno dell'organizzazione. Inoltre gli attori non hanno coscienza di tutti gli assunti di regolarità e permanenza che caratterizzano l'organizzazione, non conosce tutti i

Can’t find what you’re looking for?

Explore more topics in the Algor library or create your own materials with AI.