Ludovico Ariosto: vita, formazione e opere principali

Documento di Università su Ludovico Ariosto, la sua vita e le sue opere. Il Pdf, adatto per lo studio universitario di Letteratura, esplora la formazione dell'autore, il servizio presso le corti estensi e le sue opere principali, inclusa l'analisi dell'Orlando Furioso.

See more

8 Pages

LUDOVICO ARIOSTO
Ariosto rappresenta la tipica figura dell’intellettuale cortigiano del Rinascimento anche se verso tale
ambiente è mosso da sentimenti di rifiuto e polemica; quindi, il suo è un percorso molto
ambivalente che si svilupperà anche nelle sue opere.
LA FORMAZIONE
Il poeta proveniva da una nobile famiglia e intraprese i suoi studi a Ferrara. Tra i 15 e 20 anni
frequentò corsi di diritto all’Università di Ferrara solo per dovere verso il padre, difatti li lasciò per
dedicarsi alla formazione letteraria e umanistica di cui fu frutto la sua produzione di liriche latine.
A Ferrara strinse legami d’amicizia con Pietro Bembo, ne subì l’influenza e si indirizzò verso la
poesia volgare.
Quando il padre morì dovette prendersi cura della famiglia e accettò cariche ufficiali da parte degli
Estensi; infatti, entrò al servizio del Cardinale Ippolito (figlio del duca Ercole I).
Per aumentare le entrate, come si usava fare tra i letterati cortigiani del tempo, divenne anche
chierico per godere dei benefici ecclesiastici.
In questi anni in Italia la situazione era molto complicata per via dei conflitti nella penisola tra
Francia e Spagna in cui anche Ferrara era coinvolta.
Ariosto credette di poter passare dalla provinciale Ferrara alla splendida corte romana in quanto
molto spesso si recava a Roma coma ambasciatore a causa dei rapporti tesi tra il nuovo duca
Alfonso I ed il papa Giulio II, ma così non fu e le sue aspettative andarono deluse.
A SERVIZIO DEL DUCA ALFONSO
Nel 1516 Ariosto pubblicò la prima edizione dell’Orlando furioso e la dedicò al cardinale Ippolito
il quale però non apprezzò particolarmente l’opera, motivo per cui Ariosto si rifiutò di seguirlo e
passò al servizio del duca Alfonso I.
Il duca gli affidò il governo della Garfagnana (regione vicino Firenze) dove Ariosto dette prova di
capacità politiche ma la lontananza da Ferrara gli pesava in quanto non riusciva a dedicarsi alle sue
occupazioni preferite: poesie e studi.
Tornato a Ferrara ampliò il Furioso ma, ammalatosi morì nel 1533.
LE OPERE MINORI
1- Le liriche latine e le rime volgari:
Anni giovanili.
67 componimenti scritti tra il 1494 e il 1503 che non furono mai pubblicati dall’autore come
opera compiuta.
Vi si rivela la formazione umanistica con i modelli classici ma con un’intonazione più
realistica (come la denuncia del contrasto tra la durezza quotidiana e le aspirazioni all’otium
intellettuale).
A differenza della poesia latina, le rime volgari sono state scritte durante tutta la vita di
Ariosto (tra il 1493 e il 1527) e furono pubblicate postume, nel 1546.
Buona parte delle rime è su argomenti amorosi verso la donna amata giungendo quasi a
comporre un canzoniere.
2- Le commedie:
Ariosto si occupò professionalmente di teatro poiché tra i suoi compiti di intellettuale
cortigiano vi era anche l’allestimento di spettacoli per le feste di corte seguendo la tradizione
di Ferrara.
Inaugura la commedia del ‘500 con: La Cassaria e I Suppositi queste due opere saranno i
modelli di tutta la commedia del ‘500.
Mentre le commedie latine erano in versi, Ariosto scelse in un primo tempo la prosa per poi
scrivere in versi in quanto ritenuti più adatti all’idea di teatro letteralmente elevato.
3- Le lettere:
214 lettere scritte tra il 1498 e il 1532.
Sono dei documenti autentici non scritti per la pubblicazione ma per letture private con uno
stile semplice e immediato.
4- Le satire:
scrisse 7 satire in forma di lettere in versi indirizzate a parenti ed amici.
Pubblicate postume nel 1534.
Modelli classici ripresi da Orazio come anche l’ideale di una vita quieta e modesta ma
indipendente da ogni servitù.
I temi la condizione dell’intellettuale cortigiano, i limiti della libertà dell’individuo,
l’aspirazione ad una vita quieta ed appartata lontana dalle invidie di corte, la fama degli
uomini che si danno ad inseguire oggetti vani come la fama.
Atteggiamento ironico come si ritroverà anche nel Furioso.
L’ORLANDO FURIOSO
Intorno al 1505 Ariosto mise mano alla composizione di questo poema cavalleresco, genere molto
amato nella corte ferrarese e che aveva già trovato espressione pochi decenni prima con l’Orlando
innamorato di Boiardo.
Nella sua opera Ariosto si collega a quella di Boiardo riprendendo la narrazione nell’esatto punto
in cui l’aveva interrotta.
- Una prima redazione fu composta da 40 canti e uscì nel 1516;
- Una seconda edizione uscì nel 1521 senza grandi cambiamenti ma con una revisione
linguistica;
- Una terza edizione uscì nel 1532 e fu più radicale sia dal punto di vista linguistico che da
quello contenutistico: nelle prime due edizioni il poeta usò la lingua cortigiana mentre
nell’ultima adeguò la lingua ai canoni classicistici fissati da Bembo (fiorentino trecentesco),

Unlock the full PDF for free

Sign up to get full access to the document and start transforming it with AI.

Preview

Ludovico Ariosto: Vita e Formazione

Ariosto rappresenta la tipica figura dell'intellettuale cortigiano del Rinascimento anche se verso tale ambiente è mosso da sentimenti di rifiuto e polemica; quindi, il suo è un percorso molto ambivalente che si svilupperà anche nelle sue opere.

La Formazione di Ariosto

Il poeta proveniva da una nobile famiglia e intraprese i suoi studi a Ferrara. Tra i 15 e 20 anni frequentò corsi di diritto all'Università di Ferrara solo per dovere verso il padre, difatti li lasciò per dedicarsi alla formazione letteraria e umanistica di cui fu frutto la sua produzione di liriche latine. A Ferrara strinse legami d'amicizia con Pietro Bembo, ne subì l'influenza e si indirizzò verso la poesia volgare. Quando il padre morì dovette prendersi cura della famiglia e accettò cariche ufficiali da parte degli Estensi; infatti, entrò al servizio del Cardinale Ippolito (figlio del duca Ercole I). Per aumentare le entrate, come si usava fare tra i letterati cortigiani del tempo, divenne anche chierico per godere dei benefici ecclesiastici. In questi anni in Italia la situazione era molto complicata per via dei conflitti nella penisola tra Francia e Spagna in cui anche Ferrara era coinvolta. Ariosto credette di poter passare dalla provinciale Ferrara alla splendida corte romana in quanto molto spesso si recava a Roma coma ambasciatore a causa dei rapporti tesi tra il nuovo duca Alfonso I ed il papa Giulio II, ma così non fu e le sue aspettative andarono deluse.

Al Servizio del Duca Alfonso I

Nel 1516 Ariosto pubblicò la prima edizione dell'Orlando furioso e la dedicò al cardinale Ippolito il quale però non apprezzò particolarmente l'opera, motivo per cui Ariosto si rifiutò di seguirlo e passò al servizio del duca Alfonso I. Il duca gli affidò il governo della Garfagnana (regione vicino Firenze) dove Ariosto dette prova di capacità politiche ma la lontananza da Ferrara gli pesava in quanto non riusciva a dedicarsi alle sue occupazioni preferite: poesie e studi. Tornato a Ferrara ampliò il Furioso ma, ammalatosi morì nel 1533.

Le Opere Minori di Ariosto

  1. Le liriche latine e le rime volgari: Anni giovanili. 67 componimenti scritti tra il 1494 e il 1503 che non furono mai pubblicati dall'autore come opera compiuta.Vi si rivela la formazione umanistica con i modelli classici ma con un'intonazione più realistica (come la denuncia del contrasto tra la durezza quotidiana e le aspirazioni all'otium intellettuale). A differenza della poesia latina, le rime volgari sono state scritte durante tutta la vita di Ariosto (tra il 1493 e il 1527) e furono pubblicate postume, nel 1546. Buona parte delle rime è su argomenti amorosi verso la donna amata giungendo quasi a comporre un canzoniere.
  2. Le commedie: Ariosto si occupò professionalmente di teatro poiché tra i suoi compiti di intellettuale cortigiano vi era anche l'allestimento di spettacoli per le feste di corte seguendo la tradizione di Ferrara. Inaugura la commedia del '500 con: La Cassaria e I Suppositi > queste due opere saranno i modelli di tutta la commedia del '500. Mentre le commedie latine erano in versi, Ariosto scelse in un primo tempo la prosa per poi scrivere in versi in quanto ritenuti più adatti all'idea di teatro letteralmente elevato.
  3. Le lettere: 214 lettere scritte tra il 1498 e il 1532. Sono dei documenti autentici non scritti per la pubblicazione ma per letture private con uno stile semplice e immediato.
  4. Le satire: scrisse 7 satire in forma di lettere in versi indirizzate a parenti ed amici. Pubblicate postume nel 1534. Modelli classici ripresi da Orazio come anche l'ideale di una vita quieta e modesta ma indipendente da ogni servitù. I temi -> la condizione dell'intellettuale cortigiano, i limiti della libertà dell'individuo, l'aspirazione ad una vita quieta ed appartata lontana dalle invidie di corte, la fama degli uomini che si danno ad inseguire oggetti vani come la fama. Atteggiamento ironico come si ritroverà anche nel Furioso.

L'Orlando Furioso

Intorno al 1505 Ariosto mise mano alla composizione di questo poema cavalleresco, genere molto amato nella corte ferrarese e che aveva già trovato espressione pochi decenni prima con l'Orlando innamorato di Boiardo. Nella sua opera Ariosto si collega a quella di Boiardo riprendendo la narrazione nell'esatto punto in cui l'aveva interrotta.

  • Una prima redazione fu composta da 40 canti e uscì nel 1516;
  • Una seconda edizione uscì nel 1521 senza grandi cambiamenti ma con una revisione linguistica;
  • Una terza edizione uscì nel 1532 e fu più radicale sia dal punto di vista linguistico che da quello contenutistico: nelle prime due edizioni il poeta usò la lingua cortigiana mentre nell'ultima adeguò la lingua ai canoni classicistici fissati da Bembo (fiorentino trecentesco),inoltre ci furono aggiunte cospicue di interi episodi inserendo riferimenti a fatti della storia sulla crisi italiana (come si può notare dai Cinque canti pubblicati postumi)

La Materia del Poema

Nell'opera si opera una fusione tra materia carolingia (cavalieri) e arturiana (amorosa). I personaggi (Carlo Magno, Orlando, Rinaldo, Astolfo) sono quelli della tradizione carolingia. Si aggiungono anche reminiscenze della letteratura classica da Virgilio ad Ovidio e in questo Ariosto si rivela poeta del pieno Rinascimento utilizzando la sua formazione umanistica unendo la materia medievale e romanza di "armi" e "amori".

Il Pubblico dell'Orlando Furioso

Il poema è pensato come un'opera di intrattenimento indirizzata ad un pubblico di cortigiani e persone colte fisicamente presente come da tradizione romanzesca anche se ormai la comunicazione orale è solo una convenzione in quanto l'opera sia già pensata per la diffusione tramite la stampa.

La Trama dell'Orlando Furioso

Nel complesso intreccio di questo poema epico-cavalleresco si possono identificare tre nuclei narrativi:

  1. la guerra tra Cristiani e Saraceni;
  2. la pazzia di Orlando dopo la scoperta dell'amore tra l'amata Angelica ed il fante saraceno Medoro;
  3. la storia genealogico-encomiastica di Ruggiero e Bradamante, indicati come i capostipiti della casa d'Este, che così viene celebrata.

Intorno a questi tre nuclei narrativi, ruotano vicende e personaggi minori e digressioni, abilmente intrecciati tra loro e con le storie principali secondo la tecnica dell'entrelacement, che serve appunto ad "intrecciare" vicende, tempi, spazi e personaggi del poema, stuzzicando l'attenzione del lettore (o dell'ascoltatore) del poema e favorendo il progredire delle vicende. La trama del Furioso si presenta come un organismo assai complesso ed articolato, per voluta scelta dell'autore; sulla vicenda principale della guerra tra Franchi e Mori e della follia di Orlando si innestano infatti una molteplicità di vicende secondarie, che sviano, dilatano e ritardano il corso naturale degli eventi. Il tutto è però sempre controllato con abilità dal narratore, che incastra una storia nell'altra in un "gioco" tanto sfaccettato quanto affascinante. L'argomento bellico, tipico della tradizione del poema epico e cavalleresco, incomincia con l'invasione della Francia e l'assedio di Parigi da parte del re saraceno Agramante, che inizialmente sembra aver la meglio sull'esercito cristiano di Carlo Magno, anche grazie all'aiuto del grande guerriero Rodomonte, e di Marsilio, re di Spagna, e Manfricardo, re tartaro, suoi alleati. I due paladini più importanti dello schieramento cristiano, Orlando e Rinaldo, si perdono infatti dietro alla bellissima Angelica, e gli infedeli possono così penetrare a Parigi. Il ritorno in campo di Rinaldo costringe però i saraceni alla ritirata ad Arles e poi alla sconfitta in una battaglia navale. Caduta anche Biserta, capitale del regno d'Africa, le sorti della guerra sonoaffidate ad una sfida tra i tre migliori guerrieri mori (Agramante, Gradasso e Sobrino) e i tre campioni cristiani (Orlando, Brandimarte e Oliviero) sull'isola di Lampedusa. Orlando sbaraglia i nemici e assicura la vittoria a re Carlo Magno. La tematica sentimentale è spesso intrecciata con quella militare, tanto da condizionare in più occasioni lo sviluppo delle battaglie e i duelli tra i singoli cavalieri. Tutto ha inizio durante l'assedio di Parigi; Angelica, ambita sia da Orlando che da Rinaldo, è affidata da re Carlo a Namo di Baviera, con la promessa di darla in sposa a chi si dimostrerà più valoroso nello sconfiggere i mori. La fanciulla riesce però a fuggire, inseguita da molti guerrieri di entrambi gli schieramenti. La ragazza, dopo alcune traversie, incontra un giovane fante saraceno ferito, il bellissimo Medoro, di cui si innamora e con il quale fugge in Catai. Orlando, giungendo in seguito nel bosco sui cui alberi la coppia aveva inciso scritte che celebravano il loro amore, impazzisce e si dà alla devastazione di tutto ciò che incontra. Il paladino, con la mente offuscata dalla gelosia, si aggira per la Francia e la Spagna, fino ad attraversare lo stretto di Gibilterra a nuoto. Nel frattempo, il guerriero Astolfo, dopo aver domato un ippogrifo, vola sulla Luna, dove ritrova in un'ampolla il senno perduto di Orlando. Dopo aver attraversato l'Africa e aver compiuto mirabili imprese, Astolfo fa odorare l'ampolla a Orlando, che torna in sé e rientra in combattimento. Altri amori "secondari" sono quelli tra Zerbino e Isabella e tra Brandimarte e Fiordiligi. La terza linea narrativa, quella encomiastica, riguarda Ruggiero, guerriero saraceno, e Bradamante, sorella di Rinaldo. I due, che si amano ma che sono continuamente divisi dal susseguirsi degli eventi e delle battaglie, sono presentati come i capostipiti della famiglia d'Este, che, per via di Ruggiero, discenderebbe così addirittura dalla stirpe troiana di Ettore. L'amore tra i due è innanzitutto ostacolato dal mago Atlante, che vuole evitare le nozze tra i due perché sa, in seguito ad una profezia, che Ruggiero è destinato a morire se si convertirà alla fede cristiana e sposerà Bradamante. Il guerriero viene quindi imprigionato in un castello incantato creato appositamente dal mago. Ruggiero è poi trattenuto sull'isola della maga Alcina, che lo seduce con le sue arti di strega. Liberato da Astolfo da un secondo castello magico, Ruggiero può recarsi con Bradamante in Vallombrosa per convertirsi e sposare l'amata, ma il tutto è ulteriormente rimandato dalla guerra con i saraceni. Concluse le ostilità, si scopre che Bradamante è stata promessa a Leone, figlio di Costantino ed erede dell'Impero romano d'Oriente. Dopo un duello tra Bradamante e Ruggiero (che combatte sotto mentite spoglie per non farsi riconoscere), Leone rinuncia a lei, così che si possa finalmente celebrare il matrimonio. Rodomonte irrompe però al banchetto nuziale, accusando Ruggiero d'aver rinnegato la sua fede; il capostipite della dinastia degli Estensi, dopo un acceso duello, lo uccide.

Il Motivo dell'Inchiesta

La critica mossa all'opera nasce dalla tipologia di oggetto del desiderio che nei romanzi arturiani medievali era da ritrovare in senso religioso, mentre con Ariosto ha un senso profano e laico (donna, uomo amato, un cavallo, una spada, un elmo) e vano perché l'inchiesta risulta sempre fallimentare (si pensi al personaggio di Angelica che sfugge sempre).

Can’t find what you’re looking for?

Explore more topics in the Algor library or create your own materials with AI.