Documento dall'Università degli Studi di Teramo su "Come vedere il mondo: un'introduzione alle immagini: dall'autoritratto al selfie, dalle mappe ai film (e altro ancora)". Il Pdf esplora la cultura visuale e le sue evoluzioni, analizzando come le immagini influenzano la percezione del mondo, dai cambiamenti sociali e tecnologici all'impatto su fenomeni globali.
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Riassunto "Come vedere il mondo: un'introduzione alle immagini: dall'autoritratto al selfie, dalle mappe ai film (e altro ancora)", N. Mirzoeff Media E Culture Visuali (Università degli Studi di Teramo) Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by antony andreid (antony.andreid@gmail.com)Introduzione: Blue Marble(biglia blu): 1972 l'astronauta Schmitt scatta una foto della Terra, ritenuta l'immagine + riprodotta di sempre. Dai 40 anni trascorsi dalla sua pubblicazione, il mondo è cambiato sotto 4 aspetti: urbanizzato, giovane, interconnesso, surriscaldato. Per comprendere la distanza che ci separa da B.M., prendiamo in considerazione 2 foto: il selfie di Hoshide nello spazio, la nuova blue marble (realizzata con la tecnica del tiled rendering).
Visual culture: nome della disciplina e dell'oggetto di studio. Riguarda le immagini che abbiamo davanti agli occhi, il processo mentale che seguiamo nell'osservarle e l'uso che ne facciamo. Cultura visuale è anche la relazione tra il visibile e i nomi che attribuiamo a ciò che vediamo. Il concetto di cultura visuale cominciò a circolare nel 1990, che coincide c/ la fine della guerra fredda e l'avvento del postmodernismo. I cambiamenti furono accelerati c/ avvento dei personal computer e internet (media commons: il primo medium veramente collettivo). Scopo cultura visuale: come bisogna guardare il mondo in un'epoca di trasformazione dinamica, con una quantità di immagini che implicano + interpretazioni.
Il tempo del cambiamento: Il 19º secolo, c/ invenzione fotografia e litografia, venne descritto come "frenesia del visibile". La trasformazione in atto dall'avvento di internet e personal computer però supera quelle del passato x portata numerica, geografica e anche per il genere ... infatti, tutte le immagini sono varianti di informazioni digitali: non sono vere e proprie immagini, ma elaborazioni prodotte dal computer. E ora riusciamo anche a capire se sono state ritoccate. Ogni prodotto della cultura visuale riesce a dare una forma visibile al tempo e al cambiamento. (anche attraverso i time-based media, x catturare il cambiamento stesso).
Selfie: fotografia di se stessi, scattata c/ smartphone o webcam, e caricata su un social media. Se un tempo gli autoritratti erano prerogativa di poche persone esperte, oggi chiunque può realizzarlo c/fotocamera cellulare. Dunque esso espande, sviluppa e intensifica la storia dell'autoritratto (genere pittorico che rappresentava lo status della persona raffigurata). A partire dall'invenzione della fotografia nel 1839 che presentava formati economici, il ritratto e l'autoritratto diventarono accessibili anche a classi meno abbiente. c/ il selfie di Obama, Cameron e la premier danese si è sagnato l'abbandono della fotografia ufficiale a favore di un format popolare. Il selfie è una performance digitale che riunisce l'immagine di se, la tradizione dell'autoritratto dell'artista-eroe e l'immagine meccanica dell'arte moderna.
L'io imperiale: Queste intersezioni hanno precedenti illustri nella storia dell'arte. This document is available free of charge on studocu Downloaded by antony andreid (antony.andreid@gmail.com)Las Meninas: dipinto da Velasquez nel 1656. Il prefetto esempio di come l'aura della maestà e quella dell'autoritratto possano essere messe in relazione. È un quadro composto da giochi visivi e rappresentazioni che ruotano attorno all'autoritratto dell'artista. Lo specchio obbedisce alle leggi della maestà. Questo strumento era uno strumento di divinazione: è un ponte visivo tra passato, presente, futuro. Il ritratto imperiale aveva il compito di rappresentare la maestà del sovrano e il potere della rappresentazione stessa. Autoritratto artista era un'attività nobile.
Il ritratto e l'eroe: L'artista-eroe si appropriava dell'aura del re o della regina e la trasferiva su di sé, trasformando l'autoritratto quindi nel ritratto di un eroe.
I molti "io" del postmodernismo: All'epoca il postmodernismo era inteso in 2 modi diversi: da un lato, un periodo di rottura c/ il moderno databile c/ precisione; dall'altro, il fatto che il postmodernismo sia sempre esistito nel modernismo.
Mettere l'altro in ombra: la cultura visuale della performance acquisto visibilità negli Stati Uniti a fine anni '90. "Paris is burning": documentario che rese accessibile al pubblico la subcultura del Voguing (= una danza competitiva basata su pose statiche in cui venivano rappresentate drag quenn e star del cinema e non solo, c/ l'unico obiettivo di essere, da parte dei concorrenti, il + credibili possibile. Questi cercavano di trovare un difetto nei costumi o nell'aspetto dei rivali, utilizzando una mossa chiamata shade). Questa danza era già presente dagli anni '60 nelle ballrooms dei locali gay, assumendo dunque deliberatamente un genere x poi rappresentarlo. Quindi il genere era correlato a una performance. Downloaded by antony andreid (antony.andreid@gmail.com)Samuel Fosso: ha reso visibili nei suoi scatti come il suo corpo veniva africanizzato e razzializzato, distruggendo lo sguardo bianco.
Il selfie e la maggioranza planetaria: il selfie è diventata la performance di come speriamo di essere visti dagli altri (ricollegato al voguing). È quindi una forma di conversazione visiva conosciuta e utilizzata a livello globale. In termini di contenuto esistono 2 tipi di selfie: il primo è la performance x la propria cerchia visuale (personaggio famoso); il secondo consiste in una conversazione digitale (snap). Queste immagini sono una vera e propria performance digitale, che dà molto + risalto alla componente visiva: basti pensare che una singola immagine può comunicare + cose rispetto a un normale messaggio di testo.
2 PENSIERO E VISIONE: la moderna tecnologia visiva è diventata parte integrante del nostro modo di vedere il mondo, ma ha + a che fare con ciò che capiamo di quello che vediamo. Le neuroscienze (branca della biologia che vede mente e corpo come sistemi integrati) hanno influenzato il nostro modo d'intendere la visione.
Visualizzare la visione: le capacità dell'essere umano si adattano alle iterazioni c/ mondo esterno, esattamente ciò che è accaduto c/ i nuovi media. L'esperimento del "gorilla invisibile" alla fine degli anni 90 è un video-test in cui venne dimostrata la cecità da inattenzione (=incapacità di percepire info esterne mentre si è concentrati su 1 compito). Un tempo si era concentrati su un unico compito ... ora c/ i nuovi media siamo diventati multitasking e dunque allenati a prestare attenzione v/ le distrazioni.
Vedere il cervello: c/ le neuroscienze, e l'introduzione nel 1977 della risonanza magnetica x immagini (prodotte attraverso l'elaborazione di un computer) , si è visto come il cervello agisce quando è in funzione, scattando delle immagini in questo momento. Da quest'ultime si evince che vedere è un processo interattivo e articolato, che avviene nel cervello in una serie di rapidi scambi in diverse direzioni. Felleman e Van Essen: hanno creato un diagramma della visione dell'era informatica e digitale, in cui si vede che la visione è un insieme di processi paralleli e di circuiti di feedback che hanno luogo tra retina e ippocampo. Questo diagramma è un parallelismo c/ il quadro "Brodway Boogie Woogie" (in cui l'artista adatta la sua estetica neoplastica x esprimere il senso della New York dell'età del jazz).
La visione infatti implica diversi movimenti oculari inconsci, in cui il + importante in assoluto persiste nelle saccadi, una scansione spontanea che gli occhi svolgono muovendosi da un punto all'altro. Queste producono dei dati che ci consentono di operare dei calcoli (ad es: prendere un oggetto). È così dimostrato che corpo e mente interagiscono continuamente fra di loro, formando 1 unico sistema. In ambito artistico ricordiamo in concetto di papillotage esposto dai teorici dell'arte: consiste in una visione tremolante creata dagli artisti presupponendo che la visione fosse un qualcosa di costruito. Il realismo d'altro canto ha cercato di cancellare i tremolii nella convinzione che ciò che vediamo è nulla più ... alcuni fotografi iniziarono a contestare questo pensiero (fotografa Cameron, produsse uno scatto di uno storico in modo sfocato, x rappresentare il modo in cui questo si considerava: un veggente, inteso come persona che vede). Non a caso oggi si presta alcune volte + fede nei confronti delle immagini e video non perfetti, in quanto quelle realizzate accuratamente si sospetta che siano frutto di manipolazioni.
Mitchell (spesso ritenuto il fondatore degli studi sulla cultura visuale): ipotizzò l'inesistenza di media visivi, in quanto tutti i media coinvolgono la totalità dei sensi. Oggi possiamo confermare questa interpretazione, perché sappiamo che la percezione non è un'azione singola ma un processo elaborato nel cervello. Questo processo è basato sulle mappe del corpo (sensazione di chi e dove siamo, ma non sempre coincidono ... ed è stato dimostrato che esistono 2 flussi di attività celebrale: uno x le percezioni e uno per le azioni). This document is available free of charge on studocu Downloaded by antony andreid (antony.andreid@gmail.com)