Documento sui Paleoveneti, gli antichi nostri progenitori. Il Pdf di Storia, adatto alla scuola superiore, esplora le origini, la società, l'abbigliamento e l'alimentazione di questa antica popolazione, arricchito da dettagli storici e archeologici.
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Sempre, quando si parla di antiche popolazioni, ci troviamo di fronte ad una serie di dati e documenti che dobbiamo trattare con attenzione ed intelligenza. Importante anche conoscere sia gli uni sia gli altri, sapendo che nel primo caso veniamo a conoscere quello che "si raccontava", "si tramandava", "si credeva"; nel secondo caso invece possiamo disporre d'informazioni vere, reali, concrete. Anche nel caso dei veneti disponiamo d'informazioni certe e di conoscenze incerte. Vediamo allora di illustrare con ordine le une e le altre, iniziando da quelle meno sicure. Per ricostruire le origini della popolazione veneta dobbiamo intanto immaginare un mondo, naturalmente molto diverso dal nostro attuale, nel quale gli uomini erano un po' come ... le api. Quando in un alveare si trovano insieme due api regine, una delle due spicca il volo seguita da una parte delle api e se ne va in un altro luogo: nasce un nuovo alveare, vale a dire un nuovo " popolo". Questo succedeva piuttosto di frequente anche tra gli uomini del tempo nel quale possiamo collocare l'origine dei Veneti.
Un gruppo di famiglie, una tribù, un nucleo di popolazione partiva dal luogo nel quale abitava e compiva un viaggio avventuroso, fino a giungere in una località dove poteva fissare la propria nuova dimora. Anche i Veneti furono una popolazione migrante.
Tutti gli antichi autori concordano nel ritenere che questo popolo, chiamato Veneti dai Romani e Heneti dai Greci sia giunto in questo territorio provenendo dal medio oriente.
Si narra che veniva dalla Paflagonia, una regione dell'Asia Minore (attuale Turchia) compresa tra la Bitinia ed il Mar Nero.
Come mai essi lasciarono il loro territorio d'origine? Ebbene, questo non possiamo saperlo con precisione. Probabilmente a causa di una sedizione un forte numero di Veneti, guidato dal re Pilemene, fuggì alla ricerca di nuovi territori nei quali potersi insediare.
Proprio in quegli anni però infuriava la guerra di Troia. Tito Livio racconta che essi giunsero nella zona in cui si combatteva la guerra e si schierarono a fianco dei Troiani, i quali ormai furono sconfitti. Allora vari gruppi Troiani e i Veneti superstiti fuggirono, guidati dal principe troiano Antenore. Superato con una flotta il mare Egeo, risalirono l'Adriatico fino a gettare le ancore in un punto della costa a nord delle foci del Po e dell'Adige. I Veneti trovarono che la regione ove ildestino li aveva condotti era assai accogliente; decisero così di fissarvi le proprie dimore in modo stabile e definitivo.
I Veneti si sono stabiliti in un territorio molto esteso che corrisponde all'incirca alle attuali Tre Venezie: Trentino-Alto-Adige, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia. È un territorio molto ampio che ha un paesaggio geografico molto vario. A nord ci sono le Alpi. La catena alpina, con le alte cime ed i ghiacciai, sembra invalicabile ma, tra le sue valli e suoi passi, nasconde antiche "piste" che seguono il corso dei fiumi, conosciute e percorse già prima dell'arrivo dei Veneti. Risalendo il corso del fiume Adige, i Veneti potevano arrivare al Valico del Brennero e al Passo di Resia. Risalendo il corso del Piave potevano arrivare alle miniere di stagno. Al centro di questo ampio territorio si estende la pianura ricca di fiumi. Ci sono l'Adige, il Brenta, il Piave, il Tagliamento e il Po, fiumi lunghi e ricchi di acque che scendono dalle Alpi, e il Sile che ha origine dalle risorgive cioè sorgenti da cui l'acqua esce spontaneamente dal terreno. La pianura è divisa, dalla linea delle acque di risorgiva, in alta pianura, quella più vicina ai monti, ghiaiosa ed asciutta, e in bassa pianura con il terreno ricco di acque ed argilloso. Il paesaggio dell'alta pianura era ricco di foreste con alberi maestosi e centenari, tra cui le querce, gli olmi e i faggi. A sud questa regione si affaccia al mare con la laguna, gli isolotti, le paludi e i canneti. È quasi certo che i Veneti antichi si sono insediati in questo territorio perché era un territorio molto fertile. Era ricco d'acqua, era pianeggiante e aveva molti passaggi tra le montagne che i Veneti potevano usare, se volevano raggiungere luoghi lontani, per scambiare i loro prodotti con gli altri popoli. La civiltà dei Veneti antichi durò circa mille anni. Iniziò tra il X e il IX secolo a.C. (=avanti Cristo) e terminò nel II secolo a.C. quando avvenne la romanizzazione, cioè quando i Veneti diventarono simili ai Romani per lingua, costumi e abitudini. La civiltà dei Veneti fu scoperta nel 1876 durante i lavori di scavo per la costruzione della stazione ferroviaria di Este (Padova).
I veneti usavano deporre le tombe dei loro morti all'esterno delle aree abitate, come fu regola quasi generale del mondo antico. I gruppi di tombe erano dapprima radi e distanti tra loro perché corrispondevano a diversi gruppi di capanne. Con il passare del tempo e con l'aumento del numero degli abitanti, le tombe s'infittirono costituendo delle vere e proprie necropoli ("città dei morti") che contornavano o si affiancavano ai centri che si erano formati per l'aggregarsi di diversi nuclei di abitazioni. In alcuni casi pare di poter distinguere più necropoli, corrispondenti forse a diversi "quartieri". Il tipo e la struttura delle tombe variano nel tempo e presentano caratteristiche diverse da luogo a luogo, anche in rapporto ai diversi materiali usati per la loro costruzione.
Le tombe più antiche erano deposte in una semplice buca scavata nel terreno.
Dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C. i resti del defunto e i materiali di corredo furono deposti, perché fossero più protetti, in cassette di lastre di pietra.
Dal VI secolo a.C. all'uso delle cassette di pietra si affianca quello di cassette di tavole lignee o di grandi vasi di terracotta ("dolii"). Continua sempre in ogni caso, anche se diviene via via più raro, l'uso delle semplici buche, generalmente per sepolture più modeste.
All'esterno la presenza delle tombe doveva essere "segnalata" in vario modo: da piccoli tumuli di terreno, da ciottoloni, da massi di pietrame e, dal VI secolo a.C. in poi, da segnacoli di pietra con il nome del defunto, riservati forse alle tombe più importanti. Non si può escludere che venissero anche usati dei segnacoli di legno o d'altro materiale deperibile di cui quindi non è rimasta traccia.
Le tombe più antiche contenevano in genere i resti di un solo defunto; gruppi di tombe singole, molto vicine tra loro o contenenti materiali molto simili, dovevano corrispondere a diversi raggruppamenti familiari. In seguito le cassette contengono molto frequentemente più ossuari, certo pertinenti a persone della stessa famiglia, deposte in momenti successivi. In genere il numero degli ossuari sembra corrispondere ad un nucleo familiare ristretto, composto cioè dai genitori e dai figli.
A partire dal III secolo a.C. ad Este le cassette vennero talvolta ampliate nella loro struttura con la aggiunta di nuove lastre per accogliere defunti di più generazioni, costituendo così delle vere eproprie tombe di famiglia, come è evidente anche dalle iscrizioni che compaiono sugli ossuari, con gli stessi nomi familiari.
I Veneti antichi consideravano gli elementi naturali come elementi sacri.
Uno di questi elementi era l'acqua. Era considerata sacra ed era usata come oggetto di culto, infatti attorno ai santuari (=templi) c'era spesso un corso d'acqua.
Un altro elemento sacro erano le piante. I Veneti antichi credevano che le piante fossero abitate da divinità protettrici del luogo. I Veneti adoravano più di una divinità, tra queste la principale era Reitia, chiamata anche Pora.
Reitia era la divinità portatrice di salute, signora della natura, protettrice delle nascite e dea della fertilità, per questo era venerata soprattutto dalle donne.
La dea Reitia è sempre rappresentata come una donna vestita con il tipico costume veneto: lo scialle, un'ampia gonna, gli stivali; in mano tiene la chiave per aprire la porta della vita nell'aldilà. Accanto a lei si trovano sempre rappresentati animali e piante.
I Veneti avevano costruito luoghi di culto (=luoghi dove andare a pregare) e santuari (=templi dedicati alle divinità), sparsi in tutto il territorio da loro abitato. Sia i luoghi di culto che i santuari erano sempre all'aperto, in ampi prati oppure nei boschi sacri. Essi erano sempre situati all'esterno delle zone abitate, vicino ai corsi d'acqua, a piccoli laghetti, alle fonti o alle sorgenti dei fiumi. Là i Veneti antichi andavano a compiere riti e a offrire doni per chiedere la protezione degli dei.
I Veneti antichi credevano nella vita dopo la morte perciò, quando seppellivano il defunto, mettevano nella tomba anche il corredo funerario (=oggetti personali appartenuti al defunto).
Inoltre, durante la sepoltura, praticavano il rito del banchetto funebre, cioè offrivano alle divinità cibi e bevande.
In tutta la regione abitata dai Veneti antichi, gli archeologi hanno trovato molte necropoli (=città dei morti). Le necropoli erano fuori delle città, verso la campagna, ecco perché si sono conservate cosìa lungo, mentre le città sono state demolite e ricostruite. I Veneti antichi praticavano il rito della cremazione, cioè i corpi dei defunti venivano bruciati, facendo in modo che il corpo fosse tenuto lontano dal rogo.
Le ceneri e i resti del defunto venivano poi raccolti in vasi ossuari (=vasi per i resti del defunto) che venivano deposti, insieme agli oggetti personali appartenuti al defunto, in tombe nelle necropoli, cioè gli antichi cimiteri. Solamente le persone più importanti venivano sepolte nelle tombe. Il corredo funerario era stato deposto in un grande sarcofago in pietra rosa con il tetto a due spioventi. Sulla stoffa, che un tempo avvolgeva la situla, erano fissati degli oggetti di abbigliamento: una collana di ambra, oro, argento e perle di pasta vitrea, fibule d'argento rivestite d'oro, orecchini e anelli. Appoggiato ad una grande situla c'era un ventaglio.
Nella tomba c'erano anche oggetti che ricordano le attività di allora.
C'era una attrezzatura completa per il focolare composta da alari, spiedi, paletta, colino, coltello; una attrezzatura completa per la filatura e la tessitura composta dal telaio con il suo sedile, fuso, conocchia, spolette, rocchetti, fusaiole, scatolette per il filo; infine c'era un corredo da banchetto con gli oggetti in bronzo e in ceramica.