Documento dall'Università degli Studi di Catania su Analisi Modulo A. Il Pdf, un'analisi letteraria, approfondisce le opere di Luigi Pirandello e Federigo Tozzi, con focus su temi come l'organizzazione sociale e la critica al progresso, utile per lo studio universitario di Letteratura.
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Nel racconto C'è qualcuno che ride, uno degli ultimi testi scritti da Pirandello, durante una misteriosa festa in maschera una risata scandalizza tutti i partecipanti. Dopo alcuni momenti di sconcerto, i responsabili vengono individuati: sono un padre e i suoi due figli che, unici tra i presenti, si comportano spontaneamente e ridono in maniera disinvolta. Sebbene il narratore non sia capace d'identificar la vera fonte del pettegolezzo, il suo effetto è nondimeno profondo: l'attenzione dei partecipanti è completamente focalizzata sulla 'frattura', mentre tutte le altre attività cessano bruscamente.
E' un esempio significativo dell'ultima produzione novellistica di Pirandello. Tutta la novella è percorsa da una segreta tensione che determina un clima d'inquietudine, d'angoscia, di paura, anzi, come viene ripetuto più volte nel testo; D'INCUBO.
Un elemento chiave è l'ALLEGORIA che allude al carattere innaturale dell'organizzazione sociale, dove tutti devono recitare una parte, portare una maschera, riducendo la vita ad un meccanismo di morte. Persino i fiori, pur essendo veri, in quell'atmosfera appaiono finti.
L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE, mette in evidenza la distinzione tra classi. Ciò viene reso evidente dal fatto che nessuno dei presenti sappia la ragione per cui è invitato alla riunione. Il piccolo gruppo che si riunisce e discute in segreto richiama le ELITES chiuse che tengono in mano il potere effettivo, escludendo la massa.
Una società così fragile e artificiosa genera insicurezza, inquitudine, angoscia, in quanto essi si sentono come prigionieri. Questa condizione fa emergere tutto il FONDO OSCURO della loro psiche, che si manifesta con paure e sospetti d'ogni genere , diffidenze odi e rancori "inconfessati rimorsi".
All'arteficiosità dell'organizzazione sociale si contrappone il riso del padre e dei due figli che rappresenta una vita spontanea e naturale (fanciulla che è abituata a vivere come una puledra in un prato fiorito).
LA RISATA è pericolosa per la società dato che si tratta di un sistema fragile privo di vere motivazioni: allora basta davvero una risata perché quelle basi instabili si infrangono. Tutta la riunione si coalizza contro il padre e i due ragazzi e li caccia via con la sua"sardonica risata" che "rimbomba orribile nella sala". E' un riso diverso, non gioioso e libero ma aggressivo feroce e impietoso, una sanzione sociale che esclude chi ne è colpito.
"In questa favola surreale" la società si salva solo restando nella propria falsa serietà.
https://pirandellolenovelle.wordpress.com/2020/03/08/riassunto-ce-qualcuno-che-ride/
1 Scaricato da Alessia Scalia (alessia.scalia12@gmail.com)
IL FU MATTIA PASCAL E' DIVISO IN 18 CAPITOLI NUMERATI E TITOLATI; IL FU E' NARRATO N PRIMA PERSONA CON FOCALIZZAZIONE INTERNA; LA VICENDA E' CIRCOLARE: INIZIA DALLA FINE PER POI PROCEDERE A RITROSO
https://www.google.com/search?q=v+maturazione+analisi+pirandello&client=firefox-b-d&sca_esv=559041921&ei=097kZLznILqmkdUP5_irwAo&oq=v+maturazione+ +analisi+pir&gs_Ip=Egxnd3Mtd216LXNIenAiGnYgbWF0dXJheW9uZSAgYW5hbGlzaSBwaXIKgIIADIFECEYoAEyBRAhGKABMgUQIRigATIFECEYoAFIgx5Q3ARY0g9wAXgBkAEAmAGUAaABggSqAQMwLjS4AQHIAQD4AQHCAgoQABhHGNYEGLAD4gMEGAAgQYg GAZAGCA&sclient=gws-wiz-serp#fpstate=ive&vld=cid:3a2fa1f7,vid:noqCN3HmOk8
Nel 5°capitolo, Mattia Pascal racconta la terribile convivenza con la suocera la strega e con la moglie Romilda che era diventata sempre più distrutta e scoraggiata dalle continue liti tra Mattia, la suocera e lei stessa. Mattia, per evitare i frequenti litigi, si rifugiava nella biblioteca del paese "Biblioteca Boccamazza". Le cose però peggiorarono quando la madre di Mattia, diventata poverissima perché aveva perso anche la casa, andò ad abitare in casa di Mattia. Il clima si fece più cupo perché Mattia non voleva che sua madre venisse maltrattata dalla suocera. Un giorno venne Zia Scolastica e, dopo un litigio tremendo con la suocera, trascinò via la madre di Pascal. Dopo la gravidanza, Romilda diede alla luce due gemelline: la prima le morì subito mentre la seconda le morì dopo un anno, nello stesso giorno in cui morì la madre di Pascal. Mattia, preso dalla grande angoscia, scappò via e si rifugiò nel mulino del podere della Stìa dove lo consolò il mugnaio Filippo. Zia Scolastica pagò i funerali della madre, mentre il fratello Berto gli mandò 500 £ per pagare il funerale. "Poi, (questi soldi) servirono per me: e furono -come dirò- la cagione della mia prima morte".
Il primo inverno di libertà è trascorso per Adriano Meis; inizia il secondo e la magia legata alla ritrovata libertà inizia ad appannarsi. Dove poteva iniziare questo offuscamento della felicità se non a Milano, la capitale della nebbia? Mattia sta cominciando a pensare di trovarsi una fissa dimora e a invidiare le persone "normali" che non conoscono quel senso di penosa precarietà che ormai caratterizza la sua vita. Ma il frastuono, il fermento della città in perenne movimento lo stordiscono: inizierà a sospettare allora che il progresso non ha nulla a che fare con la felicità. Si instaura anche la convinzione che l'uomo pensi che la natura in qualche modo gli parli, comunichi, trasmetta messaggi, ma essa non ha la minima percezione di noi e della nostra esistenza.
Dopo circa un anno dalla sua "nascita", Adriano Meis sente un forte bisogno di stabilità e la necessità di fissare la propria dimora. Ripensa così a tutte le città che ha visitato e si sente escluso dalla vita che vi si conduce, percependo la precarietà della propria condizione, che non gli permette di costruire rapporti stabili e lo costringe a vivere "con la valigia in mano", senza una casa propria. La vicinanza del Natale gli fa desiderare l'intimità di una casa e per consolarsi pensa che però non sarebbe più sereno passarlo con Romilda e sua madre. Mattia/Adriano vuole trovare almeno un amico e pensa di averlo trovato nel suo vicino di tavola, della trattoria che frequenta, Tito Lenzi, un ometto quarantenne mezzo calvo e con gli occhiali d'oro. Tuttavia i discorsi dell'uomo, dapprima interessanti, si fanno da un lato troppo personali, relativamente all'identità di Adriano, e dall'altro troppo frivoli e inconsistenti. Il narratore si chiede cosa spinga Lenzi a raccontare bugie, senza esserne costretto, come lui, e conclude che non sarà mai in grado di instaurare una vera amicizia, che presuppone sincerità. Nella condizione in cui si trova di estraneo alla vita osserva il nonsenso della frenetica vita della città, propria della civiltà delle macchine. Infine il protagonista, dopo essersi visto costretto a "conversare" con un canarino, conclude di non poter 2 Scaricato da Alessia Scalia (alessia.scalia12@gmail.com)sopportare la sua condizione di solitudine e di estraneità alla vita
Questo capitolo è fondamentale per comprendere la situazione tragica del protagonista: stimolato non solo dalla contradditorietà del progresso, ma anche dall'incapacità nello sviluppare amicizie, nuovi amori, affidarsi ai cari o semplicemente discutere del proprio passato, Mattia pascal comprende di trovasi prigioniero dell'inconsapevolezza profonda della propria identità personale e di conseguenza anche sociale. Tutti sentimenti che portano a un progressivo offuscamento della propria esistenza, forse anche a un'alterazione del proprio pensiero influenzate in negativo, proprio come un velo di nebbia ..
https://sites.google.com/a/galvaniiodi.it/la-fiumana-del-progresso/un-esplosione-enorme-il-romanzo-dall- estetismo-alla-crisi/luigi-pirandello-1/il-fu-mattia-pascal/un-po-di-nebbia
Paleari, parlando con il protagonista a proposito di uno spettacolo di "marionette automatiche" ricavato dall'Elettra di Sofocle, gli espone una sua teoria: se mentre Oreste sta per uccidere la propria madre ed Egisto, per vendicare l'assassinio di suo padre Agamennone, si producesse "uno strappo nel cielo di carta del teatrino", Oreste resterebbe sconcertato e diventerebbe come Amleto. Perciò, secondo la sua tesi, la differenza fra la tragedia antica e quella moderna sta "in un buco in un cielo di carta". Cresce l'avversione di Adriano per Terenzio Papiano, che mira a sposare Adriana, per evitare di restituire la dote della moglie. Papiano si mostra invece condiscendente nei suoi confronti. Una sera però conduce in casa un presunto "parente" di Adriano, che questi congeda seccamente. Pochi giorni dopo Papiano conduce in casa un individuo che Meis ha in precedenza incontrato al casinò di Montecarlo. Decide così, per evitare di essere riconosciuto, di cancellare dal suo volto l'ultima traccia di Mattia Pascal, facendosi operare all'occhio strabico.
https://www.lamome.it/2021/01/09/i-quaderni-di-serafino-gubbio-operatore- pirandello/
Ha lo sguardo in macchina il protagonista - voce narrante Serafino Gubbio mentre, senza preamboli, si rivolge al lettore a creare un clima di complicità e attesa. Esprime la sua visione della modernità, si presenta professionalmente, spiega l'insieme delle circostanze che lo hanno fatto diventare cineoperatore. Una professione nuova, la sua, paragonabile a chi si inserisce nell'e- commerce o nella realizzazione di una start up. Infatti il romanzo appare nel 1915 quando il cinema è un settore emergente.
A seguire una retrospettiva illumina il passato prossimo del protagonista. Di origini campane, senza il becco di un quattrino, costretto a dormire all'aperto nei campi, da un anno stagna nella capitale in cerca di lavoro, finché un lontano amico incontrato per caso, Simone Pau, lo aveva condotto in un ricovero per senzatetto, traslitterazione del mondo degli esclusi.
Caso vuole che la Casa di produzione Kosmograph giri scene dal vero nel dormitorio e che il direttore di scena sia proprio un vecchio amico d'infanzia del protagonista in disgrazia. Da qui a diventare cameraman il passo è breve.
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