Documento sulla transizione dallo zarismo al comunismo in Russia, dalla guerra civile alla costituzione dell'URSS. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Storia, descrive il comunismo di guerra, la militarizzazione, la NEP e le conseguenze sociali ed economiche, inclusa la carestia del 1921.
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La complessa transizione dallo zarismo al comunismo La guerra civile Il comunismo di guerra La militarizzazione La Nep: la Nuova politica economica La nascita dell'Urss
Dopo l'uscita della Russia dalla Prima guerra mondiale, avvenuta nel marzo 1918 con la pace di Brest-Litovsk, i bolscevichi dovettero affrontare prioritariamente la complessa transizione tra due sistemi inconciliabili di potere, cercando di rimuovere e cancellare qualsiasi richiamo all'epoca zarista. In tale quadro rientro anche l'eliminazione fisica dei Romanov, a partire dall'ultimo zar Nicola II, ucciso a Ekaterinburg, nella regione degli Urali, nel luglio 1918, insieme a collaboratori e membri della sua famiglia. Il trattato di Brest-Litovsk consenti alla Russia di uscire dal primo conflitto mondiale 6281
Il passaggio dallo zarismo al comunismo non fu semplice e, ovviamente, neppure indolore, tanto da sfociare in una drammatica guerra civile, protrattasi dal 1918 al 1920, che vide contrapposti i "Rossi", sostenitori del nuovo regime, e i "Bianchi", cioè gruppi composti da forze reazionarie, spesso nostalgici dell'Antico regime assolutistico, che vennero a lungo supportati anche dalle potenze occidentali dell'Intesa (dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dal Giappone all'Italia), sia durante che dopo la fine della Prima guerra mondiale. Una carta delle operazioni della guerra civile russa, con i territori conquistati dalle rispettive fazioni
Area controllata dai bolscevichi (febbraio 1918) Città conquistate dai bolscevichi Avanzata massima delle forze antibolsceviche Area controllata dai bolscevichi (estate 1918) LETTONIA Paesi indipendenti Arcangelo MILLER. Ekaterinburg Perm KOLČAK Vjatka C Vologda Helsinki · Pietrogrado Kazan' O Ufa ESTONIA (24-11-1918) JUDENIČ Pskov LETTONIA (18-11-1917) Mosca Orenburg Penza @ Samara Smolensk LITUANIA (16-2-1918) Kaluga Voronež, Saratov Minsk POLONIA (11-11-1918 Varsavia Caricyn Kiev Charkiv Astrachan' PETLJURA DENIKIN Rostoy MACHNO Ekaterinoslav Chișinău VRANGEL' S DENIKIN Mar Caspio O Ekaterinodar Odessa Sinferopoli GEORGIA (26-5-1918)AZERBAIGIAN (1-7-1918) Mar Nero ARMENIA (28-5-1918) In realtà, si trattava di due minoranze che si contrapposero duramente, mentre la gran parte della popolazione assisteva in modo passivo allo scontro tra le due opposte fazioni. Alla fine la spuntarono i Rossi, ma i costi umani, sociali e politici, furono enormi. In quel periodo, infatti, i bolscevichi, oltre a introdurre la leva obbligatoria, che comportò il rafforzamento dell'Armata Rossa, potenziarono l'apparato repressivo, creando anche un'apposita polizia politica, la Čeka, incaricata di arginare e soffocare qualsiasi forma di opposizione al partito unico. I membri del Presidium della Čeka, cioè i massimi responsabili della polizia politica russa A DUTOV Simbirsk: Mar Baltico FINLANDIA (6-12-1917) Baku
Inoltre, essi colpirono le popolazioni contadine attraverso la requisizione dei prodotti agricoli, soffocando qualsiasi tentativo di rivolta; ormai, pochi mesi dopo la presa del Palazzo d'Inverno, l'ossessione di mantenere il potere politico aveva già preso il sopravvento sulla volontà e sull'ambizione di riscattare le classi sociali più bisognose. Infine, i bolscevichi spensero sul nascere gli sforzi avviati da alcune minoranze nazionali (in particolare gli ucraini), per raggiungere l'indipendenza.
Il cosiddetto "comunismo di guerra", dunque, si protrasse fino al 1921, anche a causa di una guerra drammatica combattuta e perduta dall'Armata rossa contro la vicina Polonia, ricostituita (oltre un secolo dopo la sua scomparsa, avvenuta nel Settecento) in seguito alla sconfitta della Germania e alle gravi perdite territoriali subite da questa. Truppe polacche a Vilnius, in Lituania, durante la guerra sovietico-polacca Il "comunismo di guerra", per quanto destinato a terminare con la fine della guerra civile, rappresento un passaggio spinoso, durante il quale, complici gli scenari bellici interni ed esterni alla Russia, il Governo bolscevico iniziò a costruire un sistema di potere rigidamente autoritario, che si sarebbe ulteriormente inasprito nel tempo, fondato sul primato assoluto dell'autorità statale sulle forze economiche e sociali.
Insieme dei provvedimenti sociali ed economici adottati dai bolscevichi nel periodo della guerra civil russa nel tentativo di esercitare un più stretto controllo sulle scarse risorse a disposizione. Le misure intraprese, designate da Lenin nel 1921 con il termine di "comunismo di guerra", comportarono la nazionalizzazione dell'industria, la soppressione del commercio privato (sostituito dal razionamento e dalla distribuzione pubblica di generi alimentari), un ulteriore sviluppo degli scambi in natura, l'invio di distaccamenti operai nelle campagne per la requisizione di viveri a favore dell'esercito e degli abitanti delle città. Quest'ultima disposizione non fu però accettata dalla popolazione rurale che, alla raccolta forzata delle derrate decretata dalle autorità, rispose con sollevazioni e con il rifiuto di coltivare la terra. Terminata la guerra civile, la grave crisi sociale ed economica in cui versava il paese indusse Lenin ad abbandonare il comunismo di guerra per adottare la Nep. (Comunismo di guerra, in A. De Bernardi, S. Guarracino (a cura di), Dizionario di storia, Bruno Mondadori, Milano 1995, p. 327).
Il culmine della centralizzazione autoritaria venne raggiunto nel 1920, quando i bolscevichi promossero una vera e propria "militarizzazione" di tutta la società russa, finalizzata al rafforzamento del proprio potere e all'eliminazione di tutti i "nemici interni". Fossa comune accanto al quartier generale di una sede della Ceka Anche alcune realtà che, nel recente passato, erano state in prima linea nella difesa della Rivoluzione, non vennero risparmiate, come dimostrò la dura repressione dei marinai ammutinati della Kronstadt nel 1921 e, nello stesso anno, l'analoga soppressione della rivolta contadina di Tambov. La stessa introduzione del "lavoro forzato" fu un'ulteriore prova della distanza, sempre più incolmabile, che separava i vertici del partito da fette consistenti del proletariato russo.
In ogni caso, una volta cessata l'emergenza bellica, la situazione prese finalmente a migliorare e, all'inizio del 1921, il governo decise il varo della Nuova Politica Economica (Nep), con cui assicuro finalmente una maggiore libertà di azione, specie ai contadini; questi, infatti, poterono tornare a produrre più o meno liberamente, peraltro senza essere più gravati dalla prassi delle requisizioni forzate, che resisteva dai primi tempi della Grande Guerra.
Ritorno provvisorio all'economia di mercato controllata dall'alto nella Russia rivoluzionaria (1921 - 1927). Adottata precipitosamente per volere di Lenin mentre le campagne insorgevano contro le requisizioni e Kronstadt era in rivolta, mise fine al comunismo di guerra e portò a un graduale ristabilimento dei rapporti di mercato, che permise al regime sovietico di guadagnare il consenso del mondo rurale e una rapida ripresa dell'economia, devastata dalla distruzione della prima guerra mondiale e della guerra civile. Nel 1925 venne raggiunto, complessivamente, il livello di sviluppo prebellico. Nella seconda metà degli anni Venti, la Nep favorì una crescente differenziazione sociale nelle campagne, mentre nelle città si formavano consistenti sacche di disoccupazione. Un freno alla modernizzazione del paese venne dalla crisi dell'industria pesante, che necessitava di ingenti investimenti di capitale e richiedeva un intervento diretto dello stato. Fu abbandonata alla fine degli anni Venti, quando, di fronte alla crisi degli ammassi cerealicoli provocata dall'errata politica dei prezzi del governo e alle difficoltà dell'industrializzazione, il gruppo dirigente staliniano impose la collettivizzazione dell'agricoltura agricola. Iniziava così lo stalinismo. (Nep Nuova politica economica, in A. De Bernardi, S. Guarracino (a cura di), Dizionario di storia, Bruno Mondadori, Milano 1995, p.889). Un manifesto della propaganda bolscevica dove è ritratta una donna contadina sorridente mentre grida: "libri, per favore!"; l'immagine riflette la nuova apertura politica e culturale verso le classi più povere ЛЕНГИЗ EHMTH NO BCEM ОТРАСЛЯМ ЗНАНИЯ ЛЕНГИЗ
Ciò, tuttavia, non bastò a evitare la tragedia della prima grande carestia che si abbatte sulla campagne russe proprio a partire dalla primavera del 1921, complice anche un periodo di estrema siccità, arrivando a mietere fino al 1922 circa un milione e mezzo di vittime. Da allora, inoltre, anche le proteste contadine tesero a diradarsi, fino a cessare totalmente. Guarda Le carestie: la Russia dopo la rivoluzione (Rai Scuola)
Il 30 dicembre 1922 nacque l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (Urss), una realtà statuale inedita e anomala, il primo Stato socialista nella storia dell'umanità, guidato dai bolscevichi in modo cinico e spregiudicato, attraverso la dittatura violenta del partito unico, che manteneva un controllo pressoché totale sulla società e sull'economia; quanto alla forma di Stato, considerato l'elevato numero di nazionalità che abitavano lo sterminato Paese, l'Unione Sovietica assumeva il sistema federale, concedendo limitati spazi di autonomia alle singole Repubbliche. Nel frattempo Lenin cominciò a mostrare gravi problemi di salute, che nel gennaio 1924 lo portarono alla morte. I capi del partito portano la bara di Lenin al suo funerale Già dal 1923 cominciò così una dura lotta per la successione, che vide contrapposti soprattutto Trotskij, intenzionato a esportare la rivoluzione comunista a livello mondiale, e Stalin, sostenitore della tesi del "socialismo in un solo paese" e per questo favorevole a concentrare tutti gli sforzi nella difesa della patria del comunismo. L'esito di tale scontro avrebbe condizionato in modo determinante la storia sovietica e globale. Stalin e Lenin