L'Italia nella Grande Guerra: neutralisti, interventisti e l'ingresso nel conflitto

Documento di Università sull'Italia nella Grande Guerra. Il Pdf esplora il ruolo dell'Italia nel conflitto, trattando lo scoppio della guerra, il dibattito tra neutralisti e interventisti, le "radiose giornate di maggio" e la percezione del conflitto come "inutile strage". Utile per lo studio della Storia.

Mostra di più

12 pagine

7.2 L'Italia nella Grande guerra
Sito: Start@Unito
Corso: Storia contemporanea
Libro: 7.2 L'Italia nella Grande guerra
Stampato da: Martina Marzullo
Data: mercoledì, 15 gennaio 2025, 17:02
15/01/25, 17:02
Pagina 1 di 12
Sommario
Lo scoppio della guerra: neutralisti e interventisti
I nazionalisti
Le "radiose giornate di maggio"
L'Italia in guerra
L'"inutile strage"
Caporetto: da Boselli a Orlando
La fine del conflitto
15/01/25, 17:02
Pagina 2 di 12

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

7.2 L'Italia nella Grande guerra

Sito:
Start@Unito
Corso:
Storia contemporanea
Libro:
7.2 L'Italia nella Grande guerra
Stampato da:
Martina Marzullo
Data:
mercoledì, 15 gennaio 2025, 17:02Sommario

  • Lo scoppio della guerra: neutralisti e interventisti
  • I nazionalisti
  • Le "radiose giornate di maggio"

L'Italia in guerra

  • L'"inutile strage"
  • Caporetto: da Boselli a Orlando
  • La fine del conflitto

Lo scoppio della guerra: neutralisti e interventisti

Anche in Italia lo scoppio della Prima guerra mondiale nell'estate del 1914 arrivò a sconvolgere gli equilibri politici e a stravolgere
qualsiasi previsione per il futuro.
Lo stesso disegno di Giolitti, che prevedeva il ritorno al potere dopo un breve intervallo, fu travolto dagli eventi. Tra il giugno 1914 e il
maggio 1915 l'Italia riuscì a tenersi fuori dallo scontro tra le potenze della Triplice Intesa e gli Imperi centrali.
Il Paese, tuttavia, visse la crescente polarizzazione tra due campi contrapposti:

  • da un lato quello delle forze neutraliste, che raggruppavano la gran parte della popolazione e delle forze politiche (cattolici, socialisti
    e i liberali che facevano capo a Giolitti);

L'Avanti!, organo del Partito Socialista, era schierato esplicitamente con i neutralisti

ROMA
ANNO II-
ssanti!
CIORNAJE
SOCIALISTA
A DIFESA
LAVORO
DEL
DELLA
GIVSTIZIA
DELLA
LIBERTA
ABBONAMENTI
Anas
L 15.00
. 750
Trenini
376
150
....

  • e, dall'altro lato, il campo degli interventisti, sostenuti da alcuni importanti gruppi bancari e industriali (ad esempio, la neonata
    Banca Italiana di Sconto e l'Ansaldo dei fratelli Perrone), che vedevano nella partecipazione alla guerra l'occasione per realizzare ingenti
    profitti, soprattutto attraverso le commesse statali.

Una vignetta satirica dell'epoca rappresenta l'annoso dibattito fra neutralisti e interventisti.
L'Italia, impersonificata al tempo stesso come Madre-Patria e come donna voluttuosa, è corteggiata dalle diverse potenze straniereINUTILI OFFERTE !
A-DERTIGL'A
5

Vuoi approfondire su neutralisti e interventisti?
Leggi Scipione Guarracino, "1915. L'intervento italiano nella storiografia" (Pearson)

I nazionalisti

Nel fronte interventista, accanto a

  • una minoranza di democratici irredentisti, favorevoli alla guerra contro gli Austriaci,
  • e un'altra minoranza di sindacalisti rivoluzionari, che auspicavano la trasformazione del conflitto mondiale in una "guerra
    rivoluzionaria" contro le forze capitalistiche,

ben presto la campagna di mobilitazione a favore dell'ingresso italiano nel conflitto fu egemonizzata dai nazionalisti, sostenitori
dell'imperialismo più aggressivo e protagonisti di violenze, anche fisiche, a danno dei neutralisti.
La propaganda nazionalista si serviva di immagini violente.
Rifacendosi alla retorica fondata sui ruoli di genere, essa faceva leva sulla figura femminile violata e chiamava i cittadini uomini a
difendere le proprie donne dallo straniero/nemico
c. Ellone
Italiani, spezzate queste catene!
Ora e mai ....
L'obiettivo era il rovesciamento della maggioranza parlamentare, controllata ancora da Giolitti e dunque neutralista; lo strumento principale
venne dalla mobilitazione, per la prima volta nella storia nazionale, della piccola e media borghesia, sempre timorosa di restare invischiata
in un processo di crescente proletarizzazione e particolarmente sensibile alle sirene del patriottismo.

Le "radiose giornate di maggio"

Così, la brama di profitto dei grandi gruppi economici, il nazionalismo politico e i timori sociali dei ceti medi fornirono le basi di un'alleanza
eterogenea a sostegno della nuova politica bellica, promossa

  • dal re Vittorio Emanuele III,
  • dal presidente del Consiglio Salandra,
  • dal ministro degli Esteri Sidney Sonnino
  • e dal generale Luigi Cadorna, Comandante delle forze armate.

La pressione della piazza sul Parlamento si fece sempre più forte, anche grazie all'azione di prefetti e forze dell'ordine, pronte a reprimere
qualsiasi eccesso dei socialisti, ma inerti di fronte alla violenza dei nazionalisti.
Nelle "radiose giornate di maggio" del 1915 (come ebbe a definirle il poeta pescarese Gabriele D'Annunzio, uno dei principali protagonisti
di quegli eventi), dopo scontri e soprusi di ogni genere la maggioranza liberale cedette, decidendo di ratificare l'ingresso dell'Italia in
guerra a fianco dell'Intesa e votando i pieni poteri al Governo.
A Quarto dei Mille (Genova), luogo scelto simbolicamente per il richiamo al Risorgimento, la folla è accalcata ad ascoltare l'orazione
interventista del poeta Gabriele D'Annunzio
Si tratto certamente di un vero e proprio "colpo di mano", cioè di una drammatica forzatura compiuta innanzitutto dal re e dal governo
contro le regole ormai consolidate di una monarchia parlamentare.
Gabriele D'Annunzio, "vate" d'Italia

Approfondimento sulle "radiose giornate di maggio"

Vuoi saperne di più sulle "radiose giornate di maggio"?
Leggi Antonio Varsori, "E guerra fu: il 'maggio radioso' del 1915" (Il Bo Live - Università di Padova)

L'Italia in guerra

Il 24 maggio 1915 l'Italia entrava in guerra.
Vuoi ascoltare il canto patriottico "Il Piave mormorò", dedicato al 24 maggio 1915?
Ascolta Il Piave mormorò
Le manifestazioni dell'opposizione, fino ad allora ampie e partecipate nonostante la dura repressione, si spensero e lo stesso Psi, guidato
dai massimalisti e il più attivo tra i partiti politici nella mobilitazione antibellica, si ritirò su una linea difensiva, riassunta nello slogan "né
aderire, né sabotare".
La posizione socialista "Ne aderire, ne sabotare" raffigurata in una vignetta satirica dell'epoca

VIA
DELLA
P.S.I
VIA
DELLA
NEUTRALITA GUERRA

Nel frattempo uno dei suoi principali dirigenti, Benito Mussolini, già direttore del quotidiano ufficiale "Avanti!", veniva espulso dal partito
per aver abbracciato, in modo tanto fermo quanto spiazzante, la causa degli interventisti; il politico romagnolo, a sua volta, grazie ai lauti
finanziamenti di alcuni gruppi industriali e finanziari, riuscì a pubblicare un suo giornale, "Il Popolo d'Italia", che avrebbe svolto un ruolo
primario nella campagna per l'ingresso dell'Italia in guerra.
Benito Mussolini all'epoca in cui era direttore dell'Avanti!

Editoriale di Benito Mussolini

Leggi l'editoriale di Benito Mussolini: Benito Mussolini, Audacia, "Il Popolo d'Italia", 15 novembre 1914 (Rai cultura)

L'"inutile strage"

In molti, anche in Italia, sperarono in una guerra breve, ma con il passare dei mesi questa divenne un'illusione.
Da subito si diffuse la percezione di un'immane tragedia, che avrebbe prodotto soltanto morte e avrebbe seminato distruzione; l'immagine e
la sostanza di un'"inutile strage", come ebbe a definirla il papa Benedetto XV nella sua famosa "Lettera ai Capi dei popoli belligeranti" del
1º agosto 1917.

Lettera di Papa Benedetto XV

Leggi Benedetto XV, "Lettera ai capi dei popoli belligeranti" (Vaticano)
Papa Benedetto XV
Così, anche l'esercito italiano subì perdite enormi, mai viste prima; e lo stesso fronte interno, nonostante l'uso massiccio della propaganda,
fu travolto dalla scarsità dei beni di prima necessità, dalla crescita dei prezzi, dalla diffusione delle malattie e dallo sfruttamento intensivo
del lavoro, stabilito dalle regole ferree e soffocanti della "Mobilitazione Industriale".

La mobilitazione industriale

Vuoi saperne di più sulla "mobilitazione industriale"?
Leggi La mobilitazione industriale (Milano Prima guerra mondiale)

Caporetto: da Boselli a Orlando

Sul piano politico il Governo del conservatore Salandra terminò la sua parabola nel giugno 1916, nel pieno della Strafexpedition austriaca
contro l'Italia.
Al suo posto subentrò Paolo Boselli, un liberale di tendenze più moderate, a capo della compagine di "Unità nazionale", più ampia della
precedente, in cui figurava anche la componente socialdemocratica che faceva capo a Ivanoe Bonomi.
Il Governo durò oltre un anno, ma fu costretto a capitolare nell'ottobre 1917 di fronte alla disfatta di Caporetto, la pagina più nera per
l'Italia in guerra.
Un'immagine del campo di battaglia di Caporetto
Hulton Deutsch
Al suo posto si insediava l'Esecutivo di Vittorio Emanuele Orlando, il governo della "vittoria" finale.

Il fronte alpino

Vuoi vedere la carta del "fronte alpino"?
Guarda Laura Canali, carta del fronte della Prima guerra mondiale tra Italia e Austria (Limes)

La fine del conflitto

Il conflitto ebbe termine nel novembre 1918. L'Italia riuscì a sedere al tavolo dei "grandi vincitori", insieme a Francia, Inghilterra e Stati
Uniti.
Lo sapevi che il 4 novembre, giorno in cui è finita la Grande guerra, è festa dell'unità nazionale e delle forze armate?
Dai primi anni Venti ogni 4 novembre, in tutta Italia, sono celebrate le commemorazioni al "milite ignoto",
in nome di tutti i soldati morti senza identità nota durante il conflitto mondiale.
In questa fotografia è raffigurata la tumulazione del milite ignoto all'Altare della Patria di Roma il 4 novembre 1921
Al di là dell'esito bellico, tuttavia, la Grande Guerra rappresento uno spartiacque decisivo anche per la storia nazionale, un punto di non
ritorno in ogni campo:

  • nell'economia, poiché decreto il primato dei colossi dell'industria pesante (su tutti Ansaldo, Fiat e Ilva), più coinvolti nello sforzo
    bellico grazie al sostegno decisivo dello Stato attraverso le commesse;
  • nella società, dove crebbe in modo determinante il peso dei mezzi di comunicazione di massa e dove si affacciarono nuovi
    protagonisti, come i reduci e come le donne, le quali avevano sostituito in grande quantità nei luoghi di lavoro gli uomini partiti per il
    fronte;
  • e nella politica, dove l'esperienza della guerra rafforzò in modo notevole il peso delle masse e il ruolo dei grandi soggetti, come
    partiti e sindacati, schiudendo le porte a scenari inediti.

Genere e lavoro nella Prima guerra mondiale

Vuoi saperne di più su come cambiò il mondo del lavoro dal punto di vista di genere? Leggi:
Emma Schiavon, "Genere e lavoro nella Prima guerra mondiale, sessuazione del lavoro e propaganda bellica" (Centro Interdis

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.