Documento dall'Università degli Studi di Parma su Il nemico interno. Il Pdf analizza l'evoluzione della demonizzazione del dissenso e le sue manifestazioni, dalla Prima Guerra Mondiale alla Lega Nord, offrendo una prospettiva storica e sociologica per lo studio della Storia a livello universitario.
Mostra di più26 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
La propaganda politica in Italia ha assunto le vesti di una lotta all'ultimo sangue contro la figura del nemico interno; il nostro excursus prende avvio dei primi anni del 900 con attenzione particolare rivolto alle polemiche che accompagnarono la spedizione coloniale in Libia tra il 1911 e il 1912, fu infatti in quel frangente che si radicalizzò la sistematica demonizzazione del dissenso politico e che si assistette al progressivo isolamento del Partito socialista ( > la denuncia del nemico interno e la sua assimilazione a quello esterno sarà motivo ricorrente di tutto il linguaggio politico italiano). L'utilizzo della figura del nemico interno come strumento di lotta politica fu però perfezionato nel corso della Prima Guerra Mondiale, come si vede nelle reciproche accuse tra interventisti e neutralisti; la demonizzazione dell'altro si esprime tradizionalmente attraverso la sua raffigurazione come un essere dai tratti mostruosi1, ne consegue che la propaganda politica si fondi sulla netta divisone della realtà in bene e male, in amico e nemico. Il legame tra la bruttezza fisica e la turpitudine morale del nemico diventa ancora più forte e lampante in caso di guerra, durante le due guerre mondiali si assiste, infatti, ad una propaganda fatta di immagini crude e sanguinose e di un linguaggio che non dissimula ma incita all'odio al fine di indurre all'azione; nella Prima Guerra Mondiale questi processi raggiunsero un'esasperazione e una diffusione capillare soprattutto quando, dopo Caporetto, fu lo Stato (non più la classe dirigente) a occuparsi della propaganda. Ciò non comportò, però, modifiche del linguaggio verbale e iconografico, ma si ebbero profonde trasformazioni nel rapporto fra Stato e Chiesa e nella politica stessa, ad esempio con la militarizzazione della società attraverso riti unanimistici di massa al fine di esaltare la sacralità della nazione.
Negli anni tra il 1915 e il 1918, il nazionalismo divenne una vera e propria ideologia di massa attraverso la quale era possibile alimentare odio e fanatismo e che era rendeva possibile trasformare una guerra per "restaurare l'ordine sociale" in una "crociata contro il male assoluto", i cui rappresentanti erano:
Si schieravano contro di loro gli interventisti che giustificarono l'entrata guerra con le seguenti motivazioni:
> l'ultimo punto si ricollega alla teoria per cui l'individualismo sfrenato e il culto del benessere materiale fossero all'origine dei mali della società moderna2 e che solo la guerra avrebbe potuto, al contrario, ristabilire relazioni di reciproco sostegno.
1.1 Il nemico esterno: nelle accuse ai tedeschi erano confusamente mescolati i dati fantastici e dati reali al fine di dimostrare la mostruosità degli avversari, la quale era fatta dipendere non solo da ragioni culturali e psicologiche ma anche dalla morfologia anatomica: circolava infatti una teoria per cui la causa della furia distruttiva che caratterizzava l'esercito tedesco fosse una diversa estensione dell'intestino che provocava i soldati turbe digestive e violenti scoppi d'ira.
Alla luce dei fatti storici, viene da chiedersi perché la Germania divenne il nemico per antonomasia in Italia e a questa domanda si potrebbe rispondere in due modi:
Proprio per il legame tra la Germania e la modernità si venne a fondare la credenza per cui al massimo dello sviluppo corrispondesse il massimo delle barbarie, da qui la visione del popolo tedesco come morbosamente attratto dalla ricchezza e disposto a usare qualsiasi mezzo per ottenerla. Questi giudizi si rovesciarono sugli USA e sull'Unione Sovietica durante gli anni '30, in particolare: gli Stati Uniti apparivano regno dell'individualismo, della concorrenza sfrenata, della lotta per la sopravvivenza che tendeva a cancellare ogni senso di umanità e solidarietà, mentre l'unione sovietica era descritta come una terra di grandi prigioni dove ogni essere umano era un semplice numero senza personalità [> entrambi i paesi erano accusati di aver
1 Al di là delle ideologie, questa visione del nemico come fisicamente deforme è comune a tutte le società e a tutte le epoche (es. la figura dell'ebreo nei testi medievali è fisicamente simile al diavolo, la figura dell'irlandese nei testi ottocenteschi americani è simile ad una scimmia ... )
2 Tra i quali compaiono: egoismo, disgregazione sociale, diffusione di malattie mentali date dalla competizione sfrenata, alcolismo e prostituzione
1 Scaricato da Alessia Manghi (manghi.alessia11@gmail.com)trasformato il popolo in una massa amorfa, differenti erano state solo le modalità di questa trasformazione]; nella prospettiva fascista, il bolscevico e l'anglo-americano erano accomunati dall'interesse esclusivo per la dimensione materiale dell'esistenza. La polemica contro il cosiddetto "conformismo" fu una costante della propaganda fascista, basti ricordare la frase mussoliniana: "Noi siamo contro la vita comoda!".
1.2 Il nemico interno: nel corso della prima guerra mondiale, il nemico interno per antonomasia fu rappresentato dai socialisti, che furono accusati di essere al punto alleati della Germania da essere diventati tedeschi essi stessi; nel vivo delle polemiche il socialismo veniva descritto come il portatore di un modello di società entropico, piattamente egualitaria e senza pulsioni al proprio interno, motivo per cui veniva vista come una pericolosa utopia per chi, al contrario, sosteneva che l'esistenza fosse una lotta o darwiniana memoria. Anche in questo caso fu fatto largo uso dell'eugenetica3 come strumento per accrescere l'odio anti-socialista. La demonizzazione dell'avversario, tuttavia, valeva da una parte dall'altra: anche socialisti, infatti, ricorsero al contro-mito della "borghesia sanguinaria" (l'accusa era quella di aver fomentato la guerra per ragioni economiche e di avere, con questa, rubato anche l'anima al popolo). Durante gli anni '20, il Partito Socialista continuò a scagliarsi contro la guerra e contro il nascente fascismo, accusato di essere il braccio armato della borghesia 4e di essere un "flagello" paragonabile alla "peste" e al "colera".
Nel corso del primo conflitto mondiale si impose una morale di stampo puritano che mirava a confinare all'interno di un recinto sicuro il desiderio individuale, per questo si cercò di regolamentare anche la sessualità dei singoli individui e di criminalizzare ogni forma di devianza in questo campo > l'omosessualità appariva come uno spreco senza ragione di preziose energie che, invece di contribuire ad arricchire a rendere più forte la nazione, erano finalizzate al puro piacere personale. In questa prospettiva, furono accusati di essere dei sodomiti sia i nemici interni sia i nemici esterni e l'accusa di omosessualità continua essere usata per screditare l'avversario anche dopo l'avvento del fascismo; tale costume era intollerabile in un Paese che doveva mostrarsi forte in virtù delle capacità belliche e riproduttive.
Tornando alla raffigurazione del nemico, questa si radicalizzò ulteriormente negli anni che vanno dalla Guerra Civile Spagnola ('31) alla fondazione della Repubblica Sociale ('43) dando via alle immagini dell'ebreo compiaciuto dello scontro, del libidinoso soldato afro-americano e dello spietato bolscevico desiderosi di violentare le donne italiane. Tuttavia, finito il conflitto e scoperti i campi di sterminio, fu impossibile continuare ad utilizzare nella propaganda ad usare espliciti riferimenti alle questioni razziali.
Il nemico interno, il linguaggio della guerra e la rinascita della democrazia: anche dopo la caduta del fascismo, la radicalizzazione dello scontro ideologico assunse i connotati di una lotta contro l'avversario politico concepito come nemico interno, a cui veniva negata ogni legittimità al governo del paese e; si tratta di un carattere costante della storia nazionale che, terminata l'esperienza fascista, riemergerà con la Guerra Fredda. L'assunzione di un habitus mentale fatto di comportamenti e di atteggiamenti non coerenti con un sistema democratico e pluralistico dipese dal fatto che gran parte del mondo politico culturale italiano rinunciò a interrogarsi efficacemente sulle ragioni che avevano portato all'avvento del regime fascista5 > questa rinuncia fece sì che venisse fornita un'immagine del fascismo più mitica che reale; il regime dittatoriale venne demonizzato senza che però venissero discusse rigettate alcune delle sue promesse culturali e politiche. Un'eredità pesante che si accompagnava, contemporaneamente, alla comune ripulsa da parte di sociali-comunisti, democrazia cristiana e partiti laici, del regime autoritario > situazione contradittoria: da una parte l'antifascismo sarebbe stato una risorsa fondamentale per la ricostruzione del sistema democratico, dall'altra il debole "accordo sui fondamenti" avrebbe fatto sì che la contesa tra le parti diventasse sempre più aspra; tutto ciò favorì un uso di parte dell'antifascismo.
La precoce comparsa di una nuova forza politica, l'uomo qualunque, mostro come fosse un'illusione la convinzione che la maggioranza degli italiani si riconoscesse nell'antifascismo e nei valori della resistenza > lo scontro tra queste due Italie divenne evidente nel giugno del 1946 con le elezioni per l'assemblea costituente e il referendum istituzionale6 , anche se le polemiche e le accuse andarono intensificandosi negli
3 In questo caso particolare si credeva che, data la diffusione dell'alcolismo e della sifilide nella classe operaia, i socialisti soffrissero tutti di una lesione dei "centri nervosi inibitori" e che fossero soggetti a scoppi improvvisi di violenza
4 Si tratta di una tesi che, pur essendo semplicistica, avrebbe avuto fortuna nella documentazione storiografica
5 La compromissione della chiesa e di ampi settori del laicato e insieme alla necessità di evitare polemiche interne contribuirono a favorire questo atteggiamento nel mondo cattolico; a sinistra, invece, ciò dipese anche dalla lettura schematica che veniva data del fascismo e dalla costruzione di un'immagine della resistenza come movimento nato dalla volontà della maggioranza degli italiani di liberarsi del regime
6 In quell'occasione, la sinistra equiparò formalmente la monarchia al fascismo
2 Scaricato da Alessia Manghi (manghi.alessia11@gmail.com)