Documento sulla diagnostica per immagini, con focus su radiazioni ionizzanti e radiologia interventistica. Il Pdf, un insieme di appunti universitari, esplora le diverse tipologie di radiazioni, le loro fonti, gli effetti biologici e l'ablazione termica per il trattamento di lesioni secondarie.
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Prof. Laganà Lezione 1 - 10/10/2024 Sbobinatori: Chiara Mancarella (I ora), Anna Accorinti (II ora) Controllore: controllore
il prof inizia spiegando che questa prima lezione è importante in quanto la legge vieta l'esposizione a radiazioni non giustificata.
Si definiscono ionizzanti tutte le radiazioni, corpuscolari ed elettromagnetiche, dotate di energia sufficiente a provocare la ionizzazione degli atomi della materia attraversata.
le radiazioni sono ionizzanti e non ionizzanti, le classifichiamo in corpuscolari se dotate di massa e elettromagnetiche. Le radiazioni di cui ci occupiamo in radiodiagnostica sono radiazioni ionizzanti, tutte quelle radiazioni che sono capaci di generare ionizzazione della materia. La ionizzazione è quel processo senza il quale non si potrebbe verificare l'interazione tra raggi X e la materia e quindi la generazione delle immagini in radiologia. Quindi come radiazioni elettromagnetiche individuiamo i raggi X e i raggi gamma. I raggi X sono quelli che ci interessano più da vicino nella RX, nella TC. I raggi gamma sono utilizzati perlopiù in medicina nucleare, in scintigrafia Le radiazioni corpuscolari sono utilizzate prevalentemente in radioterapia e medicina nucleare. Per quanto le fonti abbiamo fonti naturali e fonti artificiali di radiazioni.
Comprendono apparecchiature o farmaci utilizzati in Radiodiagnostica, Radioterapia e Medicina Nucleare.
Quindi l'esposizione può essere: - lavorativa, pensare ai radiologi che sono professionalmente esposti a radiazioni ionizzanti. - medica, riguarda i pz che possono essere esposti per motivi diagnostici, terapeutici o di screening. - popolazione generale.
I danni conseguenti all'esposizione alle RI possono essere classificati in base a:
Nell'interazione con i sistemi biologici le radiazioni generano dei danni nei confronti dei quali ci dobbiamo tutelare e dobbiamo tutelare i pazienti. In radioprotezione esiste il principio fondamentale della giustificazione della pratica, è importante che le radiazioni a cui esponiamo i pz devono ragionevolmente comportare un beneficio in termini diagnostici o terapeutici. I danni possono essere classificati:
I danni deterministici sono danni che non si verificano abitualmente nelle nostre sale di diagnostica per immagini, sono danni che si verificano in seguito ad esposizione a dosi massive di radiazioni, dosi di gran lunga superiori a quelle che utilizziamo nelle nostre sale TC, di radiologia interventistica, di radioterapia ... Sono danni che riconoscono un valore soglia di esposizione, ragione per la quale, mantenendoci al di sotto questo valore, sono danni ai quali non andiamo incontro. Le manifestazioni cliniche di questi danni aumentano all'aumentare della dose. Per quanto riguarda il periodo di latenza, hanno un breve periodo di latenza
I danni stocastici invece non riconoscono un valore soglia e hanno un carattere probabilistico. Questo significa che, paradossalmente, anche una sola esposizione può determinare il danno. Sono dei danni nei confronti di quali dobbiamo proteggerci perché legati alle esposizioni croniche a basse dosi. Potrebbero quindi riguardare il personale che è professionalmente esposto alle radiazioni continue a basse dosi che nel corso degli anni possono comportare fondamentalmente l'insorgenza di tumori. I tempi di latenza sono lunghi. Sono danni che possono riguardare anche i pz, pensare ai pz oncologici che eseguono tc ogni tre mesi anche per diversi anni. Sono questi i danni nei confronti dei quali la legge si rivolge.
Esempi di danni somatici stocastici: - tumori solidi - leucemie Quindi tra i danni somatici possiamo avere sia danni deterministici che stocastici Nell'ambito invece dei danni genetici abbiamo solo danni stocastici Esempi di danni somatici deterministici: - radiodermiti - cataratta - infertilità - aplasia midollare - fino ad arrivare nei casi severi alle sindromi da esposizioni massive ai raggi X che ad oggi non si vedono più.
Quando ad essere interessato è il DNA non è solo l'individuo esposto ad essere coinvolto ma anche la progenie.
Come quantifichiamo l'esposizione? La grandezza fisica utilizzata per quantificare l'interazione tra radiazioni e materia è la dose assorbita. Si è tuttavia osservato che gli effetti biologici delle radiazioni non dipendono solo dalla dose assorbita, ma anche dal tipo di radiazione e dal tessuto colpito (i tessuti hanno diversa Radiosensibilità) dalla radiazione. Per tali ragioni sono state introdotte delle grandezze radioprotezionistiche quali la dose equivalente e la dose efficace. Attraverso i dosimetri possiamo quantificare l'esposizione alle radiazioni ionizzanti valutando la dose assorbita, la dose equivalente e la dose efficace.
La dose assorbita, misura la quantità di energia che la radiazione cede alla materia. L'unità di misura nel S.I. (sistema internazionale) è il Gray (Gy) che equivale all'assorbimento di 1 Joule (J) di energia per kg di materia. La dose assorbita ci da un'informazione molto generica, non entra nel merito del tipo di radiazione e ci dice semplicemente la quantità di energia che la radiazione cede alla materia Ha come unità di misura il Gray che equivale all'assorbimento di 1 Joule di energia per kg di materia. Non la utilizziamo perché non entra nel merito del tipo di radiazione.
La dose equivalente tiene conto anche del tipo di radiazione ed è data dal prodotto della dose assorbita (su un organismo o su un determinato organo o tessuto) per un fattore che dipende dal tipo di radiazione. L'unità di misura nel S.I. è il Sievert (Sv).
dipende dal tipo di radiazione La dose equivalente parte dalla dose assorbita. Si arriva alla dose equivalente attraverso una moltiplicazione per un coefficiente che tiene conto del tipo di radiazione. Questo perché non tutte le radiazioni hanno la stessa energia per cui è differente se ci si espone a 1 joule di raggi X o a 1 joule di particelle beta. L'unità di misura è il Sievert, ma molto più utilizzato è il suo sottomultiplo che è il millisievert. Quindi la dose equivalente tiene conto del tipo di radiazione ed è data dal prodotto della dose assorbita per un coefficiente che
La dose efficace tiene conto anche della diversa radiosensibilità dei tessuti che sono stati investiti dalla radiazione ed è definita come la sommatoria su tutti gli organi della dose equivalente per il suo fattore di ponderazione tissutale. Dose Efficace=Sommatoria dose equivalente X fattore di ponderazione tissutale La Dose Efficace viene utilizzata per descrivere gli effetti delle radiazioni ionizzanti sugli individui e sulla popolazione. Si misura in Sievert (Sv) la dose efficace tiene conto non solo del tipo di radiazione ma anche del tipo di tessuto. Ci sono infatti tessuti più radiosensibili di altri, banalmente i tessuti che si replicano di più sono tessuti maggiormente radiosensibili (in effetti i danni avevamo visto l'aplasia midollare, danni all'epitelio del tubo gastroenterico, alle gonadi) la dose efficace tiene conto della diversa sensibilità ai tessuti facendo una sommatoria della dose equivalente per un fattore di ponderazione che dipende dal tessuto in questione.
La Radioprotezione è una disciplina che ha lo scopo di preservare lo stato di salute e benessere dei lavoratori professionalmente esposti alle radiazioni ionizzanti (RI) e, più in generale, della protezione dell'intera popolazione e dell'ambiente, riducendo i rischi sanitari derivanti dall'impiego di radiazioni ionizzanti in attività che siano giustificate dai benefici che ne derivano alla società e ai suoi componenti La radioprotezione è una disciplina che fa parte delle branche della radiologia, che ha lo scopo di preservare lo stato di salute e di benessere dei lavoratori professionalmente esposti alle radiazioni e più in generale di tutta la popolazione e dell'ambiente, riducendo i rischi sanitari derivanti dall'impiego di radiazioni in attività che siano giustificate dai benefici che ne derivano alla società e ai suoi componenti.
Obiettivo della radioprotezione è la prevenzione totale dei danni deterministici e la limitazione, a livelli considerati ragionevolmente accettabili, della probabilità del verificarsi degli eventi stocastici. Questo significa che l'obiettivo della radioprotezione è quello di evitare lo sviluppo di danni deterministici e limitare a livelli ragionevolmente accettabili lo sviluppo di danni stocastici (danni nei confronti dei quali le nostre accortezze sono volte).
La Commissione Internazionale di Radioprotezione (ICRP) nelle sue raccomandazioni ha stabilito quelli che devono essere i principi fondamentali della radioprotezione ai quali attenersi allo scopo di predisporre un sistema di protezione radiologica efficace:
Nel '95 il primo decreto legislativo in materia di radioprotezione ci diceva che i principi erano: - la giustificazione della pratica - l'ottimizzazione della protezione - la limitazione delle dosi individuali