Dalla Famiglia All'individuo: la teoria di Murray Bowen in Psicologia

Documento di Università sulla teoria della famiglia di Murray Bowen. Il Pdf esplora l'applicazione della teoria nella pratica clinica, analizzando concetti come la massa indifferenziata dell'io e la scala di differenziazione del sé, utile per lo studio della Psicologia.

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27 pagine

DALLA FAMIGLIA ALL’INDIVIDUO (MURRAY BOWEN)
Uso della teoria della famiglia nella pratica clinica
In poco più di un decennio la psichiatria familiare si è evoluta da una posizione relativamente poco
conosciuta a quella di riconosciuta importanza sulla scena psichiatrica.
Qual è l’origine e lo stato attuale del “movimento familiare”?
Credo che il movimento familiare sia cominciato tra l’inizio e la fine degli anni cinquanta e che si
sia sviluppato dal tentativo di trovare metodi di terapia effettivamente più efficaci nei casi di gravi
disturbi emotivi. In senso lato, penso si sia sviluppato quale estensione della psicoanalisi che,
durante gli anni 30, aveva raggiunto il pieno consenso generale come metodo terapeutico. La
psicoanalisi aveva fornito concetti e tecniche utili per rispondere ai bisogni di massa della seconda
guerra mondiale. La teoria psicoanalitica offriva spiegazioni a tutta la gamma completa dei
problemi emotivi, ma le tecniche non risultavano efficaci nell’ambito di più gravi disturbi emotivi.
Lo studio della famiglia costituì una delle nuove aree di interesse.
La teoria psicoanalitica scaturì da un dettagliato studio del paziente individuale. Concettualizzazioni
in merito alla famiglia furono frutto più delle percezioni che di essa aveva il paziente che
dell’osservazione della famiglia stessa. Inerenti a questo modello sono anche le sottili implicazioni
che il paziente sia la vittima indifesa di un male o di forze malevole al di fuori del suo controllo. Un
dilemma concettuale si pose quando la persona più significativa nella vita di un paziente fu
considerata la causa della sua malattia e patogena per lui. Gli psichiatri erano consapevoli che il
modello non era adeguato; ci furono tentativi di diminuire l’implicita rigidità di tali concezioni, ma
il modello di base rimase. Un paziente esige una diagnosi per la sua malattia e la psichiatria opera
ancora secondo il modello medico.
Uno degli sviluppi più significativi del movimento familiare rispetto al lavoro con la “famiglia”
consiste nel cambiamento del processo terapeutico di base.
L’attuale movimento familiare fu iniziato da diversi e numerosi ricercatori che, partendo da una
concezione teorica o clinica, cominciarono ad asserire che la famiglia era importante. Dal momento
in cui l’attenzione si spostò dall’individuo alla famiglia, ciascuno dovette confrontarsi con il
dilemma di descrivere e concettualizzare il sistema relazionale della famiglia.
Uno degli sviluppi più interessanti concerne prima il modo in cui i ricercatori hanno
concettualizzato il sistema; poi i diversi modi in cui queste concettualizzazioni si sono modificate
negli ultimi dieci anni. Furono coniati termini per indicare distorsioni e rigidità, funzionamento
reciproco e “interdipendenza”, “legami”, “fusione” del sistema.
Lidz e Fleck usarono il concetto “scisma e fuori squadra”.
Wynne e collaboratori usano il termine “pseudomutalità”.
Ackerman, uno dei primi a lavorare nel campo, presentò un modello concettuale nel 1956, intitolato
“interdipendenza patologica nelle relazioni familiari”. Sviluppò anche un modello terapeutico
chiamato “terapia della famiglia” che potrebbe essere descritto come osservazione, dimostrazione e
interpretazione della interdipendenza rilevata all’interno della famiglia durante le sedute
terapeutiche.
Jackson e collaboratori usarono un modello differente, elaborando il concetto di “doppio legame”.
Secondo la mia interpretazione della sua posizione originale, usò la teoria della comunicazione per
il sistema relazionale e la teoria individuale per spiegare il funzionamento dell’individuo. La sua
“terapia familiare congiunta”, che interpreto come osservazione di singoli in terapia familiare,
sarebbe congrua con il suo sistema concettuale. Io ho teorizzato un pre-esistente “attaccamento
familiare” ovvero la massa indifferenziata dell’Io” e ho sviluppato un metodo terapeutico coniando
il termine “psicoterapia della famiglia”, un tipo di intervento inteso ad aiutare gli individui a
differenziare se stessi dalla “massa” familiare.
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Downloaded by: a-iusve22 (aurorasantin02@gmail.com)
Nemo
Stato attuale e prospettive del movimento
Il movimento familiare si trova attualmente in quello che ho chiamato “un salutare, non strutturato
stato di caos”. I primi ricercatori sono arrivati alla terapia della famiglia dopo precedenti indagini e
ricerche cliniche, con un eventuale eccezione, riferita da Bell, uno dei primissimi a lavorare in
questo campo, che avendo frainteso un’asserzione sulla psicoterapia familiare, decise di cominciare
a vedere tutti i componenti della famiglia insieme. Una volta introdotta l’idea della terapia della
famiglia, il numero di terapisti cominciò a moltiplicarsi ogni anno.
Il termine “terapia della famiglia” continua ad essere usato in riferimento a una tale varietà di
metodi, procedure e tecniche diverse da diventare insignificante se privo di un’ulteriore descrizione
o definizione.
Reputo questo “salutare” perché una volta che il terapista comincia a vedere più componenti della
famiglia insieme deve confrontarsi con nuovi fenomeni clinici non spiegati dalla teoria individuale.
Il termine “famiglia” viene usato per caratterizzare metodi terapeutici nei quali due o più
generazioni (di solito genitori e figli) partecipano insieme alle sedute; si usa il termine “terapia di
coppia” quando due coniugi sono visti insieme e quello di “terapia individuale” quando un unico
componente della famiglia è visto dal terapista.
“Terapia di gruppo della famiglia”, l’intera famiglia (genitori e figli) si incontra con il terapista. I
componenti della famiglia apprendono la capacità di verbalizzare e di comunicarsi pensieri e
sentimenti, mentre il terapista è seduto con loro allo scopo di facilitare il processo, fare osservazioni
e offrire interpretazioni.
Anche se il movimento familiare può continuare a concentrarsi sulla “terapia” per molti anni
ancora, credo che il maggiore contributo alla famiglia verrà dalla concettualizzazione. Penso che il
movimento familiare poggi su basi solide: abbiamo appena scalfito la superficie della ricerca, la
famiglia crescerà d’importanza con ogni generazione successiva.
La famiglia umana è un sistema che segue le leggi dei sistemi naturali. Sono convinto che la
conoscenza del sistema familiare fornirà una via per superare concetti statici e approfondire i
concetti funzionali di sistemi. Le teorizzazioni sulla famiglia potranno col tempo divenire i
caposaldi di una nuova teoria dei disturbi mentali.
Orientamenti teorici e clinici dell’autore
L’orientamento familiare è così diverso dall’orientamento familiare-individuale che per valutarlo è
indispensabile farne esperienza diretta.
La mia esperienza con le famiglie dura da dodici anni e comprende più di diecimila ore di
osservazione di famiglie in psicoterapia.
Il termine “psicoterapia familiare” era riservato alla situazione in cui due o più componenti della
famiglia erano visti insieme. Lo sforzo tecnico consisteva nell’analizzare il processo emotivo già
esistente tra i membri della famiglia e nel cercare di mantenermi emotivamente al di fuori di essa,
cosa che chiamavo: “non coinvolgermi nel transfert”.
Dopo aver trascorso migliaia d’ore in sedute con le famiglie, diventò sempre meno possibile vedere
un individuo senza “vedere” tutti gli altri componenti della famiglia seduti come fantasmi insieme a
lui.
Osservando insieme i membri della famiglia si possono notare numerose sfaccettature del fenomeno
umano, oscure in qualsiasi forma di intervista individuale. Di fatto i componenti della famiglia
sono, fanno, agiscono, interagiscono, assumono posizione, in una tale varietà di modi che struttura
e ordine sono difficili da vedere.
Nel 1957 uno dei miei collaboratori fece uno studio su: “il dialogo agito in una intensa relazione”
concentrandosi sul non verbale. Questo voleva essere un tentativo di ricostruire un “dialogo”
coerente da una sequenza aggressiva tra una madre e una figlia, eliminando l’audio. Birdwhistell e
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Anteprima

Uso della teoria della famiglia nella pratica clinica

In poco più di un decennio la psichiatria familiare si è evoluta da una posizione relativamente poco conosciuta a quella di riconosciuta importanza sulla scena psichiatrica.

Qual è l'origine e lo stato attuale del "movimento familiare"?

Credo che il movimento familiare sia cominciato tra l'inizio e la fine degli anni cinquanta e che si sia sviluppato dal tentativo di trovare metodi di terapia effettivamente più efficaci nei casi di gravi disturbi emotivi. In senso lato, penso si sia sviluppato quale estensione della psicoanalisi che, durante gli anni 30, aveva raggiunto il pieno consenso generale come metodo terapeutico. La psicoanalisi aveva fornito concetti e tecniche utili per rispondere ai bisogni di massa della seconda guerra mondiale. La teoria psicoanalitica offriva spiegazioni a tutta la gamma completa dei problemi emotivi, ma le tecniche non risultavano efficaci nell'ambito di più gravi disturbi emotivi. Lo studio della famiglia costituì una delle nuove aree di interesse.

La teoria psicoanalitica scaturì da un dettagliato studio del paziente individuale. Concettualizzazioni in merito alla famiglia furono frutto più delle percezioni che di essa aveva il paziente che dell'osservazione della famiglia stessa. Inerenti a questo modello sono anche le sottili implicazioni che il paziente sia la vittima indifesa di un male o di forze malevole al di fuori del suo controllo. Un dilemma concettuale si pose quando la persona più significativa nella vita di un paziente fu considerata la causa della sua malattia e patogena per lui. Gli psichiatri erano consapevoli che il modello non era adeguato; ci furono tentativi di diminuire l'implicita rigidità di tali concezioni, ma il modello di base rimase. Un paziente esige una diagnosi per la sua malattia e la psichiatria opera ancora secondo il modello medico.

Uno degli sviluppi più significativi del movimento familiare rispetto al lavoro con la "famiglia" consiste nel cambiamento del processo terapeutico di base.

L'attuale movimento familiare fu iniziato da diversi e numerosi ricercatori che, partendo da una concezione teorica o clinica, cominciarono ad asserire che la famiglia era importante. Dal momento in cui l'attenzione si spostò dall'individuo alla famiglia, ciascuno dovette confrontarsi con il dilemma di descrivere e concettualizzare il sistema relazionale della famiglia.

Uno degli sviluppi più interessanti concerne prima il modo in cui i ricercatori hanno concettualizzato il sistema; poi i diversi modi in cui queste concettualizzazioni si sono modificate negli ultimi dieci anni. Furono coniati termini per indicare distorsioni e rigidità, funzionamento reciproco e "interdipendenza", "legami", "fusione" del sistema.

  • Lidz e Fleck usarono il concetto "scisma e fuori squadra".
  • Wynne e collaboratori usano il termine "pseudomutalità".

Ackerman, uno dei primi a lavorare nel campo, presentò un modello concettuale nel 1956, intitolato "interdipendenza patologica nelle relazioni familiari". Sviluppò anche un modello terapeutico chiamato "terapia della famiglia" che potrebbe essere descritto come osservazione, dimostrazione e interpretazione della interdipendenza rilevata all'interno della famiglia durante le sedute terapeutiche.

Jackson e collaboratori usarono un modello differente, elaborando il concetto di "doppio legame". Secondo la mia interpretazione della sua posizione originale, usò la teoria della comunicazione per il sistema relazionale e la teoria individuale per spiegare il funzionamento dell'individuo. La sua "terapia familiare congiunta", che interpreto come osservazione di singoli in terapia familiare, sarebbe congrua con il suo sistema concettuale. Io ho teorizzato un pre-esistente "attaccamento familiare" ovvero la massa indifferenziata dell'Io" e ho sviluppato un metodo terapeutico coniando il termine "psicoterapia della famiglia", un tipo di intervento inteso ad aiutare gli individui a differenziare se stessi dalla "massa" familiare.Stato attuale e prospettive del movimento

Stato attuale e prospettive del movimento

Il movimento familiare si trova attualmente in quello che ho chiamato "un salutare, non strutturato stato di caos". I primi ricercatori sono arrivati alla terapia della famiglia dopo precedenti indagini e ricerche cliniche, con un eventuale eccezione, riferita da Bell, uno dei primissimi a lavorare in questo campo, che avendo frainteso un'asserzione sulla psicoterapia familiare, decise di cominciare a vedere tutti i componenti della famiglia insieme. Una volta introdotta l'idea della terapia della famiglia, il numero di terapisti cominciò a moltiplicarsi ogni anno.

Il termine "terapia della famiglia" continua ad essere usato in riferimento a una tale varietà di metodi, procedure e tecniche diverse da diventare insignificante se privo di un'ulteriore descrizione o definizione.

Reputo questo "salutare" perché una volta che il terapista comincia a vedere più componenti della famiglia insieme deve confrontarsi con nuovi fenomeni clinici non spiegati dalla teoria individuale.

Il termine "famiglia" viene usato per caratterizzare metodi terapeutici nei quali due o più generazioni (di solito genitori e figli) partecipano insieme alle sedute; si usa il termine "terapia di coppia" quando due coniugi sono visti insieme e quello di "terapia individuale" quando un unico componente della famiglia è visto dal terapista.

"Terapia di gruppo della famiglia", l'intera famiglia (genitori e figli) si incontra con il terapista. I componenti della famiglia apprendono la capacità di verbalizzare e di comunicarsi pensieri e sentimenti, mentre il terapista è seduto con loro allo scopo di facilitare il processo, fare osservazioni e offrire interpretazioni.

Anche se il movimento familiare può continuare a concentrarsi sulla "terapia" per molti anni ancora, credo che il maggiore contributo alla famiglia verrà dalla concettualizzazione. Penso che il movimento familiare poggi su basi solide: abbiamo appena scalfito la superficie della ricerca, la famiglia crescerà d'importanza con ogni generazione successiva.

La famiglia umana è un sistema che segue le leggi dei sistemi naturali. Sono convinto che la conoscenza del sistema familiare fornirà una via per superare concetti statici e approfondire i concetti funzionali di sistemi. Le teorizzazioni sulla famiglia potranno col tempo divenire i caposaldi di una nuova teoria dei disturbi mentali.

Orientamenti teorici e clinici dell'autore

L'orientamento familiare è così diverso dall'orientamento familiare-individuale che per valutarlo è indispensabile farne esperienza diretta.

La mia esperienza con le famiglie dura da dodici anni e comprende più di diecimila ore di osservazione di famiglie in psicoterapia.

Il termine "psicoterapia familiare" era riservato alla situazione in cui due o più componenti della famiglia erano visti insieme. Lo sforzo tecnico consisteva nell'analizzare il processo emotivo già esistente tra i membri della famiglia e nel cercare di mantenermi emotivamente al di fuori di essa, cosa che chiamavo: "non coinvolgermi nel transfert".

Dopo aver trascorso migliaia d'ore in sedute con le famiglie, diventò sempre meno possibile vedere un individuo senza "vedere" tutti gli altri componenti della famiglia seduti come fantasmi insieme a lui.

Osservando insieme i membri della famiglia si possono notare numerose sfaccettature del fenomeno umano, oscure in qualsiasi forma di intervista individuale. Di fatto i componenti della famiglia sono, fanno, agiscono, interagiscono, assumono posizione, in una tale varietà di modi che struttura e ordine sono difficili da vedere.

Nel 1957 uno dei miei collaboratori fece uno studio su: "il dialogo agito in una intensa relazione" concentrandosi sul non verbale. Questo voleva essere un tentativo di ricostruire un "dialogo" coerente da una sequenza aggressiva tra una madre e una figlia, eliminando l'audio. Birdwhistell e Scheflen hanno dato un contributo significativo, definendo come "cinesi" il sistema di "linguaggio del corpo" automatico in ogni rapporto.

Bateson, Jackson e collaboratori, partendo dall'analisi della comunicazione verbale, hanno sviluppato la loro teoria del "doppio legame", rilevando all'interno di un'unica affermazione messaggi conflittuali.

Qualunque sia l'approccio usato ogni ricercatore deve scegliere il proprio modo di concettualizzare il fenomeno famiglia. In un mio lavoro ho descritto in dettaglio il "processo di proiezione della famiglia" tramite il quale un problema viene trasmesso a un membro della famiglia durante anni di rimproveri o di critiche poi codificate da una diagnosi. Nella famiglia le sopravvalutazioni sono irrealistiche quanto le sottovalutazioni, anche se quest'ultime sono più frequenti nell'ambito psichiatrico. Colui che è stato etichettato può resistere alle osservazioni della famiglia e provocare una discussione, oppure può opporsi e ammetterle, o anche sollecitarle. In quest'ultimo caso le caratteristiche assegnate diventano un fatto operativo. Secondo me il "rifiuto" è uno dei meccanismi più utili per mantenere l'equilibrio in un sistema di relazione. La discussione ha inizio quando uno dei componenti della famiglia solleva vivacemente il problema del rifiuto. Quando il rifiuto è presente in tutti i componenti della famiglia, è colui che protesta per il "rifiuto" a rifiutare gli altri, piuttosto che l'inverso.

La famiglia è un sistema nella misura in cui il cambiamento di una parte del sistema è seguito da un cambiamento compensatorio di altre parti del sistema. La famiglia è una varietà di sistemi e sottosistemi. I sistemi funzionano a tutti i livelli di efficienza, che vanno da un livello ottimo a quello di totale malfunzionamento o fallimento. È necessario anche pensare in termini di superfunzionamento.

Partendo dall'osservazione delle famiglie ho cercato di definire e di concettualizzare sia alcuni modelli ripetitivi di funzionamento della famiglia, sia il modo in cui i vecchi modelli s'attenuano e i nuovi cominciano a predominare. La ricerca è iniziata con la schizofrenia: un componente della famiglia era in uno stato di disfunzione totale e di collasso.

Uno degli aspetti più importanti della disfunzione familiare consiste nel pari livello di superfunzionamento di un'altra parte del sistema. È un fatto che disfunzione e eccesso di funzionamento coesistono (esempio: madre dominante e superattiva e padre passivo). La superfunzione-disfunzione è un meccanismo reciproco. In precedenti scritti ho chiamato questo fenomeno "reciprocità super adeguata-inadeguata". Le famiglie spesso non cercano aiuto fino a che non si perde la flessibilità del sistema e il funzionamento di un componente è gravemente limitato.

Anche il "terapista" fa parte di questo concetto di famiglia come sistema. È una combinazione di sistema teorico-terapeutico in cui la teoria determina la terapia e le osservazioni che emergono dalla terapia possono a loro volta modificare la teoria.

Più un terapista impara di una famiglia più la famiglia impara di se stessa e che più impara la famiglia più impara il terapista. È un ciclo continuo.

L'obiettivo generale era quello di aiutare i componenti della famiglia a diventare esperti del sistema e capaci di riconoscerlo così bene da far sì che la famiglia potesse riadattarsi da sola senza l'aiuto di un esperto esterno, se e quando il sistema familiare fosse nuovamente sotto tensione. L'ottimo si raggiunge quando il sistema inizia a cambiare in direzione della guarigione e quando i componenti importanti della famiglia sono sempre presenti alle sedute.

Il terapista si pone sempre come problema iniziale: stabilire l'orientamento del sistema. Io evito sia di formulare le diagnosi sia di servirmi di altri concetti medici quali "malato" o "paziente". Mi oppongo con tenacia alla tendenza della famiglia a considerarmi "terapista". Al contrario, cerco di pormi come "consulente" di problemi familiari nelle prime sedute e come "supervisore" degli sforzi della famiglia nel corso del tempo. Quando il terapista si concede di diventare "curatore", la famiglia entra in disfunzione in attesa che egli compia il suo lavoro.

Ai fini della definizione del sistema teorico-terapeutico, penso alla famiglia come una combinazione di sistemi emotivi e relazionali. Il termine "emotivo" si riferisce alla forza che motiva

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