Documento di Università sulla pedagogia speciale, l'insegnante inclusivo e le teorie di Vygotskij. Il Pdf approfondisce i disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) e le disabilità visive, con un focus sulle strategie di intervento e il ruolo del PDP, utile per lo studio della Psicologia.
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L'idea di esperto viene dall'ambito medico canadese. Si diventa esperti quando l'insegnante riesce a ricoprire diversi ruoli, nell'ambito della pedagogia inclusiva sono:
Le nostre menti sono dei sistemi cognitivi che una volta modificati influenzano anche il modo di vedere il mondo. Vygotskij ci dice che l'apprendimento della lingua sia il mediatore. Le nostre rappresentazioni culturali influenzano l'associazione degli aggettivi (il genere delle parole ci influenza nell'uso degli aggettivi). Si usa lo stesso approccio quando si parla di disabilità e ogni cultura ha delle parole di riferimento che influenzano la visione che si ha dell'altro.
Il curriculum esplicito riguarda i contenuti del piano dell'offerta formativa e dei programmi didattici, gli obiettivi, i metodi e la valutazione. Il curriculum implicito è quello che emerge dalla relazione con la classe, quegli aspetti che vanno scoperti e meno concreti, il valore educativo che ha l'organizzazione degli spazi e dei tempi di una scuola, quello che viene esposto nelle pareti della classe. Un aspetto del curricolo implicito è la collaborazione tra pari e il fatto che l'insegnante si metta alla stessa altezza dei bambini (parità di livello). Altro aspetto è la rinuncia alla posizione di autorità della cattedra in favore dello stare tra i banchi.
Mario Lodi (1922) e Don Milani (1924) nascono quando il fascismo acquista potere: entrambi sono insegnanti partigiani nel periodo in cui l'Italia diventa una repubblica. Essi si ispirano ai valori di libertà e democrazia, immaginando una scuola democratica. Mario Lodi, che scriveva un libro ogni 5 anni, nei suoi testi racconta le sue esperienze in un paese di provincia nel cremonese con i bambini. Insieme a Celestine Freinet scrive dei testi in cui riflette come i bambini del dopoguerra siano figli della scuola autoritaria. Célestine Freinet, un maestro partigiano francese, apre una scuola dove sviluppano le tecniche della scrittura libera e della scrittura collettiva.
Si possono notare elementi di una scuola che non è più autoritaria, ma che è democratica e che promuove la libertà:
Don Milani è seduto insieme ai bambini in cerchio: sono all'aperto. I bambini hanno diverse età: questo è un elemento che distingue le scuole democratiche dalle scuole autoritarie, le pluriclassi ora le vediamo solo quando ci sono pochi bambini. Spesso le bambine in quei tempi non potevano andare a scuola. La classe è dematerializzata, il motto di Don Milani era 'I care' (mi prendo cura), in opposizione al 'me ne frego' fascista. Oggi fare politica a scuola è diventato un tabù.
La scuola delega la famiglia a svolgere la funzione più complicata, ossia sviluppare i processi metacognitivi attraverso i compiti a casa. Nel momento in cui si lascia che questa attività venga svolta a casa si sta:
I compiti sono visti come una pratica di sfruttamento della forza lavoro: invece di rimuovere barriere e ostacoli li si sta costruendo.
L'MCE è il movimento di cooperazione educativa che nasce negli anni '50 in Italia: la gente entra in contatto con i lavori di scrittura libera e collettiva di Freinet e li condivide. Lo strumento utilizzato era la lettera e la redazione collettiva di un giornalino scolastico: un'attività era stampare i giornali, la classe diventava una tipografia. L'MCE aveva come ideale la trasformazione della realtà, gli insegnanti spesso arrivavano da esperienze con partiti socialisti e comunisti.
Questione fondamentale del metodo: il modo in cui insegniamo non è neutro, in quanto stiamo veicolando dei contenuti, questo è il curriculum implicito.
Hannah Arendt, quando ha cominciato a scrivere 'La banalità del male', segue il processo di Norimberga: per lei il male era qualcosa di banale e che può succedere a chiunque, in quanto l'obbedienza non si può rifiutare. Don Milani, un prete contro il servizio militare, difende le persone che iniziano a fare le prime obiezioni di coscienza, sostenendo che 'l'obbedienza non è una virtù'. La sua esposizione pubblica non venne vista con favore dalla curia che lo spedisce a Barbiana, dove comincia a lavorare con la pedagogia popolare: insieme ai bambini di Barbiana scrive 'Lettere a una professoressa', scritto con la scrittura collettiva, tecnica che Don Milani apprende da Mario Lodi che a sua volta apprende da Freinet. Un documento riporta le 2 lettere che i bambini di Barbiana spediscono ai bambini di Vo e viceversa. La questione educativa era al centro del dibattito pubblico.
Dario Dolci, un altro grande maestro sociologo dell'area triestina, li provocava. Decide di lavorare con quelli che chiama 'poveri cristi': in Sicilia a Partinico comincia a lavorare con i contadini del posto, educandoli anche in chiave di contrasto alla mafia. Nei suoi scritti dimostra la collusione del padre di Mattarella con la mafia locale, invischiato nei fatti della Ginestra. Il padre di Mattarella viene difeso dall'avvocato Leone che poi diviene presidente della repubblica. Dolci lavora molto su queste forme di potere che costringono la popolazione a una povertà estrema, inventa il metodo dello 'sciopero alla rovescia': lavorare per sistemare la strada da Palermo a Partinico, invece di fare il lavoro che si dovrebbe fare. C'è un libro che racconta questa vicenda, dove Calamandrei difende Dolci che viene arrestato per aver aizzato lo sciopero.
I nomi di Dolci, Milani e Lodi restituiscono un momento storico dove c'era grande sinergia tra intellettuali, maestri e registi per creare una società migliore, non a caso queste persone escono da una dittatura. Dario Dolci applica la maieutica, discussioni in cerchio per 'portare fuori' che possiamo ritrovare nei suoi libri con contadini e pescatori di Partinico.
Due erano i movimenti che caratterizzavano la pedagogia italiana dell'epoca:
La pedagogia speciale è la scienza pedagogica che pone al centro delle sue attenzioni e delle sue riflessioni le questioni educative riferite a bambini, giovani e adulti che presentano problematiche particolari, specifiche, differenti, propriamente speciali. Oggetto dei suoi interessi sono quindi le persone con disabilità con disturbi più o meno gravi o più o meno evidenti, con situazioni di vita marginali che a causa di condizioni soprattutto di tipo esogeno non riescono ad adattarsi ai normali canoni di convivenza civile.
Questa definizione si pone in pieno modello di integrazione, in qualche modo sta riproponendo la tripartizione dei bisogni educativi speciali della legge sui BES del 2012 dice che si articola su 3 aree:
Secondo questa definizione la pedagogia interviene perché i bambini non si adattano ai normali canoni di sopravvivenza, questo normale canone è il nostro parametro di riferimento.
Una delle maggiori specificità della pedagogia speciale è la differenza tra deficit e handicap, intendendo per deficit un limite, per lo più permanente, nella struttura corporea, e per handicap l'incontro tra una persona che presenta un deficit e gli ostacoli del contesto sociale.
Il deficit è inteso come un deficit fisico che riguarda la struttura corporea, mentre l'handicap è quello svantaggio che una persona incontra nel contesto in cui vive. La pedagogia speciale riguarda questo incontro tra la persona che ha un deficit nel contesto in cui vive, come degli ostacoli che impediscono di partecipare.