Documento sulla storia del mondo islamico, dalla nascita dei califfati all'Impero Ottomano, fino al colonialismo e alla questione palestinese. Il Pdf, simile ad appunti universitari di Storia, analizza il rafforzamento del movimento sionista, la guerra del 1948 e il ruolo dei Fratelli Musulmani, concludendo con il mondo arabo post 11 settembre.
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Introduzione al mondo islamico. Dopo la morte di Maometto, prende piede un fenomeno politico che è quello dei califfati; inizialmente il califfo veniva scelto per merito, mentre in seguito divenne una carica ereditaria. Nel XIII secolo il sistema del califfato si indeboli a causa della minaccia mongola; diverse tribù presenti nel territorio corrispondente all'attuale Turchia si organizzarono militarmente per resistere ai Mongoli, gettando le radici per la società ottomana e il futuro impero (ottomano deriva da Osihmen che è considerato il fondatore dell'impero), che durerà dal 27 luglio del 1299 al 29 ottobre 1923. L'impero ottomano si espanderà moltissimo inglobando i territori dell'ex impero bizantino ed anche le terre balcaniche ed arriverà a contare 29 province. L'impero ottomano diventa dominante nel mondo musulmano dopo il 1480- 82, quando cercarono di conquistare il Sud Italia.
Il declino dell'impero iniziò intorno al 1740, dovuto all'indebolimento culturale e politico, che provocano la corruzione dei governi. Fu effettuato un tentativo di riforma delle province per seguire i gusti europei, ma queste riforme prenderanno un aspetto dittatoriale nel primo Novecento.
Il massimo splendore viene raggiunto tra il 1520 e il 1556 sotto Suleyman il Magnifico che conquistò diversi territori militarmente, tra i quali Belgrado, Vienna e alcuni stati danubiani. Nel 1516 egli conquista la Palestina. L'anno seguente l'Egitto. Altre personalità di spicco dell'impero ottomano furono Maometto II che nel 1453 conquistò Costantinopoli, convertendola in Istanbul; Selim I, padre di Solimano, che condusse diverse campagne espansionistiche verso i Balcani nel 1519. La forza dell'impero è principalmente dovuta alla flotta dell'Algeria, grazie alla quale l'impero domina il Mediterraneo.
Degna di nota è la vicenda di Roxelana, concubina di Solimano il Magnifico che con la sua astuzia ed intelligenza riuscì a diventare sua moglie, esercitando una grandissima influenza sul sultano e rafforzando la sua posizione dandogli sei figli, dei quali sopravvisse soltanto Selim che ereditò il trono. Ella effettuò delle bonifiche per aumentare il consenso.
Nel 1517 l'Egitto diventa provincia dell'impero e fu governata da Mohammed Alì; l'Egitto sotto il suo governo diventa quasi una potenza grazie alla modernizzazione degli armamenti.
Mohammed Ali vuole rendere il suo Paese moderno, infatti costruisce scuole anche per le donne, attua un cambiamento nell'agricoltura; fu il primo a creare una dinastia lineare.
Ciò che portò al declino dell'impero si verificò intorno alla fine del XIX secolo, e consiste nella scarsa attenzione che ponevano i sultani al governo dei territori, che favorì anche il dilagare della corruzione sia nell'esercito che tra i ranghi della politica. La caduta dell'impero ottomano decreto, di fatto, la fine del sistema del califfato. Nel 1830 una delle prime perdite dell'impero ottomano fu la conquista francese dell'Algeria; in seguito, iniziò l'interesse inglese nei confronti dell'Egitto e dei territori dell'attuale Arabia Saudita; i francesi poi conquisteranno anche Tunisia nel 1881 eMarocco e nel 1912 l'Italia occuperà la Libia firmando l'accordo di Losanna. Nel 1912 l'Italia vuole partecipare al nuovo fenomeno della colonizzazione chiedendo dunque di prendere la Libia. Gli inglesi appoggiano questa decisione in quanto volevano uno "stato cuscinetto" tra le colonie inglesi e quelle francesi.
All'inizio della Grande Guerra, i territori dell'Impero Ottomano sono ridotti a quelli dell'attuale Turchia, la quale nasce il 29 ottobre 1923 con Mustafa Kemal Atatürk, primo presidente della Turchia.
L'ultimo sultano dell'impero ottomano fu Mehmet VI (Vahideddin), dal 1918 al 1922. Finisce con lui l'impero e vengono poi costituiti i cosiddetti CALIFFATI ISLAMICI.
In totale ci sono stati 36 sultani, alcuni di loro lasciano e riprendono il potere a causa di crisi interne (gli viene suggerito di lasciare e riprendere il potere).
Il desiderio di proiettarsi nella modernità costringe i governi a contrarre prestiti; l'incapacità di ripagarli consente agli europei di avanzare pretese arroganti anche a causa dell'obsolescenza e debolezza degli eserciti meridionali. In Europa inizia la corsa alla colonizzazione oltremare. Inizialmente si tratta solamente di interessi economici e commerciali, solo nel XIX secolo l'egemonia economica si trasforma in vera e propria sottomissione e conquista. La prima autentica spedizione intesa a una sottomissione militare e politica e quindi alla colonizzazione di un territorio arabo- islamico nel Medio Oriente è quella francese in Algeria nel 1830, che però trova una forte resistenza che si traduce in una vera e propria opposizione armata tra il 1841 e il 1847, rendendo il paese una colonia di sfruttamento e popolamento. Seguono nel 1881 la sottomissione della Tunisia alla Francia, in cui viene esercitato unicamente un protettorato; la presenza degli inglesi in Egitto nel 1882 e poi Arabia Saudita (penisola arabica). Nel 1899 la Gran Bretagna estende il proprio protettorato al Sudan. Nel 1912 l'Italia prende la Libia.
Il Marocco e la Libia inoltre venivano continuamente attaccate dagli spagnoli perché fino al 1492 gli arabi avevano occupato la Spagna, quindi era una sorta di persecuzione.
In Libia c'è un sistema tribale i cui capi sono molto forti. Al-Sanussi da una mano all'impero ottomano contro gli inglesi ma viene sconfitto, così gli inglesi prendono una parte del territorio libico. La Siria viene invece presa dai francesi. La Libia è colonia della Francia nel 1911. L'impero ottomano perde Marrakech.
Il Marocco non è mai stato provincia dell'impero, diviene semplicemente protettorato francese nel 1912. In Marocco rimarranno due città dominate dagli spagnoli, che venivano utilizzate per il commercio e gli scambi.
Nel 1912 ci furono gli ACCORDI DI BERLINO, nei quali Francia e Germania entrano in discussione fra di loro quando l'Italia dice di non volere stare fuori dal fenomeno della colonizzazione. Le potenze europee cominciano a mettersi in contatto per la spartizione del Maghreb e dell'Africa.
Il Medio Oriente a questo punto era sotto il protettorato inglese, come l'Iraq, l'Arabia Saudita, fino alla Palestina, mentre i francesi avevano la Siria.Dal punto di vista culturale, il principale dilemma che il mondo arabo-islamico deve affrontare a causa della colonizzazione è: soccombere alla superiorità tecnologica e scientifica europea; adeguarsi ad essa al prezzo di abbandonare le proprie tradizioni di civiltà o di modificarle tanto profondamente da renderle irriconoscibili; cercare una "terza via" in cui l'Islam e l'antica civiltà mediorientale trovi un modo di convivere e di interagire con la civiltà europea. Però gli occidentali non annientano l'Islam e la civiltà mediorientale. Le categorie di pensiero, sociali, filosofiche e politiche tipiche della forma mentis islamica e mediorientale, in rapporto con il turath (eredità) del passato arabo-islamico, sono:
In tutti e tre i casi, l'impatto delle idee euro-occidentali viene a porre in discussione la tradizione e a suggerire nuove vie di percorso politico e ideologico.
Il primo conflitto mondiale mette alla prova le province dell'impero. Esso rappresenta uno spartiacque per il Medioriente. Le popolazioni della regione vengono coinvolte, sia perché mettono a disposizione soldati per gli eserciti dei coloni, sia perché forniscono braccia e infrastrutture per le operazioni belliche. Ciò aumenta le rivendicazioni di indipendenza.
Le conseguenze più importanti della guerra sono sul piano politico. La prospettiva che l'impero ottomano si disgreghi alimenta gli appetiti coloniali di Francia, Gran Bretagna e Russia, i quali, con l'accordo di Costantinopoli del 1915, dividono i territori del Medioriente. Queste decisioni vengono tracciate a tavolino senza il coinvolgimento delle popolazioni locali. I due snodi fondamentali sono l'accordo Sykes-Picot del 1916 e la dichiarazione di Balfour del 1917.
L'accordo costituisce un tradimento degli impegni presi dalla Gran Bretagna verso gli arabi. A Mecca lo sceriffo Husayn sogna di ricostruire l'impero, che deve far sperare nel risorgimento dell'antica terra del Profeta, per troppi secoli rimasta ai margini della grande politica. Husayn ha un pericoloso avversario, al-'Aziz Ibn Sa'ud, ma gli inglesi contano su Husayn perché sanno che la lotta tra arabi e ottomani può essere un grande vantaggio per l'Intesa: gli arabi possono distrarre le forze ottomane in altri fronti. Nasce una corrispondenza tra Husayn e il nuovo console generale britannico al Cairo, Henry McMahon. Quest'ultimo il 24 ottobre 1915 scrive una lettera a Husayn incui riconosce e approva l'indipendenza degli arabi nei territori inclusi nei limiti e nei confini proposti dallo sceriffo di Mecca. Questo sembra dare speranza agli Hashmiti.
Il 3 gennaio 1916 i ministri degli affari esteri di Gran Bretagna, Mark Sykes, e di Francia, Francois Picot, firmano un accordo in cui alla Gran Bretagna viene riconosciuta l'influenza sul basso Iraq e tutti i territori arabi del sud della Mezzaluna Fertile; alla Francia viene riconosciuta l'influenza della Siria, Libano e alto Iraq. Questo riassetto dei territori non permette però a tutti gli effetti la creazione di uno stato arabo.
La rivolta araba, nell'ottobre del 1918, vede Faysal Ibn Husayn, secondo figlio di Husayn, sul trono della Grande Siria e di fatto nel 1920 il regno viene proclamato. Col pretesto di porre fine alla ostilità antifrancesi sempre più diffuse, nel luglio del 1920 viene bombardata Damasco. Faysal è costretto ad abbandonare la Siria e rifugiarsi in Palestina. Le conferenze di Parigi e di Sanremo confermano le spartizioni del Medio Oriente secondo le linee già previste dall'accordo Sykes-Picot. Nel novembre dello stesso anno 'Abdallah, figlio maggiore di Husayn di Mecca, sale verso la Siria alla testa di un gruppo di beduini; questo preoccupa i francesi, che chiedono alla Gran Bretagna di intervenire. Alla conferenza del Cairo del marzo 1921 si decide di separare la Transgiordania dalla Palestina e di affidarla ad 'Abdallah. L'emirato viene proclamato ufficialmente nel 1923, ma si deve attendere fino al 1946 perché si trasformi in regno vero e proprio, cambiando il nome in Giordania. Se i due figli di Husayn vedono soddisfatta qualche ambizione, lo stesso Husayn viene abbandonato. Il fallimento dei suoi sogni di resuscitare un califfato arabo deve lasciare sempre maggiore spazio all'aggressivo signore del Najd 'Abd al-'Aziz Ibn Sa'ud.
Le conseguenze della dichiarazione Balfour sono peggiori dell'Accordo Sykes-Picot. Nel 1897 il congresso sionista di Basilea auspica un ritorno degli ebrei della diaspora (dispersione di un popolo nel mondo dopo l'abbandono delle sedi di origine) in Palestina. Il gabinetto di Londra rende nota, per bocca del ministro degli Esteri lord Balfour, l'omonima dichiarazione secondo la quale sua maestà vede di buon occhio l'istituzione di un focolare ebraico in Palestina e impegna il governo britannico a favorirne la realizzazione (2 novembre 1917). I motivi reali di questa dichiarazione sono ambigui: sebbene la Gran Bretagna desideri mantenere buoni rapporti con gli Stati Uniti e la Russia e sebbene la comunità ebraica simpatizzi per il sionismo, non pare esistere un rapporto tra gli interessi strategici della Gran Bretagna in Palestina e il sionismo. Altri fattori possono essere: il moralismo vittoriano desideroso di ricompensare il popolo ebraico da secoli costretto alle persecuzioni e all'esilio; il desiderio di assicurarsi un più solido appoggio nel Vicino Oriente facendo dei sionisti una sorta di avamposto degli interessi britannici e in senso lato europei nella zona; la persuasione che le influenti minoranze ebraiche negli Stati Uniti e in Russia sarebbero grate alla corona per il suo interessamento, ecc. questa dichiarazione costituisce l'obiettivo autorizzazione che molti sionisti aspettavano per poter iniziare un'emigrazione legale nell'antica terra dei padri. Il sionismo che si afferma in Palestina è un movimento esclusivamente di origine europea e "laico": il fattore strettamente religioso è importante, ma non decisivo; molto più significativo è l'elemento etnico,