Slide sulle Guerre Puniche: la Tregua (241-219). Il Pdf, utile per la scuola superiore, riassume le fasi delle Guerre Puniche, concentrandosi sul periodo di tregua tra il 241 e il 219 a.C., l'espansione di Roma e Cartagine, il trattato dell'Ebro e la figura di Annibale, con aspetti culturali, religiosi e militari.
Mostra di più29 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
Espansione egemonica nel Mediterraneo e nella penisola italiana: controllo del mare Adriatico, tra il 229-215 Roma conquista l'Illiria (con la conseguenza di rendersi ostile la Macedonia); nel 225 i Galli si muovono di nuovo verso Sud; vengono battuti a Telamone (in Toscana); i Romani passano all'attacco in Italia settentrionale e nel 222 sconfiggono a Casteggio gli Insubri; subito dopo fondano le colonie di Cremona e Piacenza.
Espansione cartaginese in Spagna (ruolo di Amilcare Barca e poi di Asdrubale); 226: trattato dell'Ebro tra Roma e Cartagine: cino illiria (Teuta) trebbia metauro trasimeno apollon (Filip romá canne capua sagunto taranto ilipaDosy sardegna becula palermo .* locri carthago nova cartagine siracusa numidia zama
221, muore Asdrubale egli succede nel comando Annibale, figlio di Amilcare Barca, ostile a Roma; casus belli: attacco a Sagunto, città spagnola alleata di Roma; 218, Roma dichiara guerra a Cartagine.
Seconda guerra punica: 218-201 a.C. L'esercito cartaginese varca le Alpi; i Romani sono sconfitti a: · al Ticino (218); · al Trebbia (218); · al lago Trasimeno (217); Annibale aggira Roma; tattica temporeggiatrice del dittatore Q. Fabio Massimo; 216 - battaglia di Canne; l'esercito romano è distrutto.
Gregory Daly, La battaglia di Canne, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2012, pp. 322 (Trad. it. di The Experience of Battle in the Second Punic War, London 2002. Giovanni Brizzi, Canne. La sconfitta che fece vincere Roma, Il Mulino, Bologna 2016, pp. 191. John Keegan, Il volto della battaglia, Il Saggiatore, Milano 2005, pp. 363 (trad. it. di The Face of Battle, London 1976). Analisi delle battaglie di Azincourt, Waterloo, Somme.
A Cartagine, nel terzo secolo a.C. alla cultura punica si stava sovrapponendo, almeno nella classe dirigente, la cultura greca ed ellenistica. La famiglia dei Barca ('fulmine', 'saetta'), di antichissime origini, è fortemente influenzata dalla cultura greca. Annibale è permeato di tale cultura: è un poliglotta, oltre al punico conosce il greco, il latino e altre lingue locali, che gli permettevano di interloquire direttamente con i mercenari provenienti da vari paesi (Iberi, Celti, Galli, Numidi, Libici etc.). Il suo modello politico e soprattutto militare era Alessandro Magno.
I Romani schierarono circa 65/70.000 fanti e 6.000 cavalieri (2.400 Romani, 3.600 alleati); circa 10.000 uomini rimasero a custodire il campo maggiore e 5.000 il campo minore; Innanzi all'esercito, sembra schierati a maggiore distanza rispetto alla consuetudine, vi erano i velites (gli armati alla leggera); La consueta formazione della fanteria pesante era stata modificata rispetto al solito: i ranghi erano più compatti, quasi annullando il normale intervallo tra i manipoli; il fronte di ogni singola unità era stato ridotto, aumentando in proporzione lo spessore, in profondità, dei ranghi (almeno 50 uomini per ogni manipolo); L'armata assunse così la forma di un massiccio quadrilatero con un fronte esteso, probabilmente, un chilometro e mezzo; › La cavalleria romana era disposta sull'ala destra; quella alleata sull'ala sinistra; al centro erano schierate le truppe di fanteria ritenute più abili e forti.
«Il piano dei comandanti Romani [Terenzio Varrone ed Emilio Paolo] nell'assumere questa formazione è evidente, nella sua estrema semplicità: miravano a travolgere il nemico con il peso del numero e il valore dei loro veterani disposti al centro prima che il Barcide potesse sfruttare appieno la forza della sua superiore cavalleria» Brizzi, Canne, pag. 129.
Annibale disponeva di circa 40.000 fanti - di cui 10.000 armati alla leggera - e di 10.000 cavalieri; La tattica prescelta mirava ad attirare il nemico al centro della sua formazione, trattenendolo fino a poterlo aggirare sui fianchi e alle spalle; Così, le truppe scelte (i veterani Libici, circa 10.000) furono divise in due grandi unità, schierandole quasi in colonna alle estremità della sua formazione; Il resto della fanteria, essenzialmente Celti e Iberi, fu schierato in una sorta di arco convesso (una sorta di mezzaluna rivolta verso il nemico), con reparti organizzati in numeri di file minori via via che aumentava la distanza dal centro; > La cavalleria celtica e iberica venne schierata sull'ala sinistra, lungo il fiume; quella numidica sull'ala opposta; in questo modo la prima, consistente in circa 6.000 cavalieri, avrebbe fronteggiato la cavalleria romana composta di soli 2.400 cavalieri, mentre quella numidica avrebbe fronteggiato la cavalleria italica, numericamente simile.
«Il centro dell'esercito punico era numericamente inferiore rispetto a quello romano e composto di milizie meno valide, sicché sarebbe stato comunque costretto a piegare di fronte alla massiccia pressione dei legionari. Occorreva tuttavia contenere lo slancio dei nemici per poter far scattare a tempo opportuno le mascelle della trappola, costituite dai due temibili corpi di fanteria libica, tenuti in posizione arretrata; per rendere possibile ciò era necessario che il centro della fanteria punica attraesse senza spezzarsi. Così Annibale venne progressivamente assottigliando la profondità dei ranghi verso le estremità dello schieramento, dove, come egli acutamente prevedeva, l'urto del nemico sarebbe stato meno violento e diretto, per l'istintivo convergere verso il centro anche delle unità romane posizionate sui fianchi, almeno inizialmente non impegnate in battaglia ... » Brizzi, Canne, pag. 132
La battaglia si apre con lo scontro delle milizie leggere (come da consuetudine); finito lo scontro le milizie romane (in sostanza i frombolieri) arretrano dietro lo schieramento della fanteria e qui rimangono senza svolgere alcuna funzione; I fanti leggeri punici, invece, vengono riorganizzati dai loro ufficiali e condotti a sostenere il centro, quando comincia ad apparire in difficoltà; Sulla sinistra punica si accende lo scontro tra le cavallerie; lo spazio è ristretto, abbastanza in breve le forze puniche hanno la meglio sui cavalieri romani; questi ultimi si sbandano e fuggono; solo pochi - al comando del console Emilio Paolo, ferito - non fuggono e raggiungono le fanterie; La cavalleria punica, vittoriosa a sinistra, non insegue quella romana, ma passa dietro all'esercito romano per portare aiuto alla cavalleria impegnata sul fronte opposto contro quella costituita dagli italici; a questi ultimi non rimane che la fuga, inseguiti dai cavalieri Numidi, mentre i cavalieri Punici aggrediscono le legioni romane da tergo;
Nel frattempo, l'urto dei legionari romani contro lo schieramento centrale dell'esercito di Annibale (costituito da Celti e Spagnoli) ha la meglio; le linee puniche - come previsto - non fuggono disordinatamente, ma ripiegano in modo ordinato; A questo punto lo schieramento punico si presenta non più convesso, ma concavo; le truppe romane convergono al centro, pensando che questa sia la manovra più efficace per vincere; > Le truppe cartaginesi migliori, i veterani libici, schierati lateralmente, si trovano ora a fianco dei Romani e, venuto il momento, all'ordine preciso, li attaccano di lato; I Romani sono completamente circondati, si trovano ammassati, senza alcun spazio di manovra, alla mercé dell'esercito cartaginese; la conseguenza fu un vero e proprio massacro;
Cadono sul campo, il console Emilio Paolo, il console dell'anno precedente Servilio Gemino, il comandante della cavalleria Minucio Rufo, i due questori, ventinove tribuni militari, ottanta senatori, un numero incalcolabile di cavalieri. «La grande armata romana inviata per distruggere l'esercito di Annibale aveva cessato di esistere. Afferma Polibio che 70 mila fanti caddero sul campo e che solo 370 dei cavalieri riuscirono a scampare. Più credibili, le cifre di Livio sono ugualmente spaventose: 45.500 fanti e 2.700 cavalieri rimasero uccisi, oltre 19.000 furono i prigionieri, mentre solo 15.000 uomini riuscirono per diverse vie a sfuggire al nemico ( ... ). Per questa splendida vittoria il Cartaginese pagò un prezzo tutto sommato irrisorio: poco meno - pare - di 6.000 uomini, ancora una volta in maggioranza Celti, che egli sacrificò, come sempre, senza scrupolo alcuno». Brizzi, Canne, pagg. 135 s.
campo maggiore romano fanti socii Equites al comando di Emilio Paolo legioni romane Cavalieri socii al comando di Varrone velites e schermagliatori fiume Aufidus schermagliatori schermagliatori zona collinare fanti celti e iberici campo cartaginese Cavalieri pesanti celti e iberici al comando di Asdrubale Cavalieri leggeri numidi al comando di Maarbale Falangi africane
campo maggiore romano I cavalieri di Asdrubale annientano gli equites romani e convergono al centro puntando i socii di Varrone. Cavalieri socii al comando di Varrone fiume Aufidus I cavalieri di Maarbale cacciano indietro i socii di Varrone Le falangi africane iniziano la loro avanzata. zona collinare campo cartaginese le legioni romane spingendo in avanti provocano l'arretramento del centro nemico. Lo schieramento cartaginese si modifica da convesso a concavo.