Servizi e interventi rivolti alle persone anziane: invecchiamento e assistenza

Documento sui Servizi ed Interventi Rivolti Alle Persone Anziane. Il Pdf esplora l'età anziana in Italia, i processi biologici e sociali dell'invecchiamento, e i servizi per anziani autosufficienti e non, inclusi ausili tecnici e agevolazioni, utile per studenti universitari.

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30 pagine

SERVIZI ED INTERVENTI RIVOLTI ALLE
PERSONE ANZIANE
1. LETÀ ANZIANA
Il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e abitative, delle tecniche mediche (vaccini, antibiotici,
tecniche operatorie), dell'alimentazione e delle condizioni di vita in generale, ha contribuito a migliorare la
qualità della vita, ad innalzare la speranza di vita media e ad incrementare la quota di anziani nelle popolazioni.
In Italia la frazione anziana costituisce il 18% della popolazione residente e ciò la rende la nazione con l’indice
di vecchiaia più elevato. Oggi il rapporto tra giovani (in età 0-14) e anziani è di 100 giovani per 130 anziani,
mentre negli anni ‘50 si contavano 31 anziani ogni 100 giovani.
L'invecchiamento della popolazione continuerà, ed avrà il suo picco nel 2030, anno in cui avremo 15 milioni di
ultrasessantacinquenni, cioè il 28% della popolazione. La presenza di un numero senza precedenti di persone
anziane nella nostra popolazione sta producendo e produrrà cambiamenti di portata sempre maggiore nei
rapporti e negli equilibri tra le generazioni.
L’invecchiamento nel nostro Paese non è omogeneo, ma presenta, a livello territoriale, un’elevata variabilità, ad
esempio in Liguria e in Emilia-Romagna la percentuale di anziani è rispettivamente del 25% e del 22,5%,
mentre scende a valori più bassi in Puglia e a Bolzano (rispettivamente (15,4% e 15,5%).
Le stime più recenti della mortalità in Italia indicano che l’84% degli uomini e il 92% delle donne raggiunge i
65 anni d’età e il 64% degli uomini e l’81% delle donne raggiunge i 75 anni. La speranza di vita
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a 65 anni è
andata progressivamente crescendo: nel 1952 un uomo di 65 anni poteva aspettarsi di vivere mediamente per
altri 12,5 anni e una donna per altri 13,7, invece i loro anziani coetanei del 2002 possono contare su una
speranza di vita pari a 16,8 se uomini e a 20,8 se donne.
Il concetto di vecchiaia è un concetto molto ampio e difficilmente circoscrivibile che può essere trattato sia in
termini biologici che di riduzione del ruolo sociale ed economico (pensionamento). La tradizionale definizione
di popolazione anziana, basata sul parametro dell’età, che individua come persone anziane coloro che hanno
almeno 65 anni
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, risulta abbastanza restrittiva perché lo scorrere del tempo non ha lo stesso effetto su ogni
individuo.
1.1 GLI ANZIANI E LA SOCIETÀ
L’immagine sociale dell’anziano riflette i processi di etichettamento e i modelli stereotipati che si estendono a
tutte le capacità della persona: da quelle fisiche a quelle intellettive, affettive, sociali e sessuali. Anche i
meccanismi di pensionamento, o di quiescenza, risultano essere corresponsabili nella costruzione
dell’immagine dell’anziano. Infatti l’uscita dai sistemi produttivi provoca un abbassamento delle aspettative
sociali e una perdita di centralità nei rapporti interpersonali.
Tali dinamiche possono portare ad una condizione di marginalità dell'anziano, interpretata e rappresentata come
una condizione di anormalità o di patologia, che necessita di attenzioni particolari, di interventi specialistici, di
istituzioni organizzate.
Durante la vecchiaia i rapporti di dipendenza perdono i tratti di accettabilità per assumere quelli dell’inutilità e
dell’accidentalità; se nell’infanzia e nell’adolescenza il tratto della dipendenza viene associato alla necessità di
dare aiuto e protezione al soggetto che è impegnato in compiti evolutivi, ben diversa è la dipendenza
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Fonte ISTAT
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Un'ulteriore suddivisione dell'età anziana considera gli individui tra i 75 e gli 80 anni come appartenenti alla “quarta età” e le persone con più di 80
anni “grandi vecchi”
servizi ed interventi rivolti alle persone anziane
dell'anziano: egli non è in una fase di passaggio, ma si trova relegato in una posizione pressoché definitiva,
fuori gioco nella corsa verso l’assunzione di compiti sociali produttivi e, per converso, egli deve poter
consentire il ricambio nel mercato del lavoro.
Il pensionamento costituisce un cambiamento importante nella vita delle persone: per gli uomini comporta,
talvolta, perdita di autostima e depressione per la sensazione di inutilità che induce l'inoccupazione. In generale
la donna vive in modo meno conflittuale la cessazione dell'età lavorativa perché spesso esclusa da ruoli
lavorativi attivi e perché impegnata nel lavoro domestico (accudimento della casa e dei figli/nipoti), attività che
non cessa con il pensionamento; quindi sinora la quiescenza ha costituito un cambiamento più radicale per gli
uomini che per le donne.
Nello stile di vita occidentale, il lavoro riveste un ruolo essenziale, l'individuo attraverso di esso si eleva
socialmente ed ottiene un tenore di vita più elevato. Costituisce inoltre un mezzo importante per instaurare e
mantenere relazioni sociali. La persona che va in pensione, ovviamente, può vivere l'evento in maniera
differente, come meritato riposo, come l'opportunità di disporre di maggior tempo libero o come imposizione.
Quest'ultima evenienza può generare rabbia, frustrazione e depressione.
Il pensionamento causa modificazioni nello stile di vita personale e nelle abitudini familiari: l'individuo che
cessa l'attività lavorativa passa più tempo in casa e questo può implicare una modificazione dei ruoli all'interno
della famiglia e generare conflitti.
Accanto ai fattori lavorativi e sociali devono essere considerati anche quelli di natura bio-fisica e psicologica.
Per quanto concerne i primi, medici e fisiologi affermano che fattori di natura genetica, il tipo di lavoro svolto
in precedenza dal soggetto, insieme all'ambiente e agli stimoli sociali e culturali in esso presenti contribuiscono
a determinare le condizioni di vita durante la vecchiaia.
Tuttavia, la comprensione dell'età anziana solo attraverso dati fisiologici rischia di determinare distorsioni
interpretative semplificando il fenomeno e la natura dei bisogni ad esso connessi. Un indicatore di questo
riduzionismo interpretativo è riscontrabile nel modo di organizzare le risorse istituzionali a favore degli anziani:
l'incremento notevole degli istituti di ricovero è stato la risposta predominante, fino agli anni ’90, a tutti i
bisogni, pur eterogenei, degli anziani.
In base alle nuove concezioni psicologiche e mediche, il principio di causalità lineare (vecchiaia/malattia,
vecchiaia/passività, ecc.) non sembra essere più sostenibile; al processo di causalità lineare deve essere
sostituito un modello di comprensione circolare: i fattori che concorrono a determinare l’immagine dell’anziano
e dei suoi bisogni sono molteplici e in relazione reciproca.
1.2 I PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
L’invecchiamento biologico
Tutti gli organismi invecchiano. L'invecchiamento può essere definito come un progressivo venir meno delle
capacità di difesa di fronte alle variazioni dell’ambiente esterno e una graduale perdita delle prestazioni
funzionali. A fronte dell'aumento di vulnerabilità alle aggressioni dell’ambiente diminuiscono le abilità che
sostengono l’individuo nella difesa e nella prevenzione dei rischi. Tuttavia il solo dato biologico non è
sufficiente: molteplici sono i fattori esterni che influiscono sia sulla durata della vita che sul processo di
senescenza; infatti l’invecchiamento può essere prevenuto e controllato con una vita regolare, una dieta
controllata e un buon esercizio fisico e mentale.
Alcuni parametri vitali si modificano pur non creando particolari problemi per lo stato di salute oggettiva: fra
questi, la riduzione progressiva della statura, la perdita di elasticità della pelle, l'aumento della fragilità dei vasi
cutanei, la riduzione della vista e dell’udito. L’invecchiamento può comportare la compromissione della
funzionalità di alcuni apparati (cardiovascolare, respiratorio, urinario, digerente, emopoietico, osteoarticolare,
nervoso, endocrino), tuttavia le modificazioni della funzionalità dei singoli apparati avviene in modo graduale
tanto da consentire all’individuo un progressivo adattamento sia fisico che psicologico.
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Anteprima

L'età anziana

Il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e abitative, delle tecniche mediche (vaccini, antibiotici, tecniche operatorie), dell'alimentazione e delle condizioni di vita in generale, ha contribuito a migliorare la qualità della vita, ad innalzare la speranza di vita media e ad incrementare la quota di anziani nelle popolazioni. In Italia la frazione anziana costituisce il 18% della popolazione residente e ciò la rende la nazione con l'indice di vecchiaia più elevato. Oggi il rapporto tra giovani (in età 0-14) e anziani è di 100 giovani per 130 anziani, mentre negli anni '50 si contavano 31 anziani ogni 100 giovani. L'invecchiamento della popolazione continuerà, ed avrà il suo picco nel 2030, anno in cui avremo 15 milioni di ultrasessantacinquenni, cioè il 28% della popolazione. La presenza di un numero senza precedenti di persone anziane nella nostra popolazione sta producendo e produrrà cambiamenti di portata sempre maggiore nei rapporti e negli equilibri tra le generazioni. L'invecchiamento nel nostro Paese non è omogeneo, ma presenta, a livello territoriale, un'elevata variabilità, ad esempio in Liguria e in Emilia-Romagna la percentuale di anziani è rispettivamente del 25% e del 22,5%, mentre scende a valori più bassi in Puglia e a Bolzano (rispettivamente (15,4% e 15,5%). Le stime più recenti della mortalità in Italia indicano che l'84% degli uomini e il 92% delle donne raggiunge i 65 anni d'età e il 64% degli uomini e l'81% delle donne raggiunge i 75 anni. La speranza di vita1 a 65 anni è andata progressivamente crescendo: nel 1952 un uomo di 65 anni poteva aspettarsi di vivere mediamente per altri 12,5 anni e una donna per altri 13,7, invece i loro anziani coetanei del 2002 possono contare su una speranza di vita pari a 16,8 se uomini e a 20,8 se donne. Il concetto di vecchiaia è un concetto molto ampio e difficilmente circoscrivibile che può essere trattato sia in termini biologici che di riduzione del ruolo sociale ed economico (pensionamento). La tradizionale definizione di popolazione anziana, basata sul parametro dell'età, che individua come persone anziane coloro che hanno almeno 65 anni2, risulta abbastanza restrittiva perché lo scorrere del tempo non ha lo stesso effetto su ogni individuo.

Anziani e società

L'immagine sociale dell'anziano riflette i processi di etichettamento e i modelli stereotipati che si estendono a tutte le capacità della persona: da quelle fisiche a quelle intellettive, affettive, sociali e sessuali. Anche i meccanismi di pensionamento, o di quiescenza, risultano essere corresponsabili nella costruzione dell'immagine dell'anziano. Infatti l'uscita dai sistemi produttivi provoca un abbassamento delle aspettative sociali e una perdita di centralità nei rapporti interpersonali. Tali dinamiche possono portare ad una condizione di marginalità dell'anziano, interpretata e rappresentata come una condizione di anormalità o di patologia, che necessita di attenzioni particolari, di interventi specialistici, di istituzioni organizzate. Durante la vecchiaia i rapporti di dipendenza perdono i tratti di accettabilità per assumere quelli dell'inutilità e dell'accidentalità; se nell'infanzia e nell'adolescenza il tratto della dipendenza viene associato alla necessità di dare aiuto e protezione al soggetto che è impegnato in compiti evolutivi, ben diversa è la dipendenza / Fonte ISTAT 2 Un'ulteriore suddivisione dell'età anziana considera gli individui tra i 75 e gli 80 anni come appartenenti alla "quarta età" e le persone con più di 80 anni "grandi vecchi"2 servizi ed interventi rivolti alle persone anziane dell'anziano: egli non è in una fase di passaggio, ma si trova relegato in una posizione pressoché definitiva, fuori gioco nella corsa verso l'assunzione di compiti sociali produttivi e, per converso, egli deve poter consentire il ricambio nel mercato del lavoro. Il pensionamento costituisce un cambiamento importante nella vita delle persone: per gli uomini comporta, talvolta, perdita di autostima e depressione per la sensazione di inutilità che induce l'inoccupazione. In generale la donna vive in modo meno conflittuale la cessazione dell'età lavorativa perché spesso esclusa da ruoli lavorativi attivi e perché impegnata nel lavoro domestico (accudimento della casa e dei figli/nipoti), attività che non cessa con il pensionamento; quindi sinora la quiescenza ha costituito un cambiamento più radicale per gli uomini che per le donne. Nello stile di vita occidentale, il lavoro riveste un ruolo essenziale, l'individuo attraverso di esso si eleva socialmente ed ottiene un tenore di vita più elevato. Costituisce inoltre un mezzo importante per instaurare e mantenere relazioni sociali. La persona che va in pensione, ovviamente, può vivere l'evento in maniera differente, come meritato riposo, come l'opportunità di disporre di maggior tempo libero o come imposizione. Quest'ultima evenienza può generare rabbia, frustrazione e depressione. Il pensionamento causa modificazioni nello stile di vita personale e nelle abitudini familiari: l'individuo che cessa l'attività lavorativa passa più tempo in casa e questo può implicare una modificazione dei ruoli all'interno della famiglia e generare conflitti. Accanto ai fattori lavorativi e sociali devono essere considerati anche quelli di natura bio-fisica e psicologica. Per quanto concerne i primi, medici e fisiologi affermano che fattori di natura genetica, il tipo di lavoro svolto in precedenza dal soggetto, insieme all'ambiente e agli stimoli sociali e culturali in esso presenti contribuiscono a determinare le condizioni di vita durante la vecchiaia. Tuttavia, la comprensione dell'età anziana solo attraverso dati fisiologici rischia di determinare distorsioni interpretative semplificando il fenomeno e la natura dei bisogni ad esso connessi. Un indicatore di questo riduzionismo interpretativo è riscontrabile nel modo di organizzare le risorse istituzionali a favore degli anziani: l'incremento notevole degli istituti di ricovero è stato la risposta predominante, fino agli anni '90, a tutti i bisogni, pur eterogenei, degli anziani. In base alle nuove concezioni psicologiche e mediche, il principio di causalità lineare (vecchiaia/malattia, vecchiaia/passività, ecc.) non sembra essere più sostenibile; al processo di causalità lineare deve essere sostituito un modello di comprensione circolare: i fattori che concorrono a determinare l'immagine dell'anziano e dei suoi bisogni sono molteplici e in relazione reciproca.

Processi di invecchiamento

Invecchiamento biologico

Tutti gli organismi invecchiano. L'invecchiamento può essere definito come un progressivo venir meno delle capacità di difesa di fronte alle variazioni dell'ambiente esterno e una graduale perdita delle prestazioni funzionali. A fronte dell'aumento di vulnerabilità alle aggressioni dell'ambiente diminuiscono le abilità che sostengono l'individuo nella difesa e nella prevenzione dei rischi. Tuttavia il solo dato biologico non è sufficiente: molteplici sono i fattori esterni che influiscono sia sulla durata della vita che sul processo di senescenza; infatti l'invecchiamento può essere prevenuto e controllato con una vita regolare, una dieta controllata e un buon esercizio fisico e mentale. Alcuni parametri vitali si modificano pur non creando particolari problemi per lo stato di salute oggettiva: fra questi, la riduzione progressiva della statura, la perdita di elasticità della pelle, l'aumento della fragilità dei vasi cutanei, la riduzione della vista e dell'udito. L'invecchiamento può comportare la compromissione della funzionalità di alcuni apparati (cardiovascolare, respiratorio, urinario, digerente, emopoietico, osteoarticolare, nervoso, endocrino), tuttavia le modificazioni della funzionalità dei singoli apparati avviene in modo graduale tanto da consentire all'individuo un progressivo adattamento sia fisico che psicologico.3 servizi ed interventi rivolti alle persone anziane

Invecchiamento psichico

Appare infondato lo stereotipo per cui il deterioramento di tutte le capacità intellettive è inevitabile: infatti nell'anziano le capacità cognitive non subiscono profondi mutamenti se non in presenza di altri fattori patologici. Naturalmente i cambiamenti nello stile di vita hanno influenza anche sulle funzioni cognitive; le più recenti ricerche hanno evidenziato una diminuzione delle strategie intellettive, mentre permangono buone capacità cognitive che consentono di sviluppare le funzioni residue. Durante l'età senile si verificano variazioni per quanto riguarda l'efficienza di alcune attività intellettive: diminuiscono la memoria di cifre, il ragionamento aritmetico, l'attenzione, la concentrazione; le maggiori difficoltà si riscontrano nella memoria a breve termine piuttosto che in quella a lungo termine.

Modificazioni affettive

In tutto il ciclo di vita la sfera affettiva svolge un ruolo importante, soprattutto in quei periodi critici, quali l'infanzia o l'adolescenza, in cui le carenze affettive possono provocare difficoltà nello sviluppo della personalità. Anche la tarda età adulta appare come una fase critica, in cui i cambiamenti delle condizioni di esistenza possono far riemergere antichi problemi affettivi o crearne di nuovi. Le ridotte capacità di adattamento nell'anziano si accompagnano ad una restrizione dello spazio vitale, con ricadute negative nella sfera delle relazioni affettive: l'anziano presenta tendenze a chiudersi in sé e a ridurre le sue possibilità di vita; spesso la morte del coniuge e lo stato di solitudine rinforzano i tratti affettivi di chiusura e di dipendenza. Tale situazione è accentuata dall'indebolimento fisico e dal senso di un corpo che muta, che rendono incerta l'identità della persona. Gli stati di invalidità e la perdita di autosufficienza possono acuire i tratti di passività e di dipendenza, accompagnandosi a stati d'ansia, depressione, senso di colpa, angoscia, autocommiserazione, stato confusionale. I compiti di sviluppo, presenti in ogni fase del ciclo di vita, richiedono all'individuo di adattarsi ai continui cambiamenti, ricomponendo la propria identità di fronte a tutte le situazioni di mutamento. Nella persona anziana, la ristrutturazione della propria personalità è conseguente alle nuove condizioni di vita (pensionamento, allontanamento dei figli, morte del coniuge, ecc.). Il rischio di marginalità obbliga l'individuo a riformulare la propria identità su altri referenti sociali. Relativamente all'ambiente familiare il ruolo di nonno può offrire numerose compensazioni e arricchire la vita affettiva: la comunicazione tra le generazioni consente la crescita reciproca e un sentimento di maggiore appartenenza sociale. Così come nelle precedenti fasi della vita, anche nella tarda età adulta vi è la necessità di trovare delle gratificazioni sul piano affettivo. Un senso di impotenza e frustrazione può derivare dalla mancanza di relazioni sociali e opportunità di condivisione; spesso la risposta ad una condizione di carenza affettiva si manifesta sotto forma di atteggiamento aggressivo, oppure con l'isolamento e la dipendenza. Un profondo senso di solitudine può compromettere il sistema delle emozioni, scatenando nell'individuo forti reazioni di rabbia, di disperazione oppure reazioni di segno opposto, con repentine oscillazioni d'umore. In questo contesto gli interventi più efficaci di prevenzione risultano essere quelli indirizzati ad offrire occasioni di integrazione e di solidarietà. Al contrario, gli atteggiamenti di indifferenza da parte della collettività provocano l'aggravio di una condizione che, già di per sé, comporta degli svantaggi.

Modificazioni della sfera sessuale

Recenti studi hanno dimostrato l'infondatezza dello stereotipo secondo cui gli anziani sono privi di una sfera sessuale. Niente di più falso: per la donna non vi è alcun limite per il rapporto sessuale e per l'uomo la "virilità", se trova condizioni relazionali positive, può esservi fino a 80 anni. Tuttavia, come spesso accade nel meccanismo di auto-profezia che si avvera, i pregiudizi provocano nella persona anziana una diminuzione dei desideri sessuali: la carenza di progetti di educazione sessuale favorisce la diffusione di immagini distorte della realtà che confondono la funzione riproduttiva con la sessualità. Nell'età senile l'attività sessuale, intesa anche come scambio di attenzioni e di tenerezza, favorisce una condizione psicologica favorevole, aumenta la stima di sé e influenza positivamente la propria immagine da parte dell'anziano.

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