Macroeconomia: concetti fondamentali, PIL, inflazione e mercati finanziari

Documento di Macroeconomia sui concetti fondamentali, il calcolo del PIL, l'inflazione e i mercati finanziari. Il Pdf, focalizzato sull'Economia per l'Università, esplora la moneta, il tasso di interesse e le operazioni della Banca Centrale, offrendo una trattazione chiara e dettagliata.

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Anteprima

MACROECONOMIA

CONCETTI FONDAMENTALI (capitolo 2)

3 variabili di base della macroeconomia:
PIL (prodotto interno lordo) produzione aggregata, quanto viene prodotto all'interno di un'area geografica ed è il valore
di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo (solitamente nello Stato durante
un anno solare). Il valore di mercato è la valutazione della produzione al prezzo corrente dell'anno che si sta considerando
(fondamentale il prezzo per equiparare la valutazione di tutti i diversi beni e servizi). Tutti i beni e i servizi, che devono
essere considerati al valore di mercato, vengono considerati tutti i beni e servizi che passano per il mercato (quindi niente
illegale, niente nero, lavoro domestico come babysitter senza contratto). Finali significa tutti i prodotti e servizi conclusi,
così da evitare il conteggio dei beni intermedi rischiando di conteggiare due volte uno stesso bene (acquisto il legno e
produco il tavolo, la produzione è solo il prezzo finale del tavolo) -> quelli che arrivano agli utilizzatori finali. Prodotti, non
per forza scambiati; quindi, non per forza deve essere venduto nell'anno di conteggio del PIL ma viene contabilizzato
nell'anno in cui viene effettivamente prodotto. In un paese: il luogo di riferimento, all'interno dello Stato, dell'UE, ecc .;
non è rilevante chi produce ma solo dove viene prodotto (quindi sì alla ditta tedesca che produce in Italia e non la ditta
italiana che produce all'estero). Dato periodo di tempo: è un flusso, non stock, è la quantità prodotta in un anno, senza
considerare quanto prodotto gli anni prima.

Calcolo del PIL

Come si calcola? Ci sono 3 metodi diversi che portano allo stesso risultato, ciascuno implica una definizione diversa ma
sono equivalenti -> il PIL indica infatti più cose, non è solo la produzione.

  1. SPESA: valore dei beni e dei servizi finali prodotti: quanto spendono (o potrebbero spendere) i clienti per
    ottenere quanto prodotto;
  2. VALORE AGGIUNTO: qui non si guardano solo ai beni finali ma a tutta la produzione, e si guarda al valore che ogni
    singola impresa crea nelle diverse fasi di lavorazione. - > è più complesso ma più interessante perché si vedrà che
    la somma dei valori aggiunti dei singoli step porta al valore del bene finale;
  3. REDDITO: non più guardando alla produzione ma guardando al reddito delle famiglie di uno paese. Con questo
    metodo si sommano i salari e i profitti di tutti i lavoratori italiani in un determinato anno. - > così si vede la
    coincidenza tra produzione e reddito.

Esempio di calcolo del PIL

Come si calcola il PIL, dal semplice al complesso:
3 soggetti (mugnaio che produce farina, fornaio che produce il pane, famiglie che possono offrire lavoro, possedere le
aziende, consumare il pane). Non ci sono interazioni con altri Paesi, non ci sono investimenti (capitali), è semplice. Il
mugnaio produce farina, parte la vende per fare il pane e parte alle famiglie per fare quello che vogliono in casa. La prima
parte diventa scambio intermedio 10€, la seconda diventa bene finale 40€. Il fornaio, dopo aver prodotto pane, vende
alle famiglie per 100€. Il mugnaio paga 10€ per salari e 40€ al proprietario del mulino come profitto. Il fornaio uguale
paga 40€ come salario, 50€ come profitto per il proprietario.
Secondo il metodo della spesa si somma quanto è stato dato alla famiglia quindi 40 di farina e 100 di pane = 140
Secondo il metodo del reddito il mugnaio paga 40 e 10, il fornaio 40 e 50, per un totale di 140.
Secondo il terzo metodo del valore aggiunto si vanno ad analizzare tutti gli step. Il mugnaio non usa nessuna materia,
quindi tutto quello che produce è il valore aggiunto (50). Il fornaio invece produce 100 di pane partendo da un 10 di
farina quindi lui ha fatto passare 10€ -> 100€ quindi in totale 90€. Somma dei valori aggiunti = 140€.
NB in questa economia non c'è alcun risparmio, viene tutto consumato.
Quindi PIL = produzione e reddito (e per questo PIL pro capite = reddito diviso persone).

Aggiunta della rendita nel calcolo del PIL

Aggiungiamo un altro tipo di reddito: la rendita -> remunerazione del capitale investito (profitto remunerazione
dell'attività imprenditoriale, salari remunerazione del lavoro dipendente) messo a disposizione di altri.
1Aggiungiamo quindi che sia fornaio che mugnaio non sono proprietari ma sono in affitto, quindi, pagano una quota alla
"famiglia" come rendita. Quindi la produzione non cambia, ma mugnaio paga 10 di salar, 5 di rendita, 35 come profitto
per il proprietario dell'attività. Il fornaio invece paga 40 di salari, 10 di rendita e 40 per differenza di profitto.
Il PIL non cambia, la spesa non è cambiata e nemmeno il valore aggiunto. Il reddito rimane lo stesso ma cambia la sua
distribuzione, ora ci sono 50 di salari, 75 di profitti e 15 di rendita.
Quindi per il calcolo del PIL non ci interessa la distribuzione dei redditi, è importante ma non rilevante al fine di calcola re il
PIL. Quindi semplificando senza considerare la rendita (cioè chi è il proprietario dei locali) non cambia il risultato.

Beni d'investimento nel calcolo del PIL

Aggiungiamo invece i beni d'investimento che vengono prodotti per il mugnaio e per il fornaio. Emerge una nuova figura,
il costruttore, che non si relazione per vendere alle famiglie ma solo con gli step produttivi.
Quindi costruttore produce forno per il fornaio e componenti per il mugnaio. Beni di investimento di 25€ per il mugnaio e
15€ per il fornaio. Il costruttore vende totale 40€ e paga 30 come salari, con un rimanente profitto di 10 (bypassiamo la
rendita). La spesa quindi adesso viene modificata: il macchinario che il costruttore vende non è come la farina venduta al
fornaio (bene intermedio). Il macchinario è un bene finale perché vengono venduti ai produttori senza essere ri-elaborati.
La spesa, quindi, non è più dettata solo dalle famiglie (40 + 100 di prima), si aggiungono anche i 40 euro degli investimenti
per un totale di 180 di PIL. Per il reddito bisogna aggiungere ai redditi precedenti anche quelli pagati dal costruttore
quindi sempre 140 di prima più 10+30. Per il valore aggiunto il macchinario non entra come prezzo intermedio per la
produzione di pane e di farina, ma sorge un nuovo valore aggiunto creato dal costruttore che dal nulla ha creato
macchinari per 40 quindi oltre alla farina di 50, al pane di 90 e al macchinario di 40 si ha di nuovo 180.
Bilancio imprese: entrate 190, uscite 230, investimenti 40 (190 - 230)
Bilancio famiglie: entrate 180, uscite 140, risparmi 40 (180 - 140)
In un'economia chiusa la relazione tra investimento e risparmio è 1 a 1, cioè si investe tanto quanto le famiglie sono
disposte a risparmiare. Quindi se le famiglie hanno un reddito basso, risparmiano poco e quindi le imprese possono
investire maggiormente.

Economia aperta e scambi con l'estero

Ora si passa all'economia aperta, quindi con scambi con l'estero, sia di beni intermedi che di prodotti finali. Per esempio,
aggiungiamo un costruttore che importa beni intermedie il fornaio esporta il pane. Quindi l'estero produce un bene che
viene usato dal costruttore per costruire i beni di investimento che fornisce. Questo bene intermedio viene importato per
10€. Ora il fornaio vende una parte in Italia, una parte all'estero (15€). Per il valore aggiunto: si guarda sempre e solo
mugnaio, fornaio e costruttore. Mugnaio produce sempre 50 da 0, il fornaio produce sempre 100 (85 entro, 15 estero)
spendendo 10 quindi il valore aggiunto vale sempre 90, il valore aggiunto del costruttore non è più da 0 a 40, ora usa
componentistica prodotta all'estero per 10€ quindi il valore aggiunto non è più 40 ma 30 (40 - 10). Quindi il PIL risulta
170.
Per il reddito si sommano sempre i vari redditi, ora costruttore deve pagare anche le importazioni quindi dei 30 salari e 10
profitti di prima, ora i 10 vengono destinati a pagare i beni; quindi, non c'è più rendita per il costruttore. Per questo anche
qui il valore complessivo è 180 - 10.
In base alla spesa bisogna guardare alle esportazioni nette: dobbiamo considerare beni e servizi prodotti in Italia
indipendentemente da dove siano consumati. Ai consumi e investimenti domestici dobbiamo aggiungere tutto quello che
esportiamo, al netto di tutto quello che importiamo (visto che non viene prodotto in Italia). Quindi alla spesa di prima
aggiungiamo le esportazioni nette (15 - 10), sia positive che negative che siano.
NB. Quando qualcosa entra bisogna prestare attenzione al tipo di bene, se intermedio o finale. Se invece va all'estero si
considera sempre come bene finale perché per il PIL dello stato non viene più considerato.
I bilanci adesso cambiano, risparmio e investimento non sono più correlati direttamente. Si aggiunge il bilancio della
bilancia commerciale, che va a contare gli scambi con l'estero.

Settore pubblico e bilancio

2Ora guardiamo al settore pubblico (Pubblica Amministrazione): semplificando la PA che incassa il gettito d'imposta dalle
famiglie e spende in spesa pubblica. Nell'esempio la PA riceve 20€ dalle famiglie e acquista dal costruttore 40€ di spesa
pubblica. Vedi slide per nuovo calcolo e schema.
In generale: Risparmi = Investimenti + bilancia commerciale + Bilancio pubblico (deficit)
S=I+NX+D

Lezione 3 - 29/02/2024

Soggetti e mercati macroeconomici

Soggetti: famiglie, imprese, Pubblica amministrazione, settore estero in 3 mercati: dei fattori, finanziari e beni/servizi.
Vedi schema con tutte le relazioni.

PIL nominale e PIL reale

Pil (GDP in inglese) nominale: quanto abbiamo calcolato fino ad ora, somma al prezzo corrente. Varia in base alla crescita
della produzione o alla crescita dei prezzi. L'aumento del pil nominale quindi potrebbe essere legato solo al prezzo, e
quindi non c'è stato aumento di fattori prodotti.
Pil reale invece esclude l'inflazione, si basa sulla crescita della produzione. Si calcola scegliendo un anno di riferimento,
usando quindi sempre i prezzi dell'anno x. Così vedo dal 2000 al 2024 quanto effettivamente la produzione è cresciuta.
Non sono da paragonare i due pil, ma la variazione dei diversi anni. Le statistiche aggiornano di tanto in tanto gli anni di
riferimento, se si vede un grafico con i due pil nel tempo (dove si equivalgono è l'anno preso di riferimento). La crescita
del Pil nominale sembra cresciuto tantissimo, vedendo il pil reale invece cresce molto meno, questo perché c'è stata
tantissima inflazione. Ci si rende conto di come effettivamente era l'economia del paese. Quando l'inflazione è bassa il pil
nominale va bene, ma quando si fanno comparazioni storiche è sempre meglio usare quella reale.

Calcolo della crescita economica

Formula per calcolare la crescita (Yt - Yt-1) / Yt-1 con Y che può essere qualsiasi valore. Il-1 può essere un qualsiasi arco
temporale. Si prende il valore corrente, si sottrae il valore passato che va comparato e la differenza che si è registrata si
rapporto al valore passato. Cioè sul valore passato, quanta variazione abbiamo avuto? Se c'è l'unità di misura (€) si
riferisce al nominale, altrimenti reale. La crescita se positivo aumento -> espansione economica, se negativa diminuzione -
> recessione economica. Per la recessione si devono almeno registrare 2 trimestri con crescita negativa. Appena si
registra un tasso positivo si esce dalla recessione (non significa che va tutto bene ma che si è migliorati).

Indicatori di sviluppo e benessere

Inflation-adjustment (valore reale)
PPP$ (tutto espresso in dollari, purchasing power parity =parità del potere di acquisto)
HDI (human development index): fattori di carattere sociale che influenzano il tenore di vita.
Nel grafico del 2011 si vede che dove c'è alto reddito, c'è alta qualità di vita -> quindi il Pil misura tendenzialmente anche
lo sviluppo umano.

Tasso di disoccupazione e partecipazione

Il tasso di disoccupazione: per calcolarlo è facile, bisogna stare attenti alla classificazione. Se una persona è occupata è
facile determinarlo; quelli che non lavorano non sono tutti classificati come disoccupati. Il disoccupato è qualcuno che
non ha lavoro ma lo sta attivamente cercando (quindi tramite interviste, non c'è alcun indicatore specifico che lo dice) -> situazione di disagio. Fuori dalla forza lavoro è chi non lavora e non sta cercando lavoro (in età lavorativa) -> non lavora
per scelta, è soddisfatto. Lavoratori scoraggiati sono quelli che hanno cercato lavoro per tempo ma non trovando niente
smette di cercare -> non è una scelta, se venisse offerto lavoro lo accetta. Tasso di partecipazione è il rapporto tra forza
lavoro (occupati e disoccupati) e il totale della popolazione in età lavorativa (no bambini e no anziani). Grafico degli USA il
tasso di partecipazione tra anni 60-90 crescita legata alla variazione sociale, cioè partecipazione della donna al mercato
del lavoro. La riduzione è complessa da definire, potrebbe essere scoraggiamento o altro, difficile da studiare. Il tasso di
partecipazione è molto più basso, questo è un problema perché ci sono pochi che lavorano e che partecipano al
sostentamento dello stato.
Il tasso di disoccupazione si rapporta disoccupati e forza lavoro (tra occupati e disoccupati, quanti sono i disoccupati). II
tasso di disoccupazione varia di anno in anno e varia al variare del pil. In fase di espansione (aumento del pil reale) -> più
produzione = più bisogno di lavoratori. In fase di recessione (diminuzione del pil reale) -> meno produzione = più gente a
3

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