Confini del gruppo: groupship, membership e leadership in Psicologia

Documento sui confini del gruppo: groupship, membership e leadership. Il Pdf, di Psicologia per l'Università, analizza i confini esterni e interni, con focus sui criteri oggettivi e psicologici di appartenenza, e il ruolo della leadership.

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Confini del gruppo: groupship,membersh ip, leadership
1. CONFINI ESTERNI: LA GROUPSHIP
Nell’analizzare l’etimologia del termine ‘gruppo’ avevamo visto
la sua origine nell’antico provenzale grop e nel germanico kruppa
(matassa arrotolata), notando come la parola gruppo richiami il
cerchio, come figura geometrica che rappresenta un limite separatore
tra un dentro e un fuori. Un elemento fondamentale dell’anatomia del
gruppo è il confine del gruppo, una struttura deputata a separare
ciò che fa parte del gruppo e ciò che non fa parte del gruppo. In questa
visione, il gruppo può essere visto metaforicamente come un
contenitore, all’interno del quale possiamo posizionare tutte le
strutture anatomiche del gruppo che abbiamo analizzato fino a questo
punto. Dunque, il gruppo contiene strutture affettive, strutture di
comunicazione, status, ruoli, i quali sono raggruppati e separati
dall’ambiente esterno, attraverso un confine. Il confine è un elemento
separatore tra interno ed esterno in termini sia spaziali, ovvero si
pone tra lo spazio interno al gruppo e lo spazio esterno al gruppo, ma
anche in termini funzionali, svolgendo la funzione di lasciare entrare
nel gruppo oppure lasciare uscire dal gruppo.
In alcuni casi i confini del gruppo si riferiscono a criteri
concreti e oggettivi che definiscono l’appartenenza al gruppo. Ad
esempio, una scuola è confinata all’interno di un istituto, circondato
da un recinto in cui l’ingresso è regolato (possono entrare gli studenti,
gli insegnanti, solo in alcuni orari anche i genitori, non possono
entrare gli estranei). Lo stesso si può osservare in un gruppo più
ristretto, come la famiglia che si colloca in una casa, nella quale i
membri della famiglia possono entrare ed uscire (con modalidiverse
a seconda dello status, ad esempio i genitori avranno le chiavi di casa
mentre i bambini potrebbero non averle), amici e conoscenti possono
entrare previo permesso della famiglia, mentre agli sconosciuti è
consentito l’ingresso solo in casi particolari. Altri esempi di confini
concreti sono dati da caratteristiche oggettive che un individuo
deve possedere per poter entrare a far parte di un gruppo. Ad
esempio, per entrare a far parte di una squadra di calcio femminile
bisognerà essere femmine. Oppure per entrare nel baby club di un
campeggio bisognerà essere un bambino. In alcuni casi, l’inserimento
all’interno dei confini di un gruppo richiede anche delle azioni
specifiche, come riti di passaggio o riconoscimenti formali che segnano
l’ingresso di un individuo in un gruppo. Ad esempio, per entrare nel
gruppo dell’ordine degli psicologi bisogna superare l’esame di stato,
oppure per entrare in un’azienda bisogna superare un processo di
selezione. La configurazione di questi aspetti influenzerà la
percezione del gruppo come tale e il comportamento dei membri del
gruppo. Ad esempio, l’inizio di una seduta di terapia richiede che ci
sia un setting nel quale il gruppo può restare isolato e protetto da
incursioni esterne. Oppure, perché inizi una riunione di lavoro, si
richiede di chiudere le porte in modo tale da non essere disturbati o
ascoltati dall’esterno.
Sebbene aspetti concreti che separano un gruppo dal mondo
esterno possano influenzarne il funzionamento, ciò che ha maggiore
peso nell’attraversamento dei confini del gruppo è il senso psicologico
di sentirsi parte di un gruppo, a cui ci siamo riferiti in precedenza con
il termine di emergenza psicologica. Ovvero il sentimento
individuale di sentirsi parte di un gruppo, il legame affettivo
dell’individuo con il gruppo, un sentimento identitario che è
espressione di un’adesione ad un gruppo. Indipendentemente

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Anteprima

Confini Esterni: La Groupship

Nell'analizzare l'etimologia del termine 'gruppo' avevamo visto la sua origine nell'antico provenzale grop e nel germanico kruppa (matassa arrotolata), notando come la parola gruppo richiami il cerchio, come figura geometrica che rappresenta un limite separatore tra un dentro e un fuori. Un elemento fondamentale dell'anatomia del gruppo è il confine del gruppo, una struttura deputata a separare ciò che fa parte del gruppo e ciò che non fa parte del gruppo. In questa visione, il gruppo può essere visto metaforicamente come un contenitore, all'interno del quale possiamo posizionare tutte le strutture anatomiche del gruppo che abbiamo analizzato fino a questo punto. Dunque, il gruppo contiene strutture affettive, strutture di comunicazione, status, ruoli, i quali sono raggruppati e separati dall'ambiente esterno, attraverso un confine. Il confine è un elemento separatore tra interno ed esterno in termini sia spaziali, ovvero si pone tra lo spazio interno al gruppo e lo spazio esterno al gruppo, ma anche in termini funzionali, svolgendo la funzione di lasciare entrare nel gruppo oppure lasciare uscire dal gruppo.

In alcuni casi i confini del gruppo si riferiscono a criteri concreti e oggettivi che definiscono l'appartenenza al gruppo. Ad esempio, una scuola è confinata all'interno di un istituto, circondato da un recinto in cui l'ingresso è regolato (possono entrare gli studenti, gli insegnanti, solo in alcuni orari anche i genitori, non possono entrare gli estranei). Lo stesso si può osservare in un gruppo più ristretto, come la famiglia che si colloca in una casa, nella quale i membri della famiglia possono entrare ed uscire (con modalità diverse a seconda dello status, ad esempio i genitori avranno le chiavi di casamentre i bambini potrebbero non averle), amici e conoscenti possono entrare previo permesso della famiglia, mentre agli sconosciuti è consentito l'ingresso solo in casi particolari. Altri esempi di confini concreti sono dati da caratteristiche oggettive che un individuo deve possedere per poter entrare a far parte di un gruppo. Ad esempio, per entrare a far parte di una squadra di calcio femminile bisognerà essere femmine. Oppure per entrare nel baby club di un campeggio bisognerà essere un bambino. In alcuni casi, l'inserimento all'interno dei confini di un gruppo richiede anche delle azioni specifiche, come riti di passaggio o riconoscimenti formali che segnano l'ingresso di un individuo in un gruppo. Ad esempio, per entrare nel gruppo dell'ordine degli psicologi bisogna superare l'esame di stato, oppure per entrare in un'azienda bisogna superare un processo di selezione. La configurazione di questi aspetti influenzerà la percezione del gruppo come tale e il comportamento dei membri del gruppo. Ad esempio, l'inizio di una seduta di terapia richiede che ci sia un setting nel quale il gruppo può restare isolato e protetto da incursioni esterne. Oppure, perché inizi una riunione di lavoro, si richiede di chiudere le porte in modo tale da non essere disturbati o ascoltati dall'esterno.

Sebbene aspetti concreti che separano un gruppo dal mondo esterno possano influenzarne il funzionamento, ciò che ha maggiore peso nell'attraversamento dei confini del gruppo è il senso psicologico di sentirsi parte di un gruppo, a cui ci siamo riferiti in precedenza con il termine di emergenza psicologica. Ovvero il sentimento individuale di sentirsi parte di un gruppo, il legame affettivo dell'individuo con il gruppo, un sentimento identitario che è espressione di un'adesione ad un gruppo.

Indipendentementedall'esistenza di fatti concreti che determinino l'appartenenza ad un gruppo, ognuno di noi ha una certa percezione dell'appartenenza ai gruppi. Ad esempio, chi lavora da molto tempo all'interno di un gruppo avrà una percezione di appartenenza superiore a chi ha appena iniziato a lavorare in quel gruppo. Oppure, indipendentemente dai certificati rilasciati dall'ufficio anagrafe, ognuno di noi si sente parte della propria famiglia, e questo sentire ha un valore molto più forte del certificato.

Secondo Quaglino, Casagrande e Castellano (1992), il confine che separa il gruppo dall'ambiente esterno è definito dal senso di appartenenza e dal senso di coesione del gruppo, avvero dalla groupship. Quest'ultima viene definita come segue: "l'essere gruppo è la rappresentazione mentale dei membri che lo identificano come nuovo soggetto, con bisogni originali, diversi da quelli dei singoli, con manifestazioni diverse da quelle di ciascuno: è il noi al quale essi si riferiscono, e soprattutto, del quale contribuiscono a soddisfare i bisogni". La groupship può essere pensata come posta all'interno del continuum tra l'essere per e l'essere contro. Secondo Quaglino, Casagrande e Castellano (1992), "l'essere per fa sì che gli individui si riconoscano nel gruppo manifestando ed esprimendo coesione [ ... ] delimita un'unità di gruppo e la fa vivere, per far superare l'essere tra centinaia, migliaia di individui non identificabili, identici nel loro non essere riconosciuti". In questo senso, la definizione di un confine ha la funzione di identificare il gruppo come oggetto a sé, come oggetto identificabile rispetto alla massa di individui. L'essere contro è altrettanto importante per la definizione di un confine: "Il gruppo, per esistere, deve detestare o essere detestato. La vita interna è alimentata anche dall'antagonismo verso l'esterno" (Quaglino, Casagrande eCastellano, 1992). Quindi la definizione della groupship passa anche attraverso la differenziazione rispetto all'esterno.

Per comprendere il concetto di confine del gruppo è utile assumere un approccio sistemico dei gruppi e delle organizzazioni (Perini, 2002). Se vediamo il gruppo o l'organizzazione come un sistema, possiamo concettualizzare il confine come una struttura deputata a separare ciò che è interno al sistema e ciò che è esterno al sistema. Poiché il gruppo è un sistema aperto, tale struttura deve avere caratteristiche di semi-permeabilità, ovvero oltre a separare deve anche consentire l'entrata selettiva di elementi nel sistema e l'uscita selettiva di elementi dal sistema. Metaforicamente, possiamo pensare al gruppo come ad una cellula, la quale è avvolta da una membrana cellulare la quale da una parte separa la cellula dal resto dell'organismo, ma al tempo stesso connette la cellula con il resto dell'organismo, lasciando entrare e/o uscire determinate sostanze e non altre, in base alle necessità di adattamento e mantenimento omeostatico della cellula stessa. Utilizzando un'altra metafora, possiamo vedere il gruppo come una persona, separata ma anche collegata al mondo esterno dalla pelle, che protegge il corpo dal mondo esterno, ma al tempo stesso mette in comunicazione la persona con il mondo esterno. Allo stesso modo, nel sistema gruppo, il confine è prima di tutto una frontiera delimitante, che separa ciò che fa parte del gruppo da ciò che è esterno al gruppo. Ma abbiamo detto anche che il gruppo è un sistema aperto, motivo per cui il confine deve avere un certo livello di permeabilità, svolgendo la funzione di comunicazione e scambio con l'ambiente esterno. In questo senso, il confine determina gli scambi in entrata (input) e in uscita (outcome). Vediamo un esempio riportato da Perini (2002). Seprendiamo una scuola, vedremo che il suo confine consente l'ingresso di un input costituto dagli studenti, attraverso specifiche procedure (ad esempio, l'iscrizione, il pagamento di una tassa, il consenso dei genitori, ecc.). All'interno del sistema scuola si realizza poi un processo di conversione dell'input in un output costituito da individui con una formazione. Infine si avrà una uscita, l'output, che spesso richiede operazioni specifiche come il superamento di un esame o il conferimento di un diploma.

Anche Quaglino, Casagrande e Castellano (1992) parlano anche di apertura e chiusura dei confini del gruppo e lo fanno in questi termini: "L'apertura si riferisce all'attività di scambio con l'ambiente, alla sua capacità di alimentarsi attraverso il contatto con l'esterno. Questo livello di un gruppo è definito dalla sua capacità di ricavare, elaborare, fornire informazioni. L'apertura avviene sostanzialmente per il reperimento di risorse materiali ed informazioni che consentano di svolgere le attività per le quali il gruppo si è costituito. La chiusura si riferisce all'organizzazione che il sistema si dà, quindi all'insieme di relazioni dinamiche finalizzate all'identità e all'unità. [ ... ] Apertura e chiusura in un gruppo sono contemporanee e alterne, il gruppo troppo chiuso muore per asfissia, troppo aperto muore per anomia, fondendosi con il resto dell'ambiente. [ ... ] la chiusura segna il confine, determina la sua forma nello spazio, costruisce la sua storia; l'apertura garantisce lo scambio, la trasformazione che alimenta e produce la sua sopravvivenza".

Ritornando sugli esempi riportati da Perini (2002), possiamo notare che nelle organizzazioni avremo un sistema complesso costituito da sottosistemi. L'organizzazione ha un suo compito (ad esempio, produrre automobili) e i vari sottogruppo hanno le lorofunzioni specifiche (ad esempio, assemblare i pezzi, testare la sicurezza delle automobili, occuparsi del marketing e così via). Lo svolgimento delle attività dell'organizzazione prevede dei processi in entrata, o input (ad esempio, l'arrivo delle materie prime, l'arrivo di nuovo personale, ecc.), processi di conversione che trasformano gli input in output, (ad esempio, produzione di automobili) processi di output volti al trasferimento dei prodotti all'esterno (ad esempio, le automobili vengono portare nelle concessionarie). Anche in questo caso, l'organizzazione ha un proprio confine, che la separa dal mondo esterno, ma all'interno dell'organizzazione, ogni sottogruppo ha un proprio confine che lo distingue dal resto dell'organizzazione. Per questo oltre a considerare i confini esterni al gruppo è importante trattare i confini interni.

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