Slide sulla Puericultura che esplora i bisogni dei bambini, focalizzandosi sulla Piramide di Maslow. Il Pdf, attribuito alla Dott.ssa Ostetrica Veronica Lai, è una presentazione didattica di Psicologia per l'Università, che illustra i bisogni fisiologici e di sicurezza.
Mostra di più30 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
@
veronicaostetrica.87@gmail.com
@veronicaostetrica (INSTAGRAM)V
Bisogni di
autorealizzazione
Sviluppo e
autostima
Bisogni di stima
Riconoscimento
sociale
Bisogni sociali
Appartenenza
amore
Protezione
Bisogni di
sicurezza
Fame sete
sonno
Bisogni
fisici
La piramide dei bisogni di
Maslow è una
rappresentazione
schematica, visuale della
gerarchia dei bisogni umani.
Nata nell'ambito della
psicologia sociale ha avuto
nel tempo applicazioni in
campi molto diversi e,
nonostante le critiche,
rimane uno dei modelli più
funzionali sulla motivazione
delle persone.
La gerarchia dei bisogni di Maslow è la teoria formulata dallo
psicologo americano Abraham Maslow che consiste in un
modello a cinque livelli dei bisogni primari dell'uomo
identificati in:
Sono i primo e il secondo gradino, e compaiono fin dalla nascita
Alimentarsi è un bisogno primario e il bambino percepirà dei
segnali come il mal di pancia, la spossatezza, l'iper-agitazione
E' consigliabile portare il bambino a spasso, lasciare che
prenda aria e luce il luoghi aperti e sani come giardini o al
mare: in questo modo potrà rafforzare le sue difese
immunitarie; l'esposizione controllata al sole arricchisce il
bambino di vitamina D.
Per la salute dei bambini ed evitare infezioni è bene evitare
luoghi affollati o dove siano presenti malati.
Nei primi mesi di vita è bene portare in giro il bambino con
supporti adeguati come la navetta o la fascia, in modo che
mantenga una corretta postura.
Tutti i lattanti e i bambini piccoli utilizzano il pianto come
forma di comunicazione: si tratta dell'unico mezzo a loro
disposizione per esprimere un bisogno.
Tutti i bimbi del mondo piangono allo stesso modo e
fondamentalmente per le stesse cose. Se per alcuni genitori il
pianto è un evento del tutto normale e quindi tollerato, per
altri è quel qualcosa che genera ansia, trepidazione, un
problema non tollerato.
Tale pianto è normale e solitamente si interrompe non
appena le esigenze sono soddisfatte, ad esempio quando i
bambini sono alimentati, fanno il ruttino, il pannolino viene
cambiato o sono cullati.
Per il neonato piangere è un vero e proprio sistema di
segnalazione, un richiamo tutt'altro che generico, un segnale
che ha lo scopo di portare la madre vicino a lui/lei, il più
presto possibile. E un modo per dialogare, per allenare gli altri
a rispondere adeguatamente.
Dopo la nascita tutti i pianti sembrano essere molto simili,
varia solo il timbro, l'acuto o la modulazione, pertanto è
necessario del tempo, qualche settimana, perché il neonato
impari a comunicare meglio e i genitori a capire le
innumerevoli sfumature di questo vocalizzo. Il bambino va
compreso, rispettato, aiutato.
La maggior parte degli episodi di pianto è una risposta a fame,
fastidio (ad esempio a causa del pannolino bagnato), dolore
(mal di pancia o mal d'orecchio), paura o separazione dai
genitori.
Per il neonato piangere è un vero e proprio sistema di
segnalazione, un richiamo tutt'altro che generico, un segnale
che ha lo scopo di portare la madre vicino a lui/lei, il più
presto possibile. E un modo per dialogare, per allenare gli altri
a rispondere adeguatamente.
Dopo la nascita tutti i pianti sembrano essere molto simili,
varia solo il timbro, l'acuto o la modulazione, pertanto è
necessario del tempo, qualche settimana, perché il neonato
impari a comunicare meglio e i genitori a capire le
innumerevoli sfumature di questo vocalizzo. Il bambino va
compreso, rispettato, aiutato.
La maggior parte degli episodi di pianto è una risposta a fame,
fastidio (ad esempio a causa del pannolino bagnato), dolore
(mal di pancia o mal d'orecchio), paura o separazione dai
genitori.
Il termine "capriccio" viene usato in realtà a sproposito per
descrivere quelle voglie improvvise o bizzarrie spesso di breve
durata del bambino che noi genitori tendiamo o meno a
soddisfare.
È infatti importante chiarire che questi atteggiamenti ai nostri
occhi tanto sconvenienti ed eccessivi non sono immotivati, né
tanto meno futili. Alla loro base, infatti, è sempre possibile
individuare un bisogno implicito, che chiede a gran voce di
essere visto, riconosciuto e convalidato.
I capricci sono un modo di comunicare dei bambini che
reclamano un bisogno non soddisfatto di aiuto, di attenzione,
che segnalano paura o fatica a tollerare le regole imposte
dagli adulti.
Facciamo un esempio. È mattina presto e il nostro bambino
non vuole proprio saperne di prepararsi. Gli proponiamo
persino di indossare la sua maglia preferita, ma lui risponde
che non gli piace più e inizia un pianto inconsolabile.
Davanti a una condotta del genere in molti si lascerebbero
sopraffare dal nervosismo e, vista anche la fretta di uscire,
andrebbero a reprimere il comportamento con durezza
vestendo a forza il bambino
La situazione, probabilmente, si sarebbe potuta svolgere
diversamente se l'adulto, invece di impuntarsi, avesse cercato
di porsi in ascolto. Difficilmente, infatti, il bisogno più evidente
è effettivamente quello all'origine del capriccio. Nel nostro
esempio magari il vero problema del bambino non era "quale
maglia indossare", ma piuttosto la consapevolezza che una
volta pronto sarebbe dovuto andare all'asilo, separandosi dal
genitore.
Con quel comportamento il bambino stava cercando di
comunicare, seppur in maniera inefficace, qualcosa che non
era ancora in grado di dire a parole: la paura e la tristezza di
doversi separare dalla persona amata.