Il Teatro Classico Greco-Romano
1. IL TEATRO CLASSICO GRECO - ROMANO
Il teatro occidentale nasce nella Grecia del V secolo a.C. (534 a.C.), principalmente ad Atene,
come parte di feste religiose in onore del dio Dioniso (le Grandi Dionisie). Secondo Aristotele, la
tragedia deriva dai canti rituali dei satiri ("canto del capro"). Gli elementi principali del teatro
greco includono:
- Il Coro, gruppo di performer che danza e canta commentando la scena.
- La maschera, che ha un legame con l'origine religiosa: funzione rituale (consente di
diventare altro da sé) e funzione pratica (facilita l'identificazione dell'attore con il
personaggio). Gli attori, tutti uomini, indossavano maschere per ruoli multipli e per
amplificare la voce.
- Lo spazio scenico: l'anfiteatro con gradinate semicircolari attorno all'orchestra (zona
del Coro) e la skené (struttura per i costumi).
Le Grandi Dionisie, in quanto feste religiose cittadine, venivano organizzate dallo Stato, il
quale ne riconosceva un importante strumento di coesione sociale. Lo Stato pagava attori e
autori, mentre il Coro era pagato da privati cittadini. Gli spettacoli si inserivano in una struttura
agonale (gara a premio) fra tre autori, ciascuno dei quali doveva far rappresentare, in un giorno,
una tetralogia (3 tragedie e un dramma satiresco). Venivano conferiti premi al miglior autore, al
miglior attore e al miglior Coro.
Innovazioni dei Drammaturghi Greci
- Eschilo introdusse il secondo attore, Sofocle il terzo, e tutti attingevano ai miti eroici.
- Le tragedie greche si basavano su unità di luogo (fisso), tempo (12/24h) e atti (5) e si
concentravano sul destino e sulla sofferenza umana. Solo il mondo greco poteva
inventare la tragedia, in quanto privo di fede in una giustizia divina (premi e castighi
nell'aldilà), e ha al centro il tema del dolore come conseguenza del fato (destino
imperscrutabile).
Principali Tragici Greci
- Eschilo: celebre per la trilogia Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi), che riflette la
società patriarcale greca e la tensione tra giustizia divina e umana.
- Sofocle: introduce la scenografia (decorazione della scena). È noto per Edipo Re,
considerata la tragedia perfetta secondo Aristotele. Tutti i personaggi appartengono ad
un alto rango sociale (re, principi, condottieri). Aristotele parla di Catarsi (purificazione
da pietà e terrore), è motore della crisi ed elemento risolutore al tempo stesso.
- Euripide: meno apprezzato, esplorava le emozioni umane e introduceva tragedie con
elementi di commedia.
La tragedia è il prodotto della cultura ateniese, che ha dato vita ad un regime di governo
democratico. I personaggi delle tragedie sono la proiezione di desideri trasgressivi che i membri
di una civiltà ordinata, civile e democratica come quella ateniese possono solo sognare.La commedia, come la tragedia, esprime lo spirito profondo della società ateniese. Accanto
alle Grandi Dionisie (tragedia), troviamo le Feste minori delle Lenee (commedia). La commedia
greca si divide in:
- Commedia antica: trame vaghe e attori impersonano figure buffonesche (Aristofane).
- Commedia nuova: domestica e sentimentale (Menandro).
A Roma, il teatro riprese i modelli greci, ma perse la funzione religiosa diventando puro
intrattenimento. Qui domina la commedia. Gli autori principali furono:
- Plauto: vivacità farsesca e duttilità satirica.
- Terenzio: raffinatezza psicologica dei personaggi.
- Seneca: per tragedie letterarie, spesso cupe e macabre.
Il teatro greco ha lasciato un modello di drammaturgia che rimane fondamentale nella storia
dello spettacolo (unità di tempo, luogo e atti; numero limitato di personaggi; semplicità della
trama; separazione degli stili; privilegio del racconto).
La danza, inizialmente rituale, divenne progressivamente un elemento scenico, perdendo il
valore comunitario e assumendo connotazioni spettacolari ed erotiche, soprattutto a Roma. Si
ha un indebolimento della teatralità a favore della spettacolarità.
La Scena Medievale
2. LA SCENA MEDIEVALE (MEDIOEVO 476 - 1492)
La teatralità prescinde dal primato del testo e dell'attore. La scena medievale si manifesta in
fenomeni di teatralità diffusa che permeano la società. Lo spettacolo medievale è espressione
ludico-simbolica dei processi sociali. Il teatro medievale è strettamente connesso alla ritualità
religiosa e alla celebrazione dell'identità comunitaria, caratterizzato da:
- Riti e feste religiose: Drammaturgia liturgica rappresentata all'interno delle Chiese e
legata al calendario religioso (Natale, Pasqua).
- Teatralità viva e dinamica che inizia ad uscire dai registri alti e disciplinati della liturgia
canonica, accogliendo invenzioni e varianti contaminate con i toni della comicità e
talvolta della blasfemia.
- Teatralità popolare: Riti come le Feste dei Folli e il Carnevale riprendono elementi
pagani, introducendo sovversione, comicità e mascheramenti. Feste del Corpus
Domini connotate in senso teatrale con le pageants (carri allegorici allestiti con quadri
viventi e azioni teatrali).
- Evoluzione verso la laicità: Ingresso dei laici nella gestione diretta di alcune
paraliturgie teatrali, passaggio dal latino al volgare, con rappresentazioni nei centri
urbani. La scenografia si arricchisce per emozionare il pubblico.
- Ruolo dei giullari: (Professionismo teatrale medievale) Figura marginale e moralmente
criticata, ma essenziale per la diffusione dello spettacolo popolare. Alcuni giullari siemancipano attraverso protezione a corte (giullari, menestrelli, buffoni) o confraternite.
I trovatori componevano versi, i giullari invece eseguivano componimenti altrui.
- Ritualità cortigiana: Tornei e danze si trasformano in eventi spettacolari, accompagnati
da maschere e travestimenti. Si danzava in occasione delle feste, in cui si invocava la
benignità degli dei. Saper ballare distingue il nobile dal contadino.
Il teatro medievale è quindi un Teatro religioso (drammi liturgici). Lo scopo del dramma è
rievocare quegli eventi fondativi, riattivarne il ricordo, in modo da riviverli e farli propri. È anche
un Teatro della memoria, dove rappresentare significa ri-presentare, senza finzione.
Opposizione della Chiesa, non alla rappresentazione in sé, ma verso i ludi tardo imperiali che,
invece di far memoria della verità la alterano: imitano il falso e lo mostrano fingendolo vero, fino
a sostituirlo del tutto.
Il Primo Cinquecento: Il Rinascimento
3. IL PRIMO CINQUECENTO: IL RINASCIMENTO (1300 - 1600)
Durante il Rinascimento (nel corso del Quattrocento), si riscopre la cultura classica (greca e
latina), che influenza profondamente il teatro. Le Accademie, sostenute dalle corti
principesche, diventano centri di studio e rappresentazione di questi modelli, con spettacoli
che celebrano il potere delle élite. Le corti si circondano di artisti e intellettuali. Nasce così il
Teatro moderno, caratterizzato dalla riscoperta della classicità.
Caratteristiche del Teatro Rinascimentale
- Privatizzazione del teatro: Spettacoli all'interno delle corti, spesso legati a ricorrenze
festive periodiche (Carnevale) e non periodiche (matrimoni), riservati alle élite, per
esibire una manifestazione ludica all'interno della quale lo spettacolo teatrale si
inserisce (Teatro dentro la festa).
- Scenografia: Unifica il luogo dello spettacolo in un quadro solo, con città ideali dipinte
sullo sfondo. La scenografia ha un valore più importante rispetto al testo e alla
rappresentazione. Le scenografie esaltano il vivere urbano più che l'azione drammatica.
- Visione frontale: Introduzione della separazione tra attori e spettatori, un elemento che
anticipa il Teatro all'Italiana.
Due Grandi Teatri Rinascimentali
- Teatro Olimpico di Vicenza (Palladio, 1580): imita i teatri latini con una scenografia
architettonica fissa.
- Teatro di Sabbioneta (Scamozzi, 1588): integra visione realistica e simbolica, con una
struttura centrata.
Gli umanisti riscoprono il valore fondante del teatro e chiedono ai principi la creazione di teatri
stabili, ma questi ultimi si rifiutarono, rifiutando l'idea di teatro come legame.Accanto allo studio della retorica e della grammatica latina, l'aristocrazia praticava la danza e
la musica, che costituivano un modo di esprimere la cultura della corte (due funzioni:
intrattenimento sociale e forma spettacolare).
La Drammaturgia del Primo Cinquecento
4. LA DRAMMATURGIA DEL PRIMO CINQUECENTO
La drammaturgia del primo Cinquecento fonde la tradizione classica con quella boccacciana,
dando vita a una commedia rinascimentale (fondata da Ariosto) che si afferma come un punto
d'incontro tra cultura latina e romanzo italiano.
Caratteristiche Principali della Drammaturgia
- Ripresa della commedia classica: Le opere di Plauto e Terenzio vengono
rappresentate in latino o tradotte in italiano. Ludovico Ariosto rinnova il genere con
Cassaria (1508) e / Suppositi (1509), che uniscono il moralismo romano con le
tematiche più licenziose del Decameron di Boccaccio, come gli intrecci erotici.
- Intrattenimento cortigiano: Accanto alle commedie, si esibiscono buffoni, mimi, e
danzatori che creano maschere teatrali. Tra questi spicca Niccolò Campani, detto lo
Strascino, che introduce il villano come figura mimico-caricaturale.
Nuovi Generi Teatrali
- Commedia rusticana o villanesca: Si basa su una "satira antivillanesca" medievale,
trasformando il contadino in figura comica e centrale. Campani sviluppa questa figura,
enfatizzando abilità mimiche e caricaturali.
- Commedia pastorale: Nasce come terzo genere teatrale (dopo tragedia e commedia),
con un approccio più lirico. Troverà il suo apice con L'Aminta di Torquato Tasso.
Centri e Figure Principali
- Siena: La Congrega dei Rozzi mette al centro il villano, rappresentandolo sia in chiave
satirica che con realismo sociale. Salvestro, detto il Fumoso, è il più importante autore
di questo contesto.
- Venezia: Le Compagnie della Calza uniscono patrizi dilettanti e attori professionisti.
Qui Angelo Beolco, detto Ruzante, trasforma il contadino in protagonista drammatico,
mostrando lo sfruttamento della campagna da parte della città (Parlamento de
Ruzante, Bilora, Moschetta).
- Firenze: Le Compagnie di Piacere promuovono il teatro cittadino borghese. Niccolò
Machiavelli, con Mandragola (1504) e Clizia (1506), esplora i problemi e i costumi della
società urbana contemporanea.
La "Venexiana"
Un'opera anonima che rompe le convenzioni classiche. Due nobildonne si contendono l'amore
di lulio, ma la trama si frammenta in due sezioni distinte. L'opera abbandona le unità di tempo e
luogo, coprendo quattro giorni e alternando spazi interni ed esterni. Le protagoniste femminili,