Alcune definizioni di pregiudizio e discriminazione in Psicologia

Slide di Università su alcune definizioni di pregiudizio e discriminazione. Il Pdf esplora le cause psicologiche, la personalità autoritaria e la categorizzazione, con un esperimento di Tajfel & Wilkes del 1963, utile per lo studio della Psicologia.

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31 pagine

Pregiudizio: valutazione negativa di un gruppo sociale
Alcune definizioni
Discriminazione: comportamento negativo diretto verso un gruppo
sociale
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(1) FATTORI DI PERSONALITA
Cause del pregiudizio
La personalità autoritaria (Adorno e collaboratori, 1950)
Le persone che hanno la personalità autoritaria:
• non riconoscono la propria ostilità
• credono acriticamente nella legittimità dell’autorità
• proiettano le proprie inadeguatezze sugli altri
Quindi, solo alcuni individui hanno pregiudizio. Esso dipende dalla
devianza mentale.
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Anteprima

Alcune definizioni

Pregiudizio: valutazione negativa di un gruppo sociale Discriminazione: comportamento negativo diretto verso un gruppo sociale

Cause del pregiudizio

Fattori di personalità

La personalità autoritaria (Adorno e collaboratori, 1950) Le persone che hanno la personalità autoritaria:

  • non riconoscono la propria ostilità
  • credono acriticamente nella legittimità dell'autorità
  • proiettano le proprie inadeguatezze sugli altri

Quindi, solo alcuni individui hanno pregiudizio. Esso dipende dalla devianza mentale.

Cause del pregiudizio: Processi cognitivi e sociali

La teoria dell'identità sociale (Tajfel, 1981) Superamento della metateoria individualistica

  • il gruppo è solo la somma dei suoi membri
  • l'individuo singolo è uguale all'individuo membro di gruppo.

La categorizzazione

La categorizzazione è il processo con sui si riconosce che determinati oggetti appartengono a una categoria e condividono certe caratteristiche. La categorizzazione è il processo grazie a cui raggruppiamo cose o persone; essa fa parte del modo in cui pensiamo al mondo e tentiamo di comprenderlo.

La categorizzazione, intesa come raggruppamento di oggetti fisici e sociali, permette di gestire una quantità elevata di informazioni. Essa ci consente di padroneggiare l'ambiente e di avere un funzionamento efficiente. La categorizzazione permette di fare inferenze su ciò che ci circonda, di ignorare le informazioni irrilevanti. Bruner (1957): la categorizzazione ha due obiettivi:

  1. fornire le informazioni utili;
  2. ignorare le informazioni inutili.

La categorizzazione di stimoli non sociali

Tajfel & Wilkes, 1963 Obiettivo: studiare l'effetto della categorizzazione sui giudizi relativi a stimoli fisici. Partecipanti: 61 studenti inglesi. Procedura: i partecipanti dovevano valutare, individualmente, la lunghezza di otto linee (in cm), ciascuna presentata sei volte (48 giudizi). Ogni partecipante si ripresentava una settimana dopo per la seconda fase. Materiale sperimentale: otto linee (la più piccola di 16,2 cm; la più lunga di 22,9 cm), ognuna più lunga del 5% della linea immediatamente più corta.

Esperimento 1a

Vi erano 3 condizioni sperimentali:

  • Gruppo C (Classificazione con criterio): per ognuna delle sei presentazioni, le quattro linee più corte erano classificate con la lettera A; le quattro linee più lunghe erano classificate con la lettera B.
  • Gruppo R (Classificazione random): ogni linea era etichettata come A in tre presentazioni e come B nelle rimanenti tra presentazioni. Non vi era relazione tra lunghezza delle linee e etichetta (A o B).
  • Gruppo NC (Nessuna classificazione): le linee erano rappresentate senza etichetta.

Esempio A

A

Esempio B

B

Esempio

10Effetti dell'esperienza passata

  • Sessioni separate: i partecipanti tornavano al laboratorio una settimana dopo e svolgevano l'esperimento, uguale in tutto e per tutto a quello svolto la settimana precedente (Esperimento 1b).
  • Stessa sessione: ai partecipanti che si sono ripresentati la settimana successiva sono state proposte cinque ulteriori presentazioni della serie di otto linee (40 giudizi).

Esperimento 2a e 2b

L'esperimento era identico al precedente, con due differenze:

  • vi erano solo due condizioni sperimentali, C e NC; si è eliminata la condizione R (classificazione casuale) (Esperimento 2a).
  • nella ripetizione dell'esperimento, una settimana dopo, la serie di otto linee era presentata sei volte, e non undici volte (Esperimento 2b).

Ipotesi

Ipotesi 1. Si ipotizzano effetti di differenziazione intercategoriale nella condizione C (classificazione con criterio), ma non nella condizioni NC e R. La linea 4 e la linea 5 dovrebbero essere percepite più diverse tra loro nella condizione C che nelle condizioni NC e R. Non ci si attendono differenze tra le condizioni NC e R. Ipotesi 2. Si ipotizzano effetti di assimilazione intracategoriale nella condizione C (classificazione con criterio), ma non nella condizioni NC e R. Gli stimoli successivi della stessa categoria dovrebbero essere percepiti più simili tra loro nella condizione C che nelle condizioni NC e R. Non ci si attendono differenze tra le condizioni NC e R.

Ipotesi 3. Si ipotizzano effetti dell'esperienza passata. In particolare, gli effetti di differenziazione intercategoriale e di assimilazione intracategoriale dovrebbero essere più forti in seguito all'esperienza precedente con gli stessi stimoli. Quindi, gli effetti ipotizzati dovrebbero essere più forti:

  • negli Esperimenti 1b e 2b (sessioni separate);
  • per le cinque presentazioni ulteriori della serie di otto linee nell'Esperimento 1b (stessa sessione).

Risultati

Tabella 1. Giudizi medi delle linee nelle tre condizioni sperimentali.

Linee A B Condizione sperimentale 1 2 3 4 5 6 7 8 Valori reali 16.2 17.0 17.9 18.8 19.7 20.7 21.7 22.8 Esperimenti 1a e 2a (prime sessioni) C 16.0 17.3 18.1 19.3 21.1 22.3 23.6 25.3 R & NC 16.4 17.3 18.2 19.3 20.3 21.5 22.6 24.2 Esperimenti 1b e 2b (seconde sessioni) C 15.6 16.5 17.2 18.3 20.3 21.6 22.4 24.4 R & NC 16.6 17.4 17.9 19.0 20.3 21.3 22.8 24.6

Tabella 2. Differenze medie interclassi e inclinazioni medie intraclasse.

Condizione sperimentale Differenze interclassi (linea 4 - linea 5) Inclinazioni intraclasse Esperimenti 1a e 2a (prime sessioni) C 1.9 1.22 NC 1.1 1.18 R 1.1 1.06 Esperimenti 1b e 2b (seconde sessioni) C 2.1 1.08 NC 1.4 1.17 R 1.1 1.01

Figura 1. Confronto tra differenze reali e differenze stimate tra stimoli adiacenti, Esperimenti 1a e 2a.

Differenze in mm 100 R NC . C 63 1a Prova 25 -13 -50 1-2 2-3 3-4 4-5 5-6 6-7 7-8

Figura 2. Confronto tra differenze reali e differenze stimate tra stimoli adiacenti, Esperimenti 1b e 2b.

120 R NC . C Differenze in mm 78 2ª Prova 35 -8 -50 1-2 2-3 3-4 4-5 5-6 6-7 7-8

Ipotesi 1. Come previsto, vi è differenziazione intercategoriale. Infatti, nella condizione C, le linee 4 e 5 sono viste più diverse che nelle condizioni R e NC (F = 6.12, p < . 05, per gli Esperimenti 1a e 2a; F = 4.40, p < . 05 , per gli Esperimenti1b e 2b). Ipotesi 2. Contrariamente alle ipotesi, l'assimilazione intracategoriale non era più elevata nella condizione C che nelle condizioni R e NC.

Effetti dell'esperienza passata (stessa sessione) (Esperimento 1b)

Tabella 3. Giudizi medi delle linee nell'Esperimento 1b nelle tre condizioni sperimentali (ultime cinque presentazioni della serie di otto linee).

Linee A B Condizione sperimentale 1 2 3 4 5 6 7 8 Valori reali 16.2 17.0 17.9 18.8 19.7 20.7 21.7 22.8 Esperimento 1b C 17.1 17.9 18.6 19.1 21.4 22.0 22.8 24.2 R & NC 16.9 18.1 18.6 19.8 20.4 21.2 22.2 23.8

Effetti dell'esperienza passata (stessa sessione) (Esperimento 1b)

Tabella 4. Differenze medie interclassi e inclinazioni medie intraclasse nell'Esperimento 1b nelle tre condizioni sperimentali (ultime cinque presentazioni della serie di otto linee).

Condizione Differenze interclassi Inclinazioni intraclasse sperimentale (linea 5 - linea 4) Esperimento 1b C 1.0 0.83 NC 0.09 1.02 R 0.7 0.99 Ipotesi 3. Parzialmente in accordo con le ipotesi, l'esperienza passata all'interno della stessa sessione determina un processo di assimilazione intracategoriale. Tuttavia, contrariamente alle ipotesi, non si sono riscontrati effetti dell'assimilazione intracategoriale tra sessioni diverse.

Figura 3. Ultime cinque prove nell'esperimento 1b.

Differenze 160 in mm 108 55 O - A B 1 2 3 4 5 6 7 8 16.2 17.0 17.9 18.8 19.7 20.7 21.7 22.8 I C 17.1 17.8 18.6 19.1 21.4 22.0 22.8 24.2 n=10 RU 16.9 18.1 18.6 19.8 20.4 21.2 22.2 23.8 -50 n=24 1-2 2-3 3-4 4-5 5-6 6-7 7-8 R NC C

Conclusioni

E' possibile trarre due conclusioni principali:

  • la categorizzazione degli stimoli secondo un criterio, rispetto alla categorizzazione casuale o alla non categorizzazione, determina un processo di differenziazione intercategoriale: gli stimoli appartenenti a due diverse categorie sono percepiti come più diversi di quanto in realtà non avvenga;
  • la categorizzazione degli stimoli secondo un criterio, rispetto alla categorizzazione casuale o alla non categorizzazione, produce assimilazione intracategoriale, per cui stimoli appartenenti alla medesima categoria sono percepiti come più simili di quanto lo siano realmente.

Gli stereotipi

Lo stereotipo è: la rappresentazione cognitiva di un gruppo sociale, consistente nell'associare a quel gruppo determinate caratteristiche. Due conseguenze importanti degli stereotipi: semplificano la realtà

  • portano a valutare in maniera semplificata gli individui sulla base della loro appartenenza di gruppo.

Katz e Braly (1933): i partecipanti (studenti universitari) indicavano i tratti che descrivevano meglio dieci gruppi etnici e religiosi.

Tabella 5. Percentuali tratte dallo studio di Katz e Braly (1933).

Tratti Tratti Gruppo Gruppo Italiani Tedeschi Artistici (53%) Impulsivi (44%) Passionali (37%) Razionali (78%) Laboriosi (65%) Impassibili (44%) Americani Inglesi Laboriosi (48%) Intelligenti (47%) Materialistici (33%) Sportivi (53%) Intelligenti (46%) Convenzionali (34%) Neri Ebrei Superstiziosi (84%) Pigri (75%) Spensierati/Ignoranti (38%) Scaltri (79%) Mercenari (49%) Lavoratori (48%) In anni successivi, diminuiva il consenso sui tratti tipici e la loro negatività (Karlins, Coffman, & Walters, 1969).

Gli stereotipi sono applicabili a tutti i gruppi sociali, quali gruppi etnici, religiosi, di genere. Gli stereotipi possono essere sia negativi sia positivi. Anche gli stereotipi positivi hanno conseguenze negative:

  • implicano che nel gruppo tutti siano uguali creano aspettative anche esagerate
  • possono creare reazioni anche esagerate
  • possono nascondere forme sottili di pregiudizio.

Gli stereotipi possono essere accurati o inaccurati. Non sempre gli stereotipi sono inaccurati. Ad esempio, individui che aderiscono a partiti politici condividono con ogni probabilità caratteristiche comuni, che possono essere stereotipizzate.

Tabella 6. Meta-analisi stereotipi di genere (Eagly, 1987; Eagly e Johnson, 1990)

Stereotipi di genere Risultati dalla ricerca Maschi aggressivi vs. femmine tenere Maschi indipendenti vs. femmine dipendenti Gli uomini sono più aggressivi delle donne (più dal lato fisico che da quello psicologico) Le donne sono più influenzabili degli uomini, soprattutto quando l'influenza è esercitata da un gruppo (rispetto a messaggi persuasivi) e quando l'argomento è tipicamente maschile

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