Pedagogia delle età della vita: metafore, Erikson e ricerca di senso

Documento universitario sulla pedagogia delle età della vita, esplorando metafore e la teoria stadiale di Erikson. Il Pdf approfondisce gli obiettivi del lavoro animativo, come la ricerca di senso e l'emancipazione dalle dipendenze, utile per studenti universitari.

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32 pagine

Pedagogia delle età della vita
Introduzione
Fin dall’inizio emerge una domanda: Perché approfondire la pedagogia delle età della vita? Di
cosa si occupa la pedagogia delle età della vita?
Le età della vita non sono indipenden l’una con l’altra, in quanto una singola età non ci dice tuo
sul nostro percorso. La pedagogia delle età della vita, invece, è un approccio scienco che
supporta, dal punto di vista educavo, ogni età della vita; esso è un percorso che non può essere
analizzato per singole età ma bisogna sempre ragionare dentro una processualità perchè le età
della vita si evolvono non solo a livello biologico ma anche a livello di signica.
Per leggere l’approccio storico sull’interpretazione di alcune fasi della vita, possono essere usate
alcune metafore tra cui:
1) Metafora della ruota: secondo questa metafora, il bambino viene inizialmente sostenuto e spinto
dall’adulto, in quanto poco autonomo e incapace di intendere e volere, e, diventato grande, il
soggeo sosterrebbe il proprio genitore, che diventa progressivamente incapace di intendere e
volere no ad arrivare a non essere autonomo.
Però non è vero che la vita sia un ritorno su sé stessa, così come non è vero che l'anziano torna
essere un bambino.
2) Metafora dell’arco della vita: questa metafora nasce dall’enigma Qual è l’essere che al mano
cammina a quaro zampe, a mezzogiorno su due e alla sera è tripode?” La risposta è l’uomo
perchè:
a) Bambino gaona.
b) Uomo adulto su due gambe.
c) Anziano con l’ausilio del bastone.
In coerenza con questa visione ascendente-discendente, anche le età dell’uomo sono sempre state
considerate lungo un ideale perpendicolare e alcune ragurazioni hanno tradoo visivamente il
conceo di questa distribuzione vercisca degli anni della vita; le età, quindi, vengono mostrate
in una linea di sviluppo, partendo dalla nascita no a giungere alla gura adulta (posta al verce
dell’arco) per poi cambiare immagini, relave all’invecchiamento, che ragurano una discesa
rovinosa che trova ne con la morte del soggeo.
Adoare questa visione signica non aribuire uno specico valore a ciascuna delle diverse età
dell’uomo perchè:
a) I primi decenni niscono per diventare preparatori e strumentali a una perfezione futura.
b) Gli ulmi decenni di vita consisterebbero in una semplice aesa del decesso.
Anche il ruolo della donna come essere umano autonomo, a parte i primi anni del bambino
(quando la gura femminile è indispensabile per la procreazione e la cura) e gli ulmi respiri del
morente (quando ricompare in chiave infermierisca), non trova posto nelle fasi delle età della
vita.
Siamo convin che la realizzazione del soggeo possa avvenire in tue le età e indipendentemente
dal genere, dallo stato di salute e dal potere posseduto; è tramontata da tempo l’epoca in cui si
riteneva che il bambino fosse un adulto in miniatura o imperfea a favore dell’idea che anche nel
periodo infanle/adolescenziale ci sia una perfezione.
Queste metafore ci portano a ragionare che la realizzazione della persona è propensa per tue le
età, in quanto ogni età possiede specici traguardi e livelli di autorealizzazione; di conseguenza
bisogna superare l’idea dell’imperfezione di alcune età, come quella infanle e adolescenziale. e
riconoscerle come evoluve ma non incompiute o incomplete.
3) Metafora di Jung: secondo Jung l’esistenza è divisa in due momen:
a) Prima metà della vita: essa apparene alla natura ed è ule perchè aiuta il soggeo a meere le
prime radici nel mondo. Con questa espressione si intende che il bambino incomincia a conoscere
il mondo e trovare signicato dentro il suo ecosistema.
b) Seconda metà della vita: essa apparene alla cultura ed è ule perchè con la cultura il soggeo
riesce a meere le radici nell’anima. Con questa espressione si intende che si verica una crescita
personale, emova ed intelleuale che ci consente di stare al mondo.
Dentro a questa visione:
a) Si dà valore al signicato della nostra vita.
b) Non viene denito il conne tra le due par dell’esistenza: questo perchè le radici possono
espandersi ovunque secondo i diversi momen.
Di conseguenza l’educazione agisce in vista di un connuo miglioramento ma mai con l’obievo
della perfezione assoluta della persona.
In ambito educavo viene ulizzato il termine trasformazione, araverso il quale si indica che i
miglioramen non avvengono per semplice cambiamento in qualsiasi direzione ma per
formazione, tesa a oltrepassare il dato per realizzarsi sempre di p e meglio. Spesso il
cambiamento nasce ed è spinto dall’emersione di una crisi, ma deve essere sostenuta da una
mediazione pedagogica anchè la consapevolezza dello squilibrio sostenga la faca e non por il
soggeo a bloccarsi.
Da tale idea, Erikson elaborò la teoria stadiale lineare; in parcolare individuò oo stadi della
crescita, dove ogni stadio ha un dilemma da superare per arrivare allo stadio successivo in
maniera coerente. Secondo la sua visione, studiando l’evoluzione delle fasi psico-sessuali di Freud
e aggiungendo degli aspe psico-sociali dello sviluppo, se il soggeo non supera un determinato
stadio, si porterà dietro delle situazioni di disagio e dicoltà negli stadi successivi.
Tali fasi sono:
1) Fiducia--sducia (primo anno): in questo stadio il bambino sviluppa il senso dell’aaccamento,
partendo dalla necessità di sviluppare un aaccamento posivo con i genitori e, successivamente,
dalle altre gure educave, per poi sviluppare l’autosma
Se i genitori mostrano un senso di premura, allora il bambino svilupperà la ducia nei loro confron
e negli altri; se dovessero mostrare, invece, un senso di non accudimento, allora il bambino
svilupperà la sducia nei confron di tu.
2) Autonomia--vergogna e dubbio (II e III anno di vita): è una fase importante per sviluppare delle
piccole autonomie che passano da un senso di ecacia (sono capace di fare una cosa) e dalla

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Anteprima

Introduzione alla Pedagogia delle Età della Vita

Fin dall'inizio emerge una domanda: "Perché approfondire la pedagogia delle età della vita? Di cosa si occupa la pedagogia delle età della vita?" Le età della vita non sono indipendenti l'una con l'altra, in quanto una singola età non ci dice tutto sul nostro percorso. La pedagogia delle età della vita, invece, è un approccio scientifico che supporta, dal punto di vista educativo, ogni età della vita; esso è un percorso che non può essere analizzato per singole età ma bisogna sempre ragionare dentro una processualità perchè le età della vita si evolvono non solo a livello biologico ma anche a livello di significati.

Approccio Storico e Metafore delle Fasi della Vita

Per leggere l'approccio storico sull'interpretazione di alcune fasi della vita, possono essere usate alcune metafore tra cui:

  1. Metafora della ruota: secondo questa metafora, il bambino viene inizialmente sostenuto e spinto dall'adulto, in quanto poco autonomo e incapace di intendere e volere, e, diventato grande, il soggetto sosterrebbe il proprio genitore, che diventa progressivamente incapace di intendere e volere fino ad arrivare a non essere autonomo. Però non è vero che la vita sia un ritorno su se stessa, così come non è vero che l'anziano torna essere un bambino.
  2. Metafora dell'arco della vita: questa metafora nasce dall'enigma "Qual è l'essere che al mattino cammina a quattro zampe, a mezzogiorno su due e alla sera è tripode?" La risposta è l'uomo perchè: a) Bambino gattona. b) Uomo adulto su due gambe. c) Anziano con l'ausilio del bastone. In coerenza con questa visione ascendente-discendente, anche le età dell'uomo sono sempre state considerate lungo un ideale perpendicolare e alcune raffigurazioni hanno tradotto visivamente il concetto di questa distribuzione verticistica degli anni della vita; le età, quindi, vengono mostrate in una linea di sviluppo, partendo dalla nascita fino a giungere alla figura adulta (posta al vertice dell'arco) per poi cambiare immagini, relative all'invecchiamento, che raffigurano una discesa rovinosa che trova fine con la morte del soggetto. Adottare questa visione significa non attribuire uno specifico valore a ciascuna delle diverse età dell'uomo perchè: a) I primi decenni finiscono per diventare preparatori e strumentali a una perfezione futura. b) Gli ultimi decenni di vita consisterebbero in una semplice attesa del decesso. Anche il ruolo della donna come essere umano autonomo, a parte i primi anni del bambino (quando la figura femminile è indispensabile per la procreazione e la cura) e gli ultimi respiri del morente (quando ricompare in chiave infermieristica), non trova posto nelle fasi delle età della vita.Siamo convinti che la realizzazione del soggetto possa avvenire in tutte le età e indipendentemente dal genere, dallo stato di salute e dal potere posseduto; è tramontata da tempo l'epoca in cui si riteneva che il bambino fosse un adulto in miniatura o imperfetta a favore dell'idea che anche nel periodo infantile/adolescenziale ci sia una perfezione. Queste metafore ci portano a ragionare che la realizzazione della persona è propensa per tutte le età, in quanto ogni età possiede specifici traguardi e livelli di autorealizzazione; di conseguenza bisogna superare l'idea dell'imperfezione di alcune età, come quella infantile e adolescenziale. e riconoscerle come evolutive ma non incompiute o incomplete.
  3. Metafora di Jung: secondo Jung l'esistenza è divisa in due momenti: a) Prima metà della vita: essa appartiene alla natura ed è utile perchè aiuta il soggetto a mettere le prime radici nel mondo. Con questa espressione si intende che il bambino incomincia a conoscere il mondo e trovare significato dentro il suo ecosistema. b) Seconda metà della vita: essa appartiene alla cultura ed è utile perchè con la cultura il soggetto riesce a mettere le radici nell'anima. Con questa espressione si intende che si verifica una crescita personale, emotiva ed intellettuale che ci consente di stare al mondo. Dentro a questa visione: a) Si dà valore al significato della nostra vita. b) Non viene definito il confine tra le due parti dell'esistenza: questo perchè le radici possono espandersi ovunque secondo i diversi momenti. Di conseguenza l'educazione agisce in vista di un continuo miglioramento ma mai con l'obiettivo della perfezione assoluta della persona.

Il Concetto di Trasformazione in Ambito Educativo

In ambito educativo viene utilizzato il termine "trasformazione", attraverso il quale si indica che i miglioramenti non avvengono per semplice cambiamento in qualsiasi direzione ma per formazione, tesa a oltrepassare il dato per realizzarsi sempre di più e meglio. Spesso il cambiamento nasce ed è spinto dall'emersione di una crisi, ma deve essere sostenuta da una mediazione pedagogica affinchè la consapevolezza dello squilibrio sostenga la fatica e non porti il soggetto a bloccarsi.

La Teoria Stadiale Lineare di Erikson

Da tale idea, Erikson elaborò la teoria stadiale lineare; in particolare individuò otto stadi della crescita, dove ogni stadio ha un "dilemma" da superare per arrivare allo stadio successivo in maniera coerente. Secondo la sua visione, studiando l'evoluzione delle fasi psico-sessuali di Freud e aggiungendo degli aspetti psico-sociali dello sviluppo, se il soggetto non supera un determinato stadio, si porterà dietro delle situazioni di disagio e difficoltà negli stadi successivi. Tali fasi sono:

  1. Fiducia -- sfiducia (primo anno): in questo stadio il bambino sviluppa il senso dell'attaccamento, partendo dalla necessità di sviluppare un attaccamento positivo con i genitori e, successivamente, dalle altre figure educative, per poi sviluppare l'autostima Se i genitori mostrano un senso di premura, allora il bambino svilupperà la fiducia nei loro confronti e negli altri; se dovessero mostrare, invece, un senso di non accudimento, allora il bambino svilupperà la sfiducia nei confronti di tutti.
  2. Autonomia-vergogna e dubbio (II e III anno di vita): è una fase importante per sviluppare delle piccole autonomie che passano da un senso di efficacia (sono capace di fare una cosa) e dalla consapevolezza delle azioni stesse. La mancanza di queste tappe può portare alla dimensione della vergogna e del dubbio, che deve essere sostenuta e accompagnata dalle figure educative.
  3. Iniziativa -- senso di colpa (4-5 anni): in questa fase, il bambino sperimenta e scopre, arrivando anche a rompere le cose per scoprire di che materiale sono costituiti; tale esplorazione crea a volte un conflitto con gli adulti, che premono per contenere il comportamento aggressivo del bambino. Oltre a ciò sono anche gli anni dell'interazione sociale, prima con i genitori e poi i pari, da cui nascono le amicizie e si svilupperà il senso dell'altro, dalle quali il bambino deve imparare ad agire in modo responsabile e preservare la propria spontaneità. I genitori, in questa situazione, devono attuare degli interventi che sostengano l'educazione al fallimento, facendo provare al figlio delle esperienze di insuccesso per trarre responsabilità, senza attuare comportamenti eccessivi; questo perchè il rischio sarebbe quello di sviluppare il senso di colpa che, se eccessivo, potrà causare problemi al regolare sviluppo e al passaggio alla fase successiva.
  4. Industriosità -- inferiorità (6-12 anni): in questa fase il bambino è chiamato a realizzare alcune conquiste (come leggere, scrivere e contare). Il mancato sviluppo di queste nuove abilità e il confronto con i coetanei può causare un senso di inferiorità che si ripercuoterà non solo nella fase successiva ma, quando sarà adulto, presenterà una scarsa autostima nei confronti degli altri. Per evitare di intraprendere la direzione errata, gli adulti devono prestare attenzione a non far pesare troppo eventuali insuccessi scolastici ma sostenere i bambini con interventi mirati.
  5. Identità-dispersione (13-18 anni): in questa fase il ragazzo lavora per la conquista della propria identità personale (sia di genere che di collocazione nella società) e sperimenta più ruoli. Se la confusione nell'assumere ruoli perdura e il ragazzo non riesce a formulare delle scelte chiare, avremo un individuo "disperso" che avvertirà una scarsa continuità nel proprio lo.
  6. Intimità -- isolamento (19-25 anni): questo stadio si incentra sulla presenza di due tendenze contrapposte: a) L'esigenza di fondersi con gli altri. b) Preservare la propria identità. L'uscita da questo dilemma avviene quando si consolida un legame di coppia, che può sfociare nella convivenza o nel matrimonio. Inoltre si consolidano le amicizie e ci si dedica alla vita professionale in maniera produttiva; se questo non avviene, l'individuò si chiuderà in se stesso avvertendo negli altri una minaccia alla propria identità e alla vita di coppia.
  7. Generatività -- stagnazione (26-40 anni): in questa fase l'individuo avverte l'esigenza che gli altri abbiano bisogno di lui e, perciò, cerca di realizzare qualcosa sia dal punto di vista professionale che familiare. Nel caso non avvenga, l'individuò sentirà un senso di stagnazione, di improduttività e di irrilevanza.
  8. Integrità -- disperazione (40 anni fino alla morte): nell'ultima fase l'adulto si pone davanti a quanto è riuscito a realizzare nella vita, riflettendo su domande come "Ho vissuto una vita significativa?", per trovare il suo senso nel mondo. Se avverte che ha realizzato molte cose, avrà un Io integro mentre se non avverte delle realizzazioni significative, allora sopraggiungerà la disperazione.

Le Fasi della Vita Adulta secondo Levinson

Levinson, invece, ha studiato le fasi della vita occupandosi principalmente di quella adulta; in particolare sostiene che quando i compiti evolutivi, che caratterizzano una determinata fase, vengono elaborati adeguatamente, allora si giunge a una struttura soddisfacente (anche se rimane qualche elemento di disordine che innesca cambiamenti). Di conseguenza i compiti evolutivi consistono, essenzialmente, nel: a) Operare delle scelte. b) Attuare le scelte prese. c) Accettare le conseguenze. Proponendo una considerazione quasi ciclica della vita individuale, Levinson sostiene che essa ruoti intorno a due componenti:

  1. Componenti centrali: sono gli eventi che, insieme alle trasformazioni psicologiche del sé, hanno più impatto sulla vita di una persona. Degli esempi concreti sono: a) Occupazione. b) Matrimonio e famiglia. c) Rapporti tra pari. d) Appartenenza.
  2. Componenti periferiche: sono gli elementi che hanno meno impatto sulla vita delle persone e richiedono un minor investimento emotivo; inoltre sono ambiti maggiormente modificabili.

Struttura della Vita e Alternanza di Periodi

Inoltre Levinson sostiene che la struttura di una vita si sviluppa secondo una sequenza relativamente ordinata che consiste in un alternanza di:

  1. Periodi di stabilità: sono eventi, di durata dai 6 ai 10 anni, dove la persona compie delle scelte chiave e raggiunge degli obiettivi, fatte nel periodo di transizione, che consentono una dimensione di equilibrio.
  2. Periodi di transizione: sono eventi voluti o non voluti, di durata 4-5 anni, che interrompono il periodo di stabilità e richiedono di modificare totalmente o parzialmente la struttura esistente.

Periodi di Stabilità e Transizione

Levinson distingue, in particolare, quattro periodi di stabilità:

  1. 0-22 anni: periodo dell'infanzia e dell'adolescenza.
  2. 23/25-40 anni: periodo della prima età adulta.
  3. 40-65 anni: periodo dell'età media adulta.
  4. Dopo i 65 anni: periodo della tarda età adulta.

Tali periodi sono intervallati da tre periodi di transizioni:

  1. Transizione della prima età adulta.
  2. Transizione della media età adulta.
  3. Transizione della tarda età adulta.

Differenze tra le Proposte di Erikson e Levinson

Dai due studiosi esistono delle notevoli differenze nelle articolazioni del corso della vita:

  1. La proposta di Erikson è funzionale e contenutistica: ad ogni stadio dell'esistenza corrisponde un qualcosa da fare di preciso o un modo di essere.
  2. La proposta di Levinson è più adatto alla concezione contemporanea dell'adulto: la tesi strutturale di Levinson non propone a tutti i costi compiti funzionali all'integrazione sociale e secondo i ritmi stabiliti.

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