Psicologia dell'educazione: bullismo, memoria e processi cognitivi

Documento di Università su Capitolo 1. Il Pdf esplora la psicologia dell'educazione, i livelli di intervento dello psicologo e la gestione del bullismo. Vengono analizzate le politiche anti-bullismo e i processi cognitivi legati alla memoria di lavoro e a lungo termine, utili per lo studio della Psicologia.

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32 pagine

CAPITOLO 1
La psicologia dell’educazione studia lo sviluppo, l’apprendimento, la
motivazione, l’insegnamento, la motivazione nei contesti educativi.
Lo psicologo dell’educazione dispone di 4 livelli di intervento:
universale cioè rivolto all’intera classe o ad un gruppo esteso; ad
un livello più ristretto rispetto al precedente con il fine di
facilitare l’integrazione di coloro i quali manifestano specifiche
difficoltà (PEI e PDP); il terzo livello avviene in quei contesti in cui è
forte il fattore di rischio per cui è richiesto un intervento diretto volto
alla progettazione di azioni specifiche: il quarto livello di intervento
riguarda la consulenza individuale.
La scuola può aiutare nella costruzione di un clima sereno in classe
e, in generale, all’interno dell’istituto, attraverso la creazione del
senso di appartenenza che aiuta gli studenti a percepire la scuola più
piacevole; i docenti devono assicurarsi che tutti conoscano le
strutture partecipate (regole formali e informali che indicano come
partecipare ad una attività); gli insegnanti dovrebbero aumentare il
tempo dedicato all’apprendimento, valutando il tempo studio (cioè il
tempo in cui gli studenti stanno effettivamente apprendendo
qualcosa); la supervisione degli insegnanti è centrale per
promuovere la concentrazione e il coinvolgimento. La creazione e il
mantenimento di una relazione docente-studente basata sull’ascolto
empatico, sull’assertività possono agevolare gli studenti nel loro
processo di apprendimento.
La gestione dei comportamenti aggressivi è il primo modo per
evitare l’insorgenza del fenomeno del bullismo. Si classifica come
bullismo qualsiasi azione intenzionale e reiterata, volta ad arrecare
danno alla vittima, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra le
parti coinvolte. Il bullismo può essere diretto (prepotenze fisiche/
verbali) o indiretto (isolamento sociale). Le persone che hanno
maggior probabilità di essere vittime di bullismo sono quelle con
qualche tipo di disabilità. Secondo Rigby esistono quattro ragioni
che spingono uno studente a diventare un bullo: sono infastiditi
dalla vittima; si divertono a mettere la vittima sotto pressione;
credono che il loro atteggiamento li farà mantenere l’accettazione del
gruppo.
Sharp e Thompson propongono delle politiche educative anti
bullismo che implica il coinvolgimento dellintero sistema
scolastico e si rivolge a: gruppo dei pari, relazione educative
insegnanti/alunni, cultura della scuola rapporto della famiglia, valori
della comunità. Lo psicologo dell’educazione svolge ricerche sia
qualitative che quantitative. Può utilizzare gli studi di correlazione
(indica la forza di una relazione tra due eventi, non prova l’esistenza
di legame causa/effetto, è positiva quando i due fattori sono
direttamente proporzionale e negativa quando sono inversamente
proporzionale). Altri strumenti a disposizione dello psicologo
dell’educazione sono: interviste cliniche, etnografia. Gli studi
possono essere longitudinali se seguono gli individui nell’arco di
anni trasversali si considerano diversi gruppi. !

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Anteprima

CAPITOLO 1

La psicologia dell'educazione studia lo sviluppo, l'apprendimento, la motivazione, l'insegnamento, la motivazione nei contesti educativi. Lo psicologo dell'educazione dispone di 4 livelli di intervento: universale cioè rivolto all'intera classe o ad un gruppo esteso; ad un livello più ristretto rispetto al precedente con il fine di facilitare l'integrazione di coloro i quali manifestano specifiche difficoltà (PEI e PDP); il terzo livello avviene in quei contesti in cui è forte il fattore di rischio per cui è richiesto un intervento diretto volto alla progettazione di azioni specifiche: il quarto livello di intervento riguarda la consulenza individuale.

La scuola può aiutare nella costruzione di un clima sereno in classe e, in generale, all'interno dell'istituto, attraverso la creazione del senso di appartenenza che aiuta gli studenti a percepire la scuola più piacevole; i docenti devono assicurarsi che tutti conoscano le strutture partecipate (regole formali e informali che indicano come partecipare ad una attività); gli insegnanti dovrebbero aumentare il tempo dedicato all'apprendimento, valutando il tempo studio (cioè il tempo in cui gli studenti stanno effettivamente apprendendo qualcosa); la supervisione degli insegnanti è centrale per promuovere la concentrazione e il coinvolgimento. La creazione e il mantenimento di una relazione docente-studente basata sull'ascolto empatico, sull'assertività possono agevolare gli studenti nel loro processo di apprendimento.

Gestione dei comportamenti aggressivi e bullismo

La gestione dei comportamenti aggressivi è il primo modo per evitare l'insorgenza del fenomeno del bullismo. Si classifica come bullismo qualsiasi azione intenzionale e reiterata, volta ad arrecare danno alla vittima, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra le parti coinvolte. Il bullismo può essere diretto (prepotenze fisiche/ verbali) o indiretto (isolamento sociale). Le persone che hanno maggior probabilità di essere vittime di bullismo sono quelle con qualche tipo di disabilità. Secondo Rigby esistono quattro ragioni che spingono uno studente a diventare un bullo: sono infastiditi dalla vittima; si divertono a mettere la vittima sotto pressione; credono che il loro atteggiamento li farà mantenere l'accettazione del gruppo.Sharp e Thompson propongono delle politiche educative anti bullismo che implica il coinvolgimento dell'intero sistema scolastico e si rivolge a: gruppo dei pari, relazione educative insegnanti/alunni, cultura della scuola rapporto della famiglia, valori della comunità. Lo psicologo dell'educazione svolge ricerche sia qualitative che quantitative. Può utilizzare gli studi di correlazione (indica la forza di una relazione tra due eventi, non prova l'esistenza di legame causa/effetto, è positiva quando i due fattori sono direttamente proporzionale e negativa quando sono inversamente proporzionale). Altri strumenti a disposizione dello psicologo dell'educazione sono: interviste cliniche, etnografia. Gli studi possono essere longitudinali se seguono gli individui nell'arco di anni trasversali si considerano diversi gruppi.

CAP 2

Sviluppo e teorie

Sviluppo: cambiamenti di natura adattiva che avvengono tra il concepimento e la morte. PE.SO.FI.CO Sono molte le teorie dello sviluppo, in generale gli esperti condividono i seguenti principi: esistono differenti velocità di sviluppo; lo sviluppo è ordinato ma non lineare e prevedibile; è graduale.

Sviluppo cognitivo secondo Piaget

Sviluppo cognitivo. Secondo Piaget sono 4 i fattori che concorrono allo sviluppo cognitivo: maturazione biologica; attività; esperienze sociale ed equilibrazione. Piaget considera, inoltre, due funzioni di base che appartengono a tutte le specie: organizzazione (creazione di schemi che permettono l'organizzazione di informazioni) e l'adattamento (che comprende assimilazione= utilizzo schemi esistenti per capire il mondo; accomodamento= i miei schemi non sono utili quindi modifico gli schemi esistenti per rispondere ad una situazione). Secondo Piaget queste due funzioni di base sono un atto di bilanciamento. Se applichiamo uno schema e questo funziona abbiamo l'equilibrio, ma se lo schema non funziona abbiamo uno squilibrio che può essere risolto attraverso l'assimilazione e l'accomodamento.

Stadi di sviluppo di Piaget

Piaget individua 4 stadi di sviluppo: periodo senso-motorio (0-2) il bambino conquista: la permanenza dell'oggetto e le azioni concrete rivolte ad uno scopo. La fase successiva è la fase pre-operatoria (2-6): il bambino amplia il suo vocabolario, utilizza la funzione semiotica per rappresentare un oggetto non presente, ha difficoltà a decentrare il proprio pensiero, quindi si concentra su un solo aspetto alla volta, il bambino in questa fase non è in grado di svolgere il pensiero reversibile né conosce il principio di conservazione. Nella fase delle operazioni concrete ( 6-10 ), il bambino sperimenta le operazioni mentali legate agli oggetti e situazioni concrete. In questo periodo è in grado di comprendere la conservazione e per farlo che i bambini hanno bisogno di: Identità (un oggetto o una persona rimangono se stessi nel corso del tempo), compensazione( i cambiamenti di una dimensione possono essere compensati da cambiamenti in un'altra dimensione), reversibilità ( pensare una serie di passaggi e invertirla mentalmente); in questa fase i bambini padroneggiano la classificazione, che dipende dalla capacità dell'allievo di concentrarsi su di una singola caratteristiche in un insieme di oggetti. L'ultima fase individuata da Piaget è quella delle operazioni formali (11-16 anni), in cui si è capaci del ragionamento-ipotetico- deduttivo/induttivo, le operazioni formali richiedo metacognizione. Non tutti raggiungono l'ultimo stadio e, molti adulti sono capaci di operazioni formali solo in alcuni campi in cui sono esperti.

Limiti della teoria di Piaget

I limiti di Piaget: mancanza di coerenza nel pensiero infantile; i processi sono molto più continui di come siano stati descritti; Piaget sostenne che abilità cognitive come la comprensione e il pensiero non possano essere anticipate; un'ultima critica riguarda la scarsa attenzione data da Piaget alla cultura e al gruppo sociale a cui appartiene il bambino.

Teoria socio-culturale di Vygotsky

Vygotsky, portavoce della teoria socio-culturale, riteneva che le attività umane non potevano prescindere dal contesto in cui avvenivano. Egli concettualizzò lo sviluppo come la trasformazione di attività socialmente condivise in processi interiori. Utilizza 3 temi per spiegare la formazione dell'apprendimento e del pensiero:

  • fonti sociali del pensiero individuale (ogni funzione nello sviluppo culturale del bambino, prima a livello sociale, interpsichico, poi al livello individuale, intrapsichico. I processi mentali vengono prima cocostruiti durante le attività condivise, in seguito il bambino interiorizza tali processi fino a diventare parte del suo sviluppo cognitivo).
  • Strumenti culturali nello sviluppo cognitivo e soprattutto del linguaggio (Gli strumenti culturali sia tecnici sia psicologici, svolgono un ruolo importante nello sviluppo cognitivo).
  • Gli strumenti psicologici permettono ai bambini di trasformare il loro pensiero attraverso l'appropriazione di modi di agire e di pensare forniti dalla loro cultura.
  • V. riteneva che la capacità di usare un L permette di superare l'azione impulsiva, consente di pianificare la soluzione di un problema prima di attuarla e di dominare il proprio comportamento. Riteneva che il L nella forma del discorso privato, guidasse lo sviluppo cognitivo.

Discorso privato e Zona di Sviluppo Prossimale

Piaget parlò di monologo collettivo e chiamò discorso egocentrico ogni atto del bambino rivolto a se stesso; Trovandosi in disaccordo con i coetanei, sviluppano il discorso socializzato. V. suggerì che il discorso privato dei bambini li portava all'auto regolazione, definiva il discorso interiore come un piano interno del pensiero verbale, sostiene V. poiché bambini e adulti tendono ad usare il discorso privato quando sono confusi o fanno errori); La ZSP (è l'area che intercorre tra le attuali performance del bambino e il livello che potrebbe raggiungere con la guida di un adulto o con un bambino con un sviluppo più completo. Lo scaffolding è un supporto per l'apprendimento e la soluzione dei problemi costituiti da indizi, incoraggiamento, scomposizione del problema in passaggi e può essere ridotto quando il bambino prende il controllo sulla guida. P. definì lo SVIL come la costruzione attiva di conoscenza e l'APPR come la formazione passiva di associazioni, riteneva che lo sviluppo cognitivo avvenisse prima dell'apprendimento. V., invece, sostiene che l'APP sia un processo attivo, imparare spinge l'apprendimento a livelli superiori. Il principale limite della teoria di V. è che consiste prevalentemente in idee generali che non ebbe tempo di espandere a causa del suo decesso.

Sviluppo del sé: fisico e sociale

Sviluppo del sé comprende: Sviluppo fisico: in età prescolare si assiste ad un miglioramento delle abilità fini e ad uno sviluppo a livello cerebrale e svilupperanno una preferenza per la mano destra o sinistra. In età scolare avvengono i maggiori cambiamenti fisici che culminano durante l'adolescenza, con la pubertà che indica il naturale processo di maturazione, con particolare riferimento alla maturazione sessuale. La maturazione sessuale può essere tardiva o precoce; varie ricerche dimostrano come la maturazione precoce sia per i maschi che per le femmine, potrebbe portare a comportamenti violenti, abuso di alcool e droghe, gravidanze indesiderate, abbandono scolastico ... i ragazzi e le ragazze con una maturazione tardiva sembrano aver più creatività e tolleranza.

Sviluppo sociale e contesti

Sviluppo sociale: il contesto è tutto quanto circonda e interagisce con un individuo influenzandone sviluppo e apprendimento. Il modello bioecologico di Bronfenbrenner considera come ecosistemi lo sviluppo fisico e i contesti sociali in cui si sviluppano. Ogni individuo vive in un microsistema (famiglia, scuola, amici ... in questa fascia le relazioni sono reciproche), a sua volta inserito in un mesosistema (composto dalle relazioni che intercorrono tra i membri del microsistema, anche qui le relazioni sono reciproche), a sua volta inserito in un esostistema (tutti gli ambienti che incidono su di un bambino anche se non ne fa parete direttamente), a sua volta inserito in un macrosistema (società nel suo complesso), l'intero sistema risente cronosistema cioè il tempo. L'utero materno rappresenta il primo contesto in cui il bambino si sviluppa. Oggi i bambini fanno sempre più parte di famiglie ricomposte (genitori, figli e figliastri uniti in una stessa famiglia in seguito a nuovi matrimoni), nelle culture africane e latinoamericane i bambini crescono in famiglie allargate. Gli stili genitoriali hanno molta influenza sullo sviluppo sociale. Baumrind individuò 4 stili genitoriali sulla base dei livelli di calore e controllo: genitori autorevoli (alto controllo, alto calore), genitori autoritari (alto controllo, basso calore), permissivi (alto calore, basso controllo), respingenti (basso controllo, basso calore, non educano). L'attaccamento, cioè il legame emotivo che un individuo instaura con altre persone (inizialmente i cargivers), può essere sicuro o insicuro. Anche i pari rappresentano una componente importante nello sviluppo sociale, Rubin distingue due tipologie di gruppi di pari: cricche (tra i 3 e i 12 membri, includono pari dello stesso sesso e

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