Petronio e il Satyricon: identificazione, epoca e trama dell'opera

Slide dall'Università su Petronio e il Satyricon. Il Pdf, un documento per l'università di Letteratura, approfondisce l'identificazione dell'autore, il periodo storico e la trama del Satyricon, evidenziandone la natura enigmatica.

Mostra di più

32 pagine

Petronio e il
Satyricon
Il Satyricon, una delle opere più interessanti, e sicuramente la più
originale, della letteratura latina, è per molti aspetti un «oggetto
misterioso».
Non c’è dubbio che sia qualcosa di simile a quello che noi moderni
definiamo «romanzo», sebbene, rispetto a questo, si distingua
formalmente per l’inserimento di parti poetiche: di un prosimetro, e cioè un
misto di prosa e versi (ma con netta prevalenza della prosa).
Detto questo, rimangono molte questione irrisolte riguardo quasi ogni
aspetto dell’opera.

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Il Satyricon: un oggetto misterioso

Il Satyricon, una delle opere più interessanti, e sicuramente la più originale, della letteratura latina, è per molti aspetti un «oggetto misterioso».

Non c'è dubbio che sia qualcosa di simile a quello che noi moderni definiamo «romanzo», sebbene, rispetto a questo, si distingua formalmente per l'inserimento di parti poetiche: di un prosimetro, e cioè un misto di prosa e versi (ma con netta prevalenza della prosa).

Detto questo, rimangono molte questione irrisolte riguardo quasi ogni aspetto dell'opera.

I manoscritti del Satyricon, giunti a noi contengono infatti estratti frammentari, ora più lunghi ora più brevi e non sappiamo con certezza quanto l'opera fosse lunga.

Non c'è neanche la certezza sull'epoca nella quale l'opera sia stata scritta o sull'identificazione storica del Petronio che i manoscritti indicano come autore.

Problemi di tradizione manoscritta

  • I primi problemi sono legati alle condizioni in cui l'opera ci è stata consegnata dalla tradizione manoscritta.
  • Il testo, forse a causa dell'ampio spazio dedicato a vicende erotiche raccontate in modo esplicito, ma certamente anche a causa della sua voluminosità, dovette circolare ben presto per estratti: in effetti tutti i manoscritti giunti a noi riportano estratti più o meno lunghi, che, riordinati secondo una logica plausibile dai filologi, ammontano a 141 capitoli indicati come appartenenti ai libri, il XIV, il XV e il XVI (il perché non ci sia arrivato pressoché nulla dei precedenti e dei successivi è un altro mistero).
  • Con ogni probabilità, il libro XV conteneva essenzialmente il racconto della cena del liberto arricchito Trimalcione, che è la parte più celebre dell'opera, e che è stata tramandata integralmente. Al libro che precede e a quello che segue appartengono vari frammenti, il cui filo è abbastanza continuo: in essi si raccontano varie vicende rocambolesche (a sfondo erotico ma non solo) che hanno per protagonista il giovane Encolpio e i suoi compagni di ventura.
  • In queste vicende appaiono riferimenti a fatti e personaggi che apparivano nei libri precedenti e che ci suggeriscono in modo vago alcuni degli antefatti delle parti a noi note.
  • D'altra parte, gli ultimi capitoli della nostra silloge (raccolta) vedono i protagonisti alle prese con una situazione estremamente precaria, di cui non conosciamo l'esito ma che richiedeva necessariamente un seguito, la cui lunghezza non è in alcun modo ipotizzabile.
  • C'è anche chi ha pensato che il vero e proprio romanzo di Encolpio non occupasse tutti i libri, ma molti di quelli precedenti trattassero altri argomenti (ma è solo un'ipotesi senza prove consistenti).

Il titolo dell'opera

Il titolo dell'opera è Satyricon libri, «libri di cose da satiri», «libri di cose satiresche», cioè di argomenti licenziosi e osceni in chiave comica.

  • Il termine greco Satyricon, con la ypsilon, è infatti il genitivo plurale di un aggettivo derivante dal nome dei satiri, personaggi mitologici grotteschi caratterizzati da una vitale e irrefrenabile spinta sessuale, sempre indaffarati a insidiare ninfe e fanciulle.
  • Il titolo si riferirebbe quindi al tono e al contenuto degli argomenti del romanzo, o almeno di una consistente parte di essi, tono e contenuto analoghi a quelli del genere che i latini chiamavano priapeo, dal nome di Priapo, dio del sesso e della fertilità.
  • Il titolo Satyricon quindi non avrebbe nulla a che fare con l'etimologia del termine latino Satura; e tuttavia del genere della satira latina il Satyricon sembra avere alcuni caratteri.

Il nome dell'autore

  • I manoscritti riportano come autore dell'opera un certo Petronius Arbiter. L'unico personaggio storico in qualche misura identificabile con questo nome è un Gaio Petronio cortigiano di Nerone, che fu proconsole in Bitinia (parte nord-occidentale dell'Asia Minore) del quale fa un inciso ritratto lo storico Tacito (circa 54/55-117/120 d.C.) nei suoi Annales (anche se il prenomen Gaius è dubbio, poiché molti identificano il Petronio tacitiano con un Tito Petronio Nigro che fu effettivamente proconsole in Bitinia nel 60 d.C.): un uomo originale, dedito al piacere ma anche dotato di personalità forte e determinata, prima favorito del principe e infine anche lui accusato dall'invidioso Tigellino di aver partecipato alla congiura dei Pisoni e condannato al suicidio come i vari Seneca e Lucano, nel 65 d.C.
  • L'identificazione, come vedremo più avanti, è affascinante, specialmente perché lo storico informa, a un certo punto, che questo Petronio, campione di buon gusto e raffinatezze, era considerato alla corte di Nerone vero elegantiae arbiter: il che ha fatto pensare a un soprannome divenuto così famoso da trasformarsi, nei secoli successivi, in un cognomen antonomastico, come attestano i manoscritti.
  • Esiste un solo ostacolo, per nulla marginale, all'identificazione sicura: Tacito, nel suo ritratto del personaggio, non accenna al fatto che il Petronio di cui parla avesse scritto un romanzo.

Il tempo di composizione

  • Ai dubbi sulla paternità si collegano quelli sull'epoca della composizione: che, per i più, è quella di Nerone (imperatore dal 54 al 68 d.C.). Anche in questo caso la situazione è analoga: tanti indizi, oltre a quello del nome dell'autore, che conducono in modo abbastanza convincente a quegli anni, ma nessuna certezza.

La trama del Satyricon

  • La maggior parte degli estratti in nostro possesso, precisamente fino al capitolo 99, hanno come scenario delle vicende una Graeca urbs dell'Italia meridionale, forse Cuma, che è tuttavia solo una tappa delle peregrinazioni del nostro protagonista Encolpio, e del suo fedele (si fa per dire) servo e «fratellino», un bel ragazzino di nome Gitone, al quale è legato da un appassionato (e travagliato) rapporto sentimentale.
  • Da alcune fonti sembrerebbe che la storia fosse cominciata a Marsiglia, dalla quale Encolpio sarebbe stato cacciato come pharmakòs (capro espiatorio), individuo sul quale gli antichi credevano fossero catalizzate le maledizioni di un dio, e il cui allontanamento poteva avere perciò effetto purificatore per la città afflitta da un'epidemia.
  • In effetti anche nel corso della narrazione ritorna il tema della persecuzione di un dio, il dio Priapo, nei confronti di Encolpio.
  • Ed è Encolpio stesso a dirsi exul e a ricordare alcune delle sue peripezie, al termine delle quali è stato condotto dalla sorte in questa Graeca urbs: egli ha già affrontato, assieme a Gitone, un viaggio in mare, è sfuggito alla giustizia, ha addirittura ucciso un uomo ...

Il retore Agamennone, Quartilla e il rito di espiazione per Priapo (1-26,6)

  • I primi capitoli vedono Encolpio a colloquio sotto un portico con il retore Agamennone. Quest'ultimo si difende dalle critiche sull'inadeguatezza delle scuole di retorica e sull'inutilità delle declamationes (orazioni giudiziarie o deliberative) avanzate da Encolpio, e riversa la colpa della crisi delle scuole stesse sulle famiglie, che richiedono una preparazione veloce e rafforzata perché i loro figli possano al più presto far soldi con l'arte della parola.

In seguito, troviamo Encolpio con un altro compagno di avventure, Ascilto, il quale preoccupa molto il nostro protagonista per le sue mire sul bel Gitone, che invece Encolpio vuole tenere tutto per sé.

  • Segue una scena rocambolesca al mercato nella quale Encolpio e Ascilto recuperano fortunosamente un mantello nel bordo del quale è cucito, così almeno pare a loro, un «tesoro» che avevano conquistato e poi perduto: si comprende trattarsi dell'appendice inattesa di un episodio di furto raccontato in precedenza.
  • Tornati finalmente nella locanda dove alloggiano, Encolpio e Ascilto, assieme a Gitone, sono «vittime» di una donna, Quartilla, giunta con le sue ancelle per reclamare dai tre, che hanno profanato il culto del dio Priapo, un atto riparatorio: essi dovranno aiutarla a guarire da una terribile febbre provocatale dal trauma di quelle profanazione. La «terapia» si risolve in un'orgia senza fine, prima in albergo, e poi, in una seconda fase, in una casa (probabilmente la casa di Quartilla), orgia che riduce i tre protagonisti allo stremo delle forze.

La cena di Trimalcione (26,7-78)

  • I tre riescono a sottrarsi a una terza «seduta espiatoria» grazie all'invito del retore Agamennone a partecipare a una cena offerta dal ricchissimo liberto Trimalcione.

Il racconto della cena di Trimalcione ci è giunto per intero: il vecchio ex-schiavo, prima liberato e poi divenuto ricchissimo, è l'emblema del parvenu (persona che è relativamente nuova in una certa classe sociale di alto rango che pur vantando una certa presunzione nel distinguersi dagli altri conserva, almeno in parte, i modi e la mentalità della condizione sociale precedente) che vuole riscattarsi dal suo stato sociale ma che rimane legato al suo mondo interiore, fatto di ignoranza e grossolanità, a partire dall'organizzazione fastosa e «scenografica» delle portate e dagli oggetti preziosi di cui si circonda.

  • Accanto a lui, tanti invitati, tutti appartenenti al mondo dei liberti e in generale a una classe sociale e culturale subalterna alla società romana. Encolpio e Ascilto sono accolti da Trimalcione con la gentilezza e il rispetto che si conviene a chi ha studiato e appartiene a un altro livello socio-culturale.

Malgrado ciò i tre non resistono a lungo a tale sfoggio di pacchianeria, alla bizzarria delle trovate a sorpresa di Trimalcione e all'insulsaggine dei dialoghi tra i commensali, e vorrebbero fuggire.

  • Cosa che effettivamente fanno appena se ne presenta l'occasione: l'arrivo di un reparto di vigili del fuoco che, richiamati dagli schiamazzi, piombano nel bel mezzo della cena convinti che la casa stia andando a fuoco.

Encolpio e Gitone: dramma della gelosia e riappacificazione (79-99)

  • Seguono i capitolo tragicomici del «dramma sentimentale» di Encolpio e Gitone. Appena tornati alla locanda, nasce infatti una lite tra Encolpio e Ascilto per l'amore del giovinetto.
  • Alla fine Ascilto propone che sia il ragazzino a decidere, ed Encolpio accetta di buon grado, convinto che, per la lunga relazione d'affetto e il solido legame che li unisce, Gitone non avrà esitazioni.
  • E invece accade proprio il contrario: Gitone se ne va con Ascilto, ed Encolpio si abbandona a una disperazione degna della più patetica scena di tragedia.

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.