Lavoro educativo nei contesti di devianza giovanile, Appunti UNINA

Documento dall'Università degli Studi di Napoli Federico II sul lavoro educativo nei contesti di devianza giovanile. Il Pdf esplora i falsi miti dell'educazione e le questioni pedagogiche, con un focus sull'approccio fenomenologico di Piero Bertolini e la pedagogia maieutica di Danilo Dolci, utile per studenti universitari di Psicologia.

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32 pagine

Lavoro educativo nei contesti di
devianza- Maltese
Psicopedagogia
Università degli Studi di Napoli Federico II (UNINA)
31 pag.
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Il lavoro educativo nei contesti della devianza giovanile
Stefano Maltese
PREFAZIONE
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Capitolo 1-I FALSI MITI DELL'EDUCAZIONE DELLA DEVIANZA
1.1 Dichiarazione di intenti
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1.2 Le questioni pedagogiche della devianza
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Lavoro educativo nei contesti di devianza- Maltese Psicopedagogia Università degli Studi di Napoli Federico II (UNINA) 31 pag.

Document shared on https://www.docsity.com/it/lavoro-educativo-nei-contesti-di-devianza-maltese/7391718/ Downloaded by: barbatomarina (barbato.marina@icloud.com)Il lavoro educativo nei contesti della devianza giovanile Stefano Maltese

PREFAZIONE

Una delle ultime notti di revisione di questo volume,la città di Napoli veniva attraversata da un brutale scontro tra la norma e la devianza e dal suo tragico epilogo. Un ragazzo di 15 anni trovava la morte durante un tentativo di rapina,a sparargli,per difesa, è un altro giovane di 23 anni. Una tragedia rispetto alla quale la ricerca pedagogica non ha il compito di offrire risposte,ma il dovere di impostare le domande giuste. Per confrontarsi con la pedagogia della devianza contenuta in questo volume è molto importante avere chiara la differenza tra i concetti di colpa e di responsabilità: quando un ragazzo di 23 anni ne uccide uno di 15,la ricerca delle colpe per addossarle all'uno o all'altro non è un'operazione pedagogica,ma assumersene la responsabilità diventa un preciso dovere epistemologico. Questa responsabilità è anche di una pedagogia sociale interpellata sempre dopo, quando è troppo tardi per spiegare che la tutela della norma se produce violenza o vendetta, è essa stessa devianza a sua volta. Quando i confini che definiscono il contesto sociale sono rappresentati da povertà materiale ed educativa,da ingiustizia e discriminazione,l'unica pedagogia che appare perseguibile è quella della delinquenza quotidiana. L'esito di questa pedagogia deviata è la costruzione di storie di vita senza diritti e col destino segnato.

Capitolo 1-I FALSI MITI DELL'EDUCAZIONE DELLA DEVIANZA

1.1 Dichiarazione di intenti

La riflessione pedagogica sul lavoro educativo nei contesti di devianza presenta una serie di rischi sia per chi scrive che per chi legge, da cui è opportuno tentare di ripararsi. Un primo intento ampio e generale è rappresentato dal tentativo di offrire degli strumenti concettuali e pratici con cui poter leggere e interpretare i fenomeni di espressione della devianza. Il rischio principale cui si faceva riferimento è,in questo caso,rappresentato dalla tentazione di ricercare da parte di chi legge delle risposte certe in forma di ricette precostituite,su come poter risolvere questioni complesse. D'altro canto,l'impossibilità di fornire tali ricette presenta il rischio di ricorrere a degli alibi costituiti dall'offrire anche troppe parole che restino tali. Una possibilità di riparo dal rischio consiste nel prendere in considerazione le singole situazioni. Il silenzio della pedagogia rispetto ai fenomeni di di devianza contribuisce ad alimentare i mostri. Sono i mostri a cui vengono ricondotti i soggetti che appartengono ai contesti della devianza, quando vengono privati dalla possibilità di riscatto e del diritto di ogni essere umano alla sua educabilità. Mostri che assumono le sembianze dei vari falsi miti dell'educazione. Per tentare di smascherare questi falsi miti occorre ricondurre il discorso all'interno di un'etimologia pedagogica che possa riscoprire le intenzionalità e gli orizzonti di senso del lavoro educativo,ovvero quegli orientamenti che non privino gli educatori di quell'autonomia di pensiero e di quella creatività necessarie per svolgere un'esperienza educativa in modo che sia significativa per le persone e la vivono.

1.2 Le questioni pedagogiche della devianza

Document shared on https://www.docsity.com/it/lavoro-educativo-nei-contesti-di-devianza-maltese/7391718/ Downloaded by: barbatomarina (barbato.marina@icloud.com)BATTI IL CINQUE Quella tra l'educazione,la devianza e la marginalità è una relazione complessa che ha prodotto risposte differenti ma con una logica comune. Di fronte a realtà e fenomeni con alti gradi di pericolosità sociale l'interesse prioritario è contrastare il caos e stabilire l'ordine. Di conseguenza la devianza,considerata come negazione della norma e opposizione sociale, è in opposizione dicotomica alla normalità, vista come condivisione sociale e legalità, e non si riesce ad avere in merito una risposta comprensiva ma bensi contrastiva. La pedagogia prova a colmare la distanza tra questi 2 poli estremi del vivere sociale. La presupposizione dell'esistenza di una normalità ci riconduce alle teorie sociologiche di Durkheim che la definisce come la media dei comportamenti in un determinato momento e in un determinato luogo. Al contrario tutto ciò che va contro l'ordine e i valori sociali delle media della popolazione è considerato patologico. Dunque ciò che è deviante oggi per l'ordine sociale può essere necessario per l'evoluzione di quello stesso ordine sociale. Le strategie di contenimento dei fenomeni devianti non dovrebbero rappresentare un'opzione pedagogica perchè riducono le possibilità di comportamento. Un atto diventa deviante in base alla definizione sociale in un preciso momento storico e viene sostenuto piu dal sapere giuridico o medico che dalla pedagogia(modello giuridico). Una nuova chiave di lettura alle varie risposte pedagogiche che hanno dato vita ai sistemi educativi,è il riduzionismo con cui si ricercano soluzioni semplici a problemi complessi. Semplificare le realtà della devianza ha significato perdere di vista la complessità delle relazioni che intercorrono tra gli aspetti soggettivi dei devianti e quelli legati ai contesti di vita in cui questi fenomeni hanno luogo,proponendo per interpretazioni maggiormente centrate sull'uno o l'altro aspetto. Si attribuisce la responsabilità prevalentemente al contesto sociale di provenienza dei soggetti devianti e per salvarli ,dal proprio destino, segnato fin dalla nascita dall'appartenenza a determinati ambienti di vita sia pedagogicamente necessario predisporre contesti alternativi attraverso interventi di allontanamento dalle famiglie di origine,o la costituzione di istituti e comunità. L'altra faccia del riduzionismo pedagogico è rappresentata dallo spostamento del luogo della difficoltà non piu individuato solo nel contesto di vita del ragazzo ma nella sua assunzione di atteggiamenti disadattivi. Il risultato anche in questo caso è simile al precedente ovvero l'esclusione sociale del soggetto deviante. Questo passaggio è stato agevolato dall'affermazione del dominio medico-psichiatrico a cui viene affidato il compito di analisi dei tratti di personalità dei soggetti devianti. Qui la devianza si identifica come anormalità piuttosto che come delinquenza e,la ragione della delinquenza, non va piu ricercata nelle influenze dell'ambiente di vita ma piu nella somiglianza dell'autore del crimine con il proprio atto. Su queste basi il focus del pensiero pedagogico sulla devianza diventerà il riconoscimento della permanente educabilità del soggetto dove l'educatore diviene ascoltatore di storie. Marginalità e devianza non sono sinonimi. Se è vero infatti, che non tutti i soggetti marginali intercorrono in condotte devianti è meno vero il contrario. La prospettiva pedagogica permette di analizzare queste due realtà attraverso la categoria del rischio. In questi termini,la marginalità costituisce la situazione di sfondo all'interno della quale inscrivere la condotta deviante, come risposta soggettiva che la persona rischia di mettere in campo. Parlare di rischio significa riconnettere il discorso pedagogico all'interpretazione della devianza come costruzione sociale non piu individuata,cioè, in ambienti e contesti ma nel valore simbolico che essa assume nella vita dei soggetti. L'azione deviante diventa cosi interpretabile in chiave pedagogica come la comunicazione di un Document shared on https://www.docsity.com/it/lavoro-educativo-nei-contesti-di-devianza-maltese/7391718/ Downloaded by: barbatomarina (barbato.marina@icloud.com)disagio e la volontà da parte del soggetto di comunicare questo disagio all'esterno. Occuparsi dell'educazione dei soggetti provenienti da determinati contesti territoriali,considerati potenzialmente devianti,contiene un rischio endemico di guardare alla devianza come a una realtà preordinata e prevista, finendo per esaurire il compito educativo esclusivamente in generiche attività di prevenzione che gettano lo sguardo soltanto verso il futuro tralasciando di comprendere il presente di difficoltà di tanti soggetti. Un'ultima istanza,riguarda la ridefinizione metodologica della pedagogia stessa vista come il fondamento del complesso di norme che devono regolare la vita della società e dei metodi per farle rispettare.

1.3 Il riduzionismo pedagogico e l'approccio fenomenologico di Piero Bertolini

Il primo dei falsi miti dell'educazione riguardante il tema della devianza è rappresentato dall'idea che si possa cercare una soluzione certa al problema. Le conseguenze di questa visione riduzionista sul piano pedagogico sono innanzitutto una riduzione del valore stesso attribuito alla pedagogia come sapere complesso costituito cioè di molti elementi continuamente sottoposti alla loro revisione riflessiva. Il riduzionismo viene applicato anche all'interno della stessa disciplina e ciò ha contribuito a ridurre il concetto operativo di devianza a una realtà oggettivabile e concretizzata negli atti di chi la compie, conferendole quindi l'etichetta di soggetto deviante. È possibile sfatare questo falso mito ponendosi nella posizione costitutiva e propria della pedagogia,di una continua ricerca non delle soluzioni semplici,ma delle chiavi di lettura complesse per arrivarci. Un contributo al superamento del mito riduzionistico è costituito dall'approccio fenomenologico di Piero Bertolini. Il pensiero dell'autore è maturato attraverso il lavoro educativo svolto presso l'istituto di osservazione per minorenni disadattati "Cesare Beccaria" di Milano da cui nacque nel 1965 il volume "Per una pedagogia del ragazzo difficile". Gli spunti offerti dall'approccio fenomenologico alla pedagogia della devianza di Bertolini trovano tutti un perno comune nella centratura sul soggetto. Centrarsi sul soggetto significa non cogliere quelle con l'ambienti come relazioni di causa- effetto ma considerare il comportamento deviante come la parte di un tutto complesso e originale:il soggetto. In senso fenomenologico, il soggetto si lega all'oggetto(il comportamento deviante)attraverso la categoria dell'intenzionalità. Ripensare la centralità del soggetto in pedagogia significa ripensarlo soprattutto al centro di ogni esperienza educativa che dovrà avere cosi come obiettivo quello di un suo personale coinvolgimento in qualità di costruttore di senso. L'altro punto cardine della pedagogia fenomenologica impostata da Bertolini riguarda il costrutto di intersoggettività. Se ogni esperienza educativa è un'esperienza intersoggettiva questa non può che essere anche in situazione. Proprio perchè in situazione,ogni esperienza educativa prevede il riferimento alla continuità con quelle precedenti e quelle future,portando cosi nelle situazioni di devianza a non rifiutare il passato che le ha prodotte ma ad aprirsi al futuro. Sulla base di queste considerazioni si evince che l'intervento educativo nel campo della devianza non può consistere nell'imporre una determinata visione del mondo ma nel fare in modo che il soggetto stesso sia in grado di arricchire e modificare la propria visione del mondo. Con il cambiamento del quadro teorico di riferimento proposto da Bertolini i soggetti non saranno piu descritti attraverso le categorie di rischio, disadattamento e delinquenza. L'autore,sottolineando la valenza Document shared on https://www.docsity.com/it/lavoro-educativo-nei-contesti-di-devianza-maltese/7391718/ Downloaded by: barbatomarina (barbato.marina@icloud.com)

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