Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su "La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro". Il Pdf esplora l'evoluzione del libro nell'era digitale, i linguaggi di marcatura, i formati PDF e le innovazioni come l'OLED, offrendo una panoramica delle sfide e opportunità.
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Il supporto del testo, l'interfaccia di lettura, ha un ruolo centrale nell'evoluzione dei modi e delle forme della lettura.
Troviamo traccia di questa tesi nelle riflessioni di Harold Ignis sulle differenze tra media orientati alla permanenza nel tempo e media orientati al movimento nello spazio, ma anche nell'introduzione alla Storia della lettura di Guglielmo Cavalli e Roger Chartier.
Il supporto non è neutrale. Le caratteristiche del supporto e più in generale gli strumenti e il contesto materiale della lettura sono l'orizzonte al cui interno certe forme di testualità e certe tipologie di lettura risultano possibili e più o meno facili.
La quarta rivoluzione: perché anche il libro è una tecnologia, che ha attraversato fasi diverse. La prima è il passaggio dall'oralità alla scrittura, la seconda il passaggio dal volumen al codex, la terza la rivoluzione gutenberghiana. Questa quarta fase è quella del passaggio al digitale.
N.B .: in letteratura spesso si parla di terza rivoluzione, senza considerare il fondamentale passaggio dall'oralità alla scrittura.
Già leggiamo in digitale, quando comunichiamo via mail, per messaggio, per visitare siti, ma i libri sono ancora per la maggior parte dei casi su carta (seppure siano per la maggior parte scritti su un computer, inviati per email, l'editing è fatto digitalmente, e il testo è sulla carta solo per essere letto).
Il formato elettronico è il formato ideale e più comodo per tutto, tranne che per la lettura, ma questa situazione è in cambiamento.
Il supporto usato per la scrittura e la lettura risulta funzionale rispetto a certi tipi di testo e di situazioni: non è neutrale. Il supporto non determina il testo, il medium non determina il messaggio.
Il supporto è importante nella sua funzione di interfaccia tra noi e il testo.
Un'interfaccia è qualunque strumento che ci aiuti a interagire con il mondo intorno a noi svolgendo una funzione di mediazione tra noi e il mondo.
Un'interfaccia ha nella maggior parte dei casi una dimensione culturale e sociale.
Interfacce generiche adatte ad una pluralità di situazioni possono essere affiancate o sostituite da interfacce specifiche che offrano maggiore efficienza in un numero più ristretto di casi. Si tratta della specializzazione delle interfacce.
1 Scaricato da Deborah Piperno (deborahpip01@gmail.com)Benedetto Croce ricorda la "dolce voluttà" dell'odore della carta stampata. Una delle critiche più frequenti alla lettura elettronica è legata proprio alla perdita degli aspetti sensoriali del libro considerato nei suoi aspetti materiali.
A dispetto di ciò, questi aspetti sono secondari per il successo del libro come interfaccia di lettura. La facilità di lettura e di trasporto, l'economicità, la resistenza all'uso, la comodità della forma per l'immagazzinamento negli scaffali, la funzionalità dell'impaginazione numerata sono alcuni fra i vantaggi principali del libro.
Anche nel caso del libro possiamo parlare di specializzazione di interfacce, ad esempio nella differenza tra tascabili e libri da scrivania.
Vale anche per i testi a stampa in generale, se si pensa alla differenza in formati, tipo di carte e organizzazione dei contenuti in libri, riviste e giornali.
Marshall Mcluhan definisce il medium come «qualsiasi tecnologia che crei estensioni del corpo e dei sensi, dall'abbigliamento al calcolatore». Così, Mcluhan riunisce in una sola categoria codici, canali della comunicazione e messaggi.
Spesso si parla di interfaccia con riferimento all'insieme di dispositivi, hardware e software, che permettono di interagire con una macchina o un programma. Anche in questo senso, il concetto di interfaccia non è necessariamente legato all'informatica.
Le interfacce hardware sono la superficie fisica di contatto tra i nostri sensi e la macchina.
Le interfacce software sono il modo in cui un programma si presenta e permette di utilizzare le sue funzionalità.1 Ricordiamo l'importanza della dimensione culturale e sociale dell'interfaccia: l'eccessiva standardizzazione (desiderabile per ragioni di razionalità produttiva) può trasformarsi in appiattimento culturale. Contro questo appiattimento opera la ricerca di valore estetico.
La differenza tra interfaccia fisica (supporto fisico dell'informazione) e interfaccia logica (modo e forma di organizzazione dell'informazione sul suo supporto) è chiaramente presente anche nel caso del libro.
Un'importante distinzione nell'interfaccia logica di un libro è la differenza tra testo paginato e testo continuo o a scorrimento.
1 Nel suo libro Interface culture, Steven Johnson definisce il termine interfaccia in modo da farlo coincidere alle sole interfacce software.
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È importante la situazione della fruizione del testo. Ad un primo livello, questa si può distinguere in:
La fruizione lean forward è quella che si ha quando siamo protesi in avanti verso l'informazione.
È caratterizzata da un uso attivo dell'informazione, che viene elaborata e modificata.
Permette di lavorare bene con informazioni fortemente interattive, come quelle ipertestuali. La lettura in ambiente elettronico è molto più diffusa nel caso di testi che suggeriscono una fruizione lean forward.
La lettura lean forward tende, nei media digitali, a trasformarsi in quella che Derrick De Kerckhove ha battezzato "screttura", unione di lettura e scrittura. George Landow parla dei lettori di ipertesti come wreaders, unione di writers e readers.
La modalità lean back è caratterizzata da una fruizione rilassata, appoggiati all'indietro, di un'informazione che ci assorbe ma che non necessita di interventi attivi di elaborazione e manipolazione.
L'attenzione è totalmente catturata, ma non ci è richiesto di agire o interagire con l'informazione se non a livello mentale.
È la più comune per i testi narrativi. La sfida principale dei nuovi dispositivi digitali di lettura è quello di garantire una buona esperienza di lettura lean back.
Quando un'informazione destinata alla fruizione lean back, ma la nostra attenzione non è completamente assorbita dall'informazione che riceviamo.
Le situazioni di fruizione secondaria sembrano moltiplicarsi anche in relazione al diffondersi del multitasking informativo. Possiamo in genere distinguere un canale informativo a fruizione primaria e uno a fruizione secondaria, ma i confini tra le due tipologie sono labili.
Non necessariamente l'informazione ricevuta in mobilità viene fruita in maniera secondaria.
Se applichiamo queste considerazioni al caso del libro, ci accorgiamo che i casi di fruizione secondaria sono rari. Tuttavia, la distinzione tra fruizione lean forward, lean back e in mobilità è pienamente applicabile.
3 Scaricato da Deborah Piperno (deborahpip01@gmail.com)Applicata ai libri, la distinzione lean forward-lean back è anche prodotto storico. Rolf Engelsing ha sottolineato la differenza tra lettura intensiva, tipica di un mondo (tra il Medioevo e la seconda metà del Settecento) in cui i libri in circolazione erano relativamente pochi e venivano letti e riletti, spesso ad alta voce, e la lettura estensiva (tipica di Ottocento e Novecento), con un mercato editoriale più sviluppato e differenziato e la conseguente maggiore disponibilità di testi, spesso letti una volta.
In molte lingue, la radice etimologica della parola libro è legata all'oggetto fisico usato come supporto della scrittura:
Nel corso del tempo, e in maniera più stabile dopo Gutenberg, il termine libro si è venuto ad associare a una raccolta rilegata di pagine a stampa.
L'UNESCO lo definisce come una pubblicazione a stampa, non periodica, di almeno 49 pagine. Notare il ruolo implicito della paginazione fissa, che non è scontata nei libri elettronici.
La definizione UNESCO è quindi legata prima di tutto al supporto fisico del testo, ma ci sono anche elementi esterni, come il concetto di pubblicazione e di periodicità.
Nel parlare di libri, all'attenzione verso il supporto fisico si affianca anche quella verso il testo e la forma di testualità. Da questo punto di vista il libro non è in primo luogo un oggetto fisico, ma un oggetto testuale astratto.
Chi si occupa dei libri come oggetto fisico/interfaccia, privilegia definizioni legate alla dimensione del supporto. In The Whatness of Bookness Philip Smith descrive la bookness come «il confezionamento di più supporti piani tenuti insieme in una sequenza fissa o variabile attraverso qualche meccanismo di incardinamento, o un sostegno, o un contenitore, associati a un contenuto visuale e verbale chiamato testo. [ ... ] Un testo è un testo e non un libro. Un testo può essere inscritto su qualunque supporto, ma questo non lo rende un libro».
Edward Hutchins osserva che l'insieme delle caratteristiche dell'esser-libro è composto da:
Quando si passa al libro elettronico, la definizione si sposta in direzione dell'oggetto testuale, e l'interfaccia di lettura tende ad essere considerata solo come uno strumento utilizzato per leggere e non come una sua componente costitutiva.
A questa definizione complessa rimanda la nostra idea di libro come medium culturale, qualcosa che è insieme oggetto fisico, oggetto testuale e prodotto commerciale.
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