Documento da Unicusano su Socialismo Mazziniano ed Europeismo in Giulio Andrea Belloni. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Storia, esplora l'eredità culturale e politica di Mazzini e le proposte di Belloni per un progresso sociale pacifico.
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UNICUSANO Facoltà di Lettere Storia contemporanea C.A. Modulo 4 Socialismo mazziniano ed europeismo in Giulio Andrea Belloni (2) Docente: dott. Matteo Antonio Napolitano
11) Il socialismo mazziniano L'eredità culturale e politica che Mazzini lasciò a Giulio Andrea Belloni, fu la guida costante di ogni azione e di ogni studio condotto dallo stesso. Belloni si distinse come il più alto esponente della "sinistra repubblicana", quell'ala del Partito Repubblicano che diede un volto politico e di impegno concreto al socialismo di stampo mazziniano.
Come ricordò Giovanni Spadolini, «la stessa espressione "socialismo mazziniano", se tradisce una posizione solitaria e - direi - marginale, coglie le linee di fondo di un impegno sociale che vede il partito delle prime leghe operaie confondersi con le origini stesse del movimento operaio in Italia. Origini lontane e profonde».
I grandi esempi della storia italiana, d'altra parte, non fecero che confermare questo connubio basato sulla continuità tematica risorgimentole e sulla fede nella causa associazionistica che legò schiere di operai. «La prima rivolta operaia in Italia, quella del 6 febbraio 1853, a Milano, fu di stampo mazziniano; mazziniana fu la prima classe operaia [ ... ]; mazziniani i patti di fratellanza e le associazioni operaie rappresentate nella prima Internazionale; mazziniano tutto l'associazionismo della prima eroica fase dell'organizzazione di difesa dei lavoratori».
Il pensiero, l'opera e la dedizione con cui Belloni si dedicò alle spesso solitarie battaglie politiche che dovette affrontare nel corso della sua, purtroppo, breve e difficoltosa vita, si inserirono perfettamente nelle tracce lasciate da questa gloriosa tradizione, scolpita nel tempo e nelle gesta dei padri che solcarono la via maestra.
Si è già scritto che la ragion d'essere del repubblicanesimo belloniano derivò, sia dalle naturali inflessioni del suo carattere, sia dalla volontà di diffondere quelle idee che egli riteneva basilari per rifondare un paese lacerato dal fascismo, dalla guerra e 2dalla precarietà, imperante nelle condizioni di vita. A dimostrazione di questa profonda determinazione, basti ricordare il fatto che, sin da quando, negli anni della prima giovinezza, dirigeva l'"Alba Repubblicana", «Egli fu assertore del socialismo mazziniano; e per sostenere e diffondere tale indirizzo di pensiero e di azione fondò e diresse, dal 1946, l'"Idea Repubblicana"».
Oltre all'attività giornalistica, ebbe fondamentale importanza, per apparenti motivi, anche la pubblicazione di testi specifici sull'argomento. I capisaldi, contenenti l'essenza del pensiero di Belloni in materia, risultano essere fondamentalmente tre: "Socialismo Mazziniano", opera pubblicata tra il 1945 e il 1946, di carattere divulgativo e propagandistico in vista del referendum istituzionale, "Precisazione di concetti", pubblicata ripetutamente a partire dal 1953, sia sull'"Idea Repubblicana" che in foglio volante, e la "Dichiarazione di socialismo mazziniano", che apparve per la prima volta sull'"Idea Repubblicana" il 22 giugno 1955, «centocinquantesimo anniversario della nascita di Mazzini, come espressione del gruppo del periodico [ ... ]; i primi firmatari furono G. A. Belloni, V. Parmentola, A. D'Angelo, G. Marchi, A. Bottai, A. Camprini, G. Chiostergi, G. Garrani, A. Luciani, R. Puddu, R. Recchioni, M. Mammì; raccolse poi l'adesione di numerose persone e di intere organizzazioni locali e provinciali del PRI».
Nonostante non vi siano sostanziali differenze nei contenuti degli scritti citati, l'analisi e l'integrazione tra questi fornisce un quadro esauriente delle prospettive politiche e sociali dell'orientamento socialista di matrice mazziniana.
Alla base di ogni riflessione, l'elemento che costantemente viene riscontrato è il riferimento al processo storico del Risorgimento, da rivalutare e attualizzare in ogni epoca, con coerenza e coraggio. Se, come scrisse Belloni, «[ ... ] conviene [ ... ], ripensare il processo storico del Risorgimento nel secolo scorso, ed esplicare la ragione che allora, quando la questione sociale fu impostata perfettamente nel suo 3alveo politico, non poté essere spiegata», allora sorgeva la necessità di porre, in modo chiaro e deciso, alle fondamenta della ricostruzione nazionale, l'obiettivo principale che doveva succedere all'indipendenza unificatrice, ossia, «il tempo dell'avvento repubblicano e cioè della socializzazione dello Stato».
Insito in questa affermazione, vi era il netto rifiuto della cultura della reazione che, in ogni modo, «non riuscì a negare riconoscimento a Giuseppe Mazzini ma volle contraffarne l'immagine nei limiti del di lui apostolato per l'unità della Patria».
Richiamarsi alla necessità post - unitaria di "socializzazione dello Stato", in un periodo particolarmente significativo come quello della transizione costituzionale, in cui «la decisione del re di attuare alla fine del conflitto un sostanziale ritorno al vecchio ordinamento statutario subì una progressiva erosione», significò, in primo luogo, dare dei contorni ben precisi all'idea di socialismo da difendere e diffondere.
Ciò che bisognava con ogni forza evitare, evidenziò Belloni, era dare del socialismo «una concezione arbitraria e monca, sagomata su un modello d'importazione [ ... ], a cui nell'opinione dei trivi era stato regalato il monopolio della rappresentanza».
Questa visione era particolarmente diffusa in Italia, infatti, alla stessa, si voleva sostituire un'idea di socialismo che non fosse solo un modello dai caratteri strettamente esogeni, ma anche un frutto peculiare raccolto dalla ricchezza mal sfruttata della cultura politica e sociale italiana. Parafrasando Mazzini, era ormai superato il tempo di copiare dagli antichi, bisognava fare il programma dell'età che il paese si "apparecchiava" a vivere.
Una volta ravvisata l'esigenza di superare elaborazioni discutibili e incomplete, divenne necessario, partendo necessariamente da un intendimento generale, dare una definizione positiva del socialismo a tinte italiane, idonea per fungere da base 4all'avvenire di quella Repubblica che, citando l'insigne figura di Pietro Nenni, «sarà socialista, o non sarà».
Per ciò che concerne il piano più ampio e generico, si può leggere nella "Precisazione di concetti" che, al grado di pensiero, socialismo doveva significare «ideale di una società di uomini uguali (nei diritti e nelle possibilità sociali iniziali), fraterni, liberi: di una società non più basata sulla lotta delle classi, non più fondata sullo sfruttamento del lavoro», mentre, al grado di azione, doveva assumere i caratteri di «organizzazione e lotta degli uomini del lavoro per il conseguimento di quell'ideale, indipendentemente dalle divisioni teoriche delle varie scuole».
Partendo da questa teorizzazione basilare e considerando la specificità e le necessità che sorsero all'epoca in cui venne stilata, risultò improponibile, prima di dare assetti concreti, istituzionali, sociali ed economici, non calarsi a livello storico nelle problematiche da affrontare. Occorreva affrontare la paura cieca di «quelli che s'adattano all'arsura crescente della sete, per timore di affogare nel bicchiere», al fine di venire incontro alla rabbia "santa" degli oppressi con speranze nuove, le stesse di quel socialismo che «germina dall'umano amore per la giustizia e la libertà, di anime superiori a ogni oppressione».
Viste le auliche premesse, i risultati della ricognizione storica non potranno portare a soluzioni di livellamento, ma, al contrario, verso orizzonti che guardino al possibile affermarsi di miglioramenti individuali in tutti i campi, «stabilendo la massima possibile uguaglianza sociale di posizioni iniziali e di possibilità di svolgimento. Il socialismo, in questo senso, è il vero liberalismo». Se il fine è l'uguale accesso a tutte le possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita senza gravare sul "fratello oppresso" e con esigue risorse, la tendenza resta sempre quella, di spirito puramente mazziniano, della «moralizzazione umana», tesa alla «resurrezione nazionale come mezzo all'emancipazione sociale».
5La fondazione del nuovo ordine, doveva necessariamente passare per la sconfitta definitiva dei privilegi legati all'esistenza della Monarchia. Quest'esigenza di revisione severa dei valori sociali correlati alla forma mentis del servile "feudalesimo" monarchico, quindi del sistema valoriale nazionale, era propria anche del periodo che precedette l'azione di Mazzini, infatti, su un'ipotetica linea di continuità che passa dal Romagnosi a Buonarroti, fino a Mazzini stesso e alla tradizione repubblicana successiva, Belloni compreso, si può notare che i problemi connessi all'ordine sociale delle ricchezze, all'uguaglianza, alla redenzione e all'appropriazione da parte dei lavoratori della causa dei medesimi, tornarono in maniera regolare, anche se in diverse forme.
L'ordine monarchico era, come Belloni precisò in maniera netta, «il presidio dei moderati, cioè dei controrivoluzionari sociali», di coloro che furono i fautori dello Statuto Albertino, ossia la costituzione ottriata dal re di Sardegna Carlo Alberto nel 1848, destinata a valere come «legge fondamentale perpetua e irrevocabile della monarchia», e che vollero la Corona a presidio della rivoluzione «col proposito e il programma della controrivoluzione». I Savoia, «famiglia di parassiti feudali», andarono modernizzandosi divenendo capitalisti e, come tali, concertarono le altre imprese capitalistiche, interessi agrari e fondiari compresi, verso gli utili del Palazzo reale. La modernizzazione in senso capitalistico richiamò fortemente l'attenzione di coloro che erano impegnati nella causa politica e sociale, ad unità raggiunta e fascismo sconfitto, questo connubio, spalleggiato dalle forze politiche moderate e liberali, costituiva un altro tassello da eliminare nella lotta all'emancipazione di respiro mazziniano.
Il tono fortemente antimonarchico che contraddistingue questi passi di Belloni, mette bene in luce quanto già detto sull'opera "Socialismo mazziniano", ovvero, quanto forte sia, al suo interno, l'intento propagandistico in vista del fondamentale 6