GIACOMO LEOPARDI
Maykel Yordan Bechis
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VITA
Nasce a Recanati nel giugno del 1798 e muore a Napoli nel giugno 1837.
Recanati si trovava nello Stato della Chiesa, un piccolo paese dell'attuale regione Marche
Nasce da una famiglia nobile, il padre Monaldo era un conte dal carattere simpatico e di buon
animo, amava i libri: ne comprava tanti per la sua biblioteca che sognava potesse servire anche
all'intera cittadinanza. I compiti principali legati all'economia della casa li lasciava alla moglie.
Adelaide, donna molto rigorosa e severa. I genitori erano cugini.
I libri della biblioteca di Monaldo erano classici, scientifici [dall'astronomia alla chimica], trattati di
natura e edizioni della Bibbia in 8 lingue, sulle quali Leopardi imparò greco e ebraico. Il latino gli fu
impartito da dei precettori.
- Era legato ai 2 fratelli, Carlo e Paolina, i più piccoli.
La biblioteca di famiglia permise a Leopardi di formare la propria cultura: a 10 anni scrisse molte
poesie, a 15 anni la "Storia dell'Astronomia", a 17 tradusse Pseudo Omero e altri greci.
- * Soffriva di Tubercolosi Ossea: era deforme e molto cagionevole di salute, digeriva male ed aveva un
principio di cecità. Con il padre il rapporto era più affettuoso che nei confronti della madre.
Leopardi aveva una forte capacità immaginativa: non era un misantropo ma anzi cercava da sempre
qualcuno con cui condividere i propri sentimenti. SEP;
Da piccolo si innamora della prima ragazzina che vede, la cugina.
Era convinto che sarebbe potuto diventare un uomo di grande valore: voleva essere un filologo ed
uscire dai confini di Recanati.
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Segue la Vita di Leopardi
Visita Bologna, Milano, Firenze, trova lavoro [i genitori gli davano poco o nulla] per alcune case editrici, fa
traduzioni, crestomazie e collabora con "il Gabinetto", istituzione culturale fiorentina,fondata da
Giampietro Vieusseux di stampo cattolico-liberale [aveva già fondato "L'Antologia"]. SEP;
- Con i compagni di lavoro, Leopardi ha rapporti umani ma non trova una condivisione netta dei propri
ideali. Al Gabinetto nel settembre 1727 incontra Manzoni e nel novembre dello stesso anno, per ovviare
al clima freddo di Firenze, "sverna" a Pisa, dove scrive una lettera a Paolina, la sorella.
A Pisa passò il periodo maturo considerato più felice. E' qui che scrive "A Silvia" nell'inverno 1727-28.
Fino al 1730 tutte le sue poesie, eccetto "A Silvia", sono state scritte a Recanati, luogo in cui si sentiva
maggiormente ispirato
- * Tornato a Recanati resta fino al 1730, dopo non ci tornerà mai più.
Nel 1730 viene a Firenze, dove si innamora di Fanny Targioni Tozzetti per cui prova un amore passionale,
forte, violento. Le relazioni sentimentali non sono mai piacevoli a causa del suo carattere burbero,
"sgradevole" ad un primo impatto.
E' questo il periodo in cui scrive le poesie del "Ciclo di Aspasia" e in cui molte liriche vengono pubblicate.
Conosce Antonio Ranieri a Firenze, patriota e scrittore, da cui si reca a Napoli, città che giudica
negativamente e dove scrive le sue ultime opere ricche della tematica ironico-sarcastica contro il
pensiero che l'uomo possa essere "perfettibile".
Per Leopardi la condizione dell'uomo è di sofferenza.
Vengono pubblicati i suoi canti nelle edizioni Stariti ma presto viene sottoposto a censura.
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La Morte di Leopardi
Muore per vari motivi legati alla salute, forse per la degenerazione di un diabete, nel
giugno 1837, in piena epidemia di colera: per questo rischia di essere seppellito in una
fossa comune.
Ranieri riesce a farlo portare via in una carrozza: fu nascosto primo sotto la chiesa di
Fuorigrotta e poi tumulato nella chiesa.
Nel 1939 viene spostato al Parco Vergiliano di Piedigrotta a Mergellina.
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Le Lettere di Leopardi
... non destinate alla pubblicazione!
Lettere a Pietro Giordani (dal 1817 )-> isolamento; tormenti interiori; idee letterarie.
- Lettere al fratello Carlo > complicità infantile;
- Lettere alla sorella Paolina, alter ego del Poeta > annunci di nuove idee poetiche;
Lettere al padre Monaldo > tono affettuoso ma distaccato;
- Lettere a personaggi eminenti (Vincenzo Monti; Gian Pietro Viesseux; Louis de Sinner).
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Altre Opere Autobiografiche
Il Romanzo Autobiografico
Il romanzo autobiografico: prende spunto da Goethe (I dolori del giovane Werther e da Foscolo (Jacopo Ortis) comincia
a scrivere questo romanzo che pensa di intitolare Storia di un'anima o Vita di Silvio Sarno (1819): molti ricordi.
Lo Zibaldone di Pensieri
Zibaldone di pensieri (dall'estate 1817) > ... per un totale di 4526 pagine! L'ultimo appunto risale al 4 dicembre 1832. La
mole del materiale fu pubblicata postuma, tra il 1898 e il 1900, da Carducci. L'opera non era pensata per il pubblico!
Possiamo definirlo un laboratorio intellettuale, immenso e poco ordinato. Una rubrica ricorrente porta il titolo di
«Memorie della mia vita».
- Si tratta di una sorta di diario intellettuale in cui il poeta, fra l'estate del 1817 e il dicembre del 1832, come scrisse anche
Carducci che ne curò la prima edizione (1898-1900), annota << un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi,
osservazioni, note, conversazioni, così per dire, del giovane illustre con se stesso, sull'animo suo, la sua vita, le
circostanze ; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura di politica; sull'uomo, su le nazioni su
l'universo>> La parola zibaldone, di etimologia incerta, significa "mescolanza confusa di cose diverse oppure "vivanda
preparata con molto ingredienti" ed è usata da Leopardi che fa riferimento alla varietà degli argomenti, annotati giorno
per giorno.
- Leopardi scrive per se stesso e, quindi, mira spesso a rendere evidente il legame tra il proprio pensiero e l'esperienza
quotidiana, allo scopo di chiarire a se stesso i fondamenti di un ragionamento.
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Zibaldone: L'Infelicità dell'Uomo
- Al centro della riflessione di Leopardi si pone un motivo pessimistico, cioè l'INFELICITA' DELL'UOMO.
- Egli arriva a individuare la causa prima di questa infelicità in alcune pagine fondamentali dello Zibaldone
del luglio 1820.
- Identifica la felicità con il piacere, sensibile e materiale, ma l'uomo non desiderava un piacere: aspirava a
un piacere infinito, per estensione e per durata. Nessuno dei piaceri particolari goduti dall'uomo può
soddisfare questa esigenza, nasce così in lui un senso di insoddisazione: un vuoto incolmabile dell'anima.
- Questo vuoto è per Leopardi nasce l'infelicità dell'uomo, il senso di nullità di tutte le cose.
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Il Pensiero di Leopardi
I Temi di riflessione di Leopardi sono:
- L'infelicità dell'uomo;
- La teoria del Piacere e la sua impossibilità (materiale, sensibile;
luglio 1820);
- La noia, il dolore e tutti i mali che affliggono la società
- La natura benigna concede le illusioni e l'immaginazione.
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Il Pessimismo
L. affronta la motivazione del perché l'uomo è infelice
I Fase: Pessimismo STORICO: fino al 1824
II Fase: Pessimismo COSMICO: dal 1824 in poi
Pessimismo Storico
- La I fase del pensiero è tutta costruita sull'antitesi tra natura e ragione, tra antichi e moderni.
- La felicità e' una condizione negativa del presente e viene vista come effetto di un processo storico, una
decadenza o un allontanamento da una condizione originaria di felicità. Ed è relativa.
- L. è già ben consapevole del fatto che la vera condizione dell'uomo è l'INFELICITA' e che la felicità antica
era solo frutto delle proprie illusioni.
- La NATURA è grande, la RAGIONE è piccola: la natura ha creato uomini felici e la ragione è il principio
dell'infelicità degli uomini
- I'INFELICITA' umana non dipende dalla natura, che non da all'uomo la felicità, ma soltanto delle
ILLUSIONI che lo spingono a sopportare l'infelicità della vita.
- L'uomo diventa infelice per colpa della ragione (prerogativa umana) che fa scoprire la vanità delle
illusioni;
- Critica la società a lui contemporanea e ritiene che l'infelicità sia frutto del progresso della civiltà che
coinvolge l'intera società umana. Più l'uomo avanza con il progresso più diventa infelice.
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La Natura Malvagia
- L. deduce che il male non è un semplice accidente ma rientra nello stesso piano della
natura. Si rende conto infatti che è la natura che ha messo nell'uomo quel desiderio di
infelicità infinita.
- L. cerca di uscire da queste contraddizioni e dice che il male proviene dal fato.
- L. propone quindi una concezione dualistica: Natura benigna contro Fato maligno
- L. arriva infine ad una soluzione sulla concezione della natura come si può trovare
nell'Operetta «Dialogo della natura ed un islandese»
- L. concepisce la natura non più come madre amorosa, ma come meccanismo cieco
indifferente alla sorte delle sue creature.
- La concezione che si va a formare, non è più finalistica, ma meccanicistica e materialistica
. L'uomo non è che vittima innocente della crudeltà della natura
- Tra natura e fato si supera il dualismo: alla natura vengono attribuite le caratteristiche che
prima erano del fato, la malvagità crudele e persecutoria.
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Il Pessimismo Cosmico
Nel pessimismo cosmico l'infelicità non è più legata ad una condizione storica e relativa dell'uomo, ma
ad una condizione assoluta che diviene un dato esterno ed immutabile di natura.
- Periodo che va dal 1824: il poeta sperava che a Roma, lontano da Recanati, avrebbe trovato una
soluzione al suo malessere, ma rimane deluso.
- L. in questa fase ha un atteggiamento contemplativo, ironico, distaccato e rassegnato.
- Comincia ad avere una visione meccanicistica e materialistica della vita e comincia a pensare che
l'infelicità non dipende più dalla storia, dal progresso, come nel pessimismo storico, ma sia UNIVERSALE.
- Inizia a pensare che la vita dell'uomo è piena di dolore e che la felicità non è mai nel presente, ma
sempre o nel passato o nel futuro, di conseguenza è come se non esistesse.
- Inizia a vedere la natura come un qualcosa di negativo che non si preoccupa dell'uomo e della sua
felicità e non è stata creata per aiutarlo, quindi, non più Madre, ma maligna.
La felicità e irraggiungibile. L'uomo è vittima della malvagità della Natura
La rassegnazione, però, non è nell'indole di Leopardi: così il poeta assume un atteggiamento titanico,
combattivo nei confronti del fato e della stessa natura malvagia; arriverà a costruire nella sua ultima
opera in versi (la Ginestra) una concezione della vita sociale e del progresso fondata sulla solidarietà tra
gli uomini, sull'onestà, la giustizia e la compassione.
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