Media digitali: storia ed evoluzione, impatto della digitalizzazione

Pdf dall'Università sui media digitali. Il Materiale esplora la storia e l'evoluzione dei media digitali, analizzando l'impatto della digitalizzazione su settori come musica e giornalismo. È un documento di Tecnologia per l'Università.

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16 pagine

Media digitali
Introduzione
Media digitali. La storia, i contesti, le narrazioni è uno strumento per avvicinarsi allo studio dei media
digitali adottando una prospettiva storica, attenta agli aspetti sociali e culturali che la digitalizzazione ha
prodotto e continua a produrre a livello globale. La caratteristica principale del libro è l’adozione di una
prospettiva storica. Le storie del computer, di internet, del telefono mobile e della digitalizzazione dei
media analogici vengono ricostruite nel corso dei capitoli a partire almeno dalla fine dell’Ottocento, con
una intensificazione a partire dalla seconda metà del Novecento. L’idea è quella di identificare alcuni degli
snodi e dei processi più significativi nella nascita e nellevoluzione sociale dei media digitali, considerando
tanto le storie di successo come alcuni clamorosi fallimenti. La storia dei media digitali che si propone sarà
quindi raccontata da vari punti di vista e attraverso molteplici strumenti interpretativi per far emergere il
costante intreccio tra aspetti politici, economici, culturali, materiali e simbolici delle società
contemporanee. Il libro enfatizza la necessità di considerare media digitali nella loro interazione reciproca e
ricorsiva. La storia dello smartphone è lesempio tipico di un mezzo che vede convergere idee tecnologie e
abitudini duso che provengono da tradizioni e media differenti. Il libro presenta anche una sensibilità
globale e si sottolineecome la digitalizzazione generi tensioni e contraddizioni anche sul piano globale.
Infatti, considerare la dimensione globale dei media digitali significa anche riconoscere che usi e pratiche
sociali relativi a questi strumenti di comunicazione sono profondamente differenti in contesti sociali diversi.
La digitalizzazione non riguarda solo aspetti tecnici, ma presenta profonde implicazioni culturali e
simboliche e includono la costruzione di potenti “mitologie”, ovvero considerati come una forza mitologica.
Il libro è diviso il sei capitoli:
- Il Capitolo 1 definisce i media digitali e alcune delle caratteristiche più evidenti della digitalizzazione.
- I Capitoli 2, 3 e 4 sviluppano le storie specifiche di tre media digitali: computer, Internet e telefoni mobili.
- Il Capitolo 5 analizzerà le conseguenze e le principali tendenze del processo di digitalizzazione nei media
“tradizionali” e, nello specifico, in sei settori: musica, libri e giornali, cinema e video, fotografia, TV e radio.
- Il Capitolo 6 farà il punto sulle principali narrazioni legate ai media digitali.
1. Studiare i media e la società digitale in prospettiva storica
1.1. Contestualizzare, definire e decostruire il “digitale
A partire dagli anni 2000 i media digitali sono diventati un elemento centrale delle riflessioni delle società
contemporanee, una possibile soluzione a buona parte dei problemi economici e sociali. Scambiare email,
SMS o messaggi WhatsApp o WeChat, fare brevi video su Instagram o TikTok, cercare informazioni sul web
sono abitudini entrate a far parte della vita quotidiana di miliardi di persone, modificando le possibilità
d’accesso alle informazioni, le opportunità economiche, la forma delle relazioni sociali e i processi di
costruzione dell’identità. Il filosofo Stéphane Vial ha parlato in proposito di “ontofania digitale” per indicare
quanto l’universo digitale appaia oggi come una delle “fedi” più rilevanti del mondo contemporaneo.
Gli “effetti” delle tecnologie digitali hanno assunto dimensioni positive in relazione ai differenti periodi
storici e ai contesti culturali in cui sono state adottate. Per un verso, ad esempio, il digitale è stato
acclamato per aver permesso la creazione di nuove comunità”, formate da persone che prima non
avevano modo di interagire tra loro, ma dallaltro verso ha anche contribuito alla formazione di nuove
barriere e disuguaglianze. Da dove proviene, dunque, la parola digitale? Laggettivo digitale deriva dal
latino digitus (dito) e gli esseri umani sono naturalmente digitali (Ben Peters), perché fin dalle origini
hanno dovuto manipolare con le proprie dita. Il termine digitale non nasce quindi con i computer o altri
strumenti tecnologici, ma è connaturato alla stessa natura umana. Eppure, il termine digitale è spesso
usato in contrapposizione ad analogico. Ciò che intendiamo oggi con la parola analogico è più il
risultato storico di una serie di distinzioni culturali e mutamenti dei confini simbolici del termine: negli anni
50, indicava tutto ciò che riguardava i computer. Negli anni 70 il termine iniziò a significare un contrasto
con i nuovi dispositivi elettronici e, infine, dagli anni 90 ha iniziato a essere utilizzato con la connotazione di
vecchio stilee anche vintage”.
Il significato che oggi attribuiamo comunemente al digitale è legato anche a due processi che spesso
vengono confusi: la numerizzazione e la binarizzazione. La digitalizzazione è un fenomeno che coinvolge in
primo luogo la numerizzazione, ovvero la conversione in cifre di contenuti che prima erano espressi in
linguaggi differenti. Vi è poi la binarizzazione: spesso si crede, erroneamente, che digitalizzare equivalga a
convertire dati fisici in informazione binaria. In realtà, la digitalizzazione è lassegnazione di valori numerici
così come labbiamo descritta. Ovvero digitalizzare i contenuti attraverso stringhe di 0 e 1 chiamate bit. I
fenomeni di numerizzazione e di trasformazione in codice binario hanno diverse conseguenze per la
circolazione dei contenuti mediali. In primo luogo, trattare tutte le forme di comunicazione allo stesso
modo permette di smaterializzare i contenuti dei media, conservarli in supporti che occupano poco
spazio. Una delle differenze tra i media analogici e quelli digitali è che, con quelli analogici, tutti questi
processi erano più complessi e costosi, o trasferirli da un luogo allaltro attraverso sistemi di trasporto. La
digitalizzazione è stata accompagnata da unesplosione della presenza di nuovi oggetti materiali: dai
personal computer agli smartphone, dai DVD alle penne USB, dai lettori MP3 alle fotocamere.
1.2. Digitale e modelli di società: una breve storia
Per ricostruire i significati profondi che ruotano attorno alla digitalizzazione occorre anche considerare
come si siano evolute le rappresentazioni e gli immaginari del digitale nella cultura contemporanea.
Quando e in che modo la nostra società ha iniziato a pensare a sé stessa come a una società digitale? I primi
tentativi di individuare il fulcro delle trasformazioni in atto nella società risalgono al periodo successivo alla
Seconda guerra mondiale e al successo di due cornici teoriche emerse in quegli anni: la cibernetica e la
teoria dell’informazione. La cibernetica proviene dal greco e rimanda al campo semantico navale e si può
tradurre come “l’arte di pilotare”. Padre della cibernetica è Norbert Wiener: riconobbe tra i fenomeni
cruciali per le trasformazioni sociali sia l’evoluzione delle forme di comunicazione, sia il ruolo delle
macchine e della loro interazione con l’ambiente sociale. Nel 1948 Claude Shannon tracciò le basi logico-
matematiche di un modello di trasferimento della comunicazione, cila “teoria dell’informazione” e poi
evolutosi nella “teoria matematica dell’informazione” con l’aiuto di Walter Weaver. Tali modelli, li
svilupparono nei laboratori di ricerca della principale società telefonica americana, AT&T, rappresentarono
un riferimento centrale dei nascenti studi sulla comunicazione. Fu insomma grazie alla cibernetica e alla
teoria della dell’informazione che le scienze della comunicazione cominciarono a essere considerate come
discipline fondamentali nell’alveo delle scienze umane e sociali.
Possiamo identificare almeno 5 differenti cornici teoriche o modelli di riferimento di nuove società emersi
nella seconda metà del ‘900 e che hanno in qualche modo aperto la strada all’idea di società digitale. La
prima è quella di società dell’informazione: questa prospettiva vedeva l’informazione come una forza
irresistibile in grado di rivoluzionare interamente la società e in particolare il mercato del lavoro e
l’economia. Frank Webster ha elencato le principali caratteristiche che definiscono le società
dell’informazione: tra queste, il fatto che le attività economiche siano guidate dall’informazione, che ci sia
un aumento esponenziale dell’informazione a disposizione, che siano fiorite nuove tecnologie come i
satelliti, i computer, la convergenza tra varie tecnologie di rete e la rapida crescita di internet. Queste
caratteristiche possono essere criticate e ribaltate, dal momento che spesso si limitano a fornire parametri

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Anteprima

Introduzione ai Media Digitali

Media digitali. La storia, i contesti, le narrazioni è uno strumento per avvicinarsi allo studio dei media digitali adottando una prospettiva storica, attenta agli aspetti sociali e culturali che la digitalizzazione ha prodotto e continua a produrre a livello globale. La caratteristica principale del libro è l'adozione di una prospettiva storica. Le storie del computer, di internet, del telefono mobile e della digitalizzazione dei media analogici vengono ricostruite nel corso dei capitoli a partire almeno dalla fine dell'Ottocento, con una intensificazione a partire dalla seconda metà del Novecento. L'idea è quella di identificare alcuni degli snodi e dei processi più significativi nella nascita e nell'evoluzione sociale dei media digitali, considerando tanto le storie di successo come alcuni clamorosi fallimenti. La storia dei media digitali che si propone sarà quindi raccontata da vari punti di vista e attraverso molteplici strumenti interpretativi per far emergere il costante intreccio tra aspetti politici, economici, culturali, materiali e simbolici delle società contemporanee. Il libro enfatizza la necessità di considerare media digitali nella loro interazione reciproca e ricorsiva. La storia dello smartphone è l'esempio tipico di un mezzo che vede convergere idee tecnologie e abitudini d'uso che provengono da tradizioni e media differenti. Il libro presenta anche una sensibilità globale e si sottolineerà come la digitalizzazione generi tensioni e contraddizioni anche sul piano globale. Infatti, considerare la dimensione globale dei media digitali significa anche riconoscere che usi e pratiche sociali relativi a questi strumenti di comunicazione sono profondamente differenti in contesti sociali diversi. La digitalizzazione non riguarda solo aspetti tecnici, ma presenta profonde implicazioni culturali e simboliche e includono la costruzione di potenti "mitologie", ovvero considerati come una forza mitologica.

Il libro è diviso il sei capitoli:

  • Il Capitolo 1 definisce i media digitali e alcune delle caratteristiche più evidenti della digitalizzazione.
  • I Capitoli 2, 3 e 4 sviluppano le storie specifiche di tre media digitali: computer, Internet e telefoni mobili.
  • Il Capitolo 5 analizzerà le conseguenze e le principali tendenze del processo di digitalizzazione nei media "tradizionali" e, nello specifico, in sei settori: musica, libri e giornali, cinema e video, fotografia, TV e radio.
  • Il Capitolo 6 farà il punto sulle principali narrazioni legate ai media digitali.

Studiare i media e la società digitale in prospettiva storica

Contestualizzare, definire e decostruire il "digitale"

A partire dagli anni 2000 i media digitali sono diventati un elemento centrale delle riflessioni delle società contemporanee, una possibile soluzione a buona parte dei problemi economici e sociali. Scambiare email, SMS o messaggi WhatsApp o WeChat, fare brevi video su Instagram o TikTok, cercare informazioni sul web sono abitudini entrate a far parte della vita quotidiana di miliardi di persone, modificando le possibilità d'accesso alle informazioni, le opportunità economiche, la forma delle relazioni sociali e i processi di costruzione dell'identità. Il filosofo Stéphane Vial ha parlato in proposito di "ontofania digitale" per indicare quanto l'universo digitale appaia oggi come una delle "fedi" più rilevanti del mondo contemporaneo.

Gli "effetti" delle tecnologie digitali hanno assunto dimensioni positive in relazione ai differenti periodi storici e ai contesti culturali in cui sono state adottate. Per un verso, ad esempio, il digitale è stato acclamato per aver permesso la creazione di nuove "comunità", formate da persone che prima non avevano modo di interagire tra loro, ma dall'altro verso ha anche contribuito alla formazione di nuove barriere e disuguaglianze. Da dove proviene, dunque, la parola "digitale"? L'aggettivo "digitale" deriva dallatino digitus (dito) e gli esseri umani sono "naturalmente" digitali (Ben Peters), perché fin dalle origini hanno dovuto manipolare con le proprie dita. Il termine digitale non nasce quindi con i computer o altri strumenti tecnologici, ma è connaturato alla stessa natura umana. Eppure, il termine "digitale" è spesso usato in contrapposizione ad "analogico". Ciò che intendiamo oggi con la parola "analogico" è più il risultato storico di una serie di distinzioni culturali e mutamenti dei confini simbolici del termine: negli anni '50, indicava tutto ciò che riguardava i computer. Negli anni '70 il termine iniziò a significare un contrasto con i nuovi dispositivi elettronici e, infine, dagli anni '90 ha iniziato a essere utilizzato con la connotazione di "vecchio stile" e anche "vintage".

Il significato che oggi attribuiamo comunemente al digitale è legato anche a due processi che spesso vengono confusi: la numerizzazione e la binarizzazione. La digitalizzazione è un fenomeno che coinvolge in primo luogo la numerizzazione, ovvero la conversione in cifre di contenuti che prima erano espressi in linguaggi differenti. Vi è poi la binarizzazione: spesso si crede, erroneamente, che digitalizzare equivalga a convertire dati fisici in informazione binaria. In realtà, la digitalizzazione è l'assegnazione di valori numerici così come l'abbiamo descritta. Ovvero digitalizzare i contenuti attraverso stringhe di 0 e 1 chiamate bit. I fenomeni di numerizzazione e di trasformazione in codice binario hanno diverse conseguenze per la circolazione dei contenuti mediali. In primo luogo, trattare tutte le forme di comunicazione allo stesso modo permette di "smaterializzare" i contenuti dei media, conservarli in supporti che occupano poco spazio. Una delle differenze tra i media analogici e quelli digitali è che, con quelli analogici, tutti questi processi erano più complessi e costosi, o trasferirli da un luogo all'altro attraverso sistemi di trasporto. La digitalizzazione è stata accompagnata da un'esplosione della presenza di nuovi oggetti materiali: dai personal computer agli smartphone, dai DVD alle penne USB, dai lettori MP3 alle fotocamere.

Digitale e modelli di società: una breve storia

Per ricostruire i significati profondi che ruotano attorno alla digitalizzazione occorre anche considerare come si siano evolute le rappresentazioni e gli immaginari del digitale nella cultura contemporanea. Quando e in che modo la nostra società ha iniziato a pensare a sé stessa come a una società digitale? I primi tentativi di individuare il fulcro delle trasformazioni in atto nella società risalgono al periodo successivo alla Seconda guerra mondiale e al successo di due cornici teoriche emerse in quegli anni: la cibernetica e la teoria dell'informazione. La cibernetica proviene dal greco e rimanda al campo semantico navale e si può tradurre come "l'arte di pilotare". Padre della cibernetica è Norbert Wiener: riconobbe tra i fenomeni cruciali per le trasformazioni sociali sia l'evoluzione delle forme di comunicazione, sia il ruolo delle macchine e della loro interazione con l'ambiente sociale. Nel 1948 Claude Shannon tracciò le basi logico- matematiche di un modello di trasferimento della comunicazione, cioè la "teoria dell'informazione" e poi evolutosi nella "teoria matematica dell'informazione" con l'aiuto di Walter Weaver. Tali modelli, li svilupparono nei laboratori di ricerca della principale società telefonica americana, AT&T, rappresentarono un riferimento centrale dei nascenti studi sulla comunicazione. Fu insomma grazie alla cibernetica e alla teoria della dell'informazione che le scienze della comunicazione cominciarono a essere considerate come discipline fondamentali nell'alveo delle scienze umane e sociali.

Possiamo identificare almeno 5 differenti cornici teoriche o modelli di riferimento di nuove società emersi nella seconda metà del '900 e che hanno in qualche modo aperto la strada all'idea di società digitale. La prima è quella di società dell'informazione: questa prospettiva vedeva l'informazione come una forza irresistibile in grado di rivoluzionare interamente la società e in particolare il mercato del lavoro e l'economia. Frank Webster ha elencato le principali caratteristiche che definiscono le società dell'informazione: tra queste, il fatto che le attività economiche siano guidate dall'informazione, che ci sia un aumento esponenziale dell'informazione a disposizione, che siano fiorite nuove tecnologie come i satelliti, i computer, la convergenza tra varie tecnologie di rete e la rapida crescita di internet. Queste caratteristiche possono essere criticate e ribaltate, dal momento che spesso si limitano a fornire parametriquantitativi. Ai fini di questo libro è interessante notare come l'emersione della società dell'informazione incroci la digitalizzazione almeno per due aspetti: da un lato, alcuni media digitali (computer in primis) sono anche tecnologie caratterizzanti della società dell'informazione; dall'altro, vi è una comunanza di molte caratteristiche (e mitologie) che, nate nella società dell'informazione, sono poi diventate un riferimento dell'attuale società digitale.

Un'altra forma di società è la cosiddetta società postindustriale. Indica il passaggio imminente da un'economia basata sulla produzione di beni a una incentrata sui servizi. Questo passaggio includeva la progressiva crescita di rilevanza dei lavoratori cognitivi delle conoscenze teoriche e della cosiddetta "tecnologia intellettuale", che vedeva nel computer uno strumento indispensabile per l'organizzazione automatica di tutti gli aspetti della vita umana.

Una terza visione di società è legata al macroconcetto della conversione dei media, un'idea che interseca e rinforza in più punti quella di digitalizzazione. L'idea di convergenza dei media, anzitutto, ha un'origine di natura tecnologica. A partire dai tardi anni '70 e primi anni '80, vari studiosi hanno previsto la sovrapposizione di settori mediali precedentemente distinti: in particolare informatica, telecomunicazioni e contenuti editoriali sarebbero inevitabilmente andati a convergere come conseguenza della digitalizzazione dei contenuti, dei dispositivi e delle reti di trasporto dell'informazione. Negli anni '90, questa idea di convergenza dei media venne esplicitata anche sul piano politico ed economico. Vari governi del mondo attuarono politiche di liberalizzazione dei mercati, permettendo così alle aziende di investire in settori diversi da quelli di appartenenza e quindi favorendo la convergenza tra imprese mediali appartenenti a diversi ambiti. Si realizzarono una serie di fusioni tra grandi compagnie, come, ad esempio, On Line e Time Warner. A partire dagli anni 2000, la cultura della convergenza ha portato a un progressivo fluire di prodotti mediali attraverso diverse piattaforme digitali rendendolo più attivo e partecipativo.

La quarta forma di società che incrocia il digitale è quella postmoderna definita dalle riflessioni di Jean- Francois Lyotard e Jean Baudrillard nella metà del '800. Queste riflessioni individuavano una cesura tra una modernità tradizionale e un'epoca post-moderna caratterizzata dal crollo di valori sociali e incapace di fornire un'interpretazione unificante dell'esperienza sociale. Nel corso degli anni la definizione di postmodernità è andata a caratterizzandosi soprattutto in termini culturali, diventando un'etichetta utile per mettere in rilievo alcuni fenomeni che, sotto differenti aspetti, sono stati associati anche alla rivoluzione digitale.

La quinta e ultima società è la network Society. Una definizione direttamente incentrata sulle trasformazioni prodotte dalla rete Internet e quindi dalle comunicazioni digitali. Ma la sua popolarizzazione si deve a due volumi scritti da Jan van Dijk e Manuel Castells : hanno inteso fotografare una serie di trasformazioni che coinvolgono aspetti economici, lavorativi, spaziali, temporali e comunicativi. Hanno fatto delle reti la dimensione centrale e la forma predominante di organizzazione della modernità. I media digitali sono centrali nella definizione della società delle reti perché esse rappresentano un'infrastruttura informativa su cui i processi culturali della network Society sono basati. L'idea stessa di digitalizzare le comunicazioni e contenuti culturali prese forma sulla scorta della crescente popolarità di un nuovo mezzo di comunicazione: il computer.

Perché una prospettiva storica sui media digitali?

Questo libro intende affrontare lo studio dei media digitali da un versante perlopiù trascurato: quello della storia. La storia dei media digitali è stata fino ad anni recenti ben poco considerata, sia perché i nuovi media sono un fenomeno apparentemente recente, sia perché essi sembrano cambiare così in fretta da non permettere uno sguardo distaccato e di lungo periodo come quello storico, sia infine perché il discorso comune sui media è appiattito una descrizione "rivoluzionaria" e su una rottura drastica con il passato.

Una particolare prospettiva storica del libro ha a che fare con gli utenti e la riappropriazione culturale dei media digitali in diverse società. È una dimensione attenta sia al fatto che i media digitali siano un fenomeno globale, sia le modalità con cui spesso essi vengono riadattati dagli utenti alle proprie esigenze.

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