Documento da Università su Storia dei Servizi (parte di Ascenzi). Il Pdf, di Storia, esplora l'evoluzione dell'assistenza all'infanzia abbandonata in Europa, con focus sull'Italia, descrivendo pratiche come l'esposizione e l'uso di ruote e colonne, e il ruolo di brefotrofi e crèches.
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L'infanzia abbandonata ha riscontrato, nel tempo, diversi modi e diverse "tecniche", tra cui ricordiamo:
In Francia un decreto napoleonico del 19 gennaio 1811 ordinava l'apertura di un istituto munito di ruota in ogni arrondissement (circoscrizione), con lo scopo di controllare e limitare l'accoglienza dei bambini. In Italia l'uso della ruota si diffuse dopo la campagna di Napoleone (1806-1815) e venne formalmente abolita solo nel 1923 dal Regolamento generale per il servizio di assistenza degli esposti. In genere, la ruota, fu uno strumento poco utilizzato nei paesi protestanti e ortodossi.
Il fenomeno dell'abbandono infantile ha radici molto lontane nella storia sociale dei popoli e ne costituisce uno dei problemi di maggior drammaticità. In Europa esso venne affrontato a livello politico-sociale-culturale soprattutto a partire dal XIII secolo, grazie all'impegno di numerose personalità ecclesiastiche e laiche, e grazie all'apertura di diversi istituti, Opere pie e Speciali dedicati appunto ai bambini abbandonati. (?) ... Tra questi non vi erano solo esposti, ma anche orfani, figli di genitori inadeguati, bambini "scomodi" rispetto a equilibri di successione, o ancora orfani di guerra. Il problema dell'esposizione in Europadivenne particolarmente preoccupante, specialmente nel corso dell'800 (molti studiosi lo definiscono il secolo degli esposti), ovvero quando l'alto tasso di mortalità dei projetti (denominazione di tutti i bambini abbandonati) fece parlare di una vera e propria strage di innocenti.
Tra le principali cause dell'abbandono infantile vi sono: l'estrema povertà delle famiglie di origine, la condizione del figlio illegittimo, quindi nato fuori del vincolo matrimoniale, le malattie o le malformazioni fisiche, l'assenza di metodi contraccettivi -che per molto tempo erano utilizzati solamente dalle prostitute-, soprattutto per ragioni morali, una scarsa responsabilizzazione del genitore nei confronti della propria prole (ad es. mancanza di una "cultura" dell'allattamento materno > l'importanza dei legami di sangue venne sottolineata nel corso dell'800).
Il baliatico poteva essere interno o esterno (questo generalmente della durata di tre anni e presso famiglie rurali) > problema della diffusione delle malattie (soprattutto denutrizione, malattie gastro-intestinali, sifilide, vaiolo, malattie polmonari o esantematiche).
Sulle balie e le nutrici: patente, certificazione di "buoni e rispettabili costumi" e approvazione del marito; la stessa balia allattava più bambini contemporaneamente; scarsa professionalità; condizione 79igienico-sanitarie precarie; concezione dell'infanzia e della donna (infanzia > solo cura e assistenza; donna > ruolo domestico/solo cura dei figli/bambini)
Gli istituti erogavano dei sussidi di baliatico: lo scopo era quello di sostenere le donne bisognose affinché allattassero il proprio bambino o lo affidassero a una balia, e di promuovere l'allattamento materno o artificiale al fine di combattere l'alto tasso di mortalità infantile. Tra gli altri fattori negativi che influivano sulle possibilità di sopravvivenza dei bambini erano: le difficoltà della gestazione e del parto soprattutto delle madri di illegittimi, le quali cercavano spesso inutilmente di distruggere il frutto del concepimento; la distanza delviaggio su cui influiva anche il freddo e la fame; le emorragie causate dal mancato clampaggio del cordone ombelicale; l'allattamento con latte di capra o mucca; la mancanza di balie adeguate. Il problema principale degli istituti dedicati all'infanzia abbandonata fu quindi l'alto tasso di mortalità.
I segni dell'abbandono Per secoli l'esposizione dei bambini fu una pratica sociale accettata e ben codificata: nelle fasce dei bambini abbandonati, non era insolito trovare biglietti con informazioni sul projetto (data di nascita, nome, motivi dell'esposizione, se fosse stato battezzato o meno), che spesso erano accompagnati da alcuni contrassegni come amuleti, immagini sacre, monete, rosari o pagine di libri di preghiera. Questi segni, che contraddistinguevano il bambino, erano fondamentali nel caso in cui un giorno, i genitori, o chi per loro, fossero tornati a riprenderlo. Tra i contrassegni più particolari ricordiamo il marchio al piede (diffuso a Perugia), il tatuaggio (Siena), l'uso di una carta da gioco, o ancora braccialetti di pergamina/cartapecora, legati al polso o alla caviglia del bambino.
Il caso di Milano In Italia il fenomeno dell'esposizione e del ricovero dei lattanti, negli istituti ospedalieri si diffusi soprattutto nelle zone in cui si sviluppò l'industria manifatturiera.
Parte terza del libro "La diffusione delle Crèches in Italia dalla metà dell'800 al fascismo" Modello francese > apertura della prima crèche in Francia il 14 novembre 1844, grazie al lavoro di Firmin Marbeau. La crèche é la prima istituzione per lattanti che aveva come scopo principale l'allattamento naturale dei neonati (almeno nei primi mesi di vita. Il termine francese fu tradotto nell'italiano dell'Ottocento come presepe, e in senso lato anche come "culla", che simbolicamente rinvia alla natività di Gesù. L'apertura della crèche è legata alla figura di Firmin Marbeau (1798-1875), giurista, segretario del sindaco del primo arrondissement di Parigi e membro di numerose società filantropiche. Per egli la crèche doveva colmare una lacuna, perché esistevano già le maternités (ricoveri per le donne puerpere) e le salles d'asile, ove i bambini venivano accolti dopo due anni, entrambi allestiti di solito dalle Sociétés de bienfaisance (società di beneficenza), ma non esistevano ancora istituzioni per lattanti (nel periodo di tempo compreso fra le prime settimane e i due anni e mezzo). In questo senso, la crèche era un sostegno per le madri lavoratrici ed era una proficua risorsa dal punto di vista economico. La crèche preveniva: 1) il possibile affidamento dei bambini a balie mercenarie; 2) l'abbandono dei bambini. Esse inoltre contribuiva a salvare la vita ai neonati e a educare le donne ai buoni costumi. Marbeau trasse ispirazione dal sacerdoteSan Vincenzo de' Paoli (1581-1660), che fondò l'ordine delle Figlie della carità (1633) per l'assistenza ai poveri, in cui confluirono anche nobildonne, e creò l'Hopital des enfants-trouvés (1638) per accoglie e accudire bambini poveri, abbandonati e diseredati. Con il supporto dell'assistenza sociale, Marbeau aprì la prima crèche a Jean Luis d'Antin: era divisa in tre sale a pian terreno con un piccolo cortile per il giardino. Nella prima sala furono disposte dodici culle donate dalle dame di carità del quartiere; nella seconda fu organizzata la custodia dei bambini slattati che non avevano ancora l'età per essere accolti nelle salles d'asile; nella terza fu posta una stufetta per preparare qualche pappa per i divezzi e asciugarvi i pannolini.
Uso e sviluppo del modello delle Crèches francesi in Italia a partire dal 1850. Nascita dei presepi, ovvero una sorta di alternativa ai brefotrofi, primo luogo di custodia dei bambini, che una volta raggiunta l'età di due o tre anni potevano essere condotti negli asili infantili (età prescolare), nati grazie a Ferrante Aporti. L'istituzione del presepe inizialmente era considerata da molti tanto un pericolo nei confronti della famiglia quanto un focolaio di epidemie per i lattanti, ma in seguito venne rivalutata come "centro di formazione per la madre nell'allevamento del bambino" grazie a tecniche più <moderne> ed efficaci. Lo sviluppo egli asili in Italia fu discontinuo:
Dopo il 1870 una rilettura dell'operato di Aporti aveva fatto emergere l'importanza del ruolo della prima alfabetizzazione (soprattutto al fine di civilizzare le classi subalterne) e aveva riconosciuto l'educazione e l'istruzione come componenti fondamentali degli asili. Gli asili di carità furono contemplati, sebbene in modo indiretto, dalla riforma Crispi sul riordino delle opere pie del 17 luglio 1890, che avvio il processo di laicizzazione nella gestione delle istituzioni infantili di competenza delle Opere Pie e portò ad affrontare la questione della formazione delle educatrici, senza tuttavia riuscire nel suo intento modernizzatore.
Ferrante Aporti e Samuel Wilderspin: grazie alla lettura del manuale di Wilderspin, il sacerdote mantovano Aporti decise di aprire la prima scuola