Manutentore del Verde: pedologia, coltivazioni arboree e ambiente

Documento da Università su Manutentore del Verde. Il Pdf, di tipo Appunti, esplora la pedologia, analizzando la composizione del suolo, le sue proprietà fisiche, chimiche e biologiche, e i processi di formazione, con un focus sulle coltivazioni arboree e l'ambiente, per la materia Scienze.

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MANUTENTORE DEL VERDE
ELEMENTI DI PEDOLOGIA.
La Pedologia è a scienza che studia tutti gli aspetti del suolo inteso sia come terreno naturale che come terreno
agrario; studia le sue proprietà fisiche e chimiche, i fenomeni biologici dei quali è sede, la sua morfologia e la sua
evoluzione. In senso molto ampio, il suolo si può considerare un insieme naturale che comprende:
1) la parte superficiale della litosfera (parte solida) .
2) la parte bassa dell’atmosfera .
3) una parte della biosfera (organismi viventi).
La creazione del suolo è il risultato dell’azione cumulativa e complementare dei alcuni fattori detti appunto pedogenetici
che sono: clima, vegetazione, substrato pedogenetico, rilievo e tempo. L’azione dei fattori pedogenetici è
interdipendente e complementare e quindi un terreno, costituisce sempre un sistema dinamico in continuo sviluppo. Il
terreno (o suolo) che si è formato per azioni pedogenetiche puramente naturali si chiama terreno naturale; quello nel
quale a tali azioni si è aggiunta l’attività dell’uomo agricoltore si definisce terreno agrario.
Il terreno è la risultante di processi di disgregazione e alterazione delle rocce di natura fisica (o meglio fisico-
meccanica), chimica e biologica.
Le AZIONI FISICO-MECCANICHE sono provocate:
dai ghiacciai: che nel loro lento e continuo movimento verso valle sottopongono ad un processo di
disfacimento il fondo roccioso su cui essi stessi si trovano ed esercitano unazione di trasporto e deposito dei
detriti;
dai venti: che sollevano e trasportano particelle solide più o meno sottili che urtando contro le rocce le
intaccano e, con il passar del tempo, le demoliscono;
dall’acqua: che nei terreni montani scorre impetuosa e strappa e raccoglie materiale roccioso con il quale
leviga e scava il suo letto; l’acqua compie un’altra importante azione disgregatrice ad opera del gelo: infatti,
infiltrandosi nelle fessure delle rocce, con l’abbassarsi della temperatura congela e, aumentando così di
volume, esercita una forte pressione sulle pareti delle fessure stesse; al disgelo la roccia si presenta, quindi,
sconnessa e disgregata.
altre azioni meccaniche che sono ad esempio: l’alternarsi di alte e basse temperature e lo sviluppo degli
apparati radicali delle piante.
Le AZIONI CHIMICHE derivano dall’azione combinata di 3 agenti:
l’acqua: che agisce con particolare efficacia sulle rocce madri formate da silicati trasformandole in argille;
l’anidride carbonica: di cui è ricca l’acqua di pioggia, solubilizza ed asporta il carbonato di Ca (CaCO3) che
costituisce le rocce calcaree: se tale azione è molto energica, sul posto rimangono solo i minerali di Ferro e di
Alluminio insolubili presenti nel calcare come impurità e si formano le cosiddette “Terre Rosse”.
l’ossigeno: che in presenza di acqua attacca per ossidazione soprattutto i minerali di ferro.
Le AZIONI BIOLOGICHE avvengono per opera di organismi viventi sia vegetali che animali.
Il terreno, man mano che si forma, può rimanere sul posto o può essere trasportato e depositato lontano dalla roccia da
cui deriva: nel primo caso si parla di terreni autoctoni o in posto, nel secondo di terreni alloctoni o di trasporto. I
terreni autoctoni hanno, in genere, caratteristiche poco favorevoli da un punto di vista agricolo: di solito sono poco
profondi, di scarsa fertilità (presenza di elementi nutritivi e sostanza organica) e anche difettosi essendo costituiti da
particelle uniformi e della medesima natura (cioè derivanti dalla degradazione delle stesse tipologie rocciose). I terreni
alloctoni derivano dall’azione di trasporto di agenti diversi; i loro componenti inorganici derivano dalla degradazione di
rocce svariatissime e non hanno alcun rapporto genetico con lo strato geologico su cui giacciono. Questi terreni sono di
solito più ricchi e più fertili degli autoctoni perché, essendo spesso di notevole spessore e costituiti da particelle di
natura e dimensioni diverse, presentano buone od ottime caratteristiche chimiche ed una tessitura assai favorevole ala
vegetazione.
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COSTITUENTI DEL TERRENO sono:
Sostanze minerali: Le particelle minerali che costituiscono la maggior parte della fase solida del terreno (oltre il
95%, salvo nei terreni organici e torbosi), sono derivanti dal materiale roccioso originario;
Sostanze organiche: E’ la frazione solida del suolo di natura non minerale, ma derivante da diversi organismi.
Organismi viventi: Nel terreno oltre alle radici delle piante superiori troviamo una grande varietà di forme
animali e vegetali.
Acqua: L’acqua come l’aria nel terreno trova la sua sede negli interstizi che i costituenti solidi lasciano tra loro
interposti.
Aria: L’aria si trova negli interstizi del terreno non occupati dall’acqua;
Le PROPRIETA’ CHIMICHE DEL TERRENO sono:
Soluzione Circolante: la fase liquida del terreno di cui si è sopra accennato con il termine acqua è in realtà una
soluzione diluitissima di sali, detta soluzione circolante perché caratterizzata da estrema variabilità e mobilità;
essa è il mezzo dal quale le piante traggono le sostanze nutritive e l’acqua necessarie al loro metabolismo. Le
sostanze disciolte provengono dalle particelle solide del terreno, minerali e organiche, dai concimi somministrati
dall’uomo, dai sali portati dalle acque di irrigazione o di pioggia. I sali minerali presenti nella soluzione circolante
generalmente si trovano dissociati in ioni.
Potere assorbente: il terreno ha la proprietà di sottrarre e trattenere dalle soluzioni o sospensioni poste a suo
contatto componenti di natura diversa: Tale caratteristica è detta potere assorbente del terreno. L’importanza
pratica del potere assorbente è grandissima: elementi nutritivi apportati con i concimi che altrimenti potrebbero
andare dispersi per dilavamento sono tenuti immagazzinati al sicuro pur mantenendosi disponibili per le piante.
Reazione: la reazione del terreno o pH è un carattere di notevolissima importanza per le piante sia per gli effetti
diretti che per quelli indiretti che esso determina. Un pH troppo elevato o troppo basso può essere improprio per
la vita o le funzioni dell’apparato radicale.
Le PROPRIETA’ BIOLOGICHE DEL TERRENO dal punto di vista agrario e che hanno luogo nel terreno agrario sono le
seguenti:
UMIFICAZIONE: Le materie organiche che sotto forma di residui vegetali, di spoglie animali, i concime organico
o altro, vanno ad arricchire il terreno, sono subito aggredite dai vari tipi di organismi terricoli; dopo un certo
tempo la sostanza organica è diminuita di peso e trasformata profondamente. Alla fine di questo processo di
umificazione si ha una massa colloidale, amorfa, nerastra chiamata humus.
MINERALIZZAZIONE: La sostanza organica umidificata va incontro ad un ulteriore processo di degradazione
che la trasforma in composti estremamente semplici: acqua, anidride carbonica, ammoniaca e altri sali minerali.
La mineralizzazione può essere considerata secondo 2 tappe successive:
1) AMMONIZZAZIONE: è la formazione di azoto ammoniacale ad opera microbica nel processo di
mineralizzazione dell’humus;
2) NITRIFICAZIONE: l’ammoniaca ad opera di particolari batteri nitrificanti, viene ossidata in acido
nitroso prima e nitrico poi. Questa reazione è molto importante in quanto le piante preferiscono
assorbire azoto nitrico invece di quello in forma ammoniacale.
DENITRIFICAZIONE: E’ un processo biochimico molto nocivo per l’economia dell’azoto del terreno, consistente
nel passaggio dell’azoto nitrico ad azoto elementare o ad ossidi di azoto gassosi che, quindi, si disperdono
nell’atmosfera. Questo processo assume una intensità notevole nei terreni poco arieggiati, asfittici, contenenti
acqua in eccesso.
FISSAZIONE DELL’ AZOTO ATMOSFERICO: Nel terreno esistono microbi detti azoto-fissatori capaci di
assimilare l’azoto gassoso dell’atmosfera. Un gruppo di tali microbi vive liberamente nel terreno
(AZOTOFISSATORI NON SIMBIOTICI) e la sua importanza pratica è limitata; un altro gruppo, ben più
interessante, vive sulle radici di particolari piante, soprattutto della famiglia Leguminose, in simbiosi con esse
(AZOTOFISSATORI SIMBIOTICI: Rizobium, Azospirillum) Tali microrganismi combinano l’azoto dell’atmosfera
circolante nel terreno con gli idrati di carbonio (zuccheri) elaborati dalla pianta ospite; questa poi utilizza la
sostanza azotata dei loro corpi. I terreno attraverso i residui delle leguminose si arricchisce così di azoto.

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ELEMENTI DI PEDOLOGIA

La Pedologia e a scienza che studia tutti gli aspetti del suolo inteso sia come terreno naturale che come terreno agrario; studia le sue proprietà fisiche e chimiche, i fenomeni biologici dei quali è sede, la sua morfologia e la sua evoluzione. In senso molto ampio, il suolo si può considerare un insieme naturale che comprende:

  1. la parte superficiale della litosfera (parte solida) .
  2. la parte bassa dell'atmosfera .
  3. una parte della biosfera (organismi viventi).

La creazione del suolo è il risultato dell'azione cumulativa e complementare dei alcuni fattori detti appunto pedogenetici che sono: clima, vegetazione, substrato pedogenetico, rilievo e tempo. L'azione dei fattori pedogenetici è interdipendente e complementare e quindi un terreno, costituisce sempre un sistema dinamico in continuo sviluppo. Il terreno (o suolo) che si è formato per azioni pedogenetiche puramente naturali si chiama terreno naturale; quello nel quale a tali azioni si è aggiunta l'attività dell'uomo agricoltore si definisce terreno agrario. Il terreno è la risultante di processi di disgregazione e alterazione delle rocce di natura fisica (o meglio fisico- meccanica), chimica e biologica.

AZIONI FISICO-MECCANICHE

Le AZIONI FISICO-MECCANICHE sono provocate:

  • dai ghiacciai: che nel loro lento e continuo movimento verso valle sottopongono ad un processo di disfacimento il fondo roccioso su cui essi stessi si trovano ed esercitano un'azione di trasporto e deposito dei detriti;
  • dai venti: che sollevano e trasportano particelle solide più o meno sottili che urtando contro le rocce le intaccano e, con il passar del tempo, le demoliscono;
  • dall'acqua: che nei terreni montani scorre impetuosa e strappa e raccoglie materiale roccioso con il quale leviga e scava il suo letto; l'acqua compie un'altra importante azione disgregatrice ad opera del gelo: infatti, infiltrandosi nelle fessure delle rocce, con l'abbassarsi della temperatura congela e, aumentando così di volume, esercita una forte pressione sulle pareti delle fessure stesse; al disgelo la roccia si presenta, quindi, sconnessa e disgregata.
  • altre azioni meccaniche che sono ad esempio: l'alternarsi di alte e basse temperature e lo sviluppo degli apparati radicali delle piante.

AZIONI CHIMICHE

Le AZIONI CHIMICHE derivano dall'azione combinata di 3 agenti:

  • l'acqua: che agisce con particolare efficacia sulle rocce madri formate da silicati trasformandole in argille;
  • l'anidride carbonica: di cui è ricca l'acqua di pioggia, solubilizza ed asporta il carbonato di Ca (CaCO3) che costituisce le rocce calcaree: se tale azione è molto energica, sul posto rimangono solo i minerali di Ferro e di Alluminio insolubili presenti nel calcare come impurità e si formano le cosiddette "Terre Rosse".
  • l'ossigeno: che in presenza di acqua attacca per ossidazione soprattutto i minerali di ferro.

AZIONI BIOLOGICHE

Le AZIONI BIOLOGICHE avvengono per opera di organismi viventi sia vegetali che animali. Il terreno, man mano che si forma, può rimanere sul posto o può essere trasportato e depositato lontano dalla roccia da cui deriva: nel primo caso si parla di terreni autoctoni o in posto, nel secondo di terreni alloctoni o di trasporto. I terreni autoctoni hanno, in genere, caratteristiche poco favorevoli da un punto di vista agricolo: di solito sono poco profondi, di scarsa fertilità (presenza di elementi nutritivi e sostanza organica) e anche difettosi essendo costituiti da particelle uniformi e della medesima natura (cioè derivanti dalla degradazione delle stesse tipologie rocciose). I terreni alloctoni derivano dall'azione di trasporto di agenti diversi; i loro componenti inorganici derivano dalla degradazione di rocce svariatissime e non hanno alcun rapporto genetico con lo strato geologico su cui giacciono. Questi terreni sono di solito più ricchi e più fertili degli autoctoni perché, essendo spesso di notevole spessore e costituiti da particelle di natura e dimensioni diverse, presentano buone od ottime caratteristiche chimiche ed una tessitura assai favorevole ala vegetazione.

COSTITUENTI DEL TERRENO

  • Sostanze minerali: Le particelle minerali che costituiscono la maggior parte della fase solida del terreno (oltre il 95%, salvo nei terreni organici e torbosi), sono derivanti dal materiale roccioso originario;
  • Sostanze organiche: E' la frazione solida del suolo di natura non minerale, ma derivante da diversi organismi.
  • Organismi viventi: Nel terreno oltre alle radici delle piante superiori troviamo una grande varietà di forme animali e vegetali.
  • Acqua: L'acqua come l'aria nel terreno trova la sua sede negli interstizi che i costituenti solidi lasciano tra loro interposti.
  • Aria: L'aria si trova negli interstizi del terreno non occupati dall'acqua;

PROPRIETA' CHIMICHE DEL TERRENO

Le PROPRIETA' CHIMICHE DEL TERRENO sono:

  • Soluzione Circolante: la fase liquida del terreno di cui si è sopra accennato con il termine acqua è in realtà una soluzione diluitissima di sali, detta soluzione circolante perché caratterizzata da estrema variabilità e mobilità; essa è il mezzo dal quale le piante traggono le sostanze nutritive e l'acqua necessarie al loro metabolismo. Le sostanze disciolte provengono dalle particelle solide del terreno, minerali e organiche, dai concimi somministrati dall'uomo, dai sali portati dalle acque di irrigazione o di pioggia. I sali minerali presenti nella soluzione circolante generalmente si trovano dissociati in ioni.
  • Potere assorbente: il terreno ha la proprietà di sottrarre e trattenere dalle soluzioni o sospensioni poste a suo contatto componenti di natura diversa: Tale caratteristica è detta potere assorbente del terreno. L'importanza pratica del potere assorbente è grandissima: elementi nutritivi apportati con i concimi che altrimenti potrebbero andare dispersi per dilavamento sono tenuti immagazzinati al sicuro pur mantenendosi disponibili per le piante.
  • Reazione: la reazione del terreno o pH è un carattere di notevolissima importanza per le piante sia per gli effetti diretti che per quelli indiretti che esso determina. Un pH troppo elevato o troppo basso può essere improprio per la vita o le funzioni dell'apparato radicale.

PROPRIETA' BIOLOGICHE DEL TERRENO

Le PROPRIETA' BIOLOGICHE DEL TERRENO dal punto di vista agrario e che hanno luogo nel terreno agrario sono le seguenti:

  • UMIFICAZIONE: Le materie organiche che sotto forma di residui vegetali, di spoglie animali, i concime organico o altro, vanno ad arricchire il terreno, sono subito aggredite dai vari tipi di organismi terricoli; dopo un certo tempo la sostanza organica è diminuita di peso e trasformata profondamente. Alla fine di questo processo di umificazione si ha una massa colloidale, amorfa, nerastra chiamata humus.
  • MINERALIZZAZIONE: La sostanza organica umidificata va incontro ad un ulteriore processo di degradazione che la trasforma in composti estremamente semplici: acqua, anidride carbonica, ammoniaca e altri sali minerali. La mineralizzazione può essere considerata secondo 2 tappe successive:
    1. AMMONIZZAZIONE: è la formazione di azoto ammoniacale ad opera microbica nel processo di mineralizzazione dell'humus;
    2. NITRIFICAZIONE: l'ammoniaca ad opera di particolari batteri nitrificanti, viene ossidata in acido nitroso prima e nitrico poi. Questa reazione è molto importante in quanto le piante preferiscono assorbire azoto nitrico invece di quello in forma ammoniacale.
  • DENITRIFICAZIONE: E' un processo biochimico molto nocivo per l'economia dell'azoto del terreno, consistente nel passaggio dell'azoto nitrico ad azoto elementare o ad ossidi di azoto gassosi che, quindi, si disperdono nell'atmosfera. Questo processo assume una intensità notevole nei terreni poco arieggiati, asfittici, contenenti acqua in eccesso.
  • FISSAZIONE DELL' AZOTO ATMOSFERICO: Nel terreno esistono microbi detti azoto-fissatori capaci di assimilare l'azoto gassoso dell'atmosfera. Un gruppo di tali microbi vive liberamente nel terreno (AZOTOFISSATORI NON SIMBIOTICI) e la sua importanza pratica è limitata; un altro gruppo, ben più interessante, vive sulle radici di particolari piante, soprattutto della famiglia Leguminose, in simbiosi con esse (AZOTOFISSATORI SIMBIOTICI: Rizobium, Azospirillum) Tali microrganismi combinano l'azoto dell'atmosfera circolante nel terreno con gli idrati di carbonio (zuccheri) elaborati dalla pianta ospite; questa poi utilizza la sostanza azotata dei loro corpi. I terreno attraverso i residui delle leguminose si arricchisce così di azoto.

ELEMENTI DI BOTANICA GENERALE E SISTEMATICA

La botanica è la disciplina della biologia che studia le forme di vita del mondo vegetale (la flora) in rapporto alla loro anatomia, fisiologia, classificazione ed ecologia. La classificazione scientifica delle piante è stata pensata dal naturalista svedese Carlo Linneo (1707 - 1778) che distinse le piante in Genere, Famiglia e Specie, con descrizione in latino; vi sono poi ancora ulteriori classificazioni come sottospecie, varietà, ordine, sottordine, classe, ecc. Nel Genere, vi sono le piante con caratteristiche comuni, il nome è in italiano e anche con i vari nomi dialettali, es: margherita, rosa, abete, ecc. Nella Famiglia sono comprese le piante con fisiologia e anatomia comuni. Nella Specie vi sono le piante di aspetto simile "in grado di incrociarsi tra loro" per la riproduzione. Vi sono due tipi principali di piante: le Angiosperme (seme con involucro), contenuto in un frutto e comprende tutte le piante con i fiori, le Gimnosperme (dal seme nudo) senza il fiore, ad esempio le Conifere e le Cicadine (le palme). Il Fiore è quindi un organo delle Angiosperme il quale è formato dal calice e dalla corolla. Il calice in genere è formato da una serie di sepali generalmente verdi che proteggono la gemma prima che il fiore sbocci. All'interno del calice è inserita la corolla, la quale contiene l'apparato riproduttore della pianta (androcèo e ginecèo); essa è formata da una serie di petali che hanno la funzione di attirare gli insetti impollinatori; per questo motivo hanno spesso colori sgargianti e sono dotati di ghiandole che secernono nettare e altre sostanze zuccherine.

La corolla

La corolla a seconda della forma può essere:

  • regolare quando è simmetrica rispetto ad un punto o ad un asse,
  • anomala quando è irregolare.

I petali sono le foglie della corolla, diversamente colorati a tinte quasi sempre vivaci. L'androcèo è la parte maschile del fiore (gr. andro = maschio) costituito da:

  • i filamenti che sono le parti sterili dello stame, possono essere molto larghi, corti o addirittura mancare.
  • gli stami costituiti da lunghi filamenti sormontati dalle antere.
  • le antere sono le parti fertili dello stame cariche di polline.

Il ginecèo è la parte fertile femminile (gr. gynè = femmina) composta dal pistillo suddiviso in tre parti:

  • l'ovario che contiene i gameti femminili detti ovuli;
  • lo stilo che è formato da un prolungamento;
  • lo stigma (o stimma) è posto all'estremità dello stilo e da questo sostenuto, ha la funzione di ricevere e trattenere i granuli di polline, nelle piante prive di stilo è inserito direttamente nell'ovario.

Il frutto

Nel fiore, con la fecondazione degli ovuli contenuti all'interno dell'ovario, si sviluppa IL FRUTTO. Il compito biologico del frutto è fornire protezione, nutrimento ai semi in esso contenuti e contribuire con la loro dispersione alla diffusione della specie. Vi sono principalmente due categorie di frutti, i frutti semplici e i frutti composti o falsi frutti come le fragole, le more, l'ananas, i fichi o la rosa nei quali ogni granello è in realtà un frutto. I frutti semplici si dividono in carnosi e secchi, essi si sviluppano in tre strati distinti che formano il pericarpo (intorno-frutto), ed essi sono ben distinguibili nei frutti carnosi perché ricchi di acqua:

  • l'epicarpo: è l'epidermide esterna, spesso determina i caratteri organolettici dei frutti, comunemente definito come la buccia del frutto.
  • il mesocarpo: è il tessuto della zona centrale del frutto, costituisce la polpa nei frutti carnosi.
  • l'endocarpo: è la parte più interna, spesso assume consistenza legnosa (nocciolo), a protezione del seme.

Nei frutti secchi con pochissima acqua e pericarpo legnoso,si distinguono 2 forme principali: i deiscenti (escono),nei quali i semi si liberano a maturità, e gli indeiscenti (non escono), che non liberano il seme.

Tipologie di frutti secchi indeiscenti

Nei frutti secchi indeiscenti le tipologie principali sono:

  • L'achenio, (non aperto) è un frutto secco con un pericarpo più o meno indurito, talvolta anche legnoso, che contiene un unico seme che è distinto dal pericarpo stesso (fagacee, betulaceae, composite).
  • La sàmara è un frutto secco, simile ad un achenio, con pericarpo espanso a formare un'ala membranosa, atta a sfruttare la forza del vento per una più ampia diffusione del seme contenutovi, la samara ha un pericarpo membranoso con espansione alare (frassino, olmo, acero).

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