Documento sulla modernità, le sue origini nel XVII secolo e il ruolo del Leviatano di Hobbes. Il Pdf, utile per studenti universitari di Filosofia, esplora la transizione dalla moltitudine al popolo e l'emergere della borghesia come forza economica trainante.
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La lezione ha l'obiettivo di introdurre il concetto di modernità, tornando alle sue origini, attorno alla seconda metà del secolo XVII, poiché la comprensione del presente necessita di rintracciarne le radici in un tempo in cui il concetto di innovazione è stato introdotto per la prima volta con effetti stravolgenti. La modernità si presenta in origine in forma di un essere mostruoso, il Leviatano, formato dall'insieme di tanti uomini, a significare l'unione di una collettività, che assume il nome di popolo, sottoposta al potere di un unico sovrano, lo Stato moderno.Carlo Bordoni - L'alba della modernità
BIBLIOGRAFIA 16Carlo Bordoni - L'alba della modernità
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La modernità rappresenta un'innovazione del tessuto sociale e della cultura occidentale a partire dalla seconda metà del XVII secolo e che perdura sino alla fine del XX secolo o agli inizi del Terzo Millennio. Viene definita anche "tempo nuovo" (in tedesco infatti il termine "età moderna" è reso con Neuzeit), in opposizione alla precedente età feudale.
Il lungo viaggio attraverso la modernità comincia in una fredda mattina dell'ottobre del 1648, quando nelle città di München e Osnabrüch viene pubblicato ufficialmente il trattato di pace di Vestfalia, già firmato nei mesi precedenti, a conclusione della guerra dei trent'anni, una delle guerre di religione che hanno dilaniato l'Europa nel tentativo di far prevalere i cattolici o i protestanti, a riconfermare i principi fissati quasi un secolo prima da Carlo V con la pace di Augusta del 1555.
In quella data, che precede di poco la pubblicazione del Leviatano (1651), ad opera del filosofo inglese Thomas Hobbes, si riconosce definitivamente la validità universale del principio cosiddetto del "Cuius regio, eius et religio", cioè del potere del sovrano di stabilire la legge e la religione all'interno del proprio paese. Da qui la nascita dello Stato moderno e il riconoscimento dell'unità nazionale.
1 Lorem Ipsum è un testo segnaposto utilizzato nel settore della tipografia e della stampaCarlo Bordoni - L'alba della modernità
Questa è solo una delle innovazioni introdotte in quella fase di transizione. La struttura della modernità, infatti, uscita dal feudalesimo e costruita sulle prime prove della Rivoluzione industriale, si basa su alcuni "pilastri", tra i quali si possono indicare l'importanza della storia, l'ideologia e l'etica del lavoro che, nell'insieme, permettono un effettivo controllo sociale. Più di ogni altra epoca passata, la modernità si avvale di fondamenti sui quali costruire le sue certezze: perché la modernità si nutre di certezze. Di punti fermi, stabili, necessari allo sviluppo dell'impresa e dei commerci.
La modernità farà dell'industrializzazione il suo obiettivo primario, cogliendo dal tempo rinascimentale la complessità dei commerci, attraverso i quali distribuire e implementare la produzione attraverso meccanismi e strumenti complessi.
La modernità è materializzata e materializzante, fondata sulla quantità. È desacralizzante (tipica della componente illuminista) e sarebbe stata anche antistorica, visto che l'Illuminismo aborriva la storia, in quanto portatrice delle tradizioni e dunque di una cultura irrazionale, se non fosse stato per l'Ottocento romantico, che ha recuperato l'idea di storia per giustificare e valorizzare il concetto di nazione e le tradizioni locali.
La sua radice materialistica resta solida per oltre tre secoli, segue l'evoluzione tecnologica e ne informa la stessa idea di progresso, che è essa stessa un'idea quantitativa: curiosamente l'idea di progresso, quale spinta costante, si attesta in concomitanza dell'industrializzazione e del mito del moto perpetuo. Il progresso si misura sull'accumulo di produzione, ricchezza, consumo, conoscenza. Sono valori primari soprattutto la fortuna e la capacità di produrre reddito, fin dall'impostazione mercantilista che ne assicurò il protestantesimo. La grazia divina si riconosce dal successo negli affari, come assicura l'etica protestante, analizzata nell'opera di Max Weber (1904). Ma questo stretto legame tra religione e potere, utile al decollo dell'etica borghese, non si spinge oltre il Settecento laico.
Il progetto della modernità si trasferisce sulla terra e, con un abile rovesciamento delle posizioni, promette la felicità qui e subito, sottraendola alla religione, che quella felicità prometteva in una vita ultraterrena, dopo la morte. InveceCarlo Bordoni - L'alba della modernità della beatitudine, di una felicità spirituale per l'eternità, a compenso di una vita operosa e senza peccato, propone un ritorno immediato, materiale, quantificabile e spendibile, a fronte di un comportamento onesto, laborioso, umile e parsimonioso.
Nell'evoluzione dello Stato moderno si possono individuare alcune fasi significative:
1500 1600
1700 1800
1900
1900 2000
Le origini dello Stato moderno, quindi dell'esigenza di raccogliere entro determinati confini (la nazione) e sotto il controllo di un'autorità superiore (il sovrano) una moltitudine dispersa che, grazie a un sistema di leggi, alla condivisione di una lingua e di una cultura, si appresta a divenire popolo, risalgono al Seicento.
Un'esigenza di regolamentazione, di ordine sociale, a cui Thomas Hobbes dà una veste filosofica nel suo De Cive (1642), vera e propria giustificazione etica della nuova classe egemone, la borghesia, che intende creare le condizioni più adatte in cui prosperare e realizzare la sua idea di progresso.
È in questo momento che si fondano i principi basilari della modernità: dalla consapevolezza che è necessario dare una forma "ordinata" alle comunità, onde evitare disordini, incertezze, continue minacce all'integrità personale e al patrimonio individuale. Perché l'esaltazione dell'individuo, figura cardine dell'egemonia borghese, passa attraverso la sua liberazione dall'incertezza e dall'insicurezza. Per ottenerla occorre un sistema di leggi fatto rispettare col convincimento e, se non basta, con la
AUTORE DEL " DE LIVE" Thomas Hobbes (1588-1679) forza. La repressione è "ultima ratio" per il bene comune, perché la paura per l'altro, che sta alla base dell'insicurezza sociale, deve essere debellata o almeno tenuta sotto controllo. È il timore, quindi, a spingere gli uomini a raccogliersi sotto laCarlo Bordoni - L'alba della modernità bandiera dello Stato, dove troveranno una difesa e un ordine legale, in cambio della rinuncia a una parte della loro libertà. Scrive Hobbes: «Le società grandi e durevoli hanno tratto origine non dalla benevolenza reciproca degli uomini, ma dal timore reci- proco» (Hobbes 2005: 22). Gli fa eco Baruch Spinoza, autore di un Trattato politico (1677), in cui pone l'accento sulla speranza di conservare la libertà individuale in una associazione di persone che si riconoscono nello Stato: «È in tutti gli uomini la paura della solitudine, perché in solitudine nessuno ha la forza di difendersi e di procurarsi il necessario per vivere; ne consegue che gli uomini per natura desiderano lo Stato di civiltà» (Spinoza 2004: 87).
Paura e speranza sono così alla base del patto sociale che porta alla forma- zione dello Stato moderno, che non è uno Stato sociale, nel senso che diamo attualmente a questa parola. La sua funzione è, piuttosto, essenzialmente strutturale, difensiva, organica.
Verso l'esterno provvede a difendere i suoi confini, e quindi la sicurezza dei cittadini, dai nemici che possono attaccarlo o invaderlo: per questo ha un esercito e mantiene una struttura militare a cui tutti i cittadini sono tenuti a contribuire attraverso il servizio di leva.
Verso l'interno assicura l'ordine pubblico e l'osservanza delle leggi che regolano tutte le attività economiche e i diritti della persona, somministrando i servizi essenziali come l'istruzione, la sanità, la distribuzione delle risorse e la fruizione dei beni comuni; regola e difende il diritto alla proprietà privata, che resta il cardine principale della società borghese.
La prima fase della costituzione dello Stato moderno ha proprio questa finalità, certamente non così immediata come la chiusura e la difesa dei propri confini, ma volta a ottenere un risultato stabile e duraturo. Lo stato moderno ha dunque anche questa pretesa di infinitezza: sa quando si costituisce e perché, proclama i suoi diritti e impone obblighi e doveri ai cittadini, ma quanto alla sua durata si dichiara indefinito.
Il giurista francese Jean Bodin, nel trattare la sua esaustiva rappresentazione dello Stato moderno, ne aveva già definito gli scopi nel 1576: «Per Stato si intende il