Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano: biografia, riforme e politica finanziaria

Documento da Università su Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano (527-565). Il Pdf, utile per lo studio della Storia a livello universitario, analizza la figura di Giustiniano I, coprendo aspetti biografici, amministrativi, istituzionali e finanziari del suo regno.

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16 pagine

FLAVIO PIETRO SABBAZIO GIUSTINIANO (527- 565)
Ravenna (Chiesa di San Vitale)
WHO?
Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano, in latino Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus, meglio noto come Giustiniano I il Grande,
è stato un imperatore bizantino, dal 1º agosto 527 alla sua morte. Giustiniano, ultimo imperatore bizantino educato nel seno
di una famiglia di lingua e cultura latine, fu uno dei più grandi sovrani di età altomedievale. Il suo governo coincise con un
periodo d'oro per l'Impero romano d'Oriente, dal punto di vista civile, economico e militare.

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Anteprima

Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano (527-565)

Ravenna (Chiesa di San Vitale)WHO? Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano, in latino Flavius Petrus Sabbatius Justinianus, meglio noto come Giustiniano I il Grande, è stato un imperatore bizantino, dal 1º agosto 527 alla sua morte. Giustiniano, ultimo imperatore bizantino educato nel seno di una famiglia di lingua e cultura latine, fu uno dei più grandi sovrani di età altomedievale. Il suo governo coincise con un periodo d'oro per l'Impero romano d'Oriente, dal punto di vista civile, economico e militare.

Nascita di Giustiniano I

Giustiniano I nacque in un piccolo villaggio chiamato Tauresio, nella Dardania, nel 482, da Vigilanza, sorella del molto stimato generale Giustino, che fece carriera tra i gradi dell'esercito fino a diventare imperatore. Suo zio lo adottò assicurandogli una buona educazione. Giustiniano completò il classico corso di studi, occupandosi di giurisprudenza e filosofia. La sua carriera militare fu contrassegnata da rapidi avanzamenti, favoriti dalla proclamazione ad imperatore, nel 518, di Giustino.

Politica Interna

Si circondò di validi collaboratori (Teodora attrice teatrale con un passato da prostituta, sposata tra il 524 e il 525 ) promosse un profondo riordinamento dell'amministrazione statale promosse un profondo riordinamento del sistema giuridico (Corpus Iuris Civilis, Triboniano) rafforzò l'esercito

Politica di Giustiniano

Giustiniano I ricostruì in modo grandioso la basilica di Santa Sofia, facendola diventare la più grande chiesa della cristianità. Egli dopo dirà: "Salomone ti ho superato". Promosse un programma di grandi lavori pubblici (Chiesa di S. Sofia, basilica cisterna) Rivendicò il ruolo di protettore della fede (decreto la chiusura dell'Accademia di Platone ad Atene) 554: Prammatica Sanzione Italia divisa in 4 prefetture

Amministrazione Provinciale

Giustiniano apportò alcune modifiche al sistema provinciale che si discostano dai principi di Diocleziano e che anticiparono la riforma dei themi, introdotta da Eraclio: queste riforme prevedevano infatti l'accentramento del potere amministrativo e militare (che secondo Diocleziano dovevano rimanere separati) nelle mani di un'unica persona, la soppressione di alcuni vicari e l'accorpamento di province più piccole in province più grandi. Queste riforme risalgono agli anni 535 e 536 e sono motivate dal tentativo di porre fine ai conflitti tra autorità civile e autorità militare. Il 13 agosto del 554 con la promulgazione della "Prammatica sanzione" divise l'Italia (appena strappata agli Ostrogoti) in quattro Prefetture (Forum lulii, Trento, Laghi di Como e maggiore, Alpi). Con questo nuovo assetto amministrativo l'aristocrazia romana, che gli Ostrogoti avevano coinvolto nella gestione dell'organizzazione burocratica, fu emarginata da Giustiniano e mortificata da un prelievo fiscale esoso che scaricava su di essa i costi altissimi della Guerra Greco-Gotica.

Istituzioni e Corruzione

Nel 541 Giustiniano abolì il consolato. Il motivo di tale provvedimento era il fatto che tale carica, oltre ad essere puramente onorifica, portava al dispendio di grandi somme di denaro. Infatti i consoli dovevano assumersi le spese per le celebrazioni all'inizio dell'anno, che ammontavano a 2.000 libbre d'oro, una cifra che non tutti potevano permettersi, per cui divenne sempre più difficile trovare persone disposte a spendere una tale quantità di denaro per assumere quella carica. In alcuni casi era l'Imperatore stesso a pagare le spese per il consolato al posto del console. Da allora in poi il titolo di console divenne una carica che veniva assunta dall'Imperatore nel primo anno di regno. Lotta contro la corruzione Giustiniano promulgarono alcune leggi per contrastare gli abusi e le iniquità commesse a danno dei sudditi. Una di queste leggi prevedeva l'abolizione della suffragia, una somma di denaro che i governatori di province dovevano sborsare per ottenere il posto; secondo l'Imperatore, i governatori, per rifarsi della spesa, spesso estorcevano con mezzi irregolari dai cittadini una somma da tre a dieci volte la somma che dovettero sborsare per ottenere il posto. L'Imperatore proibì ai governatori di pagare somme di denaro per ottenere cariche e i contravvenenti venivano puniti con l'esilio, la perdita delle proprietà o con punizioni corporali. Confermò inoltre una legge che proibiva ai governatori che si dimettevano di lasciare la provincia prima di 50 giorni dalle dimissioni, in modo che potessero essere giudicati per eventuali reati commessi. Le fonti contemporanee parlano di compravendita delle cariche e altri casi di corruzione, spesso ad opera dei ministri di Giustiniano (ad esempio il prefetto del pretorio Pietro Barsime).

Politica Finanziaria

Giustiniano viene accusato da Procopio di aver dilapidato le casse statali, lasciate piene da Anastasio, con le sue guerre di conquista e con la sua attività edilizia e, una volta svuotate, di aver oppresso i sudditi facendosi erede di ricchi senatori con falsi testamenti, confiscando con pretesti vari le ricchezze di vari senatori e tassando i poveri. Inoltre, a dire di Procopio, il denaro accumulato in tal modo veniva elargito, sotto forma di tributi, ai Barbari, rendendo così l'Impero loro tributario. Pur essendo presente nella Storia segreta di Procopio un fondo di verità, va detto che è una fonte di parte e che Procopio tenta di screditare Giustiniano facendo apparire "sue novità" abusi che già esistevano sotto i suoi predecessori e che erano un'eredità dei governi precedenti. Secondo J.B. Bury il sistema fiscale tardo-romano era per sua stessa natura così oppressivo che qualunque occhio critico avrebbe potuto raccogliere vari casi di oppressione (omettendo tutti i tentativi per alleviarla) per attaccare un sovrano facendolo apparire un tiranno. Analisi moderne hanno calcolato che il bilancio statale ai tempi di Anastasio era di circa 8 milioni di nomismata con una riserva di 23 milioni. Grazie ai tesori dei Goti e dei Vandali, nel 541 il bilancio sembra essere aumentato a 11,3 milioni di nomismata, circa un terzo in più rispetto ad Anastasio. La catastrofica epidemia di peste del 542 fece cambiare la situazione. Probabilmente circa un quarto della popolazione dell'Impero venne uccisa dalla pestilenza e lo stesso Imperatore cadde malato. Per mantenere in attivo il bilancio statale, con le entrate in forte calo a causa della peste, l'Imperatore nominò Prefetto del pretorio Pietro Barsime, un banchiere disonesto. Pietro riuscì a mantenere in attivo il bilancio statale riprendendo la compravendita delle cariche e opprimendo i senatori con confische e altre iniquità. Per risparmiare smise inoltre di pagare i limitanei (cioè le truppe di frontiera) con il risultato che nel 545 numerosi soldati disertarono. Giustiniano comunque cercò di venire incontro ai suoi sudditi: poiché gli abitanti delle province erano gravati dall'onere di fornire cibo agli eserciti ivi stanziati e trasportare le scorte negli accampamenti, egli con una legge del 545 stabilì che da in quel momento in poi sarebbero stati pagati in pieno per il cibo fornito agli eserciti e che gli eserciti non avrebbero potuto più prelevare dalla popolazione cibo gratuitamente o senza autorizzazione scritta. Nel 558 scoppiò di nuovo la peste, che probabilmente vanificò ogni tentativo di ripresa demografica ed economica e che spinse il prefetto del pretorio Pietro Barsime (al suo secondo mandato) ad adottare gli stessi metodi impopolari del suo primo mandato pur di mantenere in attivo il bilancio statale. Nel 565, alla morte di Giustiniano, il bilancio statale era di 8,3 milioni di nomismata, quasi lo stesso dei tempi di Anastasio. La peste aveva impoverito lo Stato e costretto, insieme alle guerre di conquista e all'attività edilizia, Giustiniano a metodi oppressivi che lo resero impopolare. Secondo Warren Treadgold Giustiniano ebbe il merito di aver saputo affrontare efficacemente la forte crisi provocata dalla peste, impedendo, seppur a malapena e con metodi impopolari, il completo collasso economico e militare dello Stato bizantino

Politica Commerciale

Ai tempi di Giustiniano Costantinopoli, grazie alla sua posizione geografica privilegiata, dominava i traffici commerciali nel Mediterraneo. I Bizantini non erano interessati a commerciare con nazioni europee, ormai impoverite dalle invasioni barbariche; preferirono piuttosto stringere contatti commerciali con le nazioni dell'Estremo Oriente, come India e Cina, dove veniva prodotta la seta. I Cinesi importavano dai Bizantini vasellame e stoffe prodotte in Siria ed esportavano la seta. Un grosso ostacolo ai traffici con l'Estremo Oriente era però rappresentato dalla Persia, nemico giurato dell'Impero, sul cui territorio era necessario passare per giungere in Cina. Una conseguenza di ciò è che durante i frequenti conflitti con i Persiani Sasanidi i traffici con Cina e India non erano possibili. Giustiniano cercò di ovviare a questo problema tentando di aprirsi un passaggio per la Cina attraverso la Crimea, e in questa occasione i Bizantini avviarono delle relazioni diplomatiche con i Turchi, anch'essi venuti in conflitto commerciale con i Sasanidi. Sotto il successore di Giustiniano, Giustino II, Bizantini e Turchi si allearono contro i Persiani. Un altro modo con cui Giustiniano cercò di commerciare con la Cina senza passare per la Persia fu giungere via mare passando per il Mar Rosso e per l'Oceano Indiano. In quest'occasione strinse rapporti commerciali con gli Etiopi del Regno di Aksum. Tuttavia entrambe le vie alternative presentavano inconvenienti: l'Oceano Indiano era dominato dai mercanti sasanidi mentre la via asiatica era impervia e piena di pericoli. Il problema fu risolto dall'astuzia di alcuni agenti bizantini che, in un viaggio in Oriente, riuscirono ad impadronirsi del segreto della produzione della seta e riuscirono a portare di nascosto a Costantinopoli dei bachi da seta. La fioritura della produzione della seta nell'Impero che ne seguì fece sì che la produzione della seta divenne uno dei settori più importanti dell'industria bizantina e portò a un considerevole aumento delle entrate. I principali centri di produzione della seta nell'Impero erano Costantinopoli, Antiochia, Tiro, Beirut e Tebe. I Bizantini esportavano dai popoli delle steppe stoffe, ornamenti e vino e importavano pelli, cuoio e schiavi. L'Egitto importava dall'India le spezie. Il commercio delle spezie potrebbe aver contribuito alla diffusione dell'epidemia di peste che colpì l'Impero durante il regno di Giustiniano; sembra infatti che l'epidemia si sia originata dall'Etiopia e da lì, tramite il commercio, sarebbe giunta in Egitto da dove si sarebbe diffusa per tutto l'Impero. La peste colpì duramente soprattutto i commerci, che entrarono in crisi.

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