Seneca: Vita e Carriera
Seneca- Lucio Anneo Seneca nacque a Cordova, in Spagna, forse nel 4 o nel 2 a.C., da una
ricca famiglia di rango equestre, era infatti uno dei figli di Lucio Anneo Seneca il
Retore, detto il Vecchio.
- Seneca fu condotto a Roma ancora bambino, dove studiò retorica e in seguito si
dedicò con particolare attenzione alla filosofia.
- Intorno al 19 d.C. Seneca soggiorno in Egitto, presso una zia materna, ma non
sappiamo per quanto tempo; il viaggio fu motivato, probabilmente, dalla necessità
di curare la sua salute (fu soggetto per tutta la vita ad attacchi d'asma).
- Negli anni seguenti (non si sa precisamente quando) Seneca intraprese con
successo anche la carriera politica ed entrò in Senato, mettendosi in luce per la sua
straordinaria abilità oratoria.
- Pare che proprio per queste doti l'imperatore Caligola, invidioso, non lo
sopportasse; ma fu sotto Claudio che Seneca dovette patire la disavventura
dell'esilio.
L'Esilio di Seneca
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Infatti nel 41 d.C., salito al trono il nuovo imperatore, Seneca venne esiliato sotto
l'accusa di essere implicato negli adulteri di Giulia Livilla, sorella di Caligola.
- In Corsica Seneca trascorse otto anni; tra le opere che scrisse in questi anni vi fu
anche una Consolatio, un discorso consolatorio rivolto a Polibio, potente liberto di
Claudio, che aveva perso un fratello.
- In essa il lutto di Polibio è, con ogni evidenza, un pretesto per formulare una
patetica supplica di revoca dell'esilio, condita da sconcertanti adulazioni tanto
verso l'imperatore Claudio quanto verso lo stesso liberto.
Il Ritorno a Roma e il Quinquennio Felice
- Finalmente nel 49 poté ritornare a Roma grazie alla volontà della nuova moglie di
Claudio, Agrippina, la quale, convinta dalla sua cultura e dalla sua sensibilità, lo
scelse come maestro di Nerone, figlio che aveva avuto da un matrimonio
precedente a quello con l'imperatore, e che ella desiderava imporre come erede al
trono.
- Divenuto in effetti imperatore nel 54 alla morte di Claudio, Nerone fu guidato
nelle scelte politiche dallo stesso Seneca, assieme al prefetto del pretorio Burro
(oltre che, ovviamente, dalla madre stessa).
- Tale collaborazione durò con esiti positivi per cinque anni di relativa tranquillità,
il cosiddetto quinquennio felice.
Il Declino e la Morte di Seneca
- In seguito però Nerone cominciò a svincolarsi dalla tutela della madre e dei suoi
consiglieri.
- Nel 59 il principe arrivò addirittura a perpetrare l'omicidio della propria madre,
della quale non sopportava più l'invadenza nelle sue scelte politiche e di vita e,
soprattutto, l'opposizione alla nuova relazione di lui con Poppea (Nerone nel 53
era sposato con Ottavia, figlia di Claudio e Messalina).
- L'assassinio di Agrippina fu l'occasione più eclatante in cui Seneca dovette
scendere a compromessi con la propria coscienza, ma non fu l'unica.
- Negli anni neroniani infatti i suoi principi di vita filosofica furono messi a dura
prova dal contatto con il potere e con il denaro:
- Dai suoi avversari, racconta Tacito, Seneca veniva accusato di essersi arricchito
smisuratamente con le donazioni di Nerone, ma anche con la pratica dell'usura.
- Quando poi, nel 62 morì Burro, forse avvelenato, e al suo posto fu eletto prefetto
del pretorio Tigellino, Seneca, ormai alienatesi le simpatie di Nerone, chiese al
principe di poter ritirarsi a vita privata.
- Questo non impedì tuttavia che tre anni dopo, nel 65 d.C., Seneca venisse accusato
di aver partecipato alla congiura dei Pisoni contro il principe, e costretto perciò a
togliersi la vita.
- Non si sa se l'accusa fosse fondata, da ciò che trapela dai suoi scritti, sembra
difficile che Seneca si fosse fatto coinvolgere direttamente in un progetto di
eliminazione violenta del principe.
- È credibile piuttosto che Seneca, pur non partecipandovi, fosse almeno al corrente
della congiura.
- Seneca mise in atto il suicidio con coraggio e spirito filosofico, ispirandosi ai
suicidi di altri grandi martiri della libertà di pensiero, in particolare a quello di
Socrate:
- Sempre Tacito, dopo aver dato conto nella sua narrazione di tutte le debolezze del
filosofo, delle sue ambiguità e responsabilità, degli anni neroniani, ne riscatta la
figura con la descrizione della sua nobile morte, affrontata in presenza degli amici
più cari e con il conforto della giovane moglie Paolina, che insisterà per morire
con lui (ma che verrà salvata in extremis per volere di Nerone).
Le Opere di Seneca
- Seneca ci ha lasciato un vasto numero di opere.
- La maggior parte di esse sono in prosa e hanno il carattere di una riflessione etica
sulla vita nei suoi molteplici aspetti.
- La produzione di Seneca può essere divisa in:
- - Dialogi
- - Altri trattati
- - Epistulae Morales ad Lucilium
- - Altre opere.
I Dialogi di Seneca
- In tutti i suoi scritti filosofico-morali Seneca si rivolge a un destinatario, con il
quale instaura una sorta di colloquio.
- I contenuti e il tono di essi infatti non è tanto quello del tradizionale trattato
filosofico quanto quello della diatriba (dibattito su un argomento filosofico
spesso in tono polemico), quel genere, nato in età ellenistica e sviluppatosi in
ambito cinico e stoico, nel quale i luoghi comuni dell'etica venivano discussi in
tono ora ironico ora polemico, ma sempre con un legame forte con il quotidiano e
in un linguaggio alla portata di tutti.
- Per questo motivo la maggior parte dei trattati di Seneca è stata raggruppata dalla
tradizione manoscritta sotto il titolo di Dialogi: titolo che alla lettera è improprio,
visto che a parlare è solo l'autore.
- I Dialogi comprendono dieci opere:
- De providentia, De constantia sapientis, De ira (in tre libri), Consolatio ad
Marciam, De vita beata, De otio, De tranquillitate animi, De brevitate vitae,
Consolatio ad Polybium, Consolatio ad Helviam matrem.
Altri Trattati
- Fuori dai Dialogi la tradizione manoscritta ci ha tramandato un trattato politico, il
De clementia, sulla clemenza che deve guidare gli atti del principe, e due trattati di
più vaste dimensioni, entrambi in sette libri: il De beneficiis, sui benefici che
legano gli uomini tra di loro in società, e le Naturales Questiones, un trattato
scientifico sui fenomeni naturali.
Epistulae Morales ad Lucilium
- Le Epistulae Morales ad Lucilium, o semplicemente Lettere a Lucilio, sono 124
epistole distribuite in venti libri che vertono su argomenti di filosofia e di morale
in un più diretto contatto con le esperienze della realtà quotidiana.
- Esse costituiscono per molti il capolavoro senecano.
Altre Opere di Seneca
- Fuori dagli interessi etico-filosofici rimangono l'Apokolokyntosis (trasformazione
in zucca), un testo parodico misto di prosa e versi, contro la memoria
dell'imperatore Claudio; e un corpus di dieci tragedie, delle quali otto sono
certamente dell'autore. Si tratta delle uniche tragedie della tradizione latina giunte
fino ai nostri giorni.
La Divi Claudii Apokolokyntosis
La Divi Claudii Apokolokyntosis, un libello satirico scritto immediatamente dopo la morte
dell'imperatore Claudio (54 d.C.), è generalmente attribuita a Seneca; essa, per argomento e
genere, rimane in qualche modo ai margini del mondo morale, filosofico e poetico di Seneca.
Divi Claudii Apokolokyntosis significherebbe «Zucchificazione del divo Claudio».
L'ultima parola nasce dalla scherzosa inserzione del termine greco kolòkuntha o kolokunta,
«zucca» nella struttura lessicale del termine anch'esso greco apothèosis, «divinazione», cioè
l'assunzione tra gli dei che spettava ai principi di Roma alla loro morte: quindi
«zucchificazione».
Altri studiosi intendono «deificazione di una zucca», in ogni caso il titolo richiamerebbe
simbolicamente la stupidità che si attribuiva a Claudio.
- L'opera rientra nel genere della satura menippaea, un testo satirico caratterizzato
dalla mistione di prosa e versi (che prendeva il nome dal filosofo cinico greco del
III sec. A.C. Menippo di Gadara, che ne era stato l'inventore).
- Nella breve opera in questione, formata da 15 capitoli, si immagina che Claudio,
appena morto, venga presentato agli dei per essere accolto nel loro consesso
(consiglio) ma, a dispetto della difesa che ne assume Ercole, gli viene negato lo
status di dio a causa dell'intervento sdegnato di Augusto, ormai dio tra gli altri,
che enumera tutti i suoi difetti.
- Accompagnato da Mercurio agli Inferi, Claudio viene accolto da tutte le sue
vittime, e processato al tribunale di Eaco, giudice infernale con il seguente atto
d'accusa: «uccisi 35 senatori. 221 cavalieri romani, e tanti altri quanti la sabbia e
la polvere».
- Riconosciuto colpevole, Claudio e condannato a giocare ai dadi continuamente,
ma inefficacemente, perché per lanciare i dadi egli usa una coppa senza fondo.
- La tortura tuttavia dura poco, perché interviene Caligola che lo fa suo schiavo, per
poi cederlo a Eaco, giudice infernale, il quale a sua volta lo cede al suo liberto
Menandro.
- Di Claudio si prendono in giro le colpe più gravi, cioè la gran quantità di
cittadini messi a morte con processi sommari, ma anche alcuni aspetti della sua
politica, come la sua smania di dare la cittadinanza ai provinciali.
- Ma l'ironia dell'autore non risparmia neanche gli aspetti fisici e psicologici, come
il suo andare claudicante o la sua pronuncia incerta e confusa.
I Dialogi: Struttura e Contenuti
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Sotto il titolo collettivo di Dialogi sono stati tramandati dieci trattati in dodici
libri.
Le Consolationes
- Le Consolationes:
- Tra i Dialogi più antichi troviamo le Consolationes. La Consolatio era un
sottogenere della letteratura filosofica; con essa si consolava, appunto, un
destinatario che era stato vittima di un lutto o di un dolore personale, facendo leva
sui luoghi comuni filosofici rivolti alla sopportazione della sofferenza o della
morte.
- Nella Consolatio ad Helviam matrem (forse degli anni 42-43) Seneca fa coraggio
alla propria madre provata dalla sventura dell'esilio di cui il figlio è vittima.
- Delle tre Consolationes è la più genuina e sentita, intrisa com'è del sentimento
affettuoso nei confronti della madre ma anche dell'atteggiamento dignitoso con il
quale Seneca vuole mostrarle la serenità con la quale egli sopporta il suo destino.
- La Consolatio ad Polybium, forse di uno o due anni successiva, è rivolta a Polibio,
un potente liberto di Claudio, che ha perso un fratello. Lo scritto è un unicum della
produzione senecana. In esso infatti i luoghi comuni filosofici si sviliscono
riducendosi a una pura funzione strumentale: convincere Polibio e soprattutto il
principe Claudio a richiamarlo dall'esilio.
- Così, alle considerazioni tradizionali sulla sopportazione e sulla morte si
associano, pesantemente, le lodi imbarazzanti tanto verso il liberto quanto,
soprattutto, verso il suo padrone.
- La consolatio non servì al suo scopo (fu grazie ad Agrippina, qualche anno dopo,
se ritornò a Roma).