Documento universitario sul turismo nella dimensione normativa. Il Pdf, di Economia, esplora il riconoscimento del turismo come diritto fondamentale e l'evoluzione verso un turismo sostenibile, delineando iniziative di organizzazioni come ONU e OMT, inclusa l'Agenda 2030 e il Green Deal Europeo.
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Il turismo, oggi, non è solo uno svago o un lusso, ma è riconosciuto come un diritto fondamentale legato allo sviluppo personale e alla qualità della vita. In passato, non suscitava l'interesse delle istituzioni internazionali, ma oggi è considerato un fenomeno globale, capace di generare impatti significativi in ambito economico, sociale, culturale e ambientale. Per questo motivo, anche le grandi organizzazioni internazionali come l'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) hanno iniziato a prestare attenzione al turismo solo nel corso del XX secolo.
Il 27 settembre del 1979, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato la Giornata mondiale del turismo, nella stessa data del 1970, venne adottato lo statuto dell'OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo), agenzia specializzata dell'ONU con il compito di promuovere un turismo responsabile.
A partire dagli anni 70, l'attenzione si è spostata da una visione del turismo legata esclusivamente allo svago a un turismo sostenibile.
L'OMT, nel 1988, ha fornito una definizione di turismo sostenibile: «Lo sviluppo sostenibile del turismo va incontro ai bisogni dei turisti e delle aree ospitanti attuali e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro. Esso deve essere principio guida per una gestione delle risorse tale che i bisogni economici, sociali ed estetici possano essere soddisfatti e contemporaneamente possano essere preservati l'integrità culturale, gli equilibri fondamentali della natura, la biodiversità e il sostegno al miglioramento della qualità della vita».
Una tappa fondamentale è stata la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992. Essa ha posto al centro le problematiche legate allo sviluppo sostenibile e sancito il principio secondo cui lo sviluppo sostenibile deve armonizzare le esigenze delle generazioni presenti con quelle future, integrando la tutela dell'ambiente nei processi di sviluppo economico.
La conferenza ha prodotto l'Agenda 21, un programma di azione globale che dedica uno specifico spazio allo sviluppo sostenibile. Essa stabilisce che: «I viaggi e il turismo devono basarsi su modalità di consumo e produzione sostenibili, dove i problemi dello sviluppo turistico devono essere affrontati con la partecipazione attiva dei cittadini interessati; lo sviluppo del turismo deve riconoscere e sostenere l'identità, la cultura e gli interessi della popolazione locale».
Il 27 e 28 aprile del 1995, la Conferenza Mondiale sul Turismo Sostenibile ha approvato la Carta di Lanzarote per un turismo sostenibile. È un documento che mette in guardia dai rischi connessi al turismo di massa individuato come possibile causa di degrado ambientale e perdita dell'identità locale. Tuttavia, essa riconosce anche che, se ben regolato, il turismo può contribuire allo sviluppo sostenibile, promuovendo equità sociale, sostenibilità ambientale e benefici economici duraturi per le comunità locali.
Nel 1999, l'OMT ha compiuto un ulteriore passo avanti, adottando durante l'assemblea tenutasi a Santiago del Cile, il Codice Mondiale di Etica del Turismo. Questo documento, pur non essendo giuridicamente vincolante, tuttavia esercita un'importante influenza sulle scelte politiche. Esso sottolinea come «il turismo, attraverso il contatto diretto tra culture diverse, possa rappresentare una forza al servizio della pace ed un fattore di amicizia e comprensione fra i popoli del mondo».
1L'art. 10 del «Codice» invita tutti i soggetti coinvolti (turisti, operatori, comunità ospitanti) ad adottare comportamenti etici, basati sui principi enunciati dal «Codice».
L'ONU non fa leggi, tuttavia questi documenti sono norme rivolte agli Stati aderenti all'organo. L'impegno dell'ONU sul tema del turismo sostenibile si è concretizzato anche nella proclamazione del 2002 e del 2017 come Anni Internazionali del Turismo Sostenibile, con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle criticità del turismo di massa e promuovere pratiche più responsabili. Il messaggio è chiaro: il turismo non è solo fonte di ricchezza economica, ma può contribuire al benessere delle persone, alla tutela dell'ambiente e alla pace globale, a condizione che venga orientato verso modelli sostenibili.
In questa direzione si colloca anche l'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, approvata dall'Assemblea Generale dell'ONU nel 2015, che individua 17 obiettivi e 169 traguardi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030. L'Agenda promuove «uno sviluppo sostenibile nelle sue 3 dimensioni - economica, sociale e ambientale - e il turismo ne rappresenta un importante strumento di attuazione».
Anche l'Unione Europea ha recepito pienamente questi principi, come dimostrano le risoluzioni del Parlamento europeo. Già nel 2011, il Parlamento europeo sottolinea la necessità di coniugare la politica turistica con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Nel 2015, una nuova risoluzione affronta le nuove sfide del turismo europeo: «digitalizzazione dei canali di distribuzione, sviluppo dell'economia collaborativa, crescente concorrenza delle mete emergenti, cambiamento delle abitudini di consumo, destagionalizzazione, esperienzialità, qualità dei servizi, formazione professionale e cambiamenti demografici».
Nel 2019, il Parlamento europeo ha approvato una relazione strategica sull'Agenda 2030, per rafforzare la coerenza e l'efficacia delle politiche europee. La stessa Commissione europea, nel 2019, ha lanciato il Green Deal Europeo, strategia per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050, facendo del turismo sostenibile un pilastro della nuova economia verde. Questo è parte integrante della strategia della Commissione per attuare l'Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
Anche in Italia, il turismo è un settore chiave dell'economia nazionale. Secondo il Piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia (2013), il settore contribuiva oltre 130 miliardi di euro al PIL, impiegando circa 2,2 milioni di persone. Nel 2017, il contributo è salito a 223 miliardi, pari al 13% del PIL. Nel 2022, ha raggiunto 194 miliardi, pari al 10,2% del PIL, restando al di sopra della media UE.
(PIL = somma di tutti i fatturati di tutti gli operatori economici del territorio).
L'Italia dispone di un patrimonio culturale e paesaggistico unico, sebbene non sempre adeguatamente valorizzato. Per migliorare il settore, il Ministero del Turismo ha elaborato nel 2023 un nuovo Piano strategico di sviluppo del turismo 2023-2027, articolato su 5 pilastri:
Gli obiettivi generali del piano sono: innovare l'offerta turistica; aumentare la competitività; sviluppare un marketing efficace; realizzare una governance partecipata.
2IL DIRITTO SOVRANAZIONALE DEL TURISMO Oggi il turismo si riflette anche sul piano normativo. Le regole che disciplinano questa materia provengono da fonti "sovranazionali", e non soltanto nazionali o locali.
La prima grande area normativa è rappresentata dal diritto internazionale di fonte pattizia. Questo è l'insieme delle norme giuridiche che si formano sulla base di accordi tra Stati, cioè tramite Trattati e Convenzioni internazionali, a sua volta queste norme per diventare immediatamente vincolanti all'interno dei singoli Stati devono essere ratificate (approvate) dal Parlamento del determinato paese, così la legge diventa parte integrante dell'ordinamento giuridico interno.
Oltre ai trattati vincolanti, nel panorama internazionale troviamo anche le cosiddette raccomandazioni ONU, ovvero consigli o orientamenti su come dovrebbero comportarsi gli Stati. Anche se non sono obbligatorie perchè non hanno una forza coercitiva (non prevedono sanzioni in caso di inadempimento), le raccomandazioni possono influenzare positivamente le scelte legislative dei governi.
La Costituzione italiana riconosce una posizione di superiorità al diritto internazionale di fonte pattizia rispetto alle norme ordinarie nazionali. Questo per via della struttura del sistema delle fonti, rappresentato con l'immagine di una "piramide": in cima si collocano gli obblighi internazionali assunti dall'Italia, che sono vincolanti non solo per il Parlamento nazionale ma anche per le singole Regioni.
L'art. 117 Cost., infatti, impone allo Stato e alle Regioni di esercitare la funzione legislativa nel rispetto dei vincoli derivanti dagli obblighi internazionali.
IL TURISMO NEL DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA Nel contesto internazionale, il sistema giuridico dell'UE occupa un ruolo fondamentale. Essa è nata grazie a dei trattati di diritto internazionale. All'inizio era chiamata Comunità Europea, poi con il tempo è cambiata in Unione Europea. L'ordinamento dell'UE è il frutto di un processo, che ha preso avvio nei primi anni '50.
Il turismo richiede una disciplina comune all'interno dell'UE perché l'UE è nata per promuovere la cooperazione tra Stati membri e per favorire lo sviluppo economico e sociale del continente. Inoltre, ha progressivamente integrato al suo interno anche la regolamentazione di settori come quello turistico, che è strettamente legato alla libera circolazione delle persone, dei servizi e delle merci.
Per capire appieno come il diritto europeo influenzi il turismo, è necessario fare un breve excursus storico di questo processo:
L'idea di un'Europa unita nasce dopo la 2º Guerra Mondiale, con l'obiettivo di porre fine ai conflitti tra paesi vicini attraverso la cooperazione economica e politica. Nel 1951, 6 paesi (Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo) firmano il Trattato di Parigi che istituisce la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA). Questo trattato crea un'area di libero scambio per questi due settori, eliminando i dazi doganali e le limitazioni al commercio tra gli Stati membri, ponendo così le basi per una cooperazione più ampia.
Successivamente, nel 1957, gli stessi 6 paesi firmano i Trattati di Roma, istituendo la Comunità Economica Europea (CEE) e la Comunità Europea dell'Energia Atomica (CEEA o EURATOM). Questi trattati rappresentano un passo fondamentale verso l'unione doganale e l'integrazione economica.
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