Etica della Comunicazione: Principi, Responsabilità e Approcci Filosofici

Documento universitario sull'Etica della Comunicazione, che ne definisce i principi e le applicazioni. Il Pdf esplora la responsabilità comunicativa e le distinzioni tra etica e morale, presentando i principali approcci filosofici e la storia dell'etica nel mondo antico, con focus su Socrate, Platone e Aristotele, utile per lo studio della Filosofia.

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ETICA DELLA COMUNICAZIONE
Il fine di una comunicazione etica è il bene dell’altro. Quando si comunica occorre
chiedersi qual è il fine/lo scopo. Un comportamento è etico quando ha come fine la
felicità della persona umana.
COMUNICARE BENE- COMUNICARE PER IL BENE DELL’ALTRO
La comunicazione attuale è caratterizzata da:
- Overdose/ eccesso di comunicazione: infodemia
- Obesità informazionale (colui che si nutre di più di quanto dovrebbe). Il rischio è
la produzione di “manipolazione” dell'informazione in cui viene manipolato il
nostro pensiero.
L’ETICA DELLA COMUNICAZIONE è L’ETICA APPLICATA: l’obiettivo è applicare i criteri
ad un determinato ambito specifico ovvero quello della comunicazione umana.
Definizione Fabris: «L’etica della comunicazione è la disciplina che individua,
approfondisce e giustifica quelle nozioni morali e quei principi di comportamento che
sono all’opera nell’agire comunicativo, e che motiva all’assunzione dei comportamenti
da essa stabiliti» Dunque, l’etica della comunicazione è l’ambito che stabilisce i criteri
d’azione applicandoli all’ambito specifico dell’atto umano del comunicare. L'essere
umano è un ente di comunicazione (homo symbolicus).
Esistono due forme/configurazioni dell’etica della comunicazione:
1- La deontologia professionale= approccio deontologico, ovvero l’insieme di
codici/norme/leggi condivisi che riguardano un ambito professionale (esempio
codice deontologico degli psicologi). Ha a che fare con la sfera del dovere, con il
rispetto delle norme esterne stabilite. Fabris sostiene che nell’etica della
comunicazione è importante che ci siano delle norme necessarie che regolano il
comportamento umano. Ma questo approccio non basta
2- L’etica della comunicazione propriamente detta= approccio etico, l’etica non
stabilisce solo delle leggi da seguire ma orienta al fine dell’essere umano,
ovvero la felicità. Un agire comunicativo è etico quando si orienta al
raggiungimento del fine dell’essere umano.
Fabris sostiene che i due approcci si devono integrare sempre. Ogni professionista
comunicativo si deve domandare se quello che sta facendo lo sta facendo solo perché
imposto da norme esterne o per il raggiungimento della felicità umana. Si è etici
quando si contribuisce alla felicità.
COSA SIGNIFICA COMUNICARE?
Etimologia del termine: dal latino “comunicatio”, mettere in comune, rendere l’altro
partecipe di ciò che si possiede. L'atto comunicativo si identifica con la creazione di
uno spazio comune.
Con il termine comunicazione spesso si fa riferimento al modello comunicativo
standard di Jakobson, ovvero pura e semplice trasmissione di informazioni da un
mittente ad un destinatario (esempio della cibernetica).
Ma nell'ambito dell’etica questo modello non è sufficiente, l’etica della comunicazione
non si può limitare a semplice trasmissione di informazioni, l’approccio etico ha a che
fare con la dimensione del bene, implica l’incontro tra due personalità che riconoscono
l’uno il valore dell’altro.
Quello che fa di un atto una comunicazione etica è l’incontro fra l’io e il tu= la
comunicazione etica implica l’apertura al valore dell’alterità. Costruzione con l’altro di
un “noi”. Creazione di uno spazio comune, di una comunità.
Il giornalista crea un lessico comune attraverso cui i cittadini si riconoscono, quando
scrive un articolo crea uno spazio linguistico comune i cui il lettore può riconoscersi,
oppure le interviste permettono di riconoscere il valore di quello che l'intervistato sta
dicendo.
Distinzione tra: “informazione" è un contenuto, un dato, può essere unilaterale, non
necessariamente implica una risposta; e, “comunicazione” che è un processo
interattivo è un atto interpersonale. La comunicazione implica sempre una relazione
interpersonale.
L’etica della comunicazione ha a che fare con il principio di responsabilità.
Etimologia del termine deriva dal latino “respondeo”, rispondere, originariamente
utilizzato in ambito giuridico, il responsabile era colui che era chiamato a rendere conto
delle proprie azioni, poi il termine è passato dall’ambito giuridico all’ambito etico.
Comunicare eticamente vuol dire prendersi carico del bene dell’altro. Capacità di
rispondere dell’appello dell’altro. La nostra identità è data dall’insieme di dialoghi che
abbiamo costruito nella nostra vita.
L'atto comunicativo è un atto di responsabilità verso gli altri. L’atto comunicativo si
realizza nella sua pianezza quando c’è reciprocità, quando i due soggetti si
riconoscono l’uno e l’altro.
Un’azione responsabile è un’azione in cui il soggetto non si limita solo a lasciarsi
interpellare ma fa seguire una risposta concreta. Un atto responsabile vede la risposta
all’appello dell’altro, essere responsabili vuol dire lasciarsi interrogare prendere una
decisione per il bene dell’altro (l’io che si lascia visitare dalla domanda dell’altro il
quale viene stimolato a rispondere) (esempio: episodio del buon samaritano).
Hans Jonas, filosofo tedesco di origine ebraica, ha elaborato negli anni 70 (anni della
guerra fredda) una teoria filosofica fondata sul principio di responsabilità (in tedesco
“verantwortung”). Secondo Jonas essere responsabili significa sia prendersi carico del
bene dell’altro che mi sta di fronte, ma anche, prendersi carico dell’altro che ancora
non c’è ma che potrebbe esserci (il bene delle generazioni future), essere responsabili
significa prendersi cura dell’umanità del presente e del futuro. Chiedersi come si sta
agendo oggi, che comportamento si sta utilizzando e chiedersi se quest’ultimo
garantisce la sopravvivenza.
Imperativo categorico della responsabilità di Jonas: agisci in modo tale che le
conseguenze delle tue azioni possano garantire la sopravvivenza della vita umana
futura sulla terra.

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Anteprima

ETICA DELLA COMUNICAZIONE

Il fine di una comunicazione etica è il bene dell'altro. Quando si comunica occorre chiedersi qual è il fine/lo scopo. Un comportamento è etico quando ha come fine la felicità della persona umana.

COMUNICARE BENE- COMUNICARE PER IL BENE DELL'ALTRO

La comunicazione attuale è caratterizzata da:

  • Overdose/ eccesso di comunicazione: infodemia
  • Obesità informazionale (colui che si nutre di più di quanto dovrebbe). Il rischio è la produzione di "manipolazione" dell'informazione in cui viene manipolato il nostro pensiero.

L'ETICA DELLA COMUNICAZIONE è L'ETICA APPLICATA: l'obiettivo è applicare i criteri ad un determinato ambito specifico ovvero quello della comunicazione umana.

Definizione di etica della comunicazione

Definizione Fabris: «L'etica della comunicazione è la disciplina che individua, approfondisce e giustifica quelle nozioni morali e quei principi di comportamento che sono all'opera nell'agire comunicativo, e che motiva all'assunzione dei comportamenti da essa stabiliti» Dunque, l'etica della comunicazione è l'ambito che stabilisce i criteri d'azione applicandoli all'ambito specifico dell'atto umano del comunicare. L'essere umano è un ente di comunicazione (homo symbolicus).

Forme dell'etica della comunicazione

Esistono due forme/configurazioni dell'etica della comunicazione:

  1. La deontologia professionale= approccio deontologico, ovvero l'insieme di codici/norme/leggi condivisi che riguardano un ambito professionale (esempio codice deontologico degli psicologi). Ha a che fare con la sfera del dovere, con il rispetto delle norme esterne stabilite. Fabris sostiene che nell'etica della comunicazione è importante che ci siano delle norme necessarie che regolano il comportamento umano. Ma questo approccio non basta
  2. L'etica della comunicazione propriamente detta= approccio etico, l'etica non stabilisce solo delle leggi da seguire ma orienta al fine dell'essere umano, ovvero la felicità. Un agire comunicativo è etico quando si orienta al raggiungimento del fine dell'essere umano.

Fabris sostiene che i due approcci si devono integrare sempre. Ogni professionista comunicativo si deve domandare se quello che sta facendo lo sta facendo solo perché imposto da norme esterne o per il raggiungimento della felicità umana. Si è etici quando si contribuisce alla felicità.

COSA SIGNIFICA COMUNICARE?

Etimologia del termine comunicare

Etimologia del termine: dal latino "comunicatio", mettere in comune, rendere l'altro partecipe di ciò che si possiede. L'atto comunicativo si identifica con la creazione di uno spazio comune.

Con il termine comunicazione spesso si fa riferimento al modello comunicativo standard di Jakobson, ovvero pura e semplice trasmissione di informazioni da un mittente ad un destinatario (esempio della cibernetica).Ma nell'ambito dell'etica questo modello non è sufficiente, l'etica della comunicazione non si può limitare a semplice trasmissione di informazioni, l'approccio etico ha a che fare con la dimensione del bene, implica l'incontro tra due personalità che riconoscono l'uno il valore dell'altro.

Comunicazione etica e alterità

Quello che fa di un atto una comunicazione etica è l'incontro fra l'io e il tu= la comunicazione etica implica l'apertura al valore dell'alterità. Costruzione con l'altro di un "noi". Creazione di uno spazio comune, di una comunità.

Il giornalista crea un lessico comune attraverso cui i cittadini si riconoscono, quando scrive un articolo crea uno spazio linguistico comune i cui il lettore può riconoscersi, oppure le interviste permettono di riconoscere il valore di quello che l'intervistato sta dicendo.

Informazione vs. Comunicazione

Distinzione tra: "informazione" è un contenuto, un dato, può essere unilaterale, non necessariamente implica una risposta; e, "comunicazione" che è un processo interattivo è un atto interpersonale. La comunicazione implica sempre una relazione interpersonale.

Principio di responsabilità

L'etica della comunicazione ha a che fare con il principio di responsabilità. Etimologia del termine deriva dal latino "respondeo", rispondere, originariamente utilizzato in ambito giuridico, il responsabile era colui che era chiamato a rendere conto delle proprie azioni, poi il termine è passato dall'ambito giuridico all'ambito etico. Comunicare eticamente vuol dire prendersi carico del bene dell'altro. Capacità di rispondere dell'appello dell'altro. La nostra identità è data dall'insieme di dialoghi che abbiamo costruito nella nostra vita.

L'atto comunicativo è un atto di responsabilità verso gli altri. L'atto comunicativo si realizza nella sua pianezza quando c'è reciprocità, quando i due soggetti si riconoscono l'uno e l'altro.

Un'azione responsabile è un'azione in cui il soggetto non si limita solo a lasciarsi interpellare ma fa seguire una risposta concreta. Un atto responsabile vede la risposta all'appello dell'altro, essere responsabili vuol dire lasciarsi interrogare prendere una decisione per il bene dell'altro (l'io che si lascia visitare dalla domanda dell'altro il quale viene stimolato a rispondere) (esempio: episodio del buon samaritano).

Teoria filosofica di Hans Jonas

Hans Jonas, filosofo tedesco di origine ebraica, ha elaborato negli anni 70 (anni della guerra fredda) una teoria filosofica fondata sul principio di responsabilità (in tedesco "verantwortung"). Secondo Jonas essere responsabili significa sia prendersi carico del bene dell'altro che mi sta di fronte, ma anche, prendersi carico dell'altro che ancora non c'è ma che potrebbe esserci (il bene delle generazioni future), essere responsabili significa prendersi cura dell'umanità del presente e del futuro. Chiedersi come si sta agendo oggi, che comportamento si sta utilizzando e chiedersi se quest'ultimo garantisce la sopravvivenza.

Imperativo categorico della responsabilità di Jonas: "agisci in modo tale che le conseguenze delle tue azioni possano garantire la sopravvivenza della vita umana futura sulla terra".(Tale pensiero è fondamentale oggi in quanto un comunicatore quando comunica sta svolgendo un servizio che può incidere sia sul momento presente ma anche sul futuro dell'umanità).Un agire comunicativo deve praticare le virtù.

Teoria delle virtù di Aristotele

Aristotele ha elaborato la grande teoria delle virtù secondo cui sono quest'ultime ci aiutano a raggiungere il fine dell'umanità (felicità). Ha dato due definizioni di virtù:

  • La virtù come habitus, qualcosa che ci appartiene, comportamenti abitudinari e strumenti comportamentali che orientano l'esistenza a raggiungere la felicità.
  • La virtù come comportamento che sta a metà strada da comportamenti opposti: ad esempio il coraggio, comportamento che orienta alla felicità a metà strada tra la paura e l'impulsività; o la generosità a metà strada tra l'avidità e la prodigalità.

Sfida del comunicatore: trovare il comportamento che sta nel giusto mezzo tra atteggiamenti opposti, tra comunicare troppo e comunicare troppo poco bisogna riconoscere il mezzo.

Che cos'è l'etica?

Etimologia del termine etica

Etimologia del termine: dal greco "ethos", comportamento, consuetudine, azione; nel vocabolario greco ci due termini esprimono questa parola:

  • Ethos con "l'epsilon", indica il costume individuale, il comportamento abitudinario del singolo individuo
  • Ethos con "l'eta", indica l'insieme dei comportamenti sociali condivisi all'interno di una società

Ad oggi, il singolo e la collettiva hanno a che fare con l'etico: comportamento del singolo inserito in una società.

L'etica si interroga sulle azioni giuste dell'essere umano. La domanda fondamentale dell'etica è "Come devo agire?" L'etica riguarda i criteri dell'azione, se l'azione porta al senso dell'esistenza allora è un'azione etica. L'etica è la riflessione filosofica attorno ai criteri della scelta e attorno al fine delle azioni.

L'etica come prospettiva di compimento umano

L'etica può essere intesa come una PROSPETTIVA DI COMPIMENTO UMANO: L'etica ha a che fare con il fine dell'essere umano, e il suo fine è il compimento. Lo scopo dell'etica è realizzare la "fioritura umana" (espressione presa da Marta Nusbaun), portare le persone a realizzare la loro pienezza. Dunque, l'etica è lo strumento utile all'essere umano per arrivare al compimento, alla piena realizzazione, alla fioritura.

Punto di riferimento della fioritura umana è Aristotele, in particolare, la sua opera "l'etica nicomachea" in cui elabora una riflessione di etica. L'essere umano è chiamato alla felicità e l'etica è una bussola di orientamento che accompagna l'uomo per la realizzazione. Per parlare di felicità usa il termine "eudemonia", letteralmente, presenza del buon demone, la persona felice è abitata da un demone che gli consente di distinguere ciò che è bene e ciò che è male.

Elementi per la felicità

Elementi per la felicità:

  • socialità: la felicità si realizza attraverso il contatto con gli altri, importanza all'amicizia
  • lavoro
  • riflessione teoretica, capacità di cogliere il senso profonda delle cose, la riflessione filosofica

Domande fondamentali dell'etica filosofica

Domande fondamentali dell'etica filosofica: Che cosa sto facendo? Come lo sto facendo? Per quale scopo? Perché lo faccio? Che senso ha il mio agire?

L'etica dice che di fronte ad ogni nostra scelta dobbiamo interrogarci sul SENSO DELL'AGIRE.

ETICA. VS. MORALE

  • Morale: adesione ad un sistema di valori o leggi socialmente riconosciute. Ha a che fare con norme della società. La morale legata al limite, cosa fare e cosa non fare. Dal latino "mos" costume. È legato ad un contesto storico e può variare da un momento all'altro.
  • Etica: Ha a che fare il fine ultimo della mia vita. Ha a che fare con una sfera assoluta, il valore della persona umana non può cambiare.

DECISIONE UMANA

L'agire etico ha origine nell'atto di volontà del soggetto, l'atto è di principio libero. Dal latino "decido- decedo" ovvero, taglio.

Decidere significa scartare qualcosa per abbracciare qualcos'altro, quando decido assumo una scelta/ una responsabilità. Il decidere si concreta nell'operare una scelta cosciente tra più comportamenti.

La decisione o promuove il fine per cui esisto lo elimina. La sfera etica della decisione è centrale.

Approcci dell'etica filosofica

Tre approcci dell'etica filosofica:

1. Etica generale

Si distingue in Etica Normativa che ha a che fare con la ricerca dei criteri dell'azione, ed Etica Formativa che ha a che fare con il fine.

L'etica normativa nel corso della storia si è presentata sotto due forme, due modelli dell'etica normativa:

  • Etica come modello di regolazione sociale: come impostare una società giusta? Il focus di quest'etica è la giustizia
  • Etica come arte della vita: come vivere bene? Si chiede come facciamo ad avere una vita vissuta bene, il focus è su "come vivere bene?" come vivere pienamente".

Distinzione nell'ambito normativo

Nell'ambito normativo abbiamo una distinzione tra:

  • Utilitarismo nato in Inghilterra, cerca il criterio per dire se un'azione è buona e giusta nelle conseguenze che quell'azione produce. Il criterio è consequenzialista (approccio anglosassone), è il massimo bene (la felicità) per il maggior numero di persone; l'azione giusta da compiere è quella che produce il massimo bene. FOCUS: CONSEGUENZE DELL'AZIONE. CRITERIO: ESTERNO (Questo primo approccio si è affermato con Jeramin Bentham e Mill)
  • Kantismo nato in Germania, Kant cerca il criterio nella corrispondenza di questa azione è la legge morale, il dovere, dire la verità (l'azione è ciò che la legge morale

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