I disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) in Psicologia

Documento sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA). Il Pdf esplora i predittori, indicatori e manifestazioni di dislessia e disortografia nelle fasi prescolastica, primaria e secondaria, utile per lo studio universitario di Psicologia.

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I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)
Unità Didattica 3 - Predittori, indicatori e manifestazioni dei Disturbi Specifici
dell’Apprendimento
Lezione 1 - La dislessia: predittori, indicatori e manifestazioni
Segnali predittivi in fase prescolastica
È in fase prescolastica che si pongono le basi di quella che sarà poi la maturazione delle abilità
di lettura, scrittura e calcolo e che precocemente possono evidenziare difficoltà, ritardi o
disturbi che, se non riconosciuti e non compensati, successivamente possono creare difficoltà
più serie. La Federazione Italiana di Neurologia evidenzia i seguenti segnali ‘predittori’:
la persistenza di disturbi del linguaggio in età prescolare: se un bambino presenta
alterazioni della capacità espressiva dopo i 4 anni di età, il rischio che successivamente
presenti disturbi specifici di apprendimento è elevato; se invece prima dei 4 anni si
osserva una remissione spontanea di queste difficoltà, la probabilità di disturbi specifici
di apprendimento si riduce di 2/3. La soglia dei 4 anni rappresenta quindi un indicatore
importante;
la familiarità: c’è una correlazione tra la presenza in famiglia di casi di disturbi specifici
di apprendimento e la presenza del disturbo nel bambino. Alcuni importanti studi europei
e americani sostengono che l’incidenza del rischio di disturbi specifici di apprendimento
quando c’è familiarità è intorno al 40%; conoscere questo dato può rappresentare per
l’insegnante un ‘campanello d’allarme’;
i disturbi nelle prassie, nella programmazione e nell’organizzazione motoria: la
programmazione motoria è componente essenziale della lettura, della scrittura e del
calcolo. Bambini con incerta lateralizzazione o visibilmente molto ‘impacciati’ nella
motricità globale e fine (prassie quotidiane dell’abbigliamento, allacciature, percorsi,
andature, ecc.) possono poi incontrare difficoltà nel programmare i movimenti oculari
richiesti dalla lettura, oppure quelli oculo-manuali richiesti dalla scrittura e dal calcolo;
le manifestazioni psicologiche e relazionali disturbate (disturbi della condotta). Un tempo
venivano erroneamente interpretate come cause dei disturbi specifici dell’apprendimento,
ora si tende a considerarle come conseguenze dell’ansia da prestazione, ovvero, derivanti
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dall’impressione di non riuscire a padroneggiare adeguatamente l’ambiente. In effetti
spesso i disturbi specifici dell’apprendimento sono associati a disturbi dell’attenzione e
all’iperattività.
Sono ora disponibili strumenti per effettuare un primo screening globale fin dall’ultimo anno
della scuola dell’infanzia, mirato a rilevare la presenza di precursori dei DSA ed in particolare
della dislessia, in modo da cominciare precocemente ad intervenire con stimolazioni
compensative, massimamente efficaci a questo livello di scuola.
Indicatori e manifestazioni nella scuola primaria
La scuola primaria rappresenta il momento in cui il bambino affronta proprio quei contenuti
con cui le sue difficoltà di scontrano e quindi il suo problema si evidenzia e può esser
riconosciuto osservando specifici indicatori. Ma è anche “l’età d’oro” per gli interventi di
potenziamento, soprattutto nei primi 2-3 anni. È quindi importante che l’individuazione sia
molto precoce, entro il primo, massimo secondo anno di scolarità.
Nella scuola primaria la dislessia si manifesta con una lettura scorretta e/o lenta, con difficoltà
a memorizzare la corrispondenza grafema-fonema e ad effettuare la fusione sillabica, una
permanenza anormalmente lunga della lettura sillabica e difficoltà a passare dalla lettura
decifrativa (applicazione della via fonologica, attraverso il meccanismo di conversione
grafema/fonema) a quella lessicale (riconoscimento delle parole a vista).
Il primo tipo di lettura è lento e macchinoso, espone a frequenti errori. Per questo, appena
diventa più esperto, il lettore l’abbandona e lo tiene solo come controllo parallelo.
Naturalmente poi ogni parola percepita deve trovare il suo corrispondente nel magazzino della
memoria dei significati.
Il dislessico non riesce ad operare questa coordinazione tra diverse funzioni parallele, ha
difficoltà nella corrispondenza grafema-fonema (primo tipo di lettura) e più ancora ha difficoltà
a vista a discriminare il pattern sensoriale della forma intera della parola per poterla individuare.
Ha poi difficoltà di accesso ai magazzini di memoria, e non è detto che attivi i significati giusti.
A prevalenti difficoltà nell’attivare le diverse vie di lettura corrispondono altrettante tipologie
di disturbo dislessico.
Parliamo di dislessia superficiale quando il soggetto ha difficoltà ad usare la via visiva e
predilige la lettura lettera per lettera (errori nella lettura a voce alta, lentezza, comprensione
difficoltosa a causa della macchinosità della decodifica). Con le lingue non trasparenti, come
l’inglese, i problemi sono ancora più rilevanti, perché a scritture diverse a volte corrisponde

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Unità Didattica 3 - Predittori, indicatori e manifestazioni dei Disturbi Specifici dell' Apprendimento

Lezione 1 - La dislessia: predittori, indicatori e manifestazioni

Segnali predittivi in fase prescolastica

È in fase prescolastica che si pongono le basi di quella che sarà poi la maturazione delle abilità di lettura, scrittura e calcolo e che precocemente possono evidenziare difficoltà, ritardi o disturbi che, se non riconosciuti e non compensati, successivamente possono creare difficoltà più serie. La Federazione Italiana di Neurologia evidenzia i seguenti segnali 'predittori':

  • la persistenza di disturbi del linguaggio in età prescolare: se un bambino presenta alterazioni della capacità espressiva dopo i 4 anni di età, il rischio che successivamente presenti disturbi specifici di apprendimento è elevato; se invece prima dei 4 anni si osserva una remissione spontanea di queste difficoltà, la probabilità di disturbi specifici di apprendimento si riduce di 2/3. La soglia dei 4 anni rappresenta quindi un indicatore importante;
  • la familiarità: c'è una correlazione tra la presenza in famiglia di casi di disturbi specifici di apprendimento e la presenza del disturbo nel bambino. Alcuni importanti studi europei e americani sostengono che l'incidenza del rischio di disturbi specifici di apprendimento quando c'è familiarità è intorno al 40%; conoscere questo dato può rappresentare per l'insegnante un 'campanello d'allarme';
  • i disturbi nelle prassie, nella programmazione e nell'organizzazione motoria: la programmazione motoria è componente essenziale della lettura, della scrittura e del calcolo. Bambini con incerta lateralizzazione o visibilmente molto 'impacciati' nella motricità globale e fine (prassie quotidiane dell'abbigliamento, allacciature, percorsi, andature, ecc.) possono poi incontrare difficoltà nel programmare i movimenti oculari richiesti dalla lettura, oppure quelli oculo-manuali richiesti dalla scrittura e dal calcolo;
  • le manifestazioni psicologiche e relazionali disturbate (disturbi della condotta). Un tempo venivano erroneamente interpretate come cause dei disturbi specifici dell'apprendimento, ora si tende a considerarle come conseguenze dell'ansia da prestazione, ovvero, derivanti 68dall'impressione di non riuscire a padroneggiare adeguatamente l'ambiente. In effetti spesso i disturbi specifici dell'apprendimento sono associati a disturbi dell'attenzione e all'iperattività.

Sono ora disponibili strumenti per effettuare un primo screening globale fin dall'ultimo anno della scuola dell'infanzia, mirato a rilevare la presenza di precursori dei DSA ed in particolare della dislessia, in modo da cominciare precocemente ad intervenire con stimolazioni compensative, massimamente efficaci a questo livello di scuola.

Indicatori e manifestazioni nella scuola primaria

La scuola primaria rappresenta il momento in cui il bambino affronta proprio quei contenuti con cui le sue difficoltà di scontrano e quindi il suo problema si evidenzia e può esser riconosciuto osservando specifici indicatori. Ma è anche "l'età d'oro" per gli interventi di potenziamento, soprattutto nei primi 2-3 anni. È quindi importante che l'individuazione sia molto precoce, entro il primo, massimo secondo anno di scolarità.

Nella scuola primaria la dislessia si manifesta con una lettura scorretta e/o lenta, con difficoltà a memorizzare la corrispondenza grafema-fonema e ad effettuare la fusione sillabica, una permanenza anormalmente lunga della lettura sillabica e difficoltà a passare dalla lettura decifrativa (applicazione della via fonologica, attraverso il meccanismo di conversione grafema/fonema) a quella lessicale (riconoscimento delle parole "a vista").

Il primo tipo di lettura è lento e macchinoso, espone a frequenti errori. Per questo, appena diventa più esperto, il lettore l'abbandona e lo tiene solo come "controllo parallelo". Naturalmente poi ogni parola percepita deve trovare il suo corrispondente nel magazzino della memoria dei significati.

Il dislessico non riesce ad operare questa coordinazione tra diverse funzioni parallele, ha difficoltà nella corrispondenza grafema-fonema (primo tipo di lettura) e più ancora ha difficoltà a vista a discriminare il pattern sensoriale della forma intera della parola per poterla individuare. Ha poi difficoltà di accesso ai magazzini di memoria, e non è detto che attivi i significati giusti.

A prevalenti difficoltà nell'attivare le diverse vie di lettura corrispondono altrettante tipologie di disturbo dislessico.

Parliamo di dislessia superficiale quando il soggetto ha difficoltà ad usare la via visiva e predilige la lettura "lettera per lettera" (errori nella lettura a voce alta, lentezza, comprensione difficoltosa a causa della macchinosità della decodifica). Con le lingue non trasparenti, come l'inglese, i problemi sono ancora più rilevanti, perché a scritture diverse a volte corrisponde 69uguale pronuncia e viceversa a scritture uguali può corrispondere diversa pronuncia. Si tratta della forma di dislessia più frequente, per questo è utile privilegiare l'utilizzo dei metodi fonico- sillabici per l'insegnamento della lettura, secondo la progressione: fonemi, fusione sillabica, parola, frase.

La dislessia fonologica è quella del lettore "visivo", che riconosce dalla forma complessiva la parola, quindi riesce a leggere solo le parole, non troppo lunghe, che ha imparato a memoria e non riesce a leggere le non parole.

La dislessia profonda comporta, oltre al deficit fonologico, anche problemi di identificazione semantica, quindi difficoltà di accesso diretto al magazzino della memoria lessicale.

La lettura, se lenta e scorretta, influenza fatalmente la comprensione del testo che è spesso ridotta e nel tempo diventa più faticosa poiché aumentano le difficoltà contenutistiche, strutturali e lessicali dei testi affrontati.

Per riconoscere una situazione di sospetto disturbo dislessico, fin dalla prima classe della scuola primaria, si possono osservare alcuni specifici indicatori di difficoltà:

  • l'alunno è lento nel ricordare le lettere e nella corrispondenza fonema / grafema (la lentezza è l'indicatore principale);
  • quando legge fa molti errori (non fa bene l'analisi fonemica);
  • non riesce a passare alla seconda fase del processo di lettura, ovvero non riconosce a vista le parole note.

Indicatori e manifestazioni nella scuola secondaria

La dislessia viene generalmente diagnosticata nella scuola primaria in quanto è il primo momento in cui il bambino si confronta con i contenuti che mettono in evidenza le sue difficoltà e quindi il suo problema; con un'accurata osservazione, può essere riconosciuto e possono essere fatti degli interventi di potenziamento. Purtroppo, però, si verificano casi in cui allievi dislessici giungono alla scuola secondaria di primo e, addirittura, di secondo grado senza una diagnosi. In questi casi, in ingresso alle scuole superiori, il sintomo riportato dal ragazzo e dalla famiglia è legato all'eccessivo tempo impiegato per lo studio e al brusco declino delle performance scolastiche, e ciò accade spesso quando l'aiuto dei genitori o dei precedenti insegnanti, che fino a quel momento hanno compensato le lacune, non basta più a fronte del carico delle consegne e del cambio degli insegnanti. L'aumento progressivo del carico di lavoro e della complessità dei testi da leggere complica infatti notevolmente l'iter scolastico fino a renderlo a volte impossibile se non vengono utilizzati nella didattica e nello studio strumenti 70compensativi e misure dispensative che, senza sminuire i contenuti, semplifichino l'accesso al testo, riducano il carico di lavoro e consentano i tempi di applicazione necessari.

L'età minima in cui è possibile fare una diagnosi di disturbo specifico dell'apprendimento è la seconda classe della scuola primaria, mentre le indicazioni principali con cui fare tale diagnosi sono dettate della Consensus Conference 2007. Il quadro sindromico dei disturbi specifici dell'apprendimento assume connotazioni differenti a seconda del soggetto e delle sue peculiarità. Nel caso specifico della dislessia le difficoltà sono molteplici, tuttavia possono essere raggruppate in due grandi tipologie di compromissioni quali le difficoltà fonologiche e le difficoltà lessicali o ortografiche.

Difficoltà fonologiche

Le difficoltà fonologiche sono difficoltà nel processo di conversione/associazione di uno o più grafemi ai rispettivi fonemi. Tra questi:

  • scarsa discriminazione di grafemi diversamente orientati nello spazio: i dislessici hanno difficoltà nel discriminare grafemi diversamente orientati nello spazio, ad esempio, confondono la "p" e la "b", la "d" e la "q", la "u" e la "n", la "a" e la "e", la "b" e la "d";
  • scarsa discriminazione di grafemi che differiscono per piccoli particolari: i dislessici mostrano difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze (o si differenziano per piccoli particolari), ad esempio, tendono a confondere la "m" con la "n", la "c" con la "e", la "f" con la "t";
  • scarsa discriminazione di grafemi relativi a fonemi7 con somiglianze percettivo- uditive: i dislessici mostrano difficoltà a discriminare segni alfabetici che corrispondono a suoni che si somigliano quali per esempio la "f" con la "v"; la "t" con la "d"; la "p" con la "b"; la "c" con la "g"; la "l" con la "r"; la "m" con la "n"; la "s" con la "z";
  • omissione di grafemi e di sillabe: i dislessici tendono a omettere la lettura di parti della parola, ad esempio leggono "fote" anziché "fonte", "capo" anziché "campo";
  • inversioni di sillabe: i dislessici invertono la sequenza dei grafemi facendo errori particolari di decodifica della sillaba, ad esempio, leggono "li" al posto di "il", "la" al posto di "al", "ni" al posto di "in";
  • inversioni della parola: come per esempio "talovo" al posto di "tavolo";
  • aggiunta o ripetizione di un grafema o di una sillaba come per esempio "tavovolo" 7 L'alfabeto è composto dai fonemi sordi e dai fonemi sonori che, tra loro risultano somiglianti, per cui l'incertezza percettiva può rappresentare un vero e proprio ostacolo alla lettura. 71

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