Documento sulla Comunicazione Pre Linguistica e la comprensione dei testi. Il Pdf di Psicologia, utile per l'Università, esplora le fasi di sviluppo comunicativo e i test di valutazione per la comprensione, come il TOR 3-8 e le prove MT.
Mostra di più39 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
Le prime parole appaiono attorno ai 12 mesi, ma prima di questa età l'infante è capace di comunicare i propri desideri, bisogni e scopi utilizzando una varietà di comportamenti, tra cui gesti e vocalizzi. In questo capitolo vengono analizzate le FASI DELLO SVILUPPO COMUNICATIVO che precedono e preparano la comparsa del linguaggio.
Due transizioni evolutive:
Già nei primissimi giorni dopo la nascita il bambino appare predisposto a rispondere in maniera selettiva agli stimoli sociali. Preferenza del bambino verso figure schematiche di facce che presentano gli elementi interni (simulazioni di occhi e bocca) nella loro collocazione naturale anziché in una disordinata;
Secondo JHONSON e MORTON (1991) la preferenza dei neonati di figure simili a volti dipende da un MECCANISMO SOTTO-CORTICALE (CONSPEC) già presente alla nascita, che rivela in modo primitivo le caratteristiche di base del volto umano.
Entro 2 mesi di vita: MECCANISMO CORTICALE (CONLEARN) che, maturando in un periodo di grande esposizione del bambino a volti, si selezionerà per rispondere alle facce in modo preferenziale rispetto a stimoli non-facce come gli oggetti.
Visione neurocostruttivista: la specializzazione cerebrale che troviamo in età adulta, che identifica un'area specifica per le facce, si costruisce nel corso dello sviluppo a seguito dell'esperienza selettiva del bambino con questo tipo di stimoli. Alla nascita il bambino è sensibile alle caratteristiche strutturali della faccia, non distintive.
Quindi l'organizzazione neurocognitiva iniziale non sarebbe costituita da "MODULI" specializzati di conoscenza, ma andrebbe verso la "MODULARIZZAZIONE" nel corso del tempo evolutivo grazie alla molteplicità di interazioni che intercorrono tra i processi maturativi e l'esperienza.
L'infante è SOCIALMENTE RESPONSIVO, è anche SOCIALMENTE ATTIVO, producendo segnali che suscitano una reazione da parte di chi si prende cura di lui -> es. pianto e sorriso. Anche se prodotti in modo non intenzionale vengono captati come indicatori di disagio o dolore, oppure di gioia e piacere e quindi come segnali da spegnere o incentivare.
L'infante è capace di produrre ESPRESSIONI FACCIALI PER IMITAZIONI (scoperta di Meltzooff). Una capacità così precoce può essere spiegata in base a meccanismi primitivi di tipo biologico, non cognitivo come imitazione in età avanzata. Meltzoff ipotizza la presenza di una STRUTTURA INNATA "transmodale", che consente al neonato di trasferire leinformazioni sensoriali da una modalità di registrazione all'altra, operando un'equivalenza percettiva tra l'esperienza visiva dell'azione prodotta dall'adulto e l'esperienza propriocettiva dell'azione eseguita su di sé. Supporto a questa teoria è la presenza dei NEURONI SPECCHIO che si attivano nel cervello della scimmia in presenza della medesima combinazione di azione e percezione, è stato individuato un sistema simile all'uomo.
Quindi il neonato RISPONDE AI SEGNALI SOCIALI e allo stesso tempo è capace di riprodurli
A circa 2 mesi primi episodi di INTERAZIONE SOCIALE. Si tratta di scambi di natura DIADICA, realizzati in modo diretto, faccia a faccia, senza che ci sia un oggetto/evento esterno su cui comunicare. In questa fase di SVILUPPO INTERATTIVO, madre e bambino si cimentano nella produzione di segnali, sorrisi, mimica facciale e vocalizzi. La struttura reciproca dell'interazione e il piacere dell'esperienza danno luogo a una SEQUENZA DI TURNI caratterizzati dalla RIPETIZIONE DELLE MODALITA' e MINIME VARIAZIONI interne che servono a rinnovare il piacere di stare assieme.
"danza conversazionale" "pseudodialoghi" "protocoversazioni"
TREVARTHEN: "INTERSOGETTIVITA' PRIMARIA" esistenza di un coinvolgimento emotivo-affettivo profondo tra i due partner, entrambi ugualmente impegnati nello scambio sociale pur nella differenza del loro status psicologico, essendo l'adulto fornito di una soggettività matura e il lattante no.
La comunicazione realizzata in questo periodo è incentrata sulla diade stessa e non su un argomento esterno. Comunicazione faccia a faccia PREINTENZIONALE il bambino funziona come partner comunicativo senza esserne consapevole è l'adulto che lo rende tale.
Nella prima metà dell'anno del bambino, egli si impegna in in interazioni a "due" soltanto con l'adulto o soltanto con l'oggetto e non a "tre". Nella INTERAZIONE DIADICA , accade spesso che il bambino interrompa una sequenza di esplorazione visiva o di manipolazione di un oggetto per coinvolgersi in uno scambio sociale con il genitore, o viceversa se viene attratto da qualcosa nell'ambiente durante l'interazione con il genitore.
Dopo la prima metà dell'anno l'INTERAZIONE diventa TRIADICA, il bambino comincia a guardare alternativamente l'adulto e un oggetto/evento esterno che attare la sua attenzione. L'oggetto diventa qualcosa su cui si comunica ("INTERSOGGETTIVITA' SECONDARIA" (Trevarthen).
In questa fase diventano + frequenti gli episodi di ATTENZIONE CONDIVISA, in cui il bambino e l'adulto guardano lo stesso oggetto/evento, condividono un FUOCO D'ATTENZIONE esterno alla diade, mantenendo cmq un coinvolgimento sociale reciproco. Questo tipo di interazione può essere intercettata in una fase primitiva, verso i 3 mesi quando il bambino girano il volto verso dx o sx dopo che l'ha fatto l'adulto.Il bambino poi, sempre più, diventa capace di attribuire allo sguardo e al gesto dell'adulto una natura referenziale, sguardo e gesti diventano segnali riferiti ad aspetti selezionati dell'ambiente.Studi di Butterworth: a 8 mesi il bambino è capace di seguire lo sguardo e il gesto di indicare rivolto a un oggetto soltanto quando il volto/la mano dell'adulto e l'oggetto sono nel medesimo campo visivo, a 12 mesi diventa capace di localizzare uno di due oggetti identici usando la linea di sguardo dell'adulto, a 18 mesi di guardare l'oggetto guardato/indicato dall'adulto anche quando esso si trova alle spalle del bambino e può essere solo immaginato e non visto.
RIFERIMENTO SOCIALE quando il bambino di fronte a situazioni ambigue - oggetto/evento sconosciuto - guarda il volto dell'adulto e utilizza le espressioni facciali esibite da lui in riferimento a quell'oggetto/evento per regolarsi a sua volta. Per esempio, evitando l'oggetto se legge nell'adulto un'espressione negativa o esplorandolo se positiva.
Tra i 10 e i 13 mesi il bambino comincia a dirigere attivamente l'attenzione e il comportamento dell'adulto verso un evento esterno utilizzando i medesimi comportamenti di segnalazione usati dall'adulto.
CONCLUSIONE: Coordinare all'interno della medesima sequenza l'orientamento verso un oggetto/evento con l'orientamento verso un'altra persona è una tappa importante dello sviluppo comunicativo. Questo consente di stabilire un FUOCO d'ATTENZIONE CONDIVISO che è esterno alla diade ed è quindi la base per trasformare qualsiasi oggetto/evento interessante in un argomento di comunicazione.
La comunicazione intenzionale compare verso la fine del primo anno di vita .. Questa fase è riconoscibile dal fatto che determinati comportamenti vengono prodotti appositamente per uno scopo comunicativo.
A 12 mesi il bambino indica la bottiglia affinché la madre gli dia da bere. Struttura triadica -> coinvolge la madre nella sua relazione con l'oggetto e inserisce in questa struttura il GESTO capace di modificare l'atteggiamento della madre rispetto all'oggetto.
Gli studiosi sono d'accordo su queste fasi ma hanno pensieri divergenti quando si tratta di definire COS'E' l'INTENZIONE COMUNICATIVA e COME EMERGE nel corso dell'ontogenesi.
Secondo alcuni (Camaioni, Volterra e Bates 1986; Sugarman-Bell 1978) la COMPARSA dell'INTENZIONE COMUNICATIVA si fonda sulla capacità di padroneggiare la nozione di "AGENTE" = riconoscere gli esseri umani come capaci di attivarsi per soddisfare una varietà di scopi sia propri che altrui. La comprensione della nozione di agente implica a sua volta la capacità di DIFFERENZIARE I MEZZI (la persona che funge da agente) dagli SCOPI (l'oggetto su cui l'agente deve agire) e di utilizzare STRUMENTI anch'essi in funzione di mezzi, per raggiungere determinati obbiettivi. Questa capacità Piaget la colloca nel V STADIO SENSOMOTORIO.
In tal modo lo sviluppo comunicativo si collega allo sviluppo cognitivo.Piaget aveva identificato una forma NON SOCIALE di STRUMENTO, quale l'utilizzo intenzionale di un oggetto per raggiungerne un altro.
Camaioni, Volterra e Bates (1986) ne individuarono altri due di tipo SOCIALE:
La sequenza richiestiva e quella dichiarativa sono diverse non solo rispetto alla FUNZIONE (ottenere un oggetto oppure condividere l'attenzione su di esso), ma anche nella STRUTTURA, dato che nel primo caso l'adulto funziona da "mezzo" per arrivare a uno scopo, mentre nel secondo caso funziona da scopo, dato che l'oggetto diventa il mezzo con cui ottenere l'attenzione dell'adulto.
TABELLA: Due diverse ipotesi per spiegare l'INTENZIONE COMUNICATIVA
SEQUENZA MEZZO-SCOPO IPOTESI 1 IPOTESI 2 RISULTATO ATTESO A bambino usa adulto oggetto come mezzo e come scopo Intenzione comunicativa "richiestiva" Aspettativa Attribuzione agentività Cambiamento nell'ambiente esterno B bambino usa oggetto adulto come come mezzo e come scopo Intenzione comunicativa "dichiarativa" Intenzione comunicativa Attribuzione di stati interni Cambiamento nello stato interno del destinatario
L'esperienza comunicativa permette al bambino di interagire con diverse persone, per diversi scopi e all'interno di diversi contesti. Sarebbe quindi la co-occorrenza di diversi processi, e non una sola speciale capacità mentale, ciò che spiega lo sviluppo della capacità di comunicare efficacemente con l'altro e di condividere stati psicologici con lui.
Il neonato e il lattante sorridono spontaneamente durante le fasi di sonno REM, esibendone un'espressione "distesa" che è dovuta a ragioni di equilibrio interno SORRISO ENDOGENO - che si manifesta in assenza di stimoli identificabili.