Sbobine di Pedagogia Generale: metapedagogia ed educabilità

Documento dall'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo su Sbobine lezioni Pedagogia Generale a.a.2022/2023. Il Pdf, di Psicologia e livello universitario, esplora la metapedagogia, la costituzione scientifica della pedagogia e le teorie sull'intelligenza e i limiti dell'educabilità, con riferimenti a Platone, Aristotele e Kant.

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39 pagine

Sbobine lezioni Pedagogia
Generale a.a.2022/2023
Pedagogia
Università degli Studi di Urbino Carlo Bo (UNIURB)
38 pag.
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Downloaded by: giulia-durazzi (giulia7822@gmail.com)
1
4/10/2022
Libro: Baldacci, Trattato di pedagogia generale.
Esame: domande sui concetti, forma scritta, 4 domande a risposta aperta: 3 sul trattato, 1 sul testo di
approfondimento, chiarire a parole proprie concetti.
5/10/2022
È la riflessione che la pedagogia fa su sé stessa: la pedagogia si. Interroga sulla sua natura e cerca di stabilire
che genere di sapere essa sia.
1. Come la pedagogia si è costituita come un sapere di carattere scientifico.
Partiamo dalla natura dell’educazione (l’oggetto della pedagogia). L’educazione è un fenomeno
sociale, gli antropologi hanno evidenziato che un carattere distintivo della specie umana è la sua
capacità di fare cultura, di istituire credenze, valori, pratiche. L’essere umano, secondo gli
antropologi, è l’unico essere vivente che trasmette la cultura accumulata alle giovani generazioni, in
modo tale che ciascuna nuova generazione non debba partire da zero. La trasmissione culturale
intergenerazionale porta necessariamente ad elaborare alcune idee su questo processo. Secondo un
importante antropologo (Tomasello), ciò che caratterizza in modo differenziale la mente umana è la
capacità di elaborare una teoria ingenua della mente dell’altro=gli esseri umani, a partire da circa 1
anno, danno segno di capire che gli altri sono come loro e quindi cominciano ad attribuire i propri
stati mentali non soltanto a sé stessi ma anche all’altro.
Si crea un sistema di idee su come gestire le nuove generazioni (pedagogia di senso comune). Noi
stessi nel corso della nostra crescita abbiamo assorbito assieme alla nostra educazione un insieme di
idee sull’educazione stessa, per imitazione di ciò che abbiamo visto fare da genitori e insegnanti e dai
discorsi con cui essi accompagnavano i loro atti educativi=qualsiasi membro adulto di una comunità
possiede un sistema comune di idee educative. Questo comporta che nei processi ordinari educativi
non è necessario possedere un sapere pedagogico formale. Questo senso comune ha un limite che
lo rende inaffidabile per costruire su di esso un sapere che voglia essere scientifico. Il senso comune
è assorbito meccanicamente dal proprio ambiente sociale. Assimiliamo tutti gli esempi e i discorsi he
abbiamo visto e sentito fare nel corso della nostra esperienza, senza interrogarci. Quindi, il pensiero
di senso comune è un
pensiero acritico, fatto di certezze indimostrate. La certezza a lato pratico può
anche essere una risorsa: gli educatori spontanei avevano in forza del loro senso comune una
notevole sicurezza su ci che occorre fare per educare.
Il secondo limite del senso comune è la sua
frammentarietà: siccome è assimilato meccanicamente
dall’ambiente, tende ad assomigliare ad una specie di cantina dove l’individuo ha gettato alla rinfusa
tutti gli elementi con i quali è venuto a contatto non è un sistema di pensiero organizzato, ma
caotico, confuso…questa frammentarietà lo rende spesso incoerente. Ad esempio, possiamo trovare
nei proverbi delle contraddizioni (es. chi fa da sé fa per tre/l’unione fa la forza) la validità dell’una
implica la falsità dell’altra.
Per cui, un problema fondamentale della costituzione della pedagogia come sapere scientifico,
critico, sistematico, coerente è rappresentato dal superamento del senso comune. Operazione
tutt’altro che semplice, dato che ognuno di noi ha assimilato esperienze e ha delle proprie
convinzioni sull’educazione.
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Sbobine lezioni Pedagogia Generale a.a.2022/2023

Pedagogia
Università degli Studi di Urbino Carlo Bo (UNIURB)
38 pag.
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Downloaded by: giulia-durazzi (giulia7822@gmail.com)4/10/2022

Pedagogia Generale

Libro: Baldacci, Trattato di pedagogia generale.
Esame: domande sui concetti, forma scritta, 4 domande a risposta aperta: 3 sul trattato, 1 sul testo di
approfondimento, chiarire a parole proprie concetti.

5/10/2022

Metapedagogia

È la riflessione che la pedagogia fa su se stessa: la pedagogia si. Interroga sulla sua natura e cerca di stabilire
che genere di sapere essa sia.

  1. Come la pedagogia si è costituita come un sapere di carattere scientifico.
    Partiamo dalla natura dell'educazione (l'oggetto della pedagogia). L'educazione è un fenomeno
    sociale, gli antropologi hanno evidenziato che un carattere distintivo della specie umana è la sua
    capacità di fare cultura, di istituire credenze, valori, pratiche. L'essere umano, secondo gli
    antropologi, è l'unico essere vivente che trasmette la cultura accumulata alle giovani generazioni, in
    modo tale che ciascuna nuova generazione non debba partire da zero. La trasmissione culturale
    intergenerazionale porta necessariamente ad elaborare alcune idee su questo processo. Secondo un
    importante antropologo (Tomasello), ciò che caratterizza in modo differenziale la mente umana è la
    capacità di elaborare una teoria ingenua della mente dell'altro=gli esseri umani, a partire da circa 1
    anno, danno segno di capire che gli altri sono come loro e quindi cominciano ad attribuire i propri
    stati mentali non soltanto a se stessi ma anche all'altro.
    Si crea un sistema di idee su come gestire le nuove generazioni (pedagogia di senso comune). Noi
    stessi nel corso della nostra crescita abbiamo assorbito assieme alla nostra educazione un insieme di
    idee sull'educazione stessa, per imitazione di ciò che abbiamo visto fare da genitori e insegnanti e dai
    discorsi con cui essi accompagnavano i loro atti educativi=qualsiasi membro adulto di una comunità
    possiede un sistema comune di idee educative. Questo comporta che nei processi ordinari educativi
    non è necessario possedere un sapere pedagogico formale. Questo senso comune ha un limite che
    lo rende inaffidabile per costruire su di esso un sapere che voglia essere scientifico. Il senso comune
    è assorbito meccanicamente dal proprio ambiente sociale. Assimiliamo tutti gli esempi e i discorsi he
    abbiamo visto e sentito fare nel corso della nostra esperienza, senza interrogarci. Quindi, il pensiero
    di senso comune è un pensiero acritico, fatto di certezze indimostrate. La certezza a lato pratico può
    anche essere una risorsa: gli educatori spontanei avevano in forza del loro senso comune una
    notevole sicurezza su ci che occorre fare per educare.
    Il secondo limite del senso comune è la sua frammentarieta: siccome e assimilato meccanicamente
    dall'ambiente, tende ad assomigliare ad una specie di cantina dove l'individuo ha gettato alla rinfusa
    tutti gli elementi con i quali è venuto a contatto > non è un sistema di pensiero organizzato, ma
    caotico, confuso ... questa frammentarietà lo rende spesso incoerente. Ad esempio, possiamo trovare
    nei proverbi delle contraddizioni (es. chi fa da sé fa per tre/l'unione fa la forza) > la validità dell'una
    implica la falsità dell'altra.
    Per cui, un problema fondamentale della costituzione della pedagogia come sapere scientifico,
    critico, sistematico, coerente è rappresentato dal superamento del senso comune. Operazione
    tutt'altro che semplice, dato che ognuno di noi ha assimilato esperienze e ha delle proprie
    convinzioni sull'educazione.

1
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Downloaded by: giulia-durazzi (giulia7822@gmail.com)Il processo di transizione dal senso comune alla pedagogia come sapere formale.
Si può parlare di sapere formale dagli inizi del IV secolo a.C., antica Grecia. Ricostruzione razionale
(idealizzata) di un processo storico: le cose sono avvenute in una maniera simile a quella idealizzata.
Condizioni:

  • Esterne, sociali
  • Interne all'educazione stessa.
    Condizioni sociali: una condizione fondamentale è stata la complessificazione delle società umana
    dall'epoca della cosiddetta rivoluzione agricola (10000 anni fa). Quando le società umane sono
    diventate stanziali, allora, la struttura delle società umana ha cominciato a diventare più complessa.
    Invenzione della scrittura (alcune migliaia di anni prima di Cristo) > comparsa in stretta connessione
    con l'organizzazione sociale. Soltanto un ristretto gruppo di individui (gli scribi) erano in grado di
    scrivere > si crea una struttura educativa specializzata (scuola) per formare la casta degli scribi. Ed
    ecco che un sapere di senso comune non basta più, perché quest'arte è diversa da tutte le altre; non
    si può apprendere per imitazione, ma occorre un insegnamento formale.
    Possiamo ricostruire in modo idealizzato (Antonio Banci) > ha descritto il distacco dal sapere
    comune al senso pratico: primo passo è la precettistica. La precettistica è un insieme di consigli
    pratici (precetti): "per insegnare a leggere a scrivere è bene fare in questo modo ... " lo scriba anziano
    trasmette al giovane alcuni consigli su come procedere. Questo è il primo stadio della pedagogia.
    Su questo insieme di precetti pesa ben presto un interrogativo: se qualcuno vi dice "fai così" la prima
    domanda che vi verrà in mente sarà "perché?". Sorge l'esigenza di giustificare i precetti. Questo
    comporta in qualche modo la nascita di un primo embrione teorico. Le giustificazioni date
    rispondono quasi sempre all'individuazione di scopi, risultati. "Fai così perché in questo modo
    raggiungerai questo risultato; è stato osservato che facendo così si raggiungerà questo risultato". Lo
    scopo, la finalità diventa la giustificazione teorica del precetto educativo (Banci la definisce una
    pedagogia di tipo normativo > non soltanto di precetti ma di giustificazioni teoriche di natura
    finalistica).
    Il terzo passaggio sopravviene quando si diventa consapevoli che si possono porre scopi diversi
    all'educazione. La consapevolezza diviene innescata da contatti culturali con comunità diverse dalla
    propria: ogni comunità tende ad elaborare un proprio sistema educativo in base agli scopi che
    considera degni. Nell'antica Grecia questo processo è stato particolarmente sensibile: nei dispotismi
    orientali un re regnava su vaste porzioni di territorio; la civiltà greca era fatta di città-stato, comunità
    tra loro indipendenti ma che avevano stretti contatti. La colonizzazione che la Grecia pratica sia a
    Oriente che a Occidente li porta a contatti culturali diversi > compare la consapevolezza della
    relatività dell'educazione.
    Es. Sparta e Atene. Sparta era una città oligarchica in cui tutto il sistema educativo era indirizzato alla
    formazione del guerriero: era situata nel mezzo della penisola del Peloponneso, quini attaccabile da
    tutte le parti; quindi, aveva necessità di un esercito ben preparato. Atene, invece, aveva acquisito un
    carattere democratico: è l'assemblea cittadina che prende le grandi decisioni; qui, il sistema
    educativo viene progressivamente indirizzato alla formazione del cittadino (sviluppo della capacità
    oratoria).
    Platone ragionò sui modelli educativi e sulla loro desiderabilità, sulla comparazione tra il modello
    Spartano e quello Ateniese. Egli per primo si chiese quale fosse il modello che potesse generare una
    città giusta; lo scopo dell'educazione non viene più accettato come una tradizione indiscutibile della
    propria città. Qui nasce la pedagogia come pensiero formale: non si limita a dire come fare per
    educare o le finalità, ma ragiona e riflette sulle finalità stesse dell'educazione.

2
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Downloaded by: giulia-durazzi (giulia7822@gmail.com)Il modello filosofico della pedagogia entra in crisi negli anni 70 del secolo scorso. La crisi è
determinata da due fattori: il principale è la nascita, nel corso del 900, e il progressivo sviluppo delle
scienze dell'educazione (discipline come la psicologia dell'educazione, la sociologia dell'educazione,
l'antropologia dell'educazione) > queste non si limitano a riflettere sull'educazione ma fanno ricerca
col metodo scientifico sull'educazione stessa. Esse nascono nell'ultima parte dell'800, ma il primato
della filosofia dell'educazione continua a lungo, fino agli anni 70.
La pedagogia di Gentile: l'entourage fascista contro la riforma Gentile. Gentile aveva messo al centro
del processo educativo la filosofia, Mussolini inserì invece la religione cattolica come fondamento del
processo educativo.
Gentile sosteneva che l'atto educativo fosse un atto spirituale: nell'educazione non si hanno due
spiriti separati, ma un solo e unico spirito, è una comunione spirituale tra maestro ed allievo. Se non
si realizza la comunione spirituale o "lo studente è un asino" oppure il maestro ha scelto il mestiere
sbagliato.
Le scienze dell'educazione invece studiano il processo educativo e individuano i principi che lo
rendono efficace > possono dare indicazioni pratiche su come organizzare il processo educativo. I
filosofi dell'educazione sostengono che il limite sia quello di non riuscire a pensare il senso
dell'educazione nella sua interezza > le scienze dell'educazione frammentano l'educazione (la
psicologia vede l'educazione come apprendimento, la sociologia come socializzazione, l'antropologia
come inculturazione). Ma secondo i filosofi dell'educazione essa non è riducibile ai singoli
apprendimento, socializzazione o inculturazione, ma è molto di più.
Al momento attuale la pedagogia vede il conflitto fra due modelli: le scienze dell'educazione, che
sostengono che la pedagogia non sia altro che una loro sintesi e il modello filosofico, che ci dice che
la pedagogia è la riflessione sul senso unitario e sulle finalità dell'educazione.
Positivismo: dottrina filosofica della seconda metà dell'800, distingueva tra scienza e filosofia. I post
positivisti (seconda metà del 900) hanno osservato che non si può fare una distinzione troppo netta
tra scienza e filosofia. Nella scienza sono sempre presenti anche assunti filosofi e nessuna scienza è
interamente basata sui fatti.
Requisiti per considerare la pedagogia una scienza:

  1. Una disciplina per essere scienza deve dimostrare di possedere un proprio specifico oggetto e un
    proprio specifico metodo di ricerca (Agazzi). Ma che cos'è l'oggetto di una scienza? È la cosa di
    cui si occupa una scienza; l'oggetto della pedagogia è l'educazione. Tuttavia, per Agazzi, l'oggetto
    di una scienza non corrisponde mai alla cosa di cui una scienza si occupa. L'educazione non è
    affatto di esclusiva pertinenza della pedagogia. L'oggetto dev'essere qualcosa di specifica
    pertinenza di una disciplina, affinché essa possa essere scienza. In realtà ogni disciplina definisce
    il proprio oggetto in modo operativo a seconda del pdv da cui osserva la cosa di cui si occupa, ovvero, le discipline rappresentano punti di vista diversi sul mondo. Ogni cosa può essere oggetto
    di discipline diverse. Quindi, dobbiamo stabilire qual è il pdv della pedagogia sull'educazione, pdv
    che dev'essere diverso e specifico rispetto a quello delle altre discipline. Operativamente il pdv di
    una scienza è la rete di concetti che quella scienza adopera per catturare e interpretare
    l'esperienza del proprio campo educativo: il ero elemento differenziale dal pdv oggettuale tra le
    scienze sono i loro differenti sistemi concettuali, ogni scienza è caratterizzata da un proprio
    scientifico sistema concettuale e ciò che definiamo oggetto della scienza non è altro che ciò che
    emerge dal sistema concettuale. Per mostrare che la pedagogia possiede un proprio oggetto
    oltre ad indicare che si occupa dell'educazione dobbiamo mettere a punto il sistema concettuale
    della pedagogia. Questo è il compito specifico dell'epistemologia pedagogica, la quale si occupa
    della struttura del sapere pedagogico. La struttura equivale a una rete di concetti con cui la
    pedagogia interpreta i processi del proprio campo di esperienza, quello dell'educazione.
    Hegel (1821) > La scienza (sapere sistematico) è la comprensione concettuale dell'oggetto.

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