Documento sulle Tecniche di Valutazione Disabilità Neurologiche 1- Sartore. Il Pdf esplora la riabilitazione, definendo menomazione, disabilità e handicap, e illustra i compiti del fisioterapista. Tratta obiettivi e strategie riabilitative nella fase acuta, dolori associati a lesioni midollari e prevenzione delle limitazioni articolari.
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Si suppone che per ogni studente l'obiettivo del corso di laurea sia si laurearsi, ma anche diventare dei buoni fisioterapisti, fisioterapisti seri. La riabilitazione per definizione viene definita come il processo di soluzione di problemi e di educazione nel quale si porta il disabile a raggiungere il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, funzionale, emozionale con la minor restrizione possibile delle sue scelte operative, pur nell'ambito, della limitazione della sua menomazione e della quantità e qualità di risorse disponibili; ma che cosa significa "fare una buona riabilitazione"? Oltre a svolgere un buon trattamento con obiettivi ben precisi stilati sul paziente e ad avere un corretto rapporto relazionale con esso, fare buona riabilitazione è anche lavorare in team riabilitativo, cercare di dare la miglior qualità di vita possibile al paziente (che quasi sempre non coincide con le aspettative del paziente che ovviamente vorrebbe avere la stessa qualità di vita che aveva prima del trauma/lesione); riabilitazione non è quasi mai "restituzione in integrum". Siamo ben consapevoli di quali siano i limiti del paziente in determinate patologie, ad esempio siamo consapevoli del fatto che una lesione midollare sia per sempre e che una lesione cerebrale sia per sempre, di conseguenza sappiamo che il paziente potrebbe avere dei limiti anatomici che non ci consentono restituire al paziente la qualità di vita che probabilmente desidererebbe. È importante essere consapevoli dei "limiti anatomici" del paziente per non trasmettere false speranze, ma riusciamo a sentirci in colpa per queste situazioni? è più facile sentirsi in colpa o non sentirsi in colpa? Salvo interviene dicendo che dipende da paziente a paziente, se esso ha una lesione midollare e rimarrà per sempre paraplegico non devo sentirmi in colpa se non posso farlo camminare perché non dipende dal fisioterapista, e la prof acconsente. L'abilità del fisioterapista sta quindi nel valutare e sfruttare le capacità residue (se presenti, ad esempio in lesioni midollari incomplete) per attuare strategie e consentire al paziente la massima autonomia possibile nel rispetto della patologia. Il futuro della riabilitazione sarà meno concentrato sul movimento ma sarà molto più finalizzato sulla ripresa funzionale dell'individuo, perché essa porta ad un'autonomia. Il concetto importante che ogni terapista deve avere ben in mente è che per fare buona riabilitazione è indispensabile lavorare in team, avere la possibilità di collaborare con l'equipe per attuare un trattamento ove ogni professionista ha il suo ruolo e il paziente è al centro (la prof sottolinea che fa questo ragionamento riferendosi a pazienti gravi, per i quali la riabilitazione diventa la vita).
Nel campo in cui lavoriamo avremo sempre a che fare con menomazione, disabilità e handicap.
Pag. 1 di 39Chi è il fisioterapista e cosa fa?
Assiste il paziente nell'iter di recupero funzionale, partecipa all'elaborazione del progetto riabilitativo e realizza, per quanto di sua competenza, il programma terapeutico rivolto alle menomazioni e disabilità motorie, ivi compreso l'aspetto educativo-informativo nei confronti del paziente e della sua famiglia, della scuola, dell'ambiente lavorativo ecc ...; aiuta la persona a recuperare la forza, l'equilibrio, la coordinazione e la resistenza motoria, la capacità di effettuare i trasferimenti, di deambulare, di utilizzare la carrozzina. Per questo scopo utilizza tutte le tecniche cinesiterapiche e di rieducazione funzionale, le varie apparecchiature di terapia fisica strumentale appartenenti al bagaglio terapeutico della medicina riabilitativa.
Quali sono i compiti del fisioterapista?
"Quelli che si innamorano di pratica senza scienza, son come il nocchiere, ch'entra in un navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada. Sempre la pratica deve essere edificata sopra la bona teorica." -Leonardo da Vinci
La prof presenta questa frase e commenta: "dietro la nostra professione non deve mai essere solo opinione personale ma deve esserci dietro uno studio che supporta ciò che noi stiamo facendo e soprattutto quello che noi stiamo dicendo. Non ci si improvvisa, o meglio spesso ci si improvvisa anche nella quotidianità ma sempre avendo ben presente la situazione, per esempio che una lesione completa comporta determinate conseguenze e dopo che è stato comunicato al paziente noi facciamo riferimento sempre a quello".
È molto importante avere un modello di lavoro che vede come punti fondamentali:
Pag. 2 di 39Vi sono anche dei modelli di lavoro superati, infatti prima il trattamento era principalmente tecnica e meno persona; ora il trattamento si concentra sulle abilità funzionalmente utili mentre prima si concentrava sulla menomazione; prima veniva fatta una riabilitazione d'organo mentre ora ci si concentra sulla riabilitazione della persona; prima era presente un operatore unico ovvero il fisioterapista era da solo mentre ora si è passati all'unicità del progetto riabilitativo a cui tutti devono fare riferimento; prima vi era un approccio multiprofessionale mentre ora vi è un approccio interprofessionale. Importantissimo quindi è il team riabilitativo che è costituito dal paziente, dai suoi familiari e da un insieme di persone con ruoli e professionalità differenziate, che si integrano per il conseguimento di un obiettivo comune all'interno di un'organizzazione di lavoro. Nel team riabilitativo ci possono essere componenti fissi (come fisiatra, fisioterapista, infermiere, oss, terapista occupazionale, psicologo e assistente sociale) e componenti mobili (logopedista, tecnico ortopedico ed educatore professionale). Le modalità operative del team, come accennato prima, sono cambiate: prima si attuava un modello multiprofessionale ovvero la semplice somma degli interventi fatti dai vari operatori che però tende ad enfatizzare le professioni più che a stabilire una sinergia; ora si attua il modello interprofessionale ove il paziente viene messo al centro e i vari componenti del team lavorano su obiettivi comuni, si parla quindi di approccio globale e crea sinergia.
La presa in carico riabilitativa non è così semplice come può sembrare, essa necessita di una diagnosi riabilitativa (che definisce le menomazioni, definisce le capacità funzionalmente utili residue), ed essa porta ad un progetto riabilitativo individuale e a programmi riabilitativi specifici. Senza tutto quello che è stato presentato precedentemente non è possibile eseguire una buona riabilitazione (anche quando tutto ciò non si percepisce).
Il progetto riabilitativo individuale è un insieme di proposizioni che vengono elaborate dal team riabilitativo coordinato dal medico fisiatra che tengono conto di:
I programmi riabilitativi sono un insieme di proposizioni elaborate dal team riabilitativo coordinato dal medico fisiatra, che rispettano i seguenti punti:
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