Documento da Universo Studenti su Atto Atomico della Nonviolenza. Il Pdf, di livello universitario e di materia Filosofia, esplora il concetto di nonviolenza attraverso le teorie e le pratiche di figure chiave come Capitini, Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King Jr.
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UNI VERSO Atto atomico della nonviolenza Forza atomica della nonviolenza -> Capitini, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, usa l'aggettivo, -traumatico- di atomico ma sa ribaltarlo: essa ha valore di incontro tra gli atomi e ne sottrae il valore distruttivo e il significato bellico. La parola atomico viene utilizzata per indicare la nonviolenza.
"( ... ) bisognerà pure che scoppi in questa realtà inadeguata l'atto adeguato, l'atto atomico della nonviolenza" -Capitini (1948)
MN (Movimento nonviolento) -> è costituto da amici e amiche della nonviolenza, che rifiutano in ogni caso la guerra, la distruzione degli avversari. Il MN sostiene il disarmo (come primo passo verso quello generale) e affida la difesa unicamente al metodo nonviolento. Il MN è la sezione italiana della "War Resisters' International". La sede nazionale, prima ubicata a Perugia, è stata trasferita nel 1989 a Verona. Il carattere fondamentale di "movimento" è mantenuto grazie ai centri territoriali, strutture informali dislocate sul territorio nazionale finalizzate a diffondere e sviluppare il metodo nonviolento attraverso "il lavoro di gruppo, con persone in più luoghi", secondo il volere di Capitini.
"AZIONE NONVIOLENTA" (Pietro/Piero Pinna) -> la rivista della nonviolenza italiana dal 10 Gennaio 1964 andò in stampa ... un'intuizione che dura da più di cinquant'anni. La rivista è tuttora pubblicata con cadenza bimestrale.
Nonviolenza "La nonviolenza è il punto della tensione più profonda tesa al sovvertimento di una società inadeguata".
agli uomini usciti dalle guerre, agli animi che sentono il peso di un'immensa stanchezza e il bisogno di un riposo che talvolta è persino sogno di annullamento e più spesso idoleggiamento di uno stato lento, comodo, col gusto di piaceri che non vengano tolti; prospettare l'idea e le conseguenze della nonviolenza produce un urto doloroso; ed essi domandano tra stizziti e allarmati: "ma è così difficile ricomporre la vita tranquilla, una casa, un orario giornaliero, e la fruizione dei beni della terra; e bisogna invece affrontare un problema così sconcertante e paradossale? Noi vogliamo la pace, l'umanità vuole, merita la pace". Penso che questa gente abbia una sensazione esatta. È un errore credere che la nonviolenza sia pace, ordine, lavoro e sonno tranquillo, matrimoni e figli in grande abbondanza, nulla di spezzato nelle case, nessuna ammaccatura nel proprio corpo.La nonviolenza non è l'antitesi letterale e simmetrica della guerra: qui tutto infranto, lì tutto intatto. La nonviolenza è guerra anch'essa, o, per dir meglio, lotta ì, una lotta continua contro le situazioni circostanti, le leggi esistenti, le abitudini altrui e proprie, contro il proprio animo e il subcosciente, contro i propri sogni, che sono pieni, insieme, di paura e di violenza disperata. La nonviolenza significa essere preparati a vedere il caos intorno, il disordine sociale, la prepotenza dei malvagi, significa prospettarsi una situazione tormentosa.
"La nonviolenza, dunque, è dire un tu ad un essere concreto e individuato; è avere interessamento, attenzione, rispetto, affetto per lui; è avere gioia che esso esista, che sia nato, e se non fosse nato, noi gli daremmo la nascita: assumiamo su di noi l'atto del suo trovarsi nel mondo, siamo come madri". - Capitini (1946)
La nonviolenza non è cosa negativa, come parrebbe dal nome, ma è attenzione e affetto per ogni singolo essere proprio nel suo essere lui e non un altro, per la sua esistenza, libertà, sviluppo. La nonviolenza non può accettare la realtà così come si realizza ora (realtà così com'è -> realtà limitata), attraverso potenza e violenza e distruzione dei singoli, e perciò non è per la conservazione, ma per la trasformazione. La nonviolenza non coincide con la pace ma è lotta, atteggiamento attivissimo in cui chi agisce è instancabilmente attivo e attiva. Se osserviamo la realtà con quest'atteggiamento nonviolento, possiamo vedere come essa sia piena di violenza. Solo così è possibile vedere la violenza (disvelamento) dove prima non c'era o dove non credevamo ci fosse. Vedere la violenza significa sentire più dolore; significa togliere la patina e cominciare a soffrire. È il momento in cui mi rendo conto che la violenza è presente nelle pieghe infinitesimali della realtà. Non vederla è un inganno a cui purtroppo oggi noi educhiamo.
Violenza-> faccio quello che tu potresti farmi Non violenza-> è semplice opposizione alla violenza Nonviolenza-> costruzione positiva della pace, oltre che di opposizione alla violenza. Qui si rispetta l'avversario e l'obiettivo è persuaderlo della bontà della propria lotta (portarlo dalla propria parte). Qui bisogna fare in modo che l'avversario non si macchi di violenza. Io non scateno violenza per e verso di Te, quindi è una cura dell'avversario. Non bastano i mezzi nonviolenti ma deve esserci l'intimo convincimento che quello che sto facendo e vivendo è giusto (persuasione). L'azione nonviolenta genera una rivoluzione nella struttura della realtà, dunque scegliere di praticare la nonviolenza significa mettersi in lotta con tutte le forme di violenza e costruire una realtà radicalmente diversa.
Compresenza -> rappresenta l'orizzonte ultimo, escatologico cioè si occupa del destino ultimo del mondo. È vita da provare, esperienza pratica che può essere vissuta nella pienezza quando ci si apre a un tu. L'apertura al tu è già vivere la compresenza, e chiama ad aperture sempre maggiori, diventa apertura infinita dell'anima ai singoli tu, a tutti i tu, al tu-tutti.
La compresenza è la realtà del mondo, cioè la compresenza c'è, esiste prima che ce ne rendiamo conto. Quando ce ne rendiamo conto? quando viviamo l'apertura. Aprendoci, "accertiamo" la compresenza, la vediamo, la tocchiamo, ne facciamo esperienza e allora ne possiamo parlare. Per questo "non se ne può parlare fuori dall'apertura", perché prima di aprirci, ci è sconosciuta (anche se c'è). La compresenza non è l'apertura, non coincide con l'apertura, perché questa è il movimento, la postura che porta a prendere coscienza della compresenza. L'apertura però non serve solo prenderne coscienza, ma anche a realizzarla pienamente, consente di "vivere la compresenza", per questo è vero che la compresenza esiste da prima dell'atto di apertura e indipendentemente dalla coscienza di questo atto, ma si compie, raggiunge un livello più alto, si realizza attraverso l'apertura.
La compresenza è la realtà del mondo, a tutti i livelli. Dentro la realtà gli esseri si donano reciprocamente qualcosa anche se non sono consapevoli. Ogni essere coopera alla produzione di valori. La compresenza, dunque, è la compartecipazione dei Tutti, coralmente, alla creazione dei valori, luogo della cooperazione di tutti. L'individuo, e la sua azione, non è individuale ma sempre intimamente sociale. Nessuno si può pensare come un'unità isolata, nessuno di noi può pensarsi individualità. Le relazioni influiscono sul nostro modo di essere, ci trasformano così come noi trasformiamo. È un lavoro incessante, collettivo, di tutti con tutti (anche inconsapevolmente). Non è un dare e basta, ma è un dare cooperante. Ognuno è riconosciuto cooperante e producente, ognuno celebrato gioiosamente perché esiste. "Ogni atto creante valore è nell'intimo aiutato" -> in ciascuna delle nostre azioni buone individuali c'è l'azione corale. Ogni azione è corale. È una visione anti narcisistica.
La compresenza si genera senza consapevolezza, quindi esiste anche senza apertura. È un movimento interno alla realtà e noi esseri umani possiamo incrementarla, possiamo costruirla attivamente anche se ci siamo dentro inconsapevolmente.
Apertura -> rappresenta la scelta della libertà e della solidarietà, il movimento infinito e incessante verso l'altro. Si contrappone alla chiusura (come quella della dittatura) che rappresenta la premessa dell'asfissia personale e sociale.
L'apertura non può circoscriversi a un solo tu o a pochi: è continuamente aprentesi ai molti, ai Tutti perché abbraccia ogni singolo essere venuto alla vita, includendo anche i morti. L'apertura conduce a scoprire che tutti è il plurale di tu e diventa apertura alla compresenza nel momento in cui l'io prende coscienze che ogni essere, nessuno escluso, partecipa alla produzione del valore, cioè coopera con tutti a costruire il bene. Aprendomi mi rendo conto che da sempre ricevo il dono dell'altro, anzi dei Tutti, prendo coscienza che il bene è prodotto non solo dai forti, ma anche dai deboli, dai pazzi, dagli oppressi (perfino i morti), che essi ne abbiano consapevolezza o meno."L'attività creante valori, non è solitaria, non è quindi individualistica; nell'intimo è aiutata". Essere aiutati nell'intimo, in ogni respiro che si offre al mondo, racconta della coralità ovvero di interdipendenza e di legami senza i quali ogni azione umana resta opaca, dimezzata, insufficiente. “
Apertura-> movimento che ha come caratteristica la tensione-> movimento attivo, essere tesi verso qualcosa, essere protesi. È un movimento attivo che mi fa incontrare l'altro, movimento verso il Tu di Tutti (nessuno escluso). La prima rivoluzione etica significa anche a chi mi fa del male, a tutti, anche al nemico.
Apertura a Tutti-> disposta a vedere il bene che produce il mio nemico. Compresenza significa che anche il peggiore degli esseri è un essere a cui offrire la nostra gratitudine. Non dice di cambiare chi per te fa il male ma dice di cambiare te stesso. Aprirmi al Tu di Tutti significa aprirsi al Tu di ogni altro essere non umano.
L'apertura è un atteggiamento dinamico che ci fa vedere il mondo che prima non vedevamo, esseri che collaborano tra di loro, con cooperazione e coralità. Questo mondo sarebbe diverso senza la cooperatività. Oggi non veniamo educati a vedere ciò che l'altro fa e a ringraziare (esempio del treno). Invece osservare il mondo con questa lente cambiare e passare dall'indifferenza all'apprezzamento. Inoltre bisogna lavorare sul proprio sguardo-> in modo da vedere caratteristiche positive in chi non ci piace.
L'apertura al Tu dell'altro un lavoro che richiede uno sforzo interiore. L'apertura al Tu, a chi può addirittura fare del male, è una tensione al tu.
Tensione -> essere protesi all'altro ovvero compiere un atteggiamento dinamico. Il dinamismo è insisto nell'apertura ed è in se, è mettere in discussione i propri limiti e implica uno sforzo, "una lotta" con se stessi, all'interno della quale c'è la pazienza, la sopportazione. È uno stato permanente? No, perché c'è poi la metabolizzazione dello sforzo. È un mettermi in discussione che mi trasforma in meglio, che rende la mia anima più capace (maggiormente in grado di accogliere l'altro)
L'apertura ha una chiara connotazione pratica, è orientamento pratico, fondato su una "posizione religiosa di insoddisfazione della realtà com'è". Alla base infatti c'è il disagio verso una realtà pesantemente inficiata dal limite, nella quale diventano visibili tutti i portatori di limiti (malati, pazzi, esauriti, i pallidi, gli smorti).
L'apertura nonviolenta che si allarga oggi, fenditura, crepa, ferita finanche nel tessuto apparentemente fitto e robusto della violenza ordinaria; finestra da cui ci si può affacciare per vedere lo splendore della festa, che non al di là, ma proprio qua e si svilupperà pienamente in un "domani sperabile".
Realtà limitata -> realtà com'essa è, quindi passato-presente. Questa realtà è affetta dal limite, dalla violenza, dalla morte. Qui diventano visibili tutti i portatori deli limiti: i malati, i pazzi, gli esauriti, i pallidi, gli smorti. È porosa, fessurata, avviene continuamente un passaggio di luce, un passaggio energetico.
Realtà liberata -> domani sperabile, futuro, l'orizzonte della liberazione. Non è collocata né nel presente, né nel futuro prossimo ma è realtà escatologica, finale. Capitini vedrà nei bambini i veri genitori della realtà liberata, coloro che le danno la nascita.
Il dramma è lo stato d'animo di chi vigila costantemente sulla realtà, ma che in essa vuole innestare il seme della liberazione. Il disappunto e la protesta sono momenti necessari, ma sarebbero a loro volta affetti dal limite se non venissero accompagnati dalla lieta apertura che inonda di luce il dramma e permettere all'io di fuoriuscire dalla sua fenomenicità, dall'oscurità in cui la sua condizione