Documento dall'Università su Fisiologia 2. Il Pdf, un insieme di appunti universitari di Biologia, esplora i meccanismi neurali e cellulari della percezione sensoriale, come i riflessi acustici e la trasduzione olfattiva, con un focus su udito, olfatto e gusto.
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Il prof. Dottore e ammiraglio della marina fa una breve introduzione sulla donazione del sangue, su quanto sia aumentata la conoscenza della compatibilità tra gli individui durante i secoli. Con questo vuole invitarci a considerare la possibilità di diventare donatori di sangue e ci invita a recarci o anche solo chiedere informazioni al centro trasfusionale del San Martino. All'inizio della lezione ha distribuito dei volantini informativi con una scheda da compilare e da consegnare al prof. Ruggeri alla fine della lezione nel caso qualcuno fosse interessato a donare il sangue. Dopo di che il prof. Ruggeri avrebbe consegnato le schede al centro trasfusionale che può chiamare lo studente interessato per la donazione.
Allora, noi con oggi concludiamo il nostro programma. Dobbiamo dirci ancora qualche informazione e fare qualche chiarimento sul discorso della fisiologia dell'udito e dare qualche informazione sui nostri sensi chimici dell'olfatto e del gusto.
Quest'immagine l'abbiamo vista ieri. Vi ricordo quali sono le caratteristiche della via della sensibilità dell'udito: la principale è che, rispetto ad altri organi di senso, a valle, dei nuclei cocleari che sono i primi nuclei di trasmissioni a livello bulbare che ricevono le informazioni dai nostri recettori acustici, questi costituiscono l'unica stazione che riceve informazioni unilaterali. A valle di questo tutti gli altri nuclei di trasmissione, contrariamente a quanto avviene per tutte le altre modalità sensoriali, ricevono informazioni bilaterali. C'è un completo rimescolamento delle informazioni binaurali. Questo già ci dice che il recettore acustico attivato non ha quel contenuto di informazioni che, invece, sono presenti in altri recettori di altre modalità sensoriali, una per tutte è l'informazione sulla posizione spaziale dello stimolo. Noi sappiamo che il recettore tattile, a seconda del recettore stimolato, contiene e trasmette alla corteccia informazioni sulla posizione, sul punto, sulla localizzazione dello stimolo. Lo stesso avviene nei fotorecettori della retina: a seconda del fotorecettore stimolato questo trasmette informazioni visive sul punto del campo visivo da cui proviene lo stimolo luminoso. Il recettore acustico non è così: sulla base di quello che ci siamo detti ieri, contiene informazioni sulla frequenza di queste onde di compressione e decompressione, quindi, diciamo sulla tonalità dello stimolo acustico, se si tratta di un suono acuto o di un suono grave e così via, ma non sulla localizzazione nello spazio. Questa è compito dell'analisi binaurale e, come abbiamo detto ieri, la struttura principale nel consentirci di localizzare nello spazio i suoni è costituito da questo grande complesso nucleare che si trova nel ponte e che si chiama complesso olivare superiore. Questo riesce, dalla fusione, dall'integrazione delle informazioni binaurali, a localizzare con estrema precisione (la precisione è di 1 grado sull'asse orizzontale) nello spazio sulla base delle differenze di latenza (nel tempo di stimolazione di una coclea rispetto all'altra) tra le due orecchie, oppure sulla base delle differenze di intensità degli stimoli fra le due coclee. Le differenze di latenza sono utilizzate per i suoni bassi, mentre le differenze di intensità vengono utilizzate dal complesso olivare superiore nel caso di suoni alti e alta frequenza.
Questo perché i suoni ad alta frequenza generano una maggiore differenza tra le due coclee perché, come abbiamo detto ieri, i suoni ad alta frequenza (5000 Hz - 10000 Hz, fino a 20 000 Hz) vengono mascherati dall'ombra del capo, quindi se una coclea è stimolata bene, l'altra è stimolata in maniera significativamente bassa proprio perché l'ombra del capo attenua la trasmissione di questi impulsi, stimoli ad alta frequenza.
Se vogliamo completare quelle che sono le funzioni del complesso olivare superiore abbiamo detto:
Pensate che la prima volta che fu scoperta questa capacità dell'orecchio di modulare la propria sensibilità fu quando qualcuno osservò che il nostro orecchio produce dei suoni: questi suoni sono detti emissioni oto-acustiche, questa emissione di suoni da parte dell'orecchio oggi viene utilizzata in clinica nei neonati in cui ci sia il sospetto clinico che questi neonati possano essere soggetti a ipoacusia. Allora si studiano le emissioni oto-acustiche: si mette un auricolare particolare nelle orecchie, questi auricolari hanno al loro interno dei microfoni ultrasensibili sensibili che registrano eventuali suoni prodotti dall'orecchio (emissioni oto- acustiche). Esistono due tipi di emissioni oto-acustiche: