Documento universitario sulla Pedagogia Generale, il suo rapporto con la filosofia e le scienze dell'educazione. Il Pdf, utile per studenti universitari, esplora metodologie didattiche innovative, la ricerca della qualità scolastica in Italia e il dibattito sull'impatto della tecnologia nell'educazione.
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La pedagogia generale è l'insieme delle teorizzazioni, non è una materia, ma un ambito disciplinare, avendo come oggetto l'educazione. Si presenta come una riflessione teorica e speculativa sull'educazione e sulle sue caratteristiche principali ma in realtà è strettamente legata alla prassi con la quale detiene un legame circolare. Dalla teoria alla prassi e dalla prassi alla teoria. Abbiamo quindi alcuni nodi epistemologici che caratterizzano la pedagogia generale.
1° nodo epistemologico = la differenza tra pratica dell'educazione e teorizzazione della pedagogia. Non corrono su binari paralleli, poiché non possiamo immaginare qualcosa di totalmente teorico o totalmente pratico, infatti è un nodo da sciogliere, immaginando delle linee che si intersecano continuamente.
2° nodo epistemologico = la relazione tra la filosofia e pedagogia. La pedagogia, nel suo atto di riflessione sull'educazione, risulta nonostante il tentativo di autonomizzazione ancora legata alla filosofia del cui tronco fa parte. Tant'è vero che abbiamo accenni di pedagogia sin dai tempi dei sofisti, di Socrate e di Platone. In particolare, si ritiene che Platone sia stato il primo pedagogo della storia e che nella sua opera politica Repubblica egli elabori una prima suddivisione dei gradi di educazione basata sulla classe sociale degli individui. Nell'analisi del legame tra filosofia e pedagogia potremmo inoltre evincere quasi due figure opposte: J.F. Herbart e Giovanni Gentile. Herbart, nel pieno del positivismo, sostiene il distacco della pedagogia dalla filosofia, il suo più saldo legame con l'etica e la psicologia e la nascita delle scienze umane che si mostrano epistemologicamente più forti; Giovanni Gentile invece, autore della riforma della scuola del 1923 che diede ad essa un assetto forte per il dopoguerra, si oppone al positivismo sostenendo l'assoluta corrispondenza tra filosofia e pedagogia (maestro e allievo). Nel corso dei secoli però il legame che insiste tra pedagogia e filosofia presenta alterne vicende, tra cui una chiaramente di svolta: l'incontro con il positivismo. Il positivismo del XIX secolo è caratterizzato dall'avvento della seconda rivoluzione industriale durante la quale la fiducia nel progresso e la formula progresso=sviluppo è stato fondamentale. Lentamente si fanno così spazio le scienze dell'uomo che nel loro statuto hanno il metodo scientifico sperimentale di Galileo Galilei. Il positivismo ebbe una forte opposizione dall'idealismo gentiliano, che riporterà la pedagogia in termini filosofici, la pedagogia non esiste, ma è la filosofia.
Ovviamente non tutte le scienze umane diventano scienze dell'educazione ma solo le aree di sapere che funzionalizzano e finalizzano i loro apparati teorici- concettuali per il miglioramento del fatto educativo ovvero utilizza gli esiti della ricerca scientifica per lo studio e l'analisi del miglioramento dei processi educativi. ES: sociologia, antropologia, filosofia e psicologia diventano scienze dell'educazione, medicina no. Tra le figure emblematiche di questo passaggio abbiamo da un lato Piaget con la sua epistemologia genetica (che consiste nel parallelismo tra l'evoluzione delle strutture mentali e i processi di conoscenza) e dall'altro Bruner (con la teoria dell'istruzione che fa capo alle strutture disciplinari). Al termine di tale processo evolutivo la pedagogia si dissolve come disciplina a carattere teoretico, inglobando in sé il paradigma scientifico-sperimentale. In tale passaggio vi è chiaramente sia una pars costruens sia una pars destruens. La pars costruens è chiaramente il rigore, l'analisi, la praticità che allontanano la pedagogia dal rischio di teoreticismo e ideologismo; la pars destruens è invece il rischio di espropriazione del proprium della pedagogia cioè educazione- formazione e dunque la sua riduzione al carattere matematico sperimentale. La pedagogia generale assume così una nuova identità: dalla pedagogia generale alle scienze dell'educazione, e ritorno. Quindi la pedagogia non scompare, a condizione che assuma le altre scienze dell'educazione come fonti, quindi connessa alle altre scienze (psicologia, antropologia, filosofia, politica), perché altrimenti non potrebbe esistere. E' quindi sia il suo punto di forza, perché la pedagogia è un'area di sapere che dialoga con le altre scienze, ma è anche un punto debole perché dipende dalle altre scienze.
Rachele Cioffi
Educazione deriva da due verbi latini: edere, letteralmente alimentare, mangiare, ed exducere, ovvero tirar fuori, svolgere. Tali termini fanno riferimento ad azioni opposte ma complementari tra di loro. Edere indica un'azione da estrogena (arriva dall'esterno) ad endogena (parte dall'interno) in un meccanismo di input- output continuo, tale visione risulta così individualistica. Exducere invece, azione prettamente socratica, rimanda all'immagine dello sgomitolare e dunque è un'azione da endogena ad esogena di stampo sociocentrico. L'educazione è anche un processo dotato di dinamis, privo di un punto di inizio o di fine e che rimette costantemente in gioco gli stessi attori di un processo storico e dinamico.
L'educazione è sempre presente, è un processo assiologico (fa riferimento ai valori) e teleologico ( finalità: formazione dell'uomo e del cittadino).
La distinzione principale da fare è tra istruzione, sviluppo, formazione, apprendimento: condizioni necessarie ma non sufficienti per i farsi dell'educazione, perché da sole nessuna di queste riesce a costituire l'educazione.
Si ha con Durkheim, alla fine dell'800, assegna una specifica funzione, attraverso la quale una società procede a forme di integrazione (statico), cioè ogni società si organizza attraverso dei sistemi di valore, l'educazione promuove solo l'integrazione dei giovani all'interno di essa.
Si ha con Dewey, nella metà del '900 in America, con dei processi di innovazione, restaurazione, trasformazione. Crede nella partecipazione attiva che comporta effettivamente la trasformazione della società. I processo educativo deve dare la spinta ai giovani per partecipare attivamente al contesto sociale, richiamando così l'azione di miglioramento promossa dal positivismo.
Si ha con Piaget, intelligenza razionale e intelligenza emotiva vengono mostrate interconnesse.
Si ha con Bruner, per poter educare è necessarie la dimensione istruttiva ( dei saperi, delle conoscenze) che deve essere ordinata attraverso le strutture disciplinari.
Si ha con Acone, l'educazione ha a che fare con il contesto sociale verso il quale il soggetto e solamente indirizzato; si verifica l'autorealizzazione perché c'è la possibilità di scegliere.
Il tempo che intercorre tra l'800 e il 900 è un arco temporale importante anche per lo studio sull'educazione. Alla fine, dell'800 avviene un fatto importante, L'Unità d'Italia; quindi, l'Italia è politicamente e geograficamente unita. Come disse Massimo D'Azeglio "Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani." Ma il nostro paese non era unito culturalmente, erano presenti molte divisioni tra nord e sud, era attraversata da un fortissimo tasso di analfabetismo, che toccava il 70% degli italiani, bisognava porre rimedio a tutto questo. La 1° forma di scuola sarà quella elementare, polare, nata per il popolo, con la legge casati, con la quale si gettano le fondamenta per la scuola primaria. Sarà una scuola primaria, diversa da quella di oggi; Le scuole elementari erano affidate ai comuni che dovevano garantire ai propri paesi l'educazione necessaria per i bambini. La scuola primaria nasce perché vi era la necessità di dare un'omogeneità culturale e linguistica, in quanto la lingua non è solo il saper parlare italiano, ma è cultura, il famoso linguista italiano Tullio De Mauro dirà che cento anni di scuola 1860-1960 non riuscivano a compiere l'unità linguistica d'Italia, ma solo con la nascita della televisione con Mike Buongiorno si avrà l'unità linguistica. Alla fine dell'800 si avranno i primi programmi scolastici di Aristide Gabelli nel 1888, (ricordiamo che in questo periodo, alla fine del 1800 vi era la corrente filosofica del Positivismo) inizierà a porre questioni di metodo, afferma che non occorre insegnare le "formole", un linguaggio astratto, ma occorre partire dalle cose, dai fatti concerti, infatti secondo lui occorreva una scuola strettamente legata allo sviluppo sociale, concreta e pratica, che liberasse l'anima italiana dai difetti tradizionali. Il buon metodo scriveva, era quello basato sull'osservazione e sull'esperienza. Tale metodo, sarà il metodo della scuola in generale. Il nome di Gabelli resta vivo, proprio per l'importanza attribuita al metodo, cioè alla capacità della scuola di formare delle teste, ossia delle persone in grado di avere un proprio criterio di giudizio e di analisi.Afferma che la scuola deve tendere ad una testa ben fatta, ovvero una testa non piena, è un'espressione che verrà utilizzata tra la fine del 900 e l'inizio del 2000 dall'epistemologo Edgard Morin.
La prima parte del Novecento, definita "il secolo dei fanciulli", è segnata dal movimento in favore dell'educazione nuova, con una concezione di un'infanzia attiva. Dalla fine dell'Ottocento in poi si registrò un crescendo di interessi e di iniziative per assicurare al fanciullo non solo protezione, ma anche un'educazione più rispettosa dei suoi diritti.
In questo periodo ritroviamo figure molto importanti per l'educazione (Maria Montessori, John Dewey). Proprio Dewey parlò di < rivoluzione copernicana>, metafora usata per spiegare il cambiamento di prospettiva della pedagogia. Inizialmente al centro ritroviamo il programma di studi, il maestro, la disciplina, mentre l'educazione nuova si incentrava sul fanciullo, intorno al quale girano gli strumenti dell'educazione. Cambiava, di conseguenza, anche il ruolo dell'educatore: egli non doveva accelerare l'uscita della fanciullezza. Era invece chiamato innanzitutto a sbarrare il passo a tutto quanto poteva ostacolare il pieno esercizio dell'età infantile. La pedagogia dell'educazione nuova, si costituì intorno a quattro principali nuclei tematici. Il primo fu rappresentato dalla rilevanza della psicologia del fanciullo promuovendo la crescita fisica, intellettiva, affettiva e sessuale. Questi dati suggerivano che per educare in modo efficace bisognava appellarsi alle risorse del fanciullo e rispondere ai suoi interessi più profondi, rispettando i suoi ritmi di sviluppo. Il secondo fu rappresentato dal richiamo agli interessi - bisogni: la necessità di predisporre piani di lavoro e di sviluppo personalizzati. La relazione insegnamento-apprendimento, significa che non esiste un insegnamento sganciato dall'apprendimento, così come non esiste un apprendimento sganciato dall'insegnamento, ed è studiata dalla didattica. Partire dagli interessi bisogni significa tentare di non avere un tipo di educazione, relazione di insegnamento apprendimento basata sull'apprendimento ispirata da una parte al pressappochismo, alla superficialità (come dire oggi vado in classe e vedo cosa succede) o dall'altra parte al nozionismo, che è il bersaglio dell'attivismo. L'educazione, la relazione insegnamento- apprendimento, non può risolversi in dare nozioni ma deve rispondere a quelli che sono gli interessi-bisogni del bambino; il bisogno del bambino di 3 anni è di esplorare, il bambino di 5 anni ha bisogno di apprendere, toccando, operando, facendo, vi è un nuovo modo di leggere la relazione insegnamento apprendimento, quindi l'insegnate deve predisporre dei piani di lavoro per rispondere ai bisogni del bambino, ovvero prepara la lezione prima di andare in aula, inizia così il processo di programmazione-razionalizzazione dell'insegnamento. Un'altra peculiare caratteristica dell'educazione nuova fu uno stretto rapporto tra scuola e vita. Infine, una quarta caratteristica fu quella di considerare l'esercizio dell'intelligenza a base umanistica, operativa, pratica. Quindi abbiamo sia di un'intelligenza teorica e sia di un'intelligenza calata nel pratico, un'intelligenza basata sul fare, sul manuale, quindi si introducono attività manuali, prima rifiutate, queste attività diventeranno fondamentali per Maria Montessori. Si tratta di una rottura con la scuola del passato che aveva reputato le materie umanistiche come forma d'eccellenza, ma aveva escluso dall'orizzonte educativo le attività manuali, relegandole a livello delle scuole professionali. Già in questo periodo vi era la divisione tra le materie umanistiche e le materie scientifiche. Quindi questa valorizzazione di una disciplina scientifica avviene con l'Attivismo, che afferma che le discipline umanistiche sono importanti, ma l'educazione non può esaurirsi solo in queste discipline, ma vi è bisogno dell'intelligenza calata nel pratico, manuale. La prima scuola, basata su questo modello la ritroviamo in Inghilterra, che doveva funzionare come uno Stato in miniatura: il direttore e i professori rappresentavano il governo, mentre gli allievi formavano il popolo. Era un modo per favorire lo sviluppo della personalità, per far sì che il ragazzo possa affrontare ogni necessità della vita, con l'introduzione dei lavori manuali, lingue straniere ed una base reale. John Dewey, diede vita all'Università scuola - laboratorio del 1986 sebbene essa ebbe durata breve e fosse una semplice scuola elementare e sperimentale annessa all'università, rappresentò un'esperienza destinata a spianare la via alla scuola del futuro. Fu predisposta per un centinaio di allievi tra i quattro e i 13 anni essa fu diretta da Dewey e Elle Flagg Young. Lo stesso Dewey ci ha lasciato un resoconto della finalità della scuola, nel suo scritto; Scuola e Società. La realtà della società moderna risultava