Documento dall'Università degli Studi Roma Tre su Il Parlar Figurato. Il Pdf esplora le figure retoriche, analizzando concetti come tropi, catacresi, metafore, sinestesie, metonimie, sineddoche, metalessi e antonomasia, offrendo definizioni ed esempi dettagliati per lo studio universitario.
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Comunicazione e persuasione (Università degli Studi Roma Tre) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Elettra Possidoni (laboratoriocircomaximo@gmail.com)IL PARLAR FIGURATO. Manualetto di figure retoriche. Bice Mortara Garavelli.
Nella lingua parlata troviamo quelle che vengono definite figure del discorso. Esse sono schemi secondo i quali si può modellare l'espressione del pensiero. Le figure del pensiero si possono paragonare a quelle geometriche in quanto hanno una struttura che si può descrivere nelle sue regolarità, sono forme astratte, esemplari, a cui possiamo ricondurre i lineamenti e le raffigurazioni degli oggetti più disparati. Nella retorica classica, la classificazioni degli elementi e delle procedure che costituiscono il parlar figurato apparteneva all'ambito della elocutio: l'atto di dare forma linguistica alle idee. L'elocutio si basava sul presupposto che esistesse una separazione tra le "cose" (res), cioè i contenuti, e il loro rivestimento verbale (verba). Le risorse della lingua erano viste come abbellimenti da dare all'involucro delle idee. Si elencavano i "vizi" e le "virtù" dei vari modi di esprimersi e si spiegava quando, perché e come era consentito "deviare" dall'espressione normale per accrescere eleganza ed efficacia. La deviazione consentita si chiamava licenza e aveva il potere di trasformare un vizio in una virtù. La qualità più minuziosamente descritta e prescritta era l'ornatus (ornamento), ossia tutto ciò che dà vivezza, splendore, sapore e leggiadria all'espressione, la rende elegante e agguerrita. Le teorie dell'ornatus comprendevano le classificazioni delle figure:
Il significato originario del termine tropo è "svolta". Questa si ha quando un'espressione viene trasferita dal contenuto che le si riconosce come "proprio" a un altro e si applica per estensione ad altri soggetti, operazioni, modi di essere ecc. i diversi procedimenti attraverso i quali si generano i significati caratterizzano le singole figure, che sono dette traslati. ES. il vocabolo "stella" passa per (estensione) dal significato di "astro" a quello di "attrice del cinema".Secondo una definizione più recente, un tropo è "un'irregolarità di contenuto messa in rilievo". Esso coinciderebbe dunque con una rottura delle attese alle quali il contesto ci indirizza. Non si è mai giunti a una vera e propria differenza tra tropo e figura. Ma la regola a cui far riferimento per differenziarli è che il tropo si riferisce solo a una parola, mentre la figura è formata dall'insieme di più parole. Negli anni '60 alcuni This document is available on studocu Scaricato da Elettra Possidoni (laboratoriocircomaximo@gmail.com)studiosi del Gruppo di Liegi denominarono le figure metabole, e le ordinarono secondo le procedure che le generano: "grammaticali" riguardanti l'espressione, e "logiche" riguardanti l'organizzazione del contenuto. Altre sono state classificate secondo i livelli linguistici (morfologico, fonologico sintattico ecc.).
Ci sono due insiemi di dispositivi del discorso, la metonimia e la sineddoche, che hanno dei caratteri in comune: condividono il fatto di essere "figure di continuità", le nozione che vengono "scambiate" nominando la causa per l'effetto, la parte per il tutto ecc. sono reciprocamente "vicine" e in vario modo dipendono l'una dall'altra. Entrambe risultano da una messa a fuoco di elementi del significato. Metonimia e sineddoche si distinguono dalla metafora ma danno l'impressione di confluire in quest'ultima. Negli ultimi dieci anni si cercato di spiegare la metafora o come il risultato di "due metonimie in cortocircuito", o come il prodotto di due sineddochi.