Il Fascismo in Italia: ascesa, dittatura e concetti fondamentali

Documento sul Fascismo in Italia, che descrive l'ascesa del movimento, la figura di Benito Mussolini e l'instaurazione della dittatura. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Storia, analizza l'Italia dopo la Prima Guerra Mondiale, l'impresa di Fiume e i concetti base del fascismo.

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IL FASCISMO IN ITALIA
L’Italia dopo la prima guerra mondiale
Sebbene lItalia sia uno dei paesi vincitori della guerra, i benefici della vittoria risultano molto inferiori alle
previsioni e alle aspettative: nessuno al momento del Patto di Londra (26 aprile 1915) credeva che una
sconfitta austriaca avrebbe provocato la totale disgregazione dellimpero asburgico e la sua sostituzione con
una pluralità di Stati organizzati su base etnica => lItalia infatti aveva non rivendicato solo Trento e Trieste
(regioni di cultura e tradizione italiane) ma anche la Dalmazia (sebbene abitata prevalentemente da slavi).
Dal momento che alla Conferenza di Parigi si decide di attuare il principio della nazionalità si pone un
problema per le rivendicazioni italiane sulla Dalmazia => secondo il principio avrebbe dovuto rinunciare alla
Dalmazia e accontentarsi di Trento, Trieste e Fiume (città abitata da italiani che aveva dichiarato la sua
volontà di annessione al Regno dItalia nellottobre 1918) MA la delegazione italiana decide di rivendicare sia
la città di Fiume (secondo il principio di nazionalità) sia la Dalmazia (secondo gli accordi del Patto di Londra).
Il 24 aprile 1919 gli alleati si oppongono alla rivendicazione e la delegazione italiana in segno di protesta
abbandona Parigi => i lavori vanno avanti senza lItalia che non viene presa in considerazione nemmeno
nellassegnazione delle colonie tedesche in Africa.
L’impresa di Fiume
A causa della scarsa considerazione in cui lItalia era stata tenuta alla Conferenza di Parigi, il 13 settembre
1919 alcuni reparti dellesercito guidati da Gabriele DAnnunzio, senza alcuna autorizzazione del governo
italiano, entrano a Fiume e la occupano => in questa occasione viene coniato lo slogan vittoria mutilata.
I reparti sono formati da giovani ex combattenti ed ex ufficiali che si erano distinti per la loro temerarietà e il
loro amore per il rischio: DAnnunzio offre unavventura in nome dellonore dellItalia infangato a Parigi.
Si proclama così l’annessione di Fiume all’Italia e viene istituita una reggenza provvisoria.
Nel settembre 1920 DAnnunzio promulga una sorta di costituzione chiamata Carta del Carnaro ma il 12
novembre Giolitti (nuovamente eletto capo del governo) stringe il Trattato di Rapallo con la Jugoslavia (da
cui ottiene lIstria) e Fiume viene dichiarata città aperta.
Nonostante questo, D’Annunzio decide di non abbandonare la città, costringendo l’intervento dell’esercito
italiano che però non obbedisce in gran parte agli ordini (molti soldati lo sostenevano).
Lesperienza fiumana ebbe per Mussolini e il nascente movimento fascista il ruolo di laboratorio: vicenda
politica nuova, grazie alla quale è possibile sperimentare strategie capaci di mobilitare grandi masse di
persone per ottenere determinati risultati voluti da un leader.
Leconomia italiana nel dopoguerra
Dal punto di vista economico, il Regno dItalia si trova in una pessima situazione: salita del debito pubblico*
e pesante svalutazione della lira che provoca un rincaro dei generi da importare dallestero (inflazione).
In questa situazione, gli stipendi e i risparmi dei ceti medi, dei commercianti, degli impiegati e dei funzionari
statali vengono rovinati dalla svalutazione della moneta. Solo gli operai riescono a ottenere che i salari siano
adeguati al costo della vita grazie alla presenza dei sindacati, tuttavia, non contenti, iniziano a desiderare di
procedere a un radicale mutamento della situazione, come era accaduto in Russia, la rivoluzione socialista.
In realtà, non solo le fabbriche entrano in fermento ma anche le campagne dove i contadini iniziano ad
occupare le terre.
*Insieme dei prestiti che lo Stato ottiene dai cittadini, attraverso lemissione di titoli. Grazie a questo denaro lo Stato può far fronte ai bisogni immediati del Paese. Prima o poi,
però, lo Stato deve rendere i soldi con gli interessi. Se un governo non è in grado di onorare gli impegni contratti, il Paese sprofonda nel caos economico e finanziario.
Anche se le occupazioni delle terre non hanno scopi rivoluzionari, la situazione sociale ed economica è tanto
tesa e lacerata che il presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti (succeduto a Orlando giugno 1919) si
convince che stia per esplodere la rivoluzione comunista e dichiara apertamente che lo Stato, in questo
caso, non sarebbe stato in grado di fermarla => si presenta del tutto inadatto a fronteggiare lemergenza.
Il Partito socialista italiano
Il Partito socialista italiano al Congresso tenutosi a Bologna nel 1919 accoglie la proposta di aderire
allInternazionale comunista fondata a Mosca, accrescendo la paura di una rivoluzione in Italia.
In realtà, la situazione interna al partito è molto complessa:
- la maggior parte dei deputati ha una posizione riformista (moderata): tuttaltro che favorevole a bruschi
cambiamenti, né tanto meno alla rivoluzione;
- anche i massimalisti che celebravano continuamente la rivoluzione, allatto pratico non fanno nulla per
organizzarla;
Tuttavia, nel corso del 1919 inizia a delinearsi una corrente più decisa e desiderosa dazione:
- Amadeo Bordiga: accusa il Partito socialista di aver perduto qualsiasi volontà rivoluzionaria e ritiene
necessario dare vita a un partito simile a quello bolscevico per prepararsi a un'insurrezione armata finalizzata
alla conquista del potere statale.
- Antonio Gramsci: giovane favorevole a una svolta rivoluzionaria che fonda la rivista Ordine nuovo in cui
lancia lidea di istituire i Consigli di fabbrica, ovvero degli organismi eletti dai lavoratori, al fine di preparare gli
ingranaggi della nuova macchina proletaria che si sarebbe sostituita allo Stato e alla classe dirigente
borghese, dopo la conquista rivoluzionaria del paese.
Il Partito popolare di don Luigi Sturzo
Per arginare la crescente popolarità dei socialisti, nel 1919 don Luigi Sturzo fonda il Partito popolare italiano
attraverso il quale i cattolici rientrano a pieno titolo nella vita politica del paese.
Il leader non si rivolge solo ai cattolici ma a tutti gli italiani che si riconoscono negli ideali e obiettivi del partito:
- direzione sinceramente democratica: lo Stato non deve diventare mai puro strumento di dominio di una
classe sulle altre ma deve promuovere il bene comune;
- interesse per le esigenze dei ceti più deboli e delle zone meno fortunate del Paese;
- rispetto dei diritti e della libertà di ognuno (no dittatura di una classe sullaltra);
- partito aconfessionale: sostenuto anche da individui che non aderiscono alla confessione religiosa cattolica,
benché ispirato a principi cristiani;
- partito interclassista: ruolo di mediatore tra le diverse esigenze e i differenti interessi delle classi sociali.
Benito Mussolini e il movimento fascista
Il fascismo è un fenomeno difficile da inquadrare, pertanto è importante cogliere ogni sfumatura a partire dalla
vicenda personale del suo fondatore.
Benito Mussolini nasce a Predappio (Romagna) nel 1883 e inizia la sua esperienza politica nel PSI, allinterno
del quale fa una brillante carriera, giungendo nel 1912 a dirigere l Avanti, quotidiano ufficiale del partito.
Mussolini è il leader indiscusso della corrente più radicale del movimento: ritiene che i lavoratori devono
sempre mantenersi pronti alla rivoluzione => Tuttavia, una serie di vicende lo portano a cambiare opinione.
Scoppiata la guerra mondiale, Mussolini si schiera a favore dellintervento ( PSI) perché intuisce che la
guerra avrebbe lacerato le economie e le istituzioni di tutti i paesi coinvolti e quindi ci sarebbero state le
condizioni giuste per la rivoluzione => per questo motivo viene espulso dal PSI e tenta di elaborare una
propria linea politica.

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L'Italia dopo la prima guerra mondiale

Sebbene l'Italia sia uno dei paesi vincitori della guerra, i benefici della vittoria risultano molto inferiori alle previsioni e alle aspettative: nessuno al momento del Patto di Londra (26 aprile 1915) credeva che una sconfitta austriaca avrebbe provocato la totale disgregazione dell'impero asburgico e la sua sostituzione con una pluralità di Stati organizzati su base etnica => l'Italia infatti aveva non rivendicato solo Trento e Trieste (regioni di cultura e tradizione italiane) ma anche la Dalmazia (sebbene abitata prevalentemente da slavi). Dal momento che alla Conferenza di Parigi si decide di attuare il principio della nazionalità si pone un problema per le rivendicazioni italiane sulla Dalmazia => secondo il principio avrebbe dovuto rinunciare alla Dalmazia e accontentarsi di Trento, Trieste e Fiume (città abitata da italiani che aveva dichiarato la sua volontà di annessione al Regno d'Italia nell'ottobre 1918) MA la delegazione italiana decide di rivendicare sia la città di Fiume (secondo il principio di nazionalità) sia la Dalmazia (secondo gli accordi del Patto di Londra). Il 24 aprile 1919 gli alleati si oppongono alla rivendicazione e la delegazione italiana in segno di protesta abbandona Parigi => i lavori vanno avanti senza l'Italia che non viene presa in considerazione nemmeno nell'assegnazione delle colonie tedesche in Africa.

L'impresa di Fiume

A causa della scarsa considerazione in cui l'Italia era stata tenuta alla Conferenza di Parigi, il 13 settembre 1919 alcuni reparti dell'esercito guidati da Gabriele D'Annunzio, senza alcuna autorizzazione del governo italiano, entrano a Fiume e la occupano => in questa occasione viene coniato lo slogan "vittoria mutilata". I reparti sono formati da giovani ex combattenti ed ex ufficiali che si erano distinti per la loro temerarietà e il loro amore per il rischio: D'Annunzio offre un'avventura in nome dell'onore dell'Italia infangato a Parigi. Si proclama così l'annessione di Fiume all'Italia e viene istituita una reggenza provvisoria. Nel settembre 1920 D'Annunzio promulga una sorta di costituzione chiamata "Carta del Carnaro" ma il 12 novembre Giolitti (nuovamente eletto capo del governo) stringe il Trattato di Rapallo con la Jugoslavia (da cui ottiene l'Istria) e Fiume viene dichiarata città aperta. Nonostante questo, D'Annunzio decide di non abbandonare la città, costringendo l'intervento dell'esercito italiano che però non obbedisce in gran parte agli ordini (molti soldati lo sostenevano). L'esperienza fiumana ebbe per Mussolini e il nascente movimento fascista il ruolo di laboratorio: vicenda politica nuova, grazie alla quale è possibile sperimentare strategie capaci di mobilitare grandi masse di persone per ottenere determinati risultati voluti da un leader.

L'economia italiana nel dopoguerra

Dal punto di vista economico, il Regno d'Italia si trova in una pessima situazione: salita del debito pubblico* e pesante svalutazione della lira che provoca un rincaro dei generi da importare dall'estero (inflazione). In questa situazione, gli stipendi e i risparmi dei ceti medi, dei commercianti, degli impiegati e dei funzionari statali vengono rovinati dalla svalutazione della moneta. Solo gli operai riescono a ottenere che i salari siano adeguati al costo della vita grazie alla presenza dei sindacati, tuttavia, non contenti, iniziano a desiderare di procedere a un radicale mutamento della situazione, come era accaduto in Russia, la rivoluzione socialista. In realtà, non solo le fabbriche entrano in fermento ma anche le campagne dove i contadini iniziano ad occupare le terre. *Insieme dei prestiti che lo Stato ottiene dai cittadini, attraverso l'emissione di titoli. Grazie a questo denaro lo Stato può far fronte ai bisogni immediati del Paese. Prima o poi, però, lo Stato deve rendere i soldi con gli interessi. Se un governo non è in grado di onorare gli impegni contratti, il Paese sprofonda nel caos economico e finanziario.V MA Anche se le occupazioni delle terre non hanno scopi rivoluzionari, la situazione sociale ed economica è tanto tesa e lacerata che il presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti (succeduto a Orlando giugno 1919) si convince che stia per esplodere la rivoluzione comunista e dichiara apertamente che lo Stato, in questo caso, non sarebbe stato in grado di fermarla => si presenta del tutto inadatto a fronteggiare l'emergenza.

Il Partito socialista italiano

Il Partito socialista italiano al Congresso tenutosi a Bologna nel 1919 accoglie la proposta di aderire all'Internazionale comunista fondata a Mosca, accrescendo la paura di una rivoluzione in Italia. In realtà, la situazione interna al partito è molto complessa:

  • la maggior parte dei deputati ha una posizione riformista (moderata): tutt'altro che favorevole a bruschi cambiamenti, né tanto meno alla rivoluzione;
  • anche i massimalisti che celebravano continuamente la rivoluzione, all'atto pratico non fanno nulla per organizzarla;

Tuttavia, nel corso del 1919 inizia a delinearsi una corrente più decisa e desiderosa d'azione:

  • Amadeo Bordiga: accusa il Partito socialista di aver perduto qualsiasi volontà rivoluzionaria e ritiene necessario dare vita a un partito simile a quello bolscevico per prepararsi a un'insurrezione armata finalizzata alla conquista del potere statale.
  • Antonio Gramsci: giovane favorevole a una svolta rivoluzionaria che fonda la rivista "Ordine nuovo" in cui lancia l'idea di istituire i Consigli di fabbrica, ovvero degli organismi eletti dai lavoratori, al fine di preparare gli X ingranaggi della nuova macchina proletaria che si sarebbe sostituita allo Stato e alla classe dirigente borghese, dopo la conquista rivoluzionaria del paese.)

Il Partito popolare di don Luigi Sturzo

Per arginare la crescente popolarità dei socialisti, nel 1919 don Luigi Sturzo fonda il Partito popolare italiano attraverso il quale i cattolici rientrano a pieno titolo nella vita politica del paese. Il leader non si rivolge solo ai cattolici ma a tutti gli italiani che si riconoscono negli ideali e obiettivi del partito:

  • direzione sinceramente democratica: lo Stato non deve diventare mai puro strumento di dominio di una classe sulle altre ma deve promuovere il bene comune;
  • interesse per le esigenze dei ceti più deboli e delle zone meno fortunate del Paese;
  • rispetto dei diritti e della libertà di ognuno (no dittatura di una classe sull'altra);
  • partito aconfessionale: sostenuto anche da individui che non aderiscono alla confessione religiosa cattolica, benché ispirato a principi cristiani;
  • partito interclassista: ruolo di mediatore tra le diverse esigenze e i differenti interessi delle classi sociali.

Benito Mussolini e il movimento fascista

Il fascismo è un fenomeno difficile da inquadrare, pertanto è importante cogliere ogni sfumatura a partire dalla vicenda personale del suo fondatore. Benito Mussolini nasce a Predappio (Romagna) nel 1883 e inizia la sua esperienza politica nel PSI, all'interno del quale fa una brillante carriera, giungendo nel 1912 a dirigere l' "Avanti", quotidiano ufficiale del partito. Mussolini è il leader indiscusso della corrente più radicale del movimento: ritiene che i lavoratori devono sempre mantenersi pronti alla rivoluzione => Tuttavia, una serie di vicende lo portano a cambiare opinione. Scoppiata la guerra mondiale, Mussolini si schiera a favore dell'intervento (# PSI) perché intuisce che la guerra avrebbe lacerato le economie e le istituzioni di tutti i paesi coinvolti e quindi ci sarebbero state le condizioni giuste per la rivoluzione => per questo motivo viene espulso dal PSI e tenta di elaborare una propria linea politica.Riflessioni politiche di Mussolini:

  • La scelta di appoggiare l'intervento lo riconcilia con l'idea di nazione che fino a quel momento aveva disprezzato in nome dell'internazionalismo proletario.
  • L'andamento tragico del conflitto lo portano alla conclusione che la lotta di classe interna ad uno Stato avrebbe disintegrato la nazione.
  • Lo scoppio della rivoluzione bolscevica in Russia, sfociata nella guerra civile, nel terrore e nella miseria lo spinge ad abbandonare l'idea di un radicale rovesciamento dell'ordine sociale e a valorizzare il ruolo della borghesia nello sviluppo economico di un paese.

Nonostante queste idee, Mussolini non abbandona del tutto la propria matrice socialista: la linea politica presentata nel Programma di San Sepolcro, il programma dei Fasci italiani di combattimento, nuova forza politica da lui fondata il 23 marzo 1919, infatti, è ancora spostata a sinistra o comunque ambigua:

  • si propone il partito come una alternativa sia ai socialisti sia allo Stato liberale;
  • si propone l'intento di valorizzare la nazione italiana nel mondo;
  • si propone l'intento di valorizzare la guerra rivoluzionaria;

=> In altre parole, tenta di fondere insieme i due concetti antitetici di nazione e socialismo. Alle elezioni del 1919, tuttavia, il movimento fondato da Mussolini raccoglie pochissimi consensi: lo strano miscuglio proposto dai Fasci non aveva conquistato le masse che avevano preferito votare per il PSI o PPI. Simbolo del fascio: dà un'impressione di unità e quindi di forza => si può spezzare facilmente un singolo bastone, ma non un insieme di elementi stretti e ben legati tra loro.

L'ultimo governo Giolitti

Nel corso del 1929 le campagne e le industrie sono ancora attraversate da un'altissima tensione sociale: scioperi dei braccianti che provocano gravi danni ai raccolti e degli operai che occupano le fabbriche. Giolitti, diventato di nuovo presidente del Consiglio, risponde con un non-intervento: consapevole che una repressione violenta dell'occupazione degli impianti industriali avrebbe solo acuito lo scontro, il governo attende che il moto "sbollisca da se" => cosa che effettivamente si verifica dopo poche settimane ma l'atteggiamento neutrale di Giolitti fa perdere molti consensi. In particolare, gli esponenti della borghesia si convincono della debolezza dello Stato liberale, incapace di difenderli dalla rivoluzione, e quindi iniziano ad orientarsi verso idee alternative che possano proteggere i loro interessi. Inoltre, Giolitti aumenta la propria impopolarità quando:

  • liquida la vicenda di Fiume firmando il Trattato di Rapallo con la Jugoslavia (annessa Istria e Fiuma città aperta) e intervenendo militarmente contro D'Annunzio;
  • abolisce il prezzo politico del pane nel tentativo di risanare le finanze dello Stato;

=> nel 1921 Giolitti dà le dimissioni.

Il Partito comunista italiano

Nell'estate 1920 Lenin crea la Terza Internazionale e pone 21 condizioni da accettare, senza possibilità di negoziare, a tutti i partiti socialisti d'Europa che volessero aderire. Il PSI è quindi chiamato a prendere posizione: perplessità riguardo alla richiesta di cambiare il nome del partito da socialista a comunista e alla richiesta di espellere i riformisti (moderati) dal partito. Il 21 gennaio 1921 al Congresso di Livorno, i vari gruppi decisi a creare in Italia un partito comunista accettando tutte le 21 condizioni poste da Mosca, abbandonano la sala teatro Goldoni e si riuniscono nel teatro San Marco dove proclamano formalmente la nascita del Partito comunista italiano (PCI).

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