Slide su Seneca e lo stoicismo. La Pdf, pensata per la scuola superiore, esplora la figura di Seneca e il suo legame con lo stoicismo, includendo un estratto dall'Apokolokyntosis e domande per stimolare l'analisi del testo e del contesto filosofico.
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Con la morte di Augusto (14 d.C.) si chiuse la cosiddetta età aurea, a cui seguì una nuova fase letteraria, spesso denominata "età argentea". Questo perché gli autori della prima età imperiale si rifecero spesso agli autori augustei, imitandoli o riprendendoli in chiave critica (vedi Pharsalia di Lucano). Già nell'età augustea, il rapporto tra intellettuali e potere era molto variegato: accanto a Virgilio, esaltatore della politica augustea e del mos maiorum, troviamo Ovidio, che dal mos maiorum si distacca completamente e che paga le sue posizioni politiche con l'esilio.
Le cose non cambiarono nella prima età imperiale: alcuni intellettuali scelsero la via dell'adulazione e dell'esaltazione del princeps, mentre altri presero la via del dissenso (che spesso portò alla censura, all'esilio o alla morte). Infatti, benché mancasse un coerente programma culturale, gli imperatori della dinastia giulio-claudia cercarono in ogni modo di interferire con l'opera di intellettuali e pensatori ostili al regime, tramite minacce, censura, condanne a morte.
Dopo il periodo del terrore costituito dagli ultimi giulio-claudi, cominciò un periodo di maggiore dialogo tra cultura e potere, grazie all'imperatore Vespasiano. Egli aveva in mente un programma culturale ben preciso, che passava dalla valorizzazione del sistema educativo: istituì la prima cattedra di retorica e Roma, riconobbe immunità e agevolazioni per i maestri di grammatica. Inoltre diede impulso alla produzione poetica e retorica.
Lo sapevi che ... Vespasiano può essere considerato l'inventore dell'insegnamento pubblico e della scuola "statale"?
La progressiva romanizzazione dei territori dell'Impero e l'integrazione dei provinciali nei quadri dirigenti determinarono un ampliamento del bacino culturale: a leggere opere letterarie non erano più solo gli abitanti di Roma, ma un'élite greco-romana che si estendeva dalla Siria alla Spagna. E proprio da quest'ultimo paese proviene la maggior parte degli autori di questo periodo (Seneca, Lucano, Marziale, Quintiliano .. ). Il libro divenne un oggetto diffuso e di uso quotidiano; nacque per la prima volta un mercato librario.
Conseguenza : accanto ai generi "alti" (epica, tragedia) si svilupparono generi di consumo: il romanzo e la trattatistica specifica.
Lo stoicismo è una filosofia ellenistica, al pari dell'epicureismo. Essa nacque ad Atene, attorno al 300 a.C., dal filosofo Zenone di Cizio. Il pensiero stoico comprende riflessioni sulla fisica (la natura del mondo) e l'etica (l'agire umano).
Il mondo per gli stoici è guidato da logos, ossia da una forza razionale, di origine divina, che porta il mondo a rispettare determinate leggi e a compiere un determinato destino.
Dal punto di vista dell'etica, invece, considerando che per gli stoici virtù e felicità coincidono, sarà felice colui che riuscirà ad essere virtuoso, cioè ad accettare il logos nel mondo, senza opporvisi. Siccome per accettare il logos occorre conoscerlo, soltanto chi studia (il sapiente) è in grado di essere felice.
Parole chiave: Logos Panteismo Finalismo Virtù Felicità Sapiente.
Lo stoicismo si diffuse a Roma a partire dall'età repubblicana, grazie all'influenza di Panezio di Rodi (II sec. a.C.), ma fu solo nell'età dei giulio-claudi che divenne una vera e propria moda.
Infatti in questo periodo lo stoicismo divenne di tendenza tra gli oppositori al potere e li portò a:
Guercino, Suicidio di Catone Uticense, 1641
Sulla nascita dello stoicismo (saltate la parte sulla logica): https://www.youtube.com/watch?v=BXiqCRO5OvA Sulla ripresa dello stoicismo oggi e sulla vicinanza con la psicologia: https://www.youtube.com/watch?v=8PqNPypsE8E Vd. anche pag. 46 del libro.
Comincia così la prima Epistola a Lucilio, la prima delle numerose lettere che Seneca scrisse all'amico Lucilio e che costituiscono il suo "testamento spirituale", il compendio del suo pensiero filosofico. Ce ne sono giunte ben 124, ma molte altre probabilmente sono andate perdute.
Qual è l'invito che Seneca rivolge a Lucilio, suo amico, nonché suo allievo e seguace? Qual è il messaggio che Seneca rivolge al suo ampio pubblico di lettori?
In questa prima lettera il messaggio è quello di utilizzare saggiamente l'unico bene veramente in nostro possesso, la cosa per noi più preziosa ...
De ira, De constantia sapientis, De tranquillitate animi, De vita beata
Tre consolationes: ad Marciam, ad Helviam matrem, ad Polybium
De brevitate vitae
De providentia
De clementia (56d.C), dedicato a Nerone
De otio (dopo il 59 d.C.)
Seneca crede che la filosofia abbia un fine pratico: rendere la vita migliore, fornire un supporto nelle scelte quotidiane, una consolazione nelle sofferenze. La filosofia crea un dialogo interiore, ci permette di interrogarci su chi siamo, cosa vogliamo e come vogliamo spendere l'unica cosa che abbiamo: il tempo.
La riflessione sul tempo è uno dei temi chiave, che percorre tutte le opere senecane, fino alle Epistulae ad Lucilium. Leggiamo l'inizio del De brevitate vitae: "La maggior parte degli uomini, Paolino, protesta per l'avarizia della natura, perché siamo messi al mondo per un briciolo di tempo, perché i giorni a noi concessi scorrono così veloci e travolgenti che, eccetto pochissimi, gli altri sono abbandonati dalla vita proprio mentre si preparano a vivere. E di questa digrazia, che credono comune, non si dolse solo la folla e il volgo sciocco: tale stato d'animo provocò la protesta anche di grandi uomini."
"Non exiguum temporis habemus, . sed multum . · perdidimus."
"Perché ci lagniamo della natura? Si è comportata generosamente: la vita, se sai usarne, è lunga. Uno è in preda ad un'avidità insaziabile, uno alle vane occupazioni di una faticosa attività; uno è fradicio di vino, uno è abbruttito dall'ozio; uno è stressato dall'ambizione, che dipende sempre da giudizi altrui, uno dalla frenesia del commercio è condotto col miraggio di guadagni di terra in terra, di mare in mare; alcuni, smaniosi di guerra, sono continuamente occupati a creare pericoli agli altri o preoccupati dei propri; c'è chi si logora in una volontaria schiavitù, all'ingrato servizio dei potenti; molti non pensano ad altro se non ad emulare la bellezza altrui o a curare la propria; i più, privi di bussola, cambiano sempre idea, in balia di una leggerezza volubile e instabile e scontenta di sé; a certuni non piace nessuna meta a cui dirigere la rotta, ma sono sorpresi dalla morte tra il torpore e gli sbadigli ... "
Alfonso Traina, grande latinista e studioso di Seneca, afferma che "Lo stoicismo non aveva uno stile [ ... ] e Seneca glielo ha dato". Ecco le caratteristiche principali dello stile di Seneca, esemplificate dal passo appena citato:
"Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus."
Gusto per l'aforisma: nel discorso senecano spiccano frasi brevi, dal sapore epigrammatico e gnomico.
" ... ceteros in ipso vitae apparatu vita destituat"
Antitesi e giochi etimologici / poliptoti
"Alium insatiabilis tenet avaritia, alium in supervacuis laboribus operosa sedulitas; alius vino madet, alius inertia torpet .. "
Anafore che danno un ritmo martellante al discorso
Visione della natura e della vita in Seneca e Leopardi. Quali differenze riscontri nei due autori?