Psicologia dello Sviluppo: teorie di Piaget e Vygotskij, meccanismi e metodologie

Documento di Damiano Menin su Psicologia dello Sviluppo: Damiano Menin. Il Pdf esplora le teorie scientifiche e i meccanismi di sviluppo, analizzando le differenze tra Piaget e Vygotskij riguardo al linguaggio egocentrico e alla zona di sviluppo prossimale, utile per studenti universitari di Psicologia.

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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO:
Damiano Menin
CHE COS’È UNA TEORIA?
Una teoria scientifica completa e ideale consiste in un insieme di affermazioni interconnesse: definizioni, assiomi,
postulati, costrutti ipotetici, variabili intervenienti, leggi, ipotesi e così via. La funzione di una teoria è quella di
descrivere strutture, meccanismi o processi non passabili di osservazione, per poi porli in relazione tra di loro e
con gli eventi osservabili.
Le teorie stimolano nuove osservazioni.
Assunti: accettati senza dimostrazione;
Legge: un’affermazione generale relativamente ben fondata, riguardante la relazione tra un insieme di fatti;
Dati: ciò che costruisce una teoria.
Dal punto di vista logico, una teoria deve dimostrare una coerenza interna.
Dal punto di vista empirico, non deve essere contraddetta da osservazioni scientifiche.
CHE COSA STUDIA LA PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO?
La psicologia dello sviluppo è una branca della psicologia che studia il cambiamento psicologico e
comportamentale che avviene nell’essere umano durante tutto l’arco della sua vita.
Questa disciplina studia l'educazione e il cambiamento psicologico, per questo motivo può fornirci informazioni per
quanto riguarda alcune aspettative che abbiamo su comportamenti specifici dei bambini / degli adolescenti.
La psicologia dello sviluppo è una delle discipline che si occupa della messa a punto e dell’analisi di strumenti
metodologici che servono per studiare e analizzare il cambiamento psicologico.
COS’È UNA TEORIA DELLO SVILUPPO?
Una teoria dello sviluppo, la quale parte dall’analisi di dati empirici ed è più o meno formalizzata, tende a spiegare i
processi sottostanti a cambiamento psicologico.
Una teoria dello sviluppo è costituita da un sistema organico e formalizzato di principi, la quale descrive e spiega i
processi di sviluppo, i cambiamenti, organizza le informazioni e orienta la ricerca.
- descrive i cambiamenti entro una o più aree del comportamento o attività psicologiche (pensiero,
linguaggio, comportamento sociale o percezione);
- descrive i cambiamenti nella relazione tra diverse aree del comportamento;
- spiega lo sviluppo descrittivo.
- spiega il processo che conduce alla comparsa di un fenomeno.
Una teoria in grado di descrivere e spiegare lo sviluppo offre due contributi:
1. organizza e attribuisce un significato ai fatti;
2. apre la strada a nuove ricerche.
I dati che si raccolgono non permetteranno mai di verificare una teoria → UNA TEORIA NON È MAI
VERIFICABILE.
Per comprendere tutto ciò che avviene nel corso della vita è strettamente fondamentale avere una teoria dello
sviluppo: avere un quadro teorico sistematico e formalizzato per interpretare i dati a nostra disposizione e
orientare le ricerche.
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Le questioni principali a cui cerca di rispondere la psicologia dello sviluppo sono:
1. Qual è la natura di base dell’uomo?
La prospettiva sullo sviluppo adottata dai teorici è in stretta relazione con la loro concezione della natura
umana, la quale è a sua volta collegata alla loro visione del mondo. Nel campo della psicologia evolutiva,
emergono 3 concezioni di base:
a. approccio meccanicistico: uomo e mondo come insieme di processi causali deterministici;
b. approccio organismico: il bambino costruisce la sua conoscenza formulando attivamente e
verificando ipotesi su categorie di oggetti e sulle cause degli eventi;
c. approccio contestualistico: da un peso fondamentale nell’analisi dello sviluppo ai contesti sociali e
alle dinamiche sociali tra interazioni di individui diversi. Analizza lo sviluppo di una rete relazionale.
2. Lo sviluppo è qualitativo o quantitativo?
Per cambiamento qualitativo si intende una trasformazione di genere o tipo, che coinvolge la struttura o
organizzazione.
Per cambiamento quantitativo si intendono le modifiche di frequenza, numero o grado che, in alcuni casi,
rendono il comportamento più efficiente o coerente.
Lo sviluppo è per natura più qualitativo che quantitativo, ma è molto difficile stabilire con certezza fino a che
punto lo sviluppo sia qualitativo o quantitativo.
3. In che modo natura e cultura/esperienza contribuiscono allo sviluppo?
Natura e cultura sono intrecciate in maniera inestricabile per tutto l’arco della vita.
Gli studi sulle interazioni geni-ambiente dimostrano che una data influenza ereditaria può condurre ad
effetti comportamentali diversi a seconda dell’ambiente.
4. Che cosa si sviluppa?
La psicologia dello sviluppo ha avuto ed ha tuttora un grande interesse per l’infanzia, poiché in questo lasso
temporale si presentano molti cambiamenti. Nella sua forma attuale, la psicologia dello sviluppo, studia tutto
l’arco della vita, dallo stato embrionale alla vecchiaia e, negli ultimi settant’anni, ha adottato due approcci
incentrati sul livello esplicativo:
- approccio centralizzato sui processi biologici;
- approccio centralizzato sui processi sociali e culturali;
La psicologia dello sviluppo nasce con l’interesse per lo sviluppo umano e ha origini molto antiche, ma il suo studio
sistematico riguarda gli ultimi due secoli: con l’avvento della rivoluzione industriale (XIX secolo).
Con l’avvento della rivoluzione industriale vi è stato un inurbamento e un incremento del lavoro in fabbrica, con
una conseguente necessaria alfabetizzazione di base con delle conoscenze anche aritmetiche. È stato quindi
integrato l’obbligo dell’istruzione elementare nella maggior parte delle istituzioni europee.
Come conseguenza si è presentato, nell’Europa moderna, un netto miglioramento delle condizioni di vita: una
maggiore ricchezza, igiene e controllo delle malattie infantili, con una conseguente riduzione della mortalità
infantile. La forza lavoro minorile e infantile era fondamentale come aiuto domestico ed è per questo che da qui,
nasce l’impulso a studiare lo sviluppo infantile.
I primi studi della disciplina sono concentrati su di una descrizione grossolana delle varie tappe di sviluppo umano.
L’estensione di questo focus dall’infanzia all’adolescenza si inizia ad osservare invece nel corso del XX secolo,
quando le società occidentali erano molto più agiate: i bambini e gli adolescenti erano molto più liberi da
responsabilità economiche e di conseguenza potevano dedicare un periodo molto più lungo all’istruzione.
L’estensione dell’interesse all’intero arco di vita, nasce a partire dalla seconda metà del XX secolo; quando si
assiste a cambiamenti sociali ed a dei progressi nelle scienze mediche con un conseguente aumento della vita
media.
Lo sviluppo è sempre stato un argomento importante per i filosofi, in particolare per:
- John Locke (1632-1704): empirista, potrebbe essere ricondotto ad un approccio comportamentista, nel
senso che attribuisce il bambino come un tabula rasa. Pone enfasi sui fattori ambientali.

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Psicologia dello Sviluppo: Damiano Menin

1 PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO: Damiano Menin

Che cos'è una teoria?

Una teoria scientifica completa e ideale consiste in un insieme di affermazioni interconnesse: definizioni, assiomi, postulati, costrutti ipotetici, variabili intervenienti, leggi, ipotesi e così via. La funzione di una teoria è quella di descrivere strutture, meccanismi o processi non passabili di osservazione, per poi porli in relazione tra di loro e con gli eventi osservabili. Le teorie stimolano nuove osservazioni. Assunti: accettati senza dimostrazione; Legge: un'affermazione generale relativamente ben fondata, riguardante la relazione tra un insieme di fatti; Dati: ciò che costruisce una teoria. Dal punto di vista logico, una teoria deve dimostrare una coerenza interna. Dal punto di vista empirico, non deve essere contraddetta da osservazioni scientifiche.

Che cosa studia la psicologia dello sviluppo?

La psicologia dello sviluppo è una branca della psicologia che studia il cambiamento psicologico e comportamentale che avviene nell'essere umano durante tutto l'arco della sua vita. Questa disciplina studia l'educazione e il cambiamento psicologico, per questo motivo può fornirci informazioni per quanto riguarda alcune aspettative che abbiamo su comportamenti specifici dei bambini / degli adolescenti. La psicologia dello sviluppo è una delle discipline che si occupa della messa a punto e dell'analisi di strumenti metodologici che servono per studiare e analizzare il cambiamento psicologico.

Cos'è una teoria dello sviluppo?

Una teoria dello sviluppo, la quale parte dall'analisi di dati empirici ed è più o meno formalizzata, tende a spiegare i processi sottostanti a cambiamento psicologico. Una teoria dello sviluppo è costituita da un sistema organico e formalizzato di principi, la quale descrive e spiega i processi di sviluppo, i cambiamenti, organizza le informazioni e orienta la ricerca.

  • descrive i cambiamenti entro una o più aree del comportamento o attività psicologiche (pensiero, linguaggio, comportamento sociale o percezione);
  • descrive i cambiamenti nella relazione tra diverse aree del comportamento;
  • spiega lo sviluppo descrittivo.
  • spiega il processo che conduce alla comparsa di un fenomeno.

Una teoria in grado di descrivere e spiegare lo sviluppo offre due contributi:

  1. organizza e attribuisce un significato ai fatti;
  2. apre la strada a nuove ricerche.

I dati che si raccolgono non permetteranno mai di verificare una teoria -> UNA TEORIA NON È MAI VERIFICABILE. Per comprendere tutto ciò che avviene nel corso della vita è strettamente fondamentale avere una teoria dello sviluppo: avere un quadro teorico sistematico e formalizzato per interpretare i dati a nostra disposizione e orientare le ricerche.2

Questioni principali della psicologia dello sviluppo

Le questioni principali a cui cerca di rispondere la psicologia dello sviluppo sono:

  1. Qual è la natura di base dell'uomo? La prospettiva sullo sviluppo adottata dai teorici è in stretta relazione con la loro concezione della natura umana, la quale è a sua volta collegata alla loro visione del mondo. Nel campo della psicologia evolutiva, emergono 3 concezioni di base: a. approccio meccanicistico: uomo e mondo come insieme di processi causali deterministici; b. approccio organismico: il bambino costruisce la sua conoscenza formulando attivamente e verificando ipotesi su categorie di oggetti e sulle cause degli eventi; c. approccio contestualistico: da un peso fondamentale nell'analisi dello sviluppo ai contesti sociali e alle dinamiche sociali tra interazioni di individui diversi. Analizza lo sviluppo di una rete relazionale.
  2. Lo sviluppo è qualitativo o quantitativo? Per cambiamento qualitativo si intende una trasformazione di genere o tipo, che coinvolge la struttura o organizzazione. Per cambiamento quantitativo si intendono le modifiche di frequenza, numero o grado che, in alcuni casi, rendono il comportamento più efficiente o coerente. Lo sviluppo è per natura più qualitativo che quantitativo, ma è molto difficile stabilire con certezza fino a che punto lo sviluppo sia qualitativo o quantitativo.
  3. In che modo natura e cultura/esperienza contribuiscono allo sviluppo? Natura e cultura sono intrecciate in maniera inestricabile per tutto l'arco della vita. Gli studi sulle interazioni geni-ambiente dimostrano che una data influenza ereditaria può condurre ad effetti comportamentali diversi a seconda dell'ambiente.
  4. Che cosa si sviluppa? La psicologia dello sviluppo ha avuto ed ha tuttora un grande interesse per l'infanzia, poiché in questo lasso temporale si presentano molti cambiamenti. Nella sua forma attuale, la psicologia dello sviluppo, studia tutto l'arco della vita, dallo stato embrionale alla vecchiaia e, negli ultimi settant'anni, ha adottato due approcci incentrati sul livello esplicativo:
  • approccio centralizzato sui processi biologici;
  • approccio centralizzato sui processi sociali e culturali;

La psicologia dello sviluppo nasce con l'interesse per lo sviluppo umano e ha origini molto antiche, ma il suo studio sistematico riguarda gli ultimi due secoli: con l'avvento della rivoluzione industriale (XIX secolo). Con l'avvento della rivoluzione industriale vi è stato un inurbamento e un incremento del lavoro in fabbrica, con una conseguente necessaria alfabetizzazione di base con delle conoscenze anche aritmetiche. È stato quindi integrato l'obbligo dell'istruzione elementare nella maggior parte delle istituzioni europee. Come conseguenza si è presentato, nell'Europa moderna, un netto miglioramento delle condizioni di vita: una maggiore ricchezza, igiene e controllo delle malattie infantili, con una conseguente riduzione della mortalità infantile. La forza lavoro minorile e infantile era fondamentale come aiuto domestico ed è per questo che da qui, nasce l'impulso a studiare lo sviluppo infantile. I primi studi della disciplina sono concentrati su di una descrizione grossolana delle varie tappe di sviluppo umano. L'estensione di questo focus dall'infanzia all'adolescenza si inizia ad osservare invece nel corso del XX secolo, quando le società occidentali erano molto più agiate: i bambini e gli adolescenti erano molto più liberi da responsabilità economiche e di conseguenza potevano dedicare un periodo molto più lungo all'istruzione. L'estensione dell'interesse all'intero arco di vita, nasce a partire dalla seconda metà del XX secolo; quando si assiste a cambiamenti sociali ed a dei progressi nelle scienze mediche con un conseguente aumento della vita media. Lo sviluppo è sempre stato un argomento importante per i filosofi, in particolare per:

  • John Locke (1632-1704): empirista, potrebbe essere ricondotto ad un approccio comportamentista, nel senso che attribuisce il bambino come un tabula rasa. Pone enfasi sui fattori ambientali.3
  • Jean Jacque Rousseau (1712-1778): alla base di tutto secondo lui è presente la natura umana (buona) e poi tutto ciò che segue è corruzione. Sottopone il tutto a lettura morale.

Tutto questo sarà superato dal punto di vista teorico nel corso del '900 dagli psicologi dello sviluppo e dai filosofi. Nel corso dell'800 si afferma un'indagine caratterizzata da una crescente sistematicità e da criteri scientifici. Questa indagine è sottoposta a revisione empirica con metodi rigorosi sia quantitativi che qualitativi (la differenza sta nei metodi utilizzati). Questa suddivisione non è sovrapponibile con la distinzione tra sviluppo quantitativo e qualitativo.

Quali sono le tappe del metodo scientifico?

Le tappe del metodo scientifico sono:

  1. concettualizzare il problema;
  2. Raccogliere i dati;
  3. Analizzare i dati;
  4. Trarre conclusioni;
  5. Rivedere i risultati della ricerca e la teoria.

Charles Darwin e la psicologia dello sviluppo

Charles Darwin (1809-1882) è stato il primo psicologo dello sviluppo. Nel 1877 pubblicò l'articolo sullo sviluppo del figlio Doddy, ponendo il focus sull'espressione delle emozioni e sulla comunicazione. Darwin ha contribuito fortemente alla nascita della psicologia dello sviluppo, attraverso:

  1. Una delle prime biografie del lattante (del figlio Doddy);
  2. Studio del comportamento facciale;
  3. Indagine dell'espressione delle emozioni in uomo e animali;
  4. Studio della comunicazione;
  5. Adozione di metodi di indagine sistematici e rigorosi;
  6. considerazione delle relazioni tra ontogenesi (sviluppo dell'individuo nel corso della vita. è l'insieme dei processi mediante i quali si compie lo sviluppo biologico di un organismo vivente dalla cellula ovarica fecondata all'embrione fino all'individuo completo: dipende sia dal genoma, che caratterizza l'organismo, sia dall'ambiente nel quale il processo si svolge) e filogenesi (storia evolutiva di un gruppo di individui legati da un rapporto di filiazione, ovvero di parentela);
  7. Concezione dello sviluppo come progressivo adattamento all'ambiente.

Le prime scuole di psicologia dello sviluppo

Le prime scuole che si sviluppano nei primi decenni del '900 sono il Maturazionismo e il Comportamentismo.

Comportamentismo classico

Il comportamentismo classico è una delle prime scuole di pensiero della psicologia che si sono sviluppate in particolare negli USA nel XX secolo; il suo oggetto di studio primario era l'apprendimento di determinati comportamenti da parte di animali ed esseri umani (i comportamentisti lavoravano per lo più con animali adulti che con bambini). John Watson è uno dei suoi esponenti maggiori. Il comportamentismo classico si configura come una teoria dell'apprendimento che attribuisce un valore estremo alla plasticità umana e quindi alla capacità umana da parte di agenti esterni di plasmare la mente umana. Il comportamentismo classico è un approccio meccanicistico, cioè ci descrive la mente umana e l'essere umano con una plasticità enorme, sempre se manovrati con estrema attenzione e nel modo giusto (concezione estrema della plasticità umana). Un principio cardine della loro teoria è che le variazioni di comportamento sono determinate dall'esperienza e avvengono in modo graduale e continuo. I principi che i comportamentisti consideravano tanto importanti erano il condizionamento classico e il condizionamento operante.

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