Modelli teorico metodologici e applicativi della DanzaMovimentoTerapia

Pdf da Art.ed.o. Network sui modelli teorico metodologici e applicativi delle AT. Il Materiale, utile per studenti universitari di Psicologia, esplora la storia e i principali modelli della DanzaMovimentoTerapia, inclusi i contributi di pionieri e l'approccio di Maria Fux.

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16 pagine

Modelli teorico metodologici
e modelli applicativi delle AT
DMT Modelli applicativi
Stefano Centonze
Pag. 16
I PRINCIPALI MODELLI APPLICATIVI IN DANZAMOVIMENTOTERAPIA
Stefano Centonze
Introduzione alla DanzaMovimentoTerapia
Sia nella storia dell’umanità, sia nella storia dell’individuo, è attraverso il corpo, i gesti, le danze,
che l’essere umano comincia ad esprimersi e a comunicare, a conoscere se stesso e l’ambiente che
lo circonda. Fin dall’inizio della vita, la realtà viene esperita grazie ad un insieme di sensazioni
corporee. Sappiamo anche che, da un punto di vista evolutivo, le percezioni fisiche, le immagini, gli
stati emotivi e i movimenti del corpo precedono il linguaggio verbale. La danza è stata, presso i
popoli primitivi, espressione di esperienze che trascendono il potere delle parole. Essa costituiva un
modo per collegarsi al divino, uno strumento immediato di conoscenza del mondo, una pratica di
cura in cui il rituale esercitava un ruolo determinante e lo sciamano il tramite per mettersi in
relazione con le forze della natura. Alla danza era attribuito anche un profondo valore rituale e
religioso, tramite il quale, secondo il culto, si riteneva di potersi mettere in contatto con gli dei e
comunicare con essi e con le forze superiori; la vita dell’intero universo era rappresentata come
un’armoniosa danza cosmica degli astri. Ma allora perché ancora oggi, dopo tanto tempo, l’uomo
sente l’esigenza di danzare? La risposta è molto semplice: perché la danza è un fenomeno
universale e, filogeneticamente e ontogeneticamente, la gestualità, il movimento, l’espressione
corporea rappresentano il primo tramite che l’uomo ha per conoscersi e relazionarsi. E perché
rimanda, ancora nei tempi moderni, al senso che Platone le attribuisce quando afferma che la
danza non è che un prolungamento di quella modalità che hanno i piccoli di tutte le creature viventi
per esprimere emozioni, in modo particolare la gioia: far uso del proprio corpo. Nelle Leggi, egli
afferma espressamente che le danze dei rituali dionisiaci, con i loro movimenti violenti ed
impegnati, liberano le persone disturbate dai conflitti intimi e ristabiliscono la pace dell’anima, così
anticipando ciò che, nell’ultimo secolo e con il supporto di studi scientifici, è diventato la moderna
Danza Movimento Terapia.
Dalla danza alla DanzaMovimentoTerapia
Tra le pioniere della danzaterapia è sicuramente Marian Chance. Ella, formatasi alla scuola di
Denishawn, iniziò a lavorare nei primi anni Quaranta presso l’Ospedale Saint Elizabeth, nello Stato
di Washington, con pazienti psichiatrici, improntando maggiormente il suo lavoro sulla
comunicazione non verbale e sull’interazione di gruppo.
Franziska Boas, che dal 1941 si occupò di bambini psicotici presso l’Ospedale Bellevue di New
York, nel 1944 scriveva:

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Anteprima

Modelli Teorico Metodologici e Applicativi

Modelli teorico metodologici e modelli applicativi delle AT MATERIA ART.ED.C NETWORK Titolo DMT - Modelli applicativi Ogg.Didattico Pag. 16 Autori Stefano CentonzeI PRINCIPALI MODELLI APPLICATIVI IN DANZAMOVIMENTOTERAPIA Stefano Centonze

Introduzione alla DanzaMovimentoTerapia

Sia nella storia dell'umanità, sia nella storia dell'individuo, è attraverso il corpo, i gesti, le danze, che l'essere umano comincia ad esprimersi e a comunicare, a conoscere se stesso e l'ambiente che lo circonda. Fin dall'inizio della vita, la realtà viene esperita grazie ad un insieme di sensazioni corporee. Sappiamo anche che, da un punto di vista evolutivo, le percezioni fisiche, le immagini, gli stati emotivi e i movimenti del corpo precedono il linguaggio verbale. La danza è stata, presso i popoli primitivi, espressione di esperienze che trascendono il potere delle parole. Essa costituiva un modo per collegarsi al divino, uno strumento immediato di conoscenza del mondo, una pratica di cura in cui il rituale esercitava un ruolo determinante e lo sciamano il tramite per mettersi in relazione con le forze della natura. Alla danza era attribuito anche un profondo valore rituale e religioso, tramite il quale, secondo il culto, si riteneva di potersi mettere in contatto con gli dei e comunicare con essi e con le forze superiori; la vita dell'intero universo era rappresentata come un'armoniosa danza cosmica degli astri. Ma allora perché ancora oggi, dopo tanto tempo, l'uomo sente l'esigenza di danzare? La risposta è molto semplice: perché la danza è un fenomeno universale e, filogeneticamente e ontogeneticamente, la gestualità, il movimento, l'espressione corporea rappresentano il primo tramite che l'uomo ha per conoscersi e relazionarsi. E perché rimanda, ancora nei tempi moderni, al senso che Platone le attribuisce quando afferma che "la danza non è che un prolungamento di quella modalità che hanno i piccoli di tutte le creature viventi per esprimere emozioni, in modo particolare la gioia: far uso del proprio corpo". Nelle Leggi, egli afferma espressamente che le danze dei rituali dionisiaci, con i loro movimenti violenti ed impegnati, liberano le persone disturbate dai conflitti intimi e ristabiliscono la pace dell'anima, così anticipando ciò che, nell'ultimo secolo e con il supporto di studi scientifici, è diventato la moderna Danza Movimento Terapia.

Dalla danza alla DanzaMovimentoTerapia

Tra le pioniere della danzaterapia è sicuramente Marian Chance. Ella, formatasi alla scuola di Denishawn, iniziò a lavorare nei primi anni Quaranta presso l'Ospedale Saint Elizabeth, nello Stato di Washington, con pazienti psichiatrici, improntando maggiormente il suo lavoro sulla comunicazione non verbale e sull'interazione di gruppo.

Franziska Boas, che dal 1941 si occupò di bambini psicotici presso l'Ospedale Bellevue di New York, nel 1944 scriveva:«la danza deve essere considerata una forma di espressione e di attività comunitaria e la sua positiva influenza sociale sulla dimensione individuale deve essere compresa e favorita. Devono essere esplorate le possibilità della danza come terapia mentale, tanto quanto fin ad oggi si è posto l'accento sui suoi usi nell'ambito della formazione fisica».

Trudi Schoop, di nazionalità svizzera, studiò con una allieva di Isadora Duncan, la discussa ballerina statunitense vissuta tra il 1878 ed il 1927 accusata di essere divenuta "sacerdotessa" di una personale interpretazione della mitologia classica al servizio del suo ideale di danza, trasferitasi negli USA intorno agli anni Quaranta, si ritirò dalle attività di danzatrice per dedicarsi alla danzaterapia in quanto "l'esperienza di sentirsi viva danzando, la portò ad avvicinarsi alla patologia psichiatrica". Nel suo lavoro puntò decisamente alla consapevolezza del proprio corpo da parte dei pazienti e all'ampliamento delle possibilità motorie. La relazione tra corpo, immaginazione ed emozione, rappresentò uno dei leitmotiv del suo operato.

Seguì, in ordine di tempo, Mary Stark Whitehouse, allieva di Martha Graham e Mary Wigman, influenzata sia dalla corrente americana che da quella tedesca, la quale iniziò ad elaborare un metodo di danzaterapia basato sul concetto di immaginazione attiva di Jung ed il cui metodo fu, dalla stessa fondatrice, dapprima definito con il nome di movimento in profondità e successivamente di movimento autentico.

Tutte loro partendo, perlopiù, da una esperienza personale e attribuendo alla danza il potere di produrre effetti terapeutici, ricercando in sintonia con il pensiero del tempo un ritorno alle radici della danza, attraverso il recupero del legame tra il mondo emotivo interno e il movimento spontaneo, sperimentarono direttamente il passaggio da pratica di una disciplina artistica a terapia.

Dall'insegnamento delle prime pioniere della danzaterapia, nascono i nuovi e più approfonditi contributi che, ancora oggi, orientano, da un punto di vista teorico e metodologico, la danzaterapia.

Irmgard Bartenieff (1900-1981), una delle fondatrici della American Dance Therapy Association (ADTA), fu allieva di Rudolf Von Laban. Fisioterapista ed esperta del sistema Laban di analisi del movimento, Laban Movement Analysis, con la sua ricerca cominciò a definire e descrivere l'importanza delle connessioni interne del corpo. Ancora oggi, il metodo Laban-Bartenieff offre un vocabolario sintetico e chiaro per l'analisi e la descrizione del movimento e rappresenta un sistema che sviluppa l'interazione tra la funzione del corpo e la sua espressione.

Dalla seconda metà degli anni Sessanta, la danzaterapia negli Stati Uniti si sviluppò sotto il "potere egemonico" dell'American Dance Therapy Association, un'associazione nata come momento di raccordo tra i vari modelli al fine di realizzare una sintesi applicativa, sia a livello teorico che pratico, e che successivamente definì la disciplina con il nome di Dancemovement Therapy. Tempodopo, esattamente nel 1982, viene ufficialmente fondata l'Association Dance Movement Therapy (ADMT), nata con l'obiettivo di promuovere la formazione e l'educazione alla danzaterapia. A poco a poco anche altre realtà, che inizialmente rispondevano a un nome diverso, andarono a confluire nell'area della danzaterapia. Tra queste, va ricordato il filone sviluppatosi in Francia attraverso il lavoro portato avanti da France Schott-Billmann, ispirato alla danza di Herns Duplan, conosciuta con il nome di Expression Primitive. Altro contributo, latinoamericano, è quello della danzatrice argentina Maria Fux. Ella fu fondatrice di una metodologia applicata ancora oggi in Italia: sperimentata inizialmente con portatori di handicap, audiolesi, spastici, down e non, è stata poi adottata anche in altri campi, come quello socioeducativo. Questo il pensiero di Maria Fux:

«È attraverso la creatività che si riscoprono le possibilità latenti del corpo che vengono trasformate in movimento, creando crescita ed equilibrio. Il corpo, quando si muove, esprime sempre una verità. Questo è un linguaggio che, pur non essendo verbale, è di enorme ricchezza, in quanto esprime aspetti dell'inconscio e permette di conoscere quello che con le parole talvolta viene celato».

Da queste ultime moderne correnti, da circa venticinque anni, la danzaterapia è approdata ed ha cominciato a diffondersi anche nel nostro Paese, prima con corsi e stage isolati e, successivamente, con vere e proprie scuole di formazione. Oggi una delle associazioni più conosciute e attive in Italia è l'Associazione Professionale Italiana di Danza Movimento Terapia (APID), istituita nel 1997 per iniziativa di danzamovimentoterapeuti provenienti dalle più significative esperienze e scuole presenti in Italia, che, nel rispetto delle reciproche offerte formative e operative, teoriche e tecniche, in condivisione di principi, si propone di qualificare nel nostro Paese la pratica della DMT, promuovere e tutelarne la qualità professionale, etica e scientifica, promuoverne il riconoscimento legale in quanto professione, curare la corretta informazione intorno ad essa ed alle sue applicazioni.

Una possibile definizione di Danzaterapia

L'American Dance Therapy Association, definisce la danzaterapia, oggi Danza Movimento Terapia, come "l'utilizzazione terapeutica del movimento in quanto processo per aiutare l'individuo a ritrovare la propria unità psico-corporea". In Italia le prime esperienze di DMT risalgono agli anni Settanta. Nel 1997 nasce l'APID (Associazione Professionale Italiana Danza Movimento Terapia) che propone la seguente definizione: "la Danza Movimento Terapia, attraverso le risorse del processo creativo, della danza e del movimento, è una disciplina specifica orientata a promuoverel'integrazione fisica, emotiva, cognitiva e relazionale, la maturità affettiva e psicosociale, il benessere e la qualità della vita della persona. La sua specificità è rappresentata dal linguaggio del movimento corporeo e della danza" (Art. 2, Statuto Apid). Possiamo, dunque, asserire che la DMT favorisce, attraverso il movimento, il gesto e la relazione, la crescita della consapevolezza e l'ascolto di quei movimenti vitali interni che ci aprono alla dimensione dell'ascolto e alla dimensione creativa. Attraverso l'esperienza diretta di sensazioni, emozioni, movimento, gioco corporeo, è possibile riaprire quei canali sensoriali che rappresentano la chiave di accesso per l'ascolto dei nostri bisogni e quelli degli altri. La DMT è utilizzata come terapia primaria o integrata in un lavoro d'equipe, in setting individuale o di gruppo, per trattare diverse utenti di fasce di età, un ampio range di bisogni e patologie, tra cui i disturbi d'ansia, depressione, abusi di sostanza, abusi fisici e/o mentali, disturbi dell'alimentazione, problemi di intimità nella relazione, scarsa stima di sé, autismo, ritardo mentale, schizofrenia, problemi connessi alla età evolutiva e alla maturità. Al di là della dimensione terapeutica e riabilitava, la Danza Movimento Terapia esprime anche competenze e tecniche rivolte allo sviluppo delle risorse umane, alla prevenzione del disagio psicosociale, alla formazione e al lavoro educativo. Ciò che rende riconoscibile la DMT è il suo linguaggio: il movimento corporeo, nella sua valenza espressiva e comunicativa. Mentre, ciò che distingue le differenti pratiche di DMT è la diversa configurazione del setting in rapporto ai contesti, agli obiettivi e all'utenza. E la specificità del lavoro con la DMT è l'utilizzazione del movimento espressivo all'interno di relazioni esplicitamente orientate. Il progetto di chi la propone prevede una griglia organizzativa al cui interno si può operare liberamente a seconda del gruppo, del tipo di utenza e degli obiettivi prefissati. La DMT, dunque, si caratterizza non solo per le sue valenze espressive e comunicative, ma anche come possibilità di recepire ed accogliere le sensazioni, le immagini, le risonanze emotive che da una persona vanno ad un'altra, da un gruppo vanno verso un altro gruppo. In essa si acuisce la consapevolezza del proprio stile motorio, si esplorano, si sperimentano, si apprendono e si integrano stili motori altri, attraverso modalità non verbali per costruire la relazione terapeutica, chiave fondamentale di sblocco e base sicura sulla quale è possibile costruire una nuova consapevolezza. Il gruppo, luogo di gioco, ma anche spazio mentale di contenimento, diventa matrice di creatività, crescita, cambiamento, lo spazio in cui il diverso può sentirsi uguale ed essere integrato, in ottemperanza agli obiettivi dichiarati della DMT.

I principali modelli di DanzaMovimentoTerapia: il modello Fux

Maria Fux, argentina, nasce come ballerina di danza classica e solo in un secondo momento si avvicina alla danza moderna. In seguito, muovendo dal desiderio di operare una rielaborazione personale del senso della danza intesa come forma creativo-espressiva che fa parte dell'essere

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