Il Mondo in Questione: origini del pensiero sociologico e Marx

Documento sull'opera Il Mondo in Questione, che esplora le origini della sociologia e il pensiero di Karl Marx. Il Pdf, di livello universitario e incentrato sulla filosofia, analizza il contesto storico delle Rivoluzioni Industriale e Francese, l'Illuminismo e concetti come dialettica e materialismo storico.

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45 pagine

Il mondo in questione
La sociologia è un insieme di discorsi e di pratiche di ricerca che hanno per oggetto le relazioni e le istituzioni umane. Si
occupa della dimensione specificatamente sociale della vita umana. Questa affermazione è però limitata in quanto i
diversi autori l’hanno intesa, in realtà, in modi molto diversi tra di loro. La sociologia è un insieme di problemi, forme di
indagine, teorie e concetti che si rispondono costantemente condividendo il fine di promuovere e rinnovare
costantemente l’autocomprensione della società. Un elemento accomuna gli altri: una forma specifica di curiosità che
fa che il nostro mondo sociale ci appaia qualcosa che non possiamo dare per scontato, per cui lo mettiamo in
questione.
1. LE ORIGINI DEL PENSIERO SOCIOLOGICO
Il mondo moderno e le origini della sociologia
La sociologia, in quanto disciplina dotata di uno statuto autonomo, è una costruzione intellettuale del mondo moderno.
L’età moderna si fa iniziare dalla scoperta dell’America (1492): il mondo appare improvvisamente illimitato, alla
coscienza europea si aprono orizzonti nuovi ed ebbe inizio un’era di conquiste, commerci, sviluppo economico e
scoperte scientifiche senza precedenti. Nella prospettiva dei sociologi, infatti, due grandi rivoluzioni segnano l’inizio
della modernità vera e propria:
1. Prima rivoluzione industriale essenzialmente economica e tecnologica, si sviluppa in Inghilterra a partire dalla
seconda metà del Settecento
2. Rivoluzione francese – politica ed istituzionale, ebbe luogo sul finire dello stesso secolo.
Sono movimenti di svolta della storia europea (anche mondiale): mutamento radicale e accelerazione della storia. Si
sviluppa inoltre il concetto di scienza: insieme di strategie conoscitive in cui l’osservazione metodica, unita
all’applicazione di procedimenti logici di tipo razionale, mira alla scoperta di regolarità universali che riguardano i
fenomeni studiati. L’osservazione metodica l’esperienza sistematica, l’esperimento è la via maestra per la
conoscenza – pensiero drasticamente moderno. Fino all’ultimo Medioevo, il regno dell’esperienza e dell’osservazione
sensibile si distingueva radicalmente da quello del vero sapere, che apparteneva solo a Dio. Uomini come Bacone o
Galilei (XVI-XVII secolo) proposero già una visione della scienza come un sapere del vero basato sull’esperienza. È
soprattutto dalla congiunzione della percezione del mutamento sociale e dell’idea moderna di scienza che ha origine il
pensiero sociologico.
La rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese: un mondo in mutamento
“Rivoluzione industriale” significa processo di industrializzazione. Presupposti: disponibilità di materie prime a buon
prezzo; controllo delle vie commerciali e dei mercati coloniali; disponibilità per il lavoro di fabbrica di masse di lavoratori
espulsi dalle campagne; disponibilità di nuove tecnologie; fattori culturali e politici. L’industria è un sistema di
produzione che associa al lavoro degli uomini l’utilizzo di macchine e di fonti di energie inanimata. La parola
“rivoluzione” nasconde però uno sviluppo che in realtà è stato più graduale di quanto si possa pensare. Ha tuttavia
cambiato la storia dell’uomo. Dall’Inghilterra il nuovo modo di produrre industriale e/o capitalistico si diffuse
rapidamente nel continente e poi nel resto del mondo. Ebbe la capacidi far crescere con una certa regolarità la
produzione. Le società sono capaci non solo di produrre e riprodurre i propri mezzi di sussistenza un anno dopo l’altro,
ma di accrescere il proprio prodotto, cioè di svilupparsi economicamente. L’idea di progresso ha qui le sue basi materiali.
Gli uomini si sono abituati all’idea – precedentemente sconosciuta – che il mondo sociale e materiale di domani sarà di
norma diverso da quello di oggi. Anche le rivoluzioni politiche vi contribuirono. La Rivoluzione francese è di fatto il
momento culminante di un insieme di processi che conducono alla delegittimazione del potere feudale – incarnato dai
privilegi dell’aristocrazia terriera e militare e allo stabilirsi di un nuovo tipo di legittimità del potere, fondato sul
consenso della società civile a leggi razionalmente stabilite e all’obbedienza a governanti liberamente eletti. Alle spalle
della Rivoluzione francese e poi di tutte le rivoluzioni liberali del XIX secolo sta la pressione di una nuova classe
costituita da banchieri, commercianti, l’élite delle professioni tecniche e dai proprietari delle manifatture che mira a
rimuovere il potere delle aristocrazie e a sostituirlo con il proprio. Durante questa lotta, questa classe sviluppò una
propria specifica ideologia, che tendeva a presentare le proprie aspirazioni come le aspirazioni delle società tutta. La
visione politica della società che ne derivò è alla base del mondo occidentale e del suo sistema di valori e intende in
linea di principio che tutti gli uomini godano di uguali diritti e che in quanto cittadini di uno Stato hanno diritto di
partecipare al governo attraverso l’elezione di propri rappresentanti. L’idea dell’uguaglianza degli uomini di fronte la
legge è un’idea moderna. Lo svincolare il destino dell’individuo dalla sua nascita è uno dei tratti più caratteristici della
cultura occidentale moderna. Le rivoluzioni politiche successive a quella francese promuovono il mutamento come un
fenomeno normale. Ora gli uomini, riuniti insieme in apposite istituzioni, hanno la facoltà di definire e ridefinire
continuamente le proprie leggi sulle basi di un confronto razionale. Le leggi sono quindi perfettibili in quanto stabilite
dagli uomini e non immutabili.
Illuminismo: l’idea di una scienza della società
La nascita della sociologia ha uno sfondo storico esplicitamente problematico e mette le radici nel confronto con un
mondo umano che non può più essere considerato ovvio. Sul piano propriamente culturale, bisogna riferirsi
all’Illuminismo, momento che segnò intensamente il XVIII secolo. L’Illuminismo ebbe un ruolo fondamentale nella critica
dell’ordine feudale, svolta nell’ordine della ragione. Agli occhi degli illuministi, nulla è legittimo se non ciò che è motivato
razionalmente. Il mondo umano appare come un mondo essenzialmente storico che va in una direzione: il progresso.
L’Illuminismo trasferisce l’idea che il mondo naturale sia osservabile e descrivibile razionalmente dal campo degli oggetti
fisici a quello degli oggetti sociali, cioè a quello degli uomini e del vivere collettivo. La società appare come una sorta di
natura, che però “si dota delle proprie leggi” che dunque può conoscerle e trasformarle secondo ragione. La ragione è
l’opinione pubblica borghese. La filosofia degli illuministi è la filosofia di quegli stessi strati sociali alle spalle delle
rivoluzioni liberali e che il modo di produrre industriale contribuisce a sviluppare. In questi strati matura l’idea che il
governo della nazione non sia cosa propria del sovrano o dei suoi nobili, ma sia propriamente cosa pubblica, cioè di tuti
e di nessuno in particolare, e che in linea di principio ciascuno abbia il diritto di portare critiche e proporre le proprie
idee. La ragione è insomma il principio di un dialogo e insieme di una critica. Il primo a utilizzare il termine “sociologia”
è in realtà Auguste Comte, intorno alla metà dell’Ottocento. Ma le origini della sociologia in quanto discorsi “scientifici”
precedono Comte e vanno rintracciate nell’Illuminismo. La decisione di quale ritenere il “primo” sociologo ha sempre
dei margini di arbitrio. Si ricordano: Ibn Khaldoun, Vico, Rousseau e Montesquieu.
Montesquieu ha scritto due libri degni di nota:
1. Le Lettere persiane (1721) sono un romanzo epistolare in cui l’autore finge di pubblicare alcune lettere che il principe
persiano Ujbek invia agli eunuchi e alle mogli del suo serraglio, insieme ad altre che riceve. Ujbek, che è in viaggio, arriva
in Europa e comincia a descriverla nelle lettere. Ne è stupito. Il lettore così vede la propria nazione con gli occhi di uno
straniero e, in qualche modo, è portato a vederne la relatività, non può più dare per scontato la propria realtà abituale.
Si trova infine portato a vedere come esotico il proprio mondo.
2. Lo spirito delle leggi (1748): qui Montesquieu avvia un discorso comparativo basato sull’osservazione, a proposito
delle leggi che governano gli uomini in diverse società. Si prova a mettere in relazione tali ordinamenti legali con
elementi diversi, come il clima in cui il popolo vive, i suoi costumi, i tipi di relazioni che vi predominano, i fatti storici e
così via. Non stabilisce i principi base secondi cui gli uomini dovrebbe vivere: osserva come vivono di fatto e constata la
relatività delle leggi, così come delle abitudini. Il punto è osservare la varietà delle istituzioni umane e provarsi a
spiegarla. Questo atteggiamento è alla base del pensiero sociologico.
Si constata quindi la differenza e la relatività dei mondi sociali, unita al desiderio di scoprirne le cause. La curiosità
sociologica inizia insomma con uno sguardo straniante.
L’Empirismo inglese e il problema dell’autoregolazione della società
L’Empirismo è l’altro movimento culturale decisivo per la nascita della sociologia. Si sviluppa in Inghilterra e in Scozia
nello stesso scorcio del XVIII secolo. L’osservazione è il loro credo. La realtà umana si risolve in un sistema di credenze,
abitudini, gusti e regole morali dove non v’è più spazio per l’autorità della religione, per alcuna certezza stabilita.
L’Empirismo non condivide con l’Illuminismo la stessa fede nella capacità della ragione di venire a capo di tutta la realtà
decisamente più scettico), ma condivide lo stesso atteggiamento critico nei confronti di ogni dogma e avvia il
medesimo tentativo di applicare al regno umano gli stessi principi adottati con successo dalle scienze fisiche nello studio
dei fenomeni naturali. Secondo Adam Ferguson il mondo sociale è il prodotto dell’attività degli umani in un modo che
non corrisponde al disegno individuale di qualcuno, bensì al risultato dell’interazione di tutti. È grazie al mercato che la
società appare come un insieme regolato. Questo pensiero è particolarmente associato al nome di Adam Smith. La sua
idea fondamentale è che la ricchezza di una nazione sia correlata alla sua capacità di produrre e che questa a sua volta
dipenda dal grado raggiunto dalla divisione del lavoro, un processo che, comportando la specializzazione di ciascuno in
una determinata attività, accresce le capacità produttive della collettività. Più aumenta la divisione del lavoro, tuttavia,
più aumenta la dipendenza di ciascuno rispetto agli altri membri della società. Il mercato è l’istituzione sociale che fa sì
che le attività dei vari membri della società si integrino armoniosamente attraverso i meccanismi della domanda e

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Il mondo in questione

La sociologia è un insieme di discorsi e di pratiche di ricerca che hanno per oggetto le relazioni e le istituzioni umane. Si occupa della dimensione specificatamente sociale della vita umana. Questa affermazione è però limitata in quanto i diversi autori l'hanno intesa, in realtà, in modi molto diversi tra di loro. La sociologia è un insieme di problemi, forme di indagine, teorie e concetti che si rispondono costantemente condividendo il fine di promuovere e rinnovare costantemente l'autocomprensione della società. Un elemento accomuna gli altri: una forma specifica di curiosità che fa sì che il nostro mondo sociale ci appaia qualcosa che non possiamo dare per scontato, per cui lo mettiamo in questione.

Le origini del pensiero sociologico

Il mondo moderno e le origini della sociologia

La sociologia, in quanto disciplina dotata di uno statuto autonomo, è una costruzione intellettuale del mondo moderno. L'età moderna si fa iniziare dalla scoperta dell'America (1492): il mondo appare improvvisamente illimitato, alla coscienza europea si aprono orizzonti nuovi ed ebbe inizio un'era di conquiste, commerci, sviluppo economico e scoperte scientifiche senza precedenti. Nella prospettiva dei sociologi, infatti, due grandi rivoluzioni segnano l'inizio della modernità vera e propria:

  1. Prima rivoluzione industriale - essenzialmente economica e tecnologica, si sviluppa in Inghilterra a partire dalla seconda metà del Settecento
  2. Rivoluzione francese - politica ed istituzionale, ebbe luogo sul finire dello stesso secolo.

Sono movimenti di svolta della storia europea (anche mondiale): mutamento radicale e accelerazione della storia. Si sviluppa inoltre il concetto di scienza: insieme di strategie conoscitive in cui l'osservazione metodica, unita all'applicazione di procedimenti logici di tipo razionale, mira alla scoperta di regolarità universali che riguardano i fenomeni studiati. L'osservazione metodica - l'esperienza sistematica, l'esperimento - è la via maestra per la conoscenza - pensiero drasticamente moderno. Fino all'ultimo Medioevo, il regno dell'esperienza e dell'osservazione sensibile si distingueva radicalmente da quello del vero sapere, che apparteneva solo a Dio. Uomini come Bacone o Galilei (XVI-XVII secolo) proposero già una visione della scienza come un sapere del vero basato sull'esperienza. È soprattutto dalla congiunzione della percezione del mutamento sociale e dell'idea moderna di scienza che ha origine il pensiero sociologico.

La rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese: un mondo in mutamento

"Rivoluzione industriale" significa processo di industrializzazione. Presupposti: disponibilità di materie prime a buon prezzo; controllo delle vie commerciali e dei mercati coloniali; disponibilità per il lavoro di fabbrica di masse di lavoratori espulsi dalle campagne; disponibilità di nuove tecnologie; fattori culturali e politici. L'industria è un sistema di produzione che associa al lavoro degli uomini l'utilizzo di macchine e di fonti di energie inanimata. La parola "rivoluzione" nasconde però uno sviluppo che in realtà è stato più graduale di quanto si possa pensare. Ha tuttavia cambiato la storia dell'uomo. Dall'Inghilterra il nuovo modo di produrre industriale e/o capitalistico si diffuse rapidamente nel continente e poi nel resto del mondo. Ebbe la capacità di far crescere con una certa regolarità la produzione. Le società sono capaci non solo di produrre e riprodurre i propri mezzi di sussistenza un anno dopo l'altro, ma di accrescere il proprio prodotto, cioè di svilupparsi economicamente. L'idea di progresso ha qui le sue basi materiali. Gli uomini si sono abituati all'idea - precedentemente sconosciuta - che il mondo sociale e materiale di domani sarà di norma diverso da quello di oggi. Anche le rivoluzioni politiche vi contribuirono. La Rivoluzione francese è di fatto il momento culminante di un insieme di processi che conducono alla delegittimazione del potere feudale - incarnato dai privilegi dell'aristocrazia terriera e militare - e allo stabilirsi di un nuovo tipo di legittimità del potere, fondato sul consenso della società civile a leggi razionalmente stabilite e all'obbedienza a governanti liberamente eletti. Alle spalle della Rivoluzione francese - e poi di tutte le rivoluzioni liberali del XIX secolo - sta la pressione di una nuova classe costituita da banchieri, commercianti, l'élite delle professioni tecniche e dai proprietari delle manifatture che mira a rimuovere il potere delle aristocrazie e a sostituirlo con il proprio. Durante questa lotta, questa classe sviluppo una propria specifica ideologia, che tendeva a presentare le proprie aspirazioni come le aspirazioni delle società tutta. La visione politica della società che ne derivò è alla base del mondo occidentale e del suo sistema di valori e intende in linea di principio che tutti gli uomini godano di uguali diritti e che in quanto cittadini di uno Stato hanno diritto di partecipare al governo attraverso l'elezione di propri rappresentanti. L'idea dell'uguaglianza degli uomini di fronte lalegge è un'idea moderna. Lo svincolare il destino dell'individuo dalla sua nascita è uno dei tratti più caratteristici della cultura occidentale moderna. Le rivoluzioni politiche successive a quella francese promuovono il mutamento come un fenomeno normale. Ora gli uomini, riuniti insieme in apposite istituzioni, hanno la facoltà di definire e ridefinire continuamente le proprie leggi sulle basi di un confronto razionale. Le leggi sono quindi perfettibili in quanto stabilite dagli uomini e non immutabili.

Illuminismo: l'idea di una scienza della società

La nascita della sociologia ha uno sfondo storico esplicitamente problematico e mette le radici nel confronto con un mondo umano che non può più essere considerato ovvio. Sul piano propriamente culturale, bisogna riferirsi all'Illuminismo, momento che segno intensamente il XVIII secolo. L'Illuminismo ebbe un ruolo fondamentale nella critica dell'ordine feudale, svolta nell'ordine della ragione. Agli occhi degli illuministi, nulla è legittimo se non ciò che è motivato razionalmente. Il mondo umano appare come un mondo essenzialmente storico che va in una direzione: il progresso. L'Illuminismo trasferisce l'idea che il mondo naturale sia osservabile e descrivibile razionalmente dal campo degli oggetti fisici a quello degli oggetti sociali, cioè a quello degli uomini e del vivere collettivo. La società appare come una sorta di natura, che però "si dota delle proprie leggi" che dunque può conoscerle e trasformarle secondo ragione. La ragione è l'opinione pubblica borghese. La filosofia degli illuministi è la filosofia di quegli stessi strati sociali alle spalle delle rivoluzioni liberali e che il modo di produrre industriale contribuisce a sviluppare. In questi strati matura l'idea che il governo della nazione non sia cosa propria del sovrano o dei suoi nobili, ma sia propriamente cosa pubblica, cioè di tuti e di nessuno in particolare, e che in linea di principio ciascuno abbia il diritto di portare critiche e proporre le proprie idee. La ragione è insomma il principio di un dialogo e insieme di una critica. Il primo a utilizzare il termine "sociologia" è in realtà Auguste Comte, intorno alla metà dell'Ottocento. Ma le origini della sociologia in quanto discorsi "scientifici" precedono Comte e vanno rintracciate nell'Illuminismo. La decisione di quale ritenere il "primo" sociologo ha sempre dei margini di arbitrio. Si ricordano: Ibn Khaldoun, Vico, Rousseau e Montesquieu.

Montesquieu ha scritto due libri degni di nota:

  1. Le Lettere persiane (1721) sono un romanzo epistolare in cui l'autore finge di pubblicare alcune lettere che il principe persiano Ujbek invia agli eunuchi e alle mogli del suo serraglio, insieme ad altre che riceve. Ujbek, che è in viaggio, arriva in Europa e comincia a descriverla nelle lettere. Ne è stupito. Il lettore così vede la propria nazione con gli occhi di uno straniero e, in qualche modo, è portato a vederne la relatività, non può più dare per scontato la propria realtà abituale. Si trova infine portato a vedere come esotico il proprio mondo.
  2. Lo spirito delle leggi (1748): qui Montesquieu avvia un discorso comparativo basato sull'osservazione, a proposito delle leggi che governano gli uomini in diverse società. Si prova a mettere in relazione tali ordinamenti legali con elementi diversi, come il clima in cui il popolo vive, i suoi costumi, i tipi di relazioni che vi predominano, i fatti storici e così via. Non stabilisce i principi base secondi cui gli uomini dovrebbe vivere: osserva come vivono di fatto e constata la relatività delle leggi, così come delle abitudini. Il punto è osservare la varietà delle istituzioni umane e provarsi a spiegarla. Questo atteggiamento è alla base del pensiero sociologico.

Si constata quindi la differenza e la relatività dei mondi sociali, unita al desiderio di scoprirne le cause. La curiosità sociologica inizia insomma con uno sguardo straniante.

L'Empirismo inglese e il problema dell'autoregolazione della società

L'Empirismo è l'altro movimento culturale decisivo per la nascita della sociologia. Si sviluppa in Inghilterra e in Scozia nello stesso scorcio del XVIII secolo. L'osservazione è il loro credo. La realtà umana si risolve in un sistema di credenze, abitudini, gusti e regole morali dove non v'è più spazio per l'autorità della religione, né per alcuna certezza stabilita. L'Empirismo non condivide con l'Illuminismo la stessa fede nella capacità della ragione di venire a capo di tutta la realtà (è decisamente più scettico), ma condivide lo stesso atteggiamento critico nei confronti di ogni dogma e avvia il medesimo tentativo di applicare al regno umano gli stessi principi adottati con successo dalle scienze fisiche nello studio dei fenomeni naturali. Secondo Adam Ferguson il mondo sociale è il prodotto dell'attività degli umani in un modo che non corrisponde al disegno individuale di qualcuno, bensì al risultato dell'interazione di tutti. È grazie al mercato che la società appare come un insieme regolato. Questo pensiero è particolarmente associato al nome di Adam Smith. La sua idea fondamentale è che la ricchezza di una nazione sia correlata alla sua capacità di produrre e che questa a sua volta dipenda dal grado raggiunto dalla divisione del lavoro, un processo che, comportando la specializzazione di ciascuno in una determinata attività, accresce le capacità produttive della collettività. Più aumenta la divisione del lavoro, tuttavia, più aumenta la dipendenza di ciascuno rispetto agli altri membri della società. Il mercato è l'istituzione sociale che fa sì che le attività dei vari membri della società si integrino armoniosamente attraverso i meccanismi della domanda e

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