L'Italia dalla nascita della Repubblica al miracolo economico

Slide sull'Italia dalla nascita della Repubblica al miracolo economico. Il Pdf, utile per la scuola superiore, esplora lo sviluppo economico e le trasformazioni sociali del dopoguerra, inclusi i fenomeni migratori, in Storia.

Mostra di più

16 pagine

L’Italia dalla
nascita della
Repubblica al
miracolo
economico
Festeggiamenti per la vittoria della repubblica nel referendum
istituzionale del 1946.
L’Italia dopo la Seconda guerra mondiale
Per l’Italia il costo della guerra è pesante: nel 1945
risulta distrutto circa il 20% del patrimonio
nazionale. La produzione industriale è crollata,
le infrastrutture hanno subìto danni ingenti, mentre
i prezzi sono aumentati enormemente. Anche
il tasso di disoccupazione è cresciuto in modo
considerevole: nel 1947 gli italiani senza un lavoro
sono il 12% della popolazione. Inoltre, l’Italia centro-
settentrionale ha conosciuto la guerra civile per la
liberazione dal nazi-fascismo, che ha prodotto nella
società una lacerazione difficilmente sanabile in
tempi brevi. Dopo un primo governo di transizione
presieduto da Ferruccio Parri, esponente del Partito
d’azione, la guida passa nel dicembre 1945 al leader
della DC, Alcide De Gasperi, che forma un governo di
coalizione con socialisti e comunisti. >>>
Militari e civili a lavoro tra le macerie di un
quartiere di Torino distrutto dai bombardamenti
aerei nel 1946.

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

L'Italia dalla Repubblica al miracolo economico

Festeggiamenti per la vittoria della repubblica nel referendum istituzionale del 1946.

CORRIERE DELLA SERA E' nata la Repubblica italiana L'aberto partirà subito dopo la consegna del piteri a De Gasperi, Cape provvisorio del nuoro Stato -Volontà di cooperazione di tutti i partiti per la doomsime e la concordia cala Costituente

IR YATI DEL -REFERENDUM. TREGUA NAZIONALE REPUBBLICA 12.718.0 MONARCHI 2- Chi sara il Presidente?

L'Italia dopo la Seconda guerra mondiale

Per l'Italia il costo della guerra è pesante: nel 1945 risulta distrutto circa il 20% del patrimonio nazionale. La produzione industriale è crollata, le infrastrutture hanno subito danni ingenti, mentre i prezzi sono aumentati enormemente. Anche il tasso di disoccupazione è cresciuto in modo considerevole: nel 1947 gli italiani senza un lavoro sono il 12% della popolazione. Inoltre, l'Italia centro- settentrionale ha conosciuto la guerra civile per la liberazione dal nazi-fascismo, che ha prodotto nella società una lacerazione difficilmente sanabile in tempi brevi. Dopo un primo governo di transizione presieduto da Ferruccio Parri, esponente del Partito d'azione, la guida passa nel dicembre 1945 al leader della DC, Alcide De Gasperi, che forma un governo di coalizione con socialisti e comunisti.

>>> 8.3.Y.F. Militari e civili a lavoro tra le macerie di un quartiere di Torino distrutto dai bombardamenti aerei nel 1946.De Gasperi resta alla guida del governo per otto ministeri, dal 1945 al 1953. A lui tocca il compito di affrontare la questione delle trattative di pace: nonostante l'impegno della Resistenza e il contributo del governo monarchico dopo la resa incondizionata del 1943, il trattamento non può che essere quello riservato a un Paese vinto. I vincitori, infatti, hanno bene in mente i recenti accadimenti che avevano legato l'Italia alla Germania nazista e nutrono scarsa simpatia per le forze di sinistra che predominano nella Resistenza e che si sono guadagnate spazio nel nuovo scenario politico italiano. L'Italia perciò si vede imporre condizioni di pace da Paese vinto e non da alleato. Nel corso dei negoziati che si svolgono a Parigi nel 1946, De Gasperi difende la causa italiana e, alla fine, il trattato impone all'Italia perdite territoriali meno gravi di quelle temute. Alla Francia viene concessa una zona di montagna fra Liguria e Piemonte, comprendente le cittadine di Briga e Tenda, e le colonie sono perdute.

Alcide De Gasperi in partenza per gli Stati Uniti con la moglie Francesca Romani nel 1947.La proclamazione della Repubblica Terminato il conflitto e l'avventura fascista, l'Italia deve stabilire quale assetto dare al Paese.

  • Per i partiti di sinistra, la monarchia si è compromessa con il fascismo ed è responsabile della guerra quanto Mussolini: per questo non può continuare a governare.
  • Per altri invece, soprattutto liberali e cattolici, la monarchia è ancora una forma di governo degna di fiducia, nonostante gli errori compiuti da Vittorio Emanuele III.

La questione viene risolta con un referendum, con cui viene chiesto ai cittadini di scegliere fra monarchia e repubblica. Il 2 giugno del 1946 sono chiamati a votare tutti gli italiani maggiorenni, comprese le donne. A favore della repubblica si schiera il 54,3% dei votanti, contro un 45,7% per la monarchia. A seguito dei risultati, Umberto II, in favore del quale Vittorio Emanuele III aveva abdicato, va in esilio con la sua famiglia.

Donne per la prima volta ai seggi in occasione del voto al referendum istituzionale del 1946.Il nuovo panorama politico italiano Le consultazioni si erano tenute in un panorama politico rinnovato.

  • Il mondo cattolico è raccolto intorno alla Democrazia cristiana (DC), che si richiama al Partito popolare di don Luigi Sturzo e si è arricchita con l'esperienza dell'Azione cattolica. Il partito di De Gasperi può dunque contare sul sostegno della Chiesa.
  • Su posizioni opposte è il Partito comunista (PCI), in cerca di un equilibrio fra la volontà di governare il Paese all'interno di un sistema democratico e le aspettative rivoluzionarie.
  • Il Partito socialista - che sino al 1947 avrebbe conservato il nome di PSIUP (Partito socialista di unità proletaria) - vive ancora la divisione fra riformisti e rivoluzionari; quest'ultima corrente, guidata da Pietro Nenni, è maggioritaria e favorevole a un'azione unitaria con i comunisti.

>>> 40%, FARINA ITALIANA il pane che noi mangiamo 60% FARINA AMERICANA INVIATA GRATUITAMENTE Un manifesto della DC e dei Comitati Civici per le elezioni politiche del 1948 ricorda agli italiani il ruolo fondamentale ricoperto dagli americani nella ripresa dell'Italia del dopoguerra.Vi sono poi formazioni partitiche con un seguito minore, ma che giocheranno un ruolo importante negli anni a venire.

  • Il Partito liberale (PLI) - che si era schierato a favore della monarchia - è sostenuto dalla grande industria e annovera fra i suoi uomini di punta Luigi Einaudi e Benedetto Croce.
  • Il Partito repubblicano (PRI) esprime una ferma opposizione all'istituzione monarchica.
  • Il giovane Partito d'azione (Pd'A), che vanta il contributo offerto nella lotta di liberazione ma è privo di un reale sostegno popolare, è diviso fra un'anima liberale e una socialista.
  • Il fascismo può ancora contare su un certo numero di sostenitori che, nel 1946, danno vita al Movimento sociale italiano (MSI).
  • Sempre a destra si colloca il Partito nazionale monarchico (PNM),
  • il cui obiettivo è di tornare alla forma istituzionale monarchica.
  • Si afferma, inoltre, una forza politica in grado di raccogliere un ampio consenso per via della sua apparente non caratterizzazione ideologica: il Fronte dell'uomo qualunque.

PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO fuori dai Blocchi verso la libertà e la pace. Un manifesto elettorale del Partito repubblicano del 1948.L'Assemblea Costituente In questo rinnovato quadro politico, il 2 giugno 1946 si svolgono anche le elezioni dei rappresentanti all'Assemblea Costituente, che è incaricata di preparare la Costituzione del nuovo Stato. Si tratta delle prime elezioni libere dopo vent'anni di fascismo, al termine del conflitto e dell'esperienza della Resistenza. Dal voto degli italiani emerge con chiarezza quali partiti avrebbero dominato la scena dell'immediato dopoguerra e della storia politica italiana a seguire: si affermano i grandi partiti di massa, la Democrazia cristiana con il 35% dei voti, il Partito socialista con il 20% e il Partito comunista con il 19%. Al nord e nelle città risultano maggioritari i due partiti di sinistra, mentre al sud e nelle campagne trionfa la DC.

Umberto Terracini, sotto gli occhi del presidente della Repubblica Enrico de Nicola, firma la Costituzione. Terracini, comunista, fu il presidente dell'Assemblea Costituente.La Costituzione italiana La Costituzione italiana entra in vigore il 1º gennaio 1948. Pur appartenendo a fedi politiche diverse, gli uomini che avevano lottato contro il nazifascismo rimangono uniti durante i lavori della Costituente e trovano un punto di convergenza nella decisione di dare alla Repubblica una Costituzione democratica e liberale. Essa respinge ogni forma di autoritarismo e si fonda sui valori del pluralismo e della libertà di espressione. L'ispirazione liberale assicura la divisione dei poteri, mentre il suo impianto democratico pone la sovranità nelle mani del popolo e garantisce a tutti la partecipazione alla vita politica del Paese. Mentre il contributo di socialisti e comunisti porta a indicare nell'uguaglianza e nell'impegno dello Stato a una sua realizzazione effettiva uno dei suoi principi cardine, quello della cultura cattolica si concretizza soprattutto nell'attribuzione di una posizione centrale al principio della tutela della persona.

Principi fondamentali della Costituzione italiana

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO VISTA la deliberazione dell'Assemblea Costituente, che nella seduta del 22 dicembre 1947 ha approvato la Costituzione della Repubblica Italiana; VISTA la XVIII disposizione finale della Costituzione; PROMULGA la Costituzione della Repubblica Italiana nel seguente testo:

PRINCIPI FONDAMENTALI ART. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che In esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

ART. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

ART. 3. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Tulli i cittadini hanno pari dignità so- ciale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di re- ligione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'egua- glianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'orga- nizzazione politica, economica e sociale del Pacse.

ART. 4. La Repubblica riconosce a tutti i citta- dini il diritto al lavoro e promuove le condi- zioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che con- corra al progresso materiale o spirituale della società.

ART. 5. La Repubblica, una e indivisibile, rico- nosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; ade- gua i principi ed i metodi della sua legisla- zione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

ART. 6.

ART. 7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, cia- scuno nel proprio ordine, indipendenti e so- vrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, ac- cettate dalle due parti, non richiedono pro- cedimento di revisione costituzionale.

ART. 8. Tutte le confessioni religiose sono egual- mente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cat- tolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

La prima pagina tratta da uno dei tre originali della Costituzione italiana custodito nell'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica.

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.