Neuropsichiatria infantile: sinapsi, malattia di Becker e traumi cranici

Documento di Università sulla neuropsichiatria infantile, sinapsi, malattia di Becker e traumi cranici. Il Pdf esplora la disciplina, le differenze tra segni e sintomi, le tipologie di sinapsi e la malattia di Becker, classificando i traumi cranici e le cause delle epilessie, utile per studenti di Psicologia.

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45 pagine

1. Cos'è la neurospichiatria infantile?
La neuropsichiatria infantile è una disciplina assai complessa che vede coinvolte scienze
mediche e umanistiche, interessandosi di quadri psichiatrici e psicologici nell’ambito dell’età
evolutiva.
Per affrontare con cura l’età evolutiva è necessario avere una preparazione adeguata su infanzia
e adolescenza dal punto di vista medico, pediatrico, anatomico e fisiologico, senza dimenticare
la psicologia dello sviluppo.
Ambiti di indagine:
- Patologie neurologiche (epilessia, malattie neuromuscolari, ecc.)
- Patologie psichiatriche (disturbi d’ansia, ossessioni, ecc.)
Di per sé le ritroviamo anche nell’adulto, ma cosa ci spinge a questa specifica disciplina? Quando
parliamo di età evolutiva parliamo di un sistema in crescita, in fase di attiva maturazione del
sistema nervoso: questo determina importanti peculiarità nella diagnosi e nel decorso di malattie
che possono vedersi anche nell’adulto.
Ciò che si ritiene valido per l’adulto non è detto lo sia per il bambino, che non va trattato come un
piccolo adulto, ma come soggetto con una struttura neurobiologica e neurofunzionale non
ancora del tutto definita.
Questo comporta necessariamente una modalità di approccio differente sia per quanto riguarda
la diagnosi sia per la scelta dell’iter terapeutico (diverso in base all’esigenza del periodo).
Il contributo della neuropsichiatria infantile è fondamentale per:
- Interfacciarsi con la rete di figure intorno al bambino (vedremo delle prossime lezioni tutti gli
attori che possono essere coinvolti)
- Effettuare valutazione clinica
- Fare diagnosi
- Strutturare un percorso terapeutico (riabilitazione, neuropsicomotricità, logopedia,
psicomotricità relazionale, psicoterapia, ecc.)
- Prescrivere trattamenti farmacologici in affiancamento alla riabilitazione
- Firmare la documentazione necessaria per attivare il sostegno scolastico (il
neuropsichiatra infantile è la figura indispensabile per poter completare questa procedura)
2.Descriva la differenza tra segni e sintomi.
Ancora un'importante specifica su SEGNI E SINTOMI: NON SONO LA STESSA COSA!
(ATTENZIONE ALL'UTILIZZO SPESSO IMPROPRIO DI QUESTI TERMINI)
Segno oggettivo
(Segno dal latino Signum = marchio, indizio, prova)
Sintomo soggettivo
(Sintomo dal greco Symptoma = sintomo, coincidenza, incidente, accadimento.
Da Sympiptein: Syn = con + piptein = cadere, cioè: cadere con, cadere insieme)
Il segno indica un'alterazione dello stato organico, ricavabile da esami sangue, urine, radiografie,
ecc. Si tratta dunque di qualcosa di oggettivo e misurabile, che può essere indice di malattia
oggettivamente accertata dal medico.
Il sintomo è rappresentato, invece, da una situazione di disagio che il soggetto dichiara. È
possibile che altri soggetti, seppur nella stessa situazione non riferiscano di stare male, mentre il
"soggetto x" sì. Il sintomo si lega alla vita soggettiva della persona, non è dimostrabile perché
non "siamo nella vita delle singole persone". Il pz può "mentire" nel
bene o nel male anche a sé stesso, a differenza di un segno visibile e quantificabile anche
dall'esterno.
Dall'etimologia greca, vista pocanzi, notiamo come questo "cadere insieme al paziente" lasci
traccia di questo "soggettivo".
Un tipico ed affascinante esempio è il sintomo del dolore: per ognuno di noi è diverso, spesso
inspiegabile e difficilmente quantificabile, nonostante le numerose interpretazioni e scale messe
a disposizione dalla ricerca (scala analogica visiva, scala di valutazione
numerica, scala di descrizione verbale, scala delle facce di Wong Baker).
Anche l'individuo stesso può percepire il dolore in modo diverso, in base al contesto di
riferimento, alla prospettiva futura. Si pensi ai due casi più estremi: dolore per affrontare una
malattia terminale o per mettere al mondo un figlio. Il tipo di dolore può essere il medesimo e
nella medesima parte del corpo, ma vissuto e percepito in modo nettamente differente. Altro
aspetto cruciale è la relazione: a seconda delle relazioni sociali che sto vivendo, del personale
sanitario che "condivide" con me il dolore, può cambiare il mio sintomo.
Vi faccio l'esempio dei soccorritori del 118: a seconda dell'operatore che mi soccorre e riconosce
il mio "sentire", risponderò in modo diverso alla scala del dolore.
Il tema del sintomo del dolore è molto più ampio e complesso di quanto sembri, tanto da meritare
un corso a sé, ma facciamo ancora l'esempio dei bambini. A tutti sarà capitato di vivere da
bambini (se lo avete conservato in memoria) o di vedere un bambino farsi male:
avrete notato che, in base al rimando emotivo che gli viene offerto, reagirà con un enorme ed
incontenibile pianto (amplificazione del sintomo del dolore) o con indifferenza
(minimizzazione del sintomo del dolore).
La psichiatria è più attenta al segno, mentre la psicanalisi parte proprio dal sintomo connesso
all'esperienza vissuta dal soggetto. Certo è che se non viene posta la giusta attenzione ai sintoni,
possono diventare segni.
3.Cosa sono le sinapsi? Descriverne le tipologie.
Come già accennato, il neurone è la componente fondamentale di tutto il sistema nervoso. È
composto da corpo cellulare, dendriti e assone.
Si stima che nella corteccia cerebrale ciascun neurone riceva diecimila “contatti sinaptici” dai
neuroni limitrofi. Ogni sede dove è possibile lo scambio di informazioni tra neuroni è detta
sinapsi. Le sinapsi sono di due tipi: chimiche ed elettriche. Quelle chimiche, più frequenti nel
sistema nervoso, sono caratterizzate dal fatto che i neuroni non si toccano direttamente. È un po’
come se avvicinaste due mani senza farle toccare e ognuna di esse rappresentasse il terminale di

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Anteprima

Neuropsichiatria Infantile

1. Cos'è la neurospichiatria infantile? La neuropsichiatria infantile è una disciplina assai complessa che vede coinvolte scienze mediche e umanistiche, interessandosi di quadri psichiatrici e psicologici nell'ambito dell'età evolutiva. Per affrontare con cura l'età evolutiva è necessario avere una preparazione adeguata su infanzia e adolescenza dal punto di vista medico, pediatrico, anatomico e fisiologico, senza dimenticare la psicologia dello sviluppo.

Ambiti di Indagine

  • Patologie neurologiche (epilessia, malattie neuromuscolari, ecc.)
  • Patologie psichiatriche (disturbi d'ansia, ossessioni, ecc.)

Di per sé le ritroviamo anche nell'adulto, ma cosa ci spinge a questa specifica disciplina? Quando parliamo di età evolutiva parliamo di un sistema in crescita, in fase di attiva maturazione del sistema nervoso: questo determina importanti peculiarità nella diagnosi e nel decorso di malattie che possono vedersi anche nell'adulto. Ciò che si ritiene valido per l'adulto non è detto lo sia per il bambino, che non va trattato come un piccolo adulto, ma come soggetto con una struttura neurobiologica e neurofunzionale non ancora del tutto definita. Questo comporta necessariamente una modalità di approccio differente sia per quanto riguarda la diagnosi sia per la scelta dell'iter terapeutico (diverso in base all'esigenza del periodo). Il contributo della neuropsichiatria infantile è fondamentale per:

  • Interfacciarsi con la rete di figure intorno al bambino (vedremo delle prossime lezioni tutti gli attori che possono essere coinvolti)
  • Effettuare valutazione clinica
  • Fare diagnosi
  • Strutturare un percorso terapeutico (riabilitazione, neuropsicomotricità, logopedia, psicomotricità relazionale, psicoterapia, ecc.)
  • Prescrivere trattamenti farmacologici in affiancamento alla riabilitazione
  • Firmare la documentazione necessaria per attivare il sostegno scolastico (il neuropsichiatra infantile è la figura indispensabile per poter completare questa procedura)

Segni e Sintomi

2.Descriva la differenza tra segni e sintomi. Ancora un'importante specifica su SEGNI E SINTOMI: NON SONO LA STESSA COSA! (ATTENZIONE ALL'UTILIZZO SPESSO IMPROPRIO DI QUESTI TERMINI) Segno-> oggettivo (Segno dal latino Signum = marchio, indizio, prova) Sintomo-> soggettivo (Sintomo dal greco Symptoma = sintomo, coincidenza, incidente, accadimento. Da Sympiptein: Syn = con + piptein = cadere, cioè: cadere con, cadere insieme) Il segno indica un'alterazione dello stato organico, ricavabile da esami sangue, urine, radiografie,ecc. Si tratta dunque di qualcosa di oggettivo e misurabile, che può essere indice di malattia oggettivamente accertata dal medico. Il sintomo è rappresentato, invece, da una situazione di disagio che il soggetto dichiara. È possibile che altri soggetti, seppur nella stessa situazione non riferiscano di stare male, mentre il "soggetto x" sì. Il sintomo si lega alla vita soggettiva della persona, non è dimostrabile perché non "siamo nella vita delle singole persone". Il pz può "mentire" nel bene o nel male anche a sé stesso, a differenza di un segno visibile e quantificabile anche dall'esterno. Dall'etimologia greca, vista pocanzi, notiamo come questo "cadere insieme al paziente" lasci traccia di questo "soggettivo". Un tipico ed affascinante esempio è il sintomo del dolore: per ognuno di noi è diverso, spesso inspiegabile e difficilmente quantificabile, nonostante le numerose interpretazioni e scale messe a disposizione dalla ricerca (scala analogica visiva, scala di valutazione numerica, scala di descrizione verbale, scala delle facce di Wong Baker). Anche l'individuo stesso può percepire il dolore in modo diverso, in base al contesto di riferimento, alla prospettiva futura. Si pensi ai due casi più estremi: dolore per affrontare una malattia terminale o per mettere al mondo un figlio. Il tipo di dolore può essere il medesimo e nella medesima parte del corpo, ma vissuto e percepito in modo nettamente differente. Altro aspetto cruciale è la relazione: a seconda delle relazioni sociali che sto vivendo, del personale sanitario che "condivide" con me il dolore, può cambiare il mio sintomo. Vi faccio l'esempio dei soccorritori del 118: a seconda dell'operatore che mi soccorre e riconosce il mio "sentire", risponderò in modo diverso alla scala del dolore. Il tema del sintomo del dolore è molto più ampio e complesso di quanto sembri, tanto da meritare un corso a sé, ma facciamo ancora l'esempio dei bambini. A tutti sarà capitato di vivere da bambini (se lo avete conservato in memoria) o di vedere un bambino farsi male: avrete notato che, in base al rimando emotivo che gli viene offerto, reagirà con un enorme ed incontenibile pianto (amplificazione del sintomo del dolore) o con indifferenza (minimizzazione del sintomo del dolore). La psichiatria è più attenta al segno, mentre la psicanalisi parte proprio dal sintomo connesso all'esperienza vissuta dal soggetto. Certo è che se non viene posta la giusta attenzione ai sintoni, possono diventare segni.

Sinapsi e Neurotrasmettitori

3.Cosa sono le sinapsi? Descriverne le tipologie. Come già accennato, il neurone è la componente fondamentale di tutto il sistema nervoso. È composto da corpo cellulare, dendriti e assone. Si stima che nella corteccia cerebrale ciascun neurone riceva diecimila "contatti sinaptici" dai neuroni limitrofi. Ogni sede dove è possibile lo scambio di informazioni tra neuroni è detta sinapsi. Le sinapsi sono di due tipi: chimiche ed elettriche. Quelle chimiche, più frequenti nel sistema nervoso, sono caratterizzate dal fatto che i neuroni non si toccano direttamente. È un po' come se avvicinaste due mani senza farle toccare e ognuna di esse rappresentasse il terminale diun neurone. Le informazioni da un neurone a un altro vengono inviate attraverso l'assone che, quindi, è considerato la parte trasmittente; la parte ricevente del neurone è invece data dai dendriti. Tra le due parti c'è uno spazio detto spazio sinaptico. L'informazione lungo l'assone viaggia elettricamente, ma non potrebbe essere trasmessa in una sinapsi chimica al dendrite se non ci fosse un complesso meccanismo a fare da ponte. Questo meccanismo è rappresentato dai neurotrasmettitori che "trasportano" le informazioni da un neurone all'altro. Abbiamo quindi quanto segue: Neurone A-assone à neurotrasmettitore-spazio sinaptico à dendrite-Neurone B I neurotrasmettitori rilasciati dal neurone A galleggiano nello spazio sinaptico e a un certo punto si legano al dendrite del neurone B con un meccanismo chiave/serratura. In altre parole un neurotrasmettitore rilasciato dal neurone A si può legare a uno specifico recettore sul neurone B e non su tutti i recettori presenti. Ad esempio, il glutammato può legarsi a particolari recettori detti AMPA. I recettori sono per lo più tutti chiusi e il legame con il neurotrasmettitore li rende pervi. L'apertura dei recettori sul dendrite consente l'ingresso di ioni presenti nello spazio sinaptico. Nello specifico, il legame glutammato-AMPA consente l'ingresso di ioni sodio, positivi, che ritrasformano l'informazione da chimica a elettrica.

Sistema Nervoso Autonomo

4.Descriva il sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Come accennato in precedenza, il sistema nervoso autonomo si divide in simpatico e parasimpatico. In generale possiamo dire che questi due sistemi si occupano costantemente e incessantemente di mantenere l'omeostasi dell'intero corpo. Ad esempio, mentre il sistema nervoso simpatico si occupa di aumentare il ritmo cardiaco, il parasimpatico si occupa di diminuirlo. Estremizzando didatticamente possiamo dire che se il cuore aumentasse il suo battito in totale assenza del sistema parasimpatico non potrebbe tornare al ritmo normale. Il sistema parasimpatico è costituito da neuroni che originano in parte nel bulbo e in parte nel midollo spinale. Qui è necessaria una piccola digressione. I nervi che originano nel bulbo non sono nervi spinali (infatti, non sono situati nel midollo spinale), ma prendono il nome di nervi cranici. Come per quelli spinali sono speculari e quindi si considerano a coppie: abbiamo, così, 12 coppie di nervi cranici suddivisi a seconda delle loro peculiarità (nervi solo sensitivi, solo motori o misti, cioè con una componente motoria e una sensitiva) oppure a seconda dell'origine delle fibre contenute nei nervi e della direzione nella quale sono trasportati gli impulsi nervosi. Non tutti originano dal bulbo, altri lo fanno dal resto del tronco dell'encefalo o, addirittura, da naso e occhi. La loro suddivisione è la seguente (viene utilizzata la numerazione romana):

  • I paio - nervo olfattivo (sensitivo)
  • Il paio - nervo ottico (sensitivo)
  • III - IV - VI paio - n. oculomotore - n. trocleare - n. abducente (motori) V paio - nervo trigemino (misto)
  • VII paio - nervo faciale (misto)
  • VIII paio - nervo vestibolo-cocleare (sensitivo)
  • IX paio - nervo glossofaringeo (misto)
  • X paio - nervo vago (misto)
  • XI paio - nervo accessorio (motore)
  • XII paio - nervo ipoglosso (motore)

Il sistema nervoso parasimpatico è formato soprattutto dal X paio di nervi cranici (il nervo vago) e dalle sue diramazioni. Comprende parte anche del III (oculomotore), VII (faciale) e IX (glossofaringeo) paio di nervi cranici. Inoltre, emerge anche dai metameri sacrali S2-S3-S4. Come si potrà apprezzare dalla prossima immagine, tratta da Treccani.it, ciascun nervo parasimpatico ha il compito di stimolare specifici organi. Grande importanza nel sistema parasimpatico è rivestita dal nervo vago. Ha questo nome poiché deriva dal latino vagus, vagante, vagabondo; e anatomicamente in effetti fa proprio così: partendo dal bulbo si porta verso il torace scende fino all'addome interessandosi dell'innervazione molti organi e tessuti; controlla tutta la muscolatura liscia non controllata dal III, VII e IX paio di nervi cranici e dai nervi spinali che controllano solo alcuni tratti dei visceri, come l'ultimo tratto dell'intestino. Quando la sua funzionalità è compromessa, ad esempio dall'artrosi cervicale, si manifestano una serie di sintomi: vertigini, nausea, acidità di stomaco, rossori in viso, tachicardia (il contrario della bradicardia), dolore e rigidità del collo, mal di testa, pallore, sudorazione fredda, salivazione ridotta, vomito. Sovente si può arrivare al collasso e alla sincope (perdita rapida, ma transitoria di coscienza che si risolve spontaneamente in poco tempo). Inoltre, invia informazioni al cuore, dove genera bradicardia, cioè basso battito cardiaco, e consente di mantenere un battito di base piuttosto basso rispetto a quello che avrebbe normalmente il cuore se non controllato dall'esterno. Questo è il motivo per il quale i maratoneti, ad esempio, hanno un battito cardiaco a riposo molto basso (anche 35 bpm): perché la componente bradicardica dovuta al sistema parasimpatico è molto alta. Più complesso è il sistema nervoso simpatico (che è anche formato da molti nervi distinti) poiché presenta anche numerosi plessi. Le fibre del simpatico nascono dalle porzioni dorso-lombari del midollo spinale (dal metamero T1 al metamero L3) e da ammassi di corpi cellulari posti appena al di fuori del midollo spinale. Da ciascun ganglio partono fibre nervose dette rami comunicanti se raggiungono i nervi spinali e viscerali se raggiungono direttamente un organo. Nella prossima immagine, tratta da treccani.it, è schematizzato il sistema nervoso simpatico. Come si potrà apprezzare ciascun nervo simpatico ha il compito di stimolare specifici organi. Il sistema nervoso simpatico è per lo più attivante e prepara il corpo alla fuga, all'attacco. Il ritmo cardiaco aumenta, le pupille si dilatano e la cute è sudata. Il sangue viene deviato dalla cute all'intestino e diretto verso i muscoli scheletrici. Gli sfinteri del tratto gastroenterico ed urinari rimangono chiusi. Aumenta la pressione arteriosa, dilata le arterie e le arterie coronarie, contrae i vasi sanguigni periferici, consente l'aumento della produzione di saliva e adrenalina. Come si sarà compreso i due sistemi agiscono su quasi tutti gli stessi organi con risultati opposti. Di seguito una tabella riassuntiva di questi effetti.

Malformazioni Cerebrali

5. Descriva una malformazione cerebrale del SNC affrontata.

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