Documento di Neuropsichiatria infantile - Lezione 1 sullo sviluppo psicomotorio e del linguaggio. Il Pdf, di livello universitario e materia Psicologia, esplora il continuum evolutivo e i campanelli d'allarme per i ritardi, sottolineando la necessità di interventi precoci per un sano sviluppo cerebrale.
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Il linguaggio è la forma di comunicazione per antonomasia, benché non sia l'unico strumento/metodo di comunicazione. Esistono tanti altri elementi che in un contesto generale possono veicolare una comunicazione anche in assenza di linguaggio verbale.
Il linguaggio è, senza dubbio, una funzione complessa come lo è tutto il sistema di comunicazione a livello neurologico/neurofisiologico e, in questo senso, è chiaro che un bambino con un disturbo del linguaggio venga piuttosto penalizzato, anche con possibili esitazioni in qualsiasi tipo di situazione successiva e futura.
Tutto questo è necessario conoscerlo in modo da poter dare uno sguardo a quello che è un "universo bambino", il quale non prevede solamente che si parli e che lo si faccia correttamente ma anche il saper agire, il sapersi comportare e il sapersi raccontare con il corpo, in quanto il bambino è in grado di raccontare con il corpo il proprio benessere e il proprio malessere. Bisogna tenere conto di quanto possa essere difficile per un bambino, che non possiede strumenti convenzionali, inserirsi in una situazione di gruppo e nella vita sia familiare che, soprattutto, in quella sociale.
Il linguaggio risulta essere parte integrante dello sviluppo psicomotorio.
"Che cosa si intende per "Continuum evolutivo"?" È un termine che fa riferimento a tutto ciò che accade nella vita di ciascuno di noi che non si ferma ad un certo punto ma che, in realtà, si espande e si estende anche alle fasi successive della vita. Oggi, infatti, siamo a conoscenza del fatto che in un adulto o in un anziano che manifesta la depressione, nel 50/60% dei casi si tratta di persone che hanno già avuto un problema di questo tipo in età evolutiva. Tutto questo per dire che ogni cosa si costruisce nei primi anni di vita, grazie sicuramente ai fattori di protezione e ai fattori di vulnerabilità, che aiutano a gestire meglio i problemi qualora ci si dovesse trovare ad affrontarli, ma anche ai modelli educativi culturali familiari, i quali risultano essere importanti anche nella gestione della difficoltà del bambino, in quanto non tutti i bambini che si presentano dal NPI sono bambini con una disabilità conclamata, infatti, la gran parte comprende bambini con delle difficoltà evolutive, con dei piccoli "screzi", ma non è detto che un piccolo screzio in un bambino fragile non determini poi uno stop evolutivo, un arresto del suo percorso di crescita, non solo sul piano cognitivo e comportamentale ma anche su quello affettivo/emozionale, piano del quale noi figure professionistiche ci occupiamo poco in quanto pensiamo maggiormente alla performance, infatti possono poi venire fuori delle situazioni improvvise che ci sconvolgono, come per esempio la rabbia improvvisa o la callosità anemozionale (si fa riferimento a bambini che non riescono ad entrare in contatto emotivo con l'altro, anche in famiglia).
Quindi, tutto ciò che noi professionisti dovremmo sapere e conoscere di un bambino che arriva da noi per un consulto o una valutazione, o comunque di un bambino che noi avviciniamo anche non in veste professionale, deve farci aprire lo sguardo su tutti gli aspetti precedentemente menzionati.Il continuum Evolutivo è una successione continua e inscindibile, data dall'evoluzione.
L'età evolutiva comprende i bambini e i ragazzi dagli 0 ai 18 anni. La maggior parte dei bambini che arrivano dal Neuropsichiatra Infantile per disturbi del linguaggio sono compresi in una fascia di età che va dai 24 ai 36 mesi. Possono esserci anche molti bambini e ragazzi che hanno delle problematiche legate al linguaggio che, magari, non sono di carattere squisitamente neurologico ma possono avere altri substrati di carattere affettivo, relazionale e anche culturale (quest'ultimo è una componente da non sottovalutare, in quanto possono esserci dei bambini che nascono in una famiglia culturalmente più avanzata e più strutturata e altri che, invece, devono faticare molto per raggiungere un livello di integrazione che non è così elevato).
Quindi, tutto questo per dire che l'età evolutiva è un arco di tempo molto ampio, può esserci, per esempio, il bambino di 24-36 mesi con disturbo del linguaggio ma anche bambini e ragazzi più grandi con altri tipi di problemi, come la disfluenza, e che a causa di questi problemi possono avere difficoltà di carattere adattivo molto marcate.Per quanto riguarda la valutazione, che noi figure andiamo a fare, non deve essere una valutazione parcellare, non ci si può occupare del bambino con disturbo del linguaggio o della deglutizione concentrandosi unicamente sul tipo di disturbo, sul settore che non va, infatti il bambino deve essere valutato globalmente attraverso una lettura di tipo somato-psichico, interessante il corpo, la mente, le emozioni, i pensieri e l'affettività, le quali costituiscono un tutt'uno che ci permettono di crescere (con la possibile presenza di piccole crisi evolutive sane e giuste).
Ci sono ragazzi/bambini che vivono in condizioni in cui i fattori protettivi sono favorevoli (come la famiglia, la buona salute, l'educazione, il contesto sociale, l'aspetto medico e l'aspetto sociale) e non fanno altro che produrre esiti positivi di quelle che sono le proprie azioni e le proprie scelte. Mentre esistono delle situazioni, le quali non sono per forza in contrasto con i fattori protettivi ma possono comunque insistere nella vita di ciascuno, ossia i fattori di rischio, quindi tutte le caratteristiche dell'individuo e delle circostanze, che fanno crescere le possibilità di insorgenza/mantenimento di un esito evolutivo di un problema, il quale va ad appesantire e a rendere più difficile un determinato percorso (es. bambino con problema neurologico, il quale potrebbe non deglutire bene, non parla adeguatamente, presenta dei fattori "negativi" o di vulnerabilità, rispetto invece ad un bambino che invece ha una genetica favorevole, non è sindromico e non presenta alterazioni di carattere genetico documentate o non. Un altro esempio può essere il bambino diabetico, o con altro tipo di condizione biologica, che rispetto ad altri presenta sicuramente un affanno maggiore nel fare le cose, in quanto si deve assentare spesso, deve fare controlli, ecc ... ).
Nello specifico sappiamo che la famiglia è determinante in un percorso di crescita, come allo stesso modo lo è anche l'ambiente, diversi bambini infatti hanno la fortuna di vivere in un ambiente culturalmente stimolante e questi sono individui per i quali il disturbo del linguaggio, o altri tipi di disturbi come quello dell'apprendimento o degli sfinteri, viene riconosciuto rapidamente e, generalmente, quando accade ciò, viene rapidamente data una risposta, che può essere giusta o meno, che rende consapevoli del fatto che ci sia una fragilità nel bambino, la quale comporta una messa in campo delle risorse possibili che possono risolvere o meno questo tipo di situazioni (dipende dai casi).
Per quanto riguarda, invece, il discorso relativo all'accesso alle cure, si fa riferimento a una situazione in cui un bambino si può trovare, a causa di motivazioni di carattere culturale e sociale. Come, ad esempio, può succedere ad un bambino con un deficit visivo, o di qualsiasi altro tipo, che nessuno se ne accorge e, ovviamente questo influisce sul linguaggio. Allo stesso modo, può accadere anche ad un bambino con una malposizione dentale, o con palato ogivale, o comunque con una qualsiasi limitazione di natura anatomica e non solo, la quale potrebbe essere corretta e avere uno sbocco positivo ma, purtroppo, ciò non accade e, di conseguenza, potrà portare il bambino ad avere un problema di linguaggio, oltre a possibili problemi affettivi ed emotivi.
Riassumendo: